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mercoledì 9 luglio 2014

Il sistema monetario nazista

HITLER IMITO’ IL SISTEMA MONETARIO DI LINCOLN


di Ellen Brown

“Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949). Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturalistampando da solo la propria moneta. Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.



Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti. Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, la depressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.

Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti“. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.

Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrate a larga estensione.

Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).

Benchè Hitler sia citato con infamia nei libri di storia, egli fu popolare presso il popolo tedesco. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo. Secondo il ricercatore canadeseHenry Makow,questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky, “[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazioni controrivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”, www.savethemales.com).

L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rvinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.

L’IPERINFLAZIONE DI WEIMAR

Nei testi moderni si parla della disastrosa inflazione che colpì nel 1923 la Repubblica di Weimar (nome con cui è conosciuta la repubblica che governò la Germania dal 1919 al 1933). La radicale svalutazione del marco tedesco è citata nei testi come esempio di ciò che può accadere quando ai governi viene conferito il potere incontrollato di stampare da soli la propria moneta. Questo è il motivo per cui viene citata, ma nel complesso mondo dell’economia le cose non sono come sembrano. La crisi finanziaria di Weimar ebbe inizio con gli impossibili obblighi di risarcimento imposti dal Trattato di Versailles.


Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava: “Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania. Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote“. Questo era quello che egli dichiarava all’inizio. Ma Zarlenga scrive che Schacht, nel suo libro del 1967 The Magic of Money, decise “di tarar fuori la verità, scrivendo in lingua tedesca alcune notevoli rivelazioni che fanno a pezzi la saggezza comune propagandata dalla comunità finanziaria riguardo all’iperinflazione tedesca“. Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta all’economia. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi.

Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse. Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando la possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle banche. Hitler poi rimise in sesto il paese con i suoi Certificati del Tesoro, stampati dal governo su modello del Greenback americano. Schacht disapprovava l’emissione di moneta da parte del governo e fu rimosso dal suo incarico alla Banca del Reich quando si rifiutò di sostenerlo (cosa che probabilmente lo salvò dal processo di Norimberga). Ma nelle sue memorie più tarde, egli dovette riconoscere che consentire al governo di stampare la moneta di cui aveva bisogno non aveva prodotto affatto l’inflazione prevista dalla teoria economica classica. Teorizzò che essa fosse dovuta al fatto che le fattorie erano ancora inoperose e la gente senza lavoro. In questo si trovò d’accordo con John Maynard Keynes: quando le risorse per incrementare la produzione furono disponibili, aggiungere liquidità all’economia non provocò affatto l’aumento dei prezzi; provocò invece la crescita dei beni e di servizi. Offerta e domanda crebbero di pari passo, lasciando i prezzi inalterati. (da Webofdebt)



Weimar e l'iperinflazione

Sembra una barzelletta, ma fu una crudele realtà: nel dicembre del 1923 un uovo costava in Germania 320 miliardi di marchi, un litro di latte 360 miliardi e mezzo chilo di burro 2.800 miliardi. Come è potuto succedere?
Vignetta americana del 1919:
Il trattato di Versailles conteneva 14 paragrafi, qui il generale francese Foch (a destra)
aggiunge con la sua spada "il quindicesimo paragrafo",
nel caso in cui la Germania non volesse pagare le riparazioni di guerra.

La situazione economica della Germania nel 1918
La situazione economica della Germania negli anni del dopoguerra era disastrosa. Il paese, dissanguato dalla guerra, faceva fatica a riprendersi, anche per il clima di totale insicurezza politica e per le pesanti condizioni che il trattato di pace (il "trattato di Versailles") aveva imposto alla Germania. Questo trattato fu in realtà un diktat dei vincitori della guerra, dominato per lo più da uno spirito di vendetta. Oltre al trasferimento in Inghilterra e Francia di un gran numero di interi impianti industriali e di 150.000 vagoni ferroviari, la Germania perse, a causa della riduzione del suo territorio, il 28% dei giacimenti di carbone e il 78% dei giacimenti di ferro. In più, avrebbe dovuto pagare ai paesi vincitori della guerra, per 42 anni (in teoria fino al 1961), delle ingenti riparazioni di guerra.

Era evidente che, anche con tutta la buona volontà, la Germania non sarebbe stata capace di affrontare questo gigantesco sforzo, infatti, dopo appena un anno fu costretta a dichiarare l'incapacità di continuare a pagare il che portò a nuove trattative e ad una successiva revisione del trattato.

L'inflazione del 1923
Già durante la guerra si sentivano gli effetti di una inflazione abbastanza consistente e preoccupante. Per poter pagare gli enormi costi della guerra, il governo tedesco aveva fatto ciò che fanno tutti i governi, quando non sanno come affrontare una montagna di spese incontrollabili: stampava grandi quantità di banconote. Si sperava di far pagare gli enormi debiti accumulati ai paesi vinti, una volta che la guerra fosse vinta - come la Germania aveva già fatto dopo la guerra contro la Francia nel 1870-71. Ma la guerra fu rovinosamente persa e le conseguenze economiche furono facilmente prevedibili.

Ma anche dopo la guerra il governo tedesco, non sapendo cosa fare contro i debiti, continuò a stampare sempre nuove banconote e così, l'inflazione cominciò rapidamente ad aggravarsi, soprattutto a partire dal 1922. Il denaro perse di valore a vista d'occhio. Prima si pagavano pane, latte e patate con alcune migliaia di marchi, poi si passò ai milioni, per arrivare infine a miliardi e addirittura a
migliaia di miliardi di marchi.
Alla fine di luglio del 1923 il quotidiano "Neue Berliner Zeitung"
riporta la notizia che, alla borsa di New York, 1 dollaro costava ormai 1 milione di marchi.
Tutte le foto storiche sono del Bundesarchiv della Germania, riportate in Wikipedia.







L'inflazione in cifre

Un dollaro
costava nel 1923
(in marchi): 1 kg di pane
costava nel 1923
(in marchi):
gennaio 35.000 250
luglio 350.000 3.465
agosto 4,6 milioni 169.000
settembre 98 milioni 1,5 milioni
ottobre 25 miliardi 1,7 miliardi
novembre 2.190 miliardi 210 miliardi
dicembre 4.210 miliardi 399 miliardi


Alcuni altri prezzi (2 dicembre 1923)
1 corsa in tram 50 miliardi
1 kg di patate 90 miliardi
1 uovo 320 miliardi
1 litro di latte 360 miliardi
0,5 kg di burro 2.800 miliardi



sopra: banconote appena stampate depositate in uno sportello della "Reichsbank"
(la banca centrale tedesca dell'epoca)
sotto: le banconote "fresche" vengono portate in una fabrica per pagare gli operai.

Le conseguenze dell'inflazione
Gli operai venivano pagati ogni giorno. Dall'ufficio paga correvano subito verso il mercato per spendere tutto il guadagnato, perché un giorno dopo i prezzi potevano già essere raddoppiati e nella settimana successiva le stesse banconote potevano non valere più nulla. 200 fabbriche di carta stampavano, giorno e notte, sempre nuove banconote, francobolli e altri valori con sopra delle cifre sempre più astronomiche.


Tre francobolli degli anni 1922-1923,
da 75.000, 500.000 e 5 miliardi di marchi.
Per risparmiare si stampava semplicemente il nuovo valore sopra quello vecchio.Per i più poveri, per quelli che, prima dell'inflazione, non avevano niente non cambiò molto. Chi non ha nulla non può perdere niente. Anche gli strati più alti della società, quelli che possedevano terre, case, fabbriche, oro o altri valori immobiliari non subirono grandi perdite, o almeno si ripresero velocemente. Ma per lo strato medio della società, per quelli che avevano dei risparmi in banca o piccoli investimenti in titoli di stato o azioni, per loro fu la rovina totale: l'inflazione cancellò in pochi mesi tutta la classe mediae milioni di tedeschi furono gettati nella miseria. Il 1923 fu veramente traumatico per i tedeschi e la paura di doverlo rivivere si sente, in modo più o meno articolato, ancora oggi.
Bambini che giocano con mazzette di vecchie banconote, prive di valore.

Gli "anni d'oro" della Repubblica di Weimar
Negli anni successivi i vincitori della guerra, soprattutto gli americani (da bravi capitalisti che sono sempre stati), cominciarono a capire che non si potevano fare buoni affari con un paese che, per le pesanti riparazioni di guerra, aveva sempre l'acqua alla gola, e cominciarono ad aiutare la Germania riducendo il peso del pagamento delle riparazioni. Ma l'illusione di benessere, il "periodo d'oro" della fragile repubblica di Weimar (tra il 1924 e il 1928), durò poco. Nel 1928 arrivò, con la crisi economica e finanziaria mondiale, il colpo quasi mortale all'economia tedesca che preparò il campo per la presa di potere di Hitler nel 1933.

martedì 8 luglio 2014

Cronologia economica

ECONOMIA DELLA GERMANIA NAZISTA
IL KEYNESIANESIMO MILITARE (DIRIGISMO)
1933 - 1936
1933
Dopo la Grande depressione in Germania c’era un tasso elevato di disoccupazione (30%);
la bilancia commerciale era in grave passivo e l’industria dipendeva dall’estero per le materie prime.
Inflazione.
17 mar 1933
Hjalmar Schacht, (un ex membro del Partito Democratico avvicinatosi al nazismo) venne nominato direttore della Reichsbank nel 1933 e Ministro dell’economia nel 1934, diventando così il personaggio più influente sull’economia tedesca.
Schacht realizzò una politica di investimenti nei lavori pubblici e di deficit spending (costruzione di autostrade, con lo scopo di ridurre la disoccupazione, aumento della domanda dovuto alle commesse statali per iniziale politica di riarmo).
Questa politica è stata definita da alcuni storici come keynesianesimo militare. La politica del commercio estero, anziché al libero mercato, venne improntata al bilateralismo (stipulazione di patti commerciali bilaterali, allo scopo di compensare la carenza di moneta estera forte).
1933
Vengono messi fuori legge i sindacati e vengono proibiti gli scioperi.
Giugno 1933
Introduzione del Piano Reinhardt (dal nome del ministro delle finanze che ne fu l’estensore). Esso prevedeva un programma per la creazione di posti di lavoro, essenzialmente mediante la costruzione di autostrade e un alleggerimento delle imposte gravanti sull’industria privata per incoraggiarla a riprendere la produzione e ad assumere mano d’opera. A partire dal 1934 esso confluì nel Nuovo piano di Schacht.
Luglio 1934
Introduzione del Nuovo Piano (da parte del neo ministro dell’economia H. Schacht).
Il piano prevedeva un controllo rigido da parte dello Stato della finanza e del commercio
estero, con l’obiettivo di garantire al paese le importazioni indispensabili di generi alimentari
e di materie prime, nonché di stimolare le esportazioni.
La Reichsbank requisiva tutta la moneta straniera circolante (per usarla negli scambi con
l’estero). I pagamenti all’estero venivano fatti in merci tedesche; gli interessi degli investitori
stranieri dovevano essere pagati con merci tedesche.
La Germania cercava di limitare le transazioni con quei paesi che pretendevano pagamenti
in moneta forte, e cercò di accordarsi preferibilmente con paesi economicamente più deboli,
come Romania,,Iugoslavia, Bulgaria, Ungheria, realizzando accordi di scambio bilaterali
(“Compra solo ciò che ti serve e compra solo dai tuoi stessi clienti”)
In questo modo l’economia monetaria tedesca venne isolata dal resto del mondo. All’interno
Schacht promosse sia il finanziamento di lavori pubblici che il riarmo del paese (vennero
imposti dei prestiti di Stato forzati e prezzi scontati per le commesse statali).
Tra gli effetti del Piano ci fu un rafforzamento del dominio dei grandi monopoli sull’economia
(quegli stessi monopoli che avevano appoggiato il nazismo). Si ebbe una grande espansione nelle industrie delle costruzioni e nell’industria automobilistica (legate soprattutto ai trasporti gli investimenti nei trasporti (autostrade, ferrovie ) erano legati ai preparativi militari).
31 mag 1935
Schact diventa Plenipotenziario generale per l’economia di guerra: doveva mettere a disposizione i mezzi finanziari necessari per il riarmo e la riorganizzazione della Wehrmacht PIANO QUADRIENNALE 1936 - 1939
Sett 1936
Adozione del Secondo piano quadriennale (Vierjahresplan) (era in realtà il primo) sotto la
spinta e il controllo di Göring.
Il programma aveva il compito di preparare la Germania alla guerra in quattro anni.
Sotto Göring le importazioni subirono una drastica riduzione. I salari e i prezzi vennero controllati
sotto la minaccia di condanne durissime. I dividendi vennero limitati. Vennero fissati gli scopi strategici che avrebbero dovuto essere raggiunti ad ogni costo. Le imprese tedesche vengono incoraggiate a formare cartelli, monopoli o oligopoli, i cui interessi vengono protetti dallo Stato.
Nov 1937
Schacht (osteggiato da Goring) finisce per entrare in conflitto con la dirigenza nazista. Si dimette dalle sue cariche (anche se rimase presidente della Reichsbank fino al 1939).
Walter Funk (nazista, legato alla grande industria) diventa Ministro dell’economia, mentre
Hermann Göring diventa Plenipotenziario per l’economia di guerra.
La Germania aspira all’autosufficienza, ma non riesce. Sviluppa allora accordi bilaterali
con fornitori stranieri La Germania nazista ha cercato, prima ancora della conquista, di
asservire economicamente i paesi del sud Europa e in particolare i Balcani. L’economia
tedesca avrebbe tratto da quelle regioni le materie prime e queste avrebbero ricevuto in
cambio i manufatti. Già nel 1938 la Yugoslavia, l’Ungheria la Romania, la Bulgaria e la
Grecia intrattenevano metà di tutti i loro scambi esteri con la Germania.
1938
Vengono realizzati colossali impianti di idrogenazione adibiti alla produzione di benzina e
gomma sintetica ricavate dal carbone. In generale, i lavoratori hanno il lavoro assicurato, ma si ha una diminuzione dei salari reali e una perdita progressiva di libertà.
Venne eliminato il diritto di lasciare il lavoro.
Nel 1935
erano stati introdotti i libretti di lavoro. Questi richiedevano il consenso del precedente datore di lavoro per essere assegnati a un altro lavoro. Lavoro coatto.
Anche da prima della guerra la Germania aveva a disposizione notevoli quantità di lavoro di
persone in condizione di schiavitù. Questa pratica era iniziata fin dai primi tempi con i campi di lavoro per gli “indesiderati” (Unzuverlässige Elemente) come i senza tetto, omosessuali, criminali, come pure dissidenti politici, comunisti, ebrei...
ECONOMIA CRIMINALE DI GUERRA 1939 - 1945
Periodo della “guerra lampo”
1939
Funk ebbe la presidenza della Reichsbank (in questa veste si occupò dei trasferimenti di valuta dai paesi occupati, nonché, in collaborazione con Himmler, della custodia dei proventi delle spoliazioni sistematiche operate dalle SS).
Sett 1939 - 1941/2
Gli investimenti contemplati dal Piano vengono orientati su obiettivi a breve termine, in vista
di avventure militari da realizzare in fretta e senza indugi. Fu questa l’economia della guerra lampo
che non subì sostanziali modifiche fino al 1941/2, quando l’imprevista resistenza dei russi costrinse il gruppo dirigente a entrare nella prospettiva della guerra di logoramento.
Ago 1939
Dall’agosto del 1939 la maggior parte dei beni di consumo fu razionata.
Durante la guerra, come la Germania acquisiva nuovi territori (o per annessione diretta o attraverso l’instaurazione di governi fantoccio nei paesi sconfitti), questi erano costretti a vendere materie prime e prodotti agricoli a prezzi estremamente bassi agli acquirenti tedeschi.
1942
Dal 1942, l’economia tedesca venne guidata da Albert Speer, ministro delle Armi e munizioni.
Fine della “guerra lampo”.
L’economia tedesca si prepara per una guerra di lunga durata. Speer costituì la Zentrale Plannung, un organismo che doveva pianificare la produzione bellica.
La Pianificazione centrale guidava l’economia di guerra assegnando in modo rigido ferro e acciaio, che erano la materia prima principale, ai singoli settori bellici.
1942
Nel 1942 il lavoro coatto di una moltitudine di stranieri divenne indispensabile al mantenimento dell’economia di guerra. Il 21 marzo Hitler nominò Fritz Sauckel con il titolo di plenipotenziario generale per l’impiego della manodopera (General bevollmächtigter für den Arbeitseinsatz, GBA).
I lavoratori coatti in genere non avevano alcuna libertà, vivevano in condizioni di degrado sotto le continue intimidazioni del terrore nazista, dovevano sopportare una terribile de nutrizione, venivano sottomessi alla spietata legge del randello come alle più rigide e drastiche forme di sfruttamento ed erano costretti a eseguire i compiti più umili e pesanti. Al di sotto degli operai specializzati, i capisquadra e i capimastri tedeschi, esisteva un mondo di subalterni stranieri divisi sulla base di una gerarchia fondata sul “concetto di razza”, che creava molteplici sfumature nelle condizioni di lavoro e di vita. In tale situazione di terrore e discriminazione vivevano i “lavoratori stranieri” sotto contratto provenienti dagli stati satelliti e alleati, e i lavoratori forzati civili provenienti dagli stati europei occidentali, settentrionali e sudorientali occupati, dalla Polonia e dalla Russia. A questi si aggiungevano i prigionieri di guerra sovietici e i deportati nei campi di concentramento.
Finanza
La finanza dei paesi occupati viene controllata dalla Germania nazista a proprio vantaggio.
Le monete dei paesi occupati vengono indebolite a vantaggio del marco tedesco. Vengono
imposte regole di commercio vantaggiose per la Germania. Requisizioni di beni di interesse
strategico. Imposizione agli stati occupati del pagamento della occupazione stessa.
Organizzazione di sistemi di lavoro coatto dei lavoratori dei paesi occupati.
Spoliazione degli ebrei.
Le ricchezze e le proprietà degli ebrei (sia tedeschi, sia dei paesi occupati) vengono confiscate
dallo Stato. In parte vengono ridistribuite a tedeschi, in parte usate per finanziare la guerra.
Stato sociale.
Fino alla battaglia di Stalingrado, attraverso la rapina dei paesi occupati, l’esproprio delle
proprietà degli ebrei, lo sfruttamento a proprio vantaggio delle finanze dei paesi occupati la
Germania nazista riesce a garantire alla popolazione tedesca lo stato sociale. Anche per questo motivo non ci sarà alcuna significativa opposizione interna.
Colonizzazione dello “spazio vitale”.
Milioni di tedeschi migrano dalla Germania e vanno ad occupare le terre conquistate dell’Est. Industrie, esercizi economici, proprietà terriere passano nelle mani dei tedeschi in seguito alla
pulizia etnica effettuata.
Periodo della “guerra totale”
Feb 1943
Dopo la resa di Stalingrado (feb 1943), la direzione nazionalsocialista fece proprio il concetto di
guerra totale caldeggiato dalla Wehrmacht e dagli ambienti economici. Questa nuova definizione, largamente diffusa dalla propaganda bellica, doveva preparare il popolo tedesco a grandi sacrifici e privazioni per raggiungere la vittoria finale. Dal punto di vista economico, “ci si concentrò sulla attivazione di tutta quanta l’economia a favore della produzione bellica”. In primo luogo, doveva essere arruolata nuova manodopera tra la popolazione, poiché il personale tedesco specializzato, in cui si trovavano le forze “chiave”, era stato reclutato su larga scala dall’esercito.
Decreti di Hitler (13 gennaio 1943) e del GBA (27 gennaio 1943) imponevano la registrazione obbligatoria a tutti gli uomini (fino a 65 anni) e a tutte le donne (fino a 45 anni) che non lavoravano, in base al principio generale per cui il lavoro era un dovere.
Il lavoro coatto
Con l’avanzare della guerra l’uso di lavoro schiavile ebbe un massiccio sviluppo. Prigionieri
di guerra e civili “indesiderati” vennero presi dai territori occupati. Centinaia di migliaia (forse
milioni) di ebrei, slavi e altri popoli conquistati vennero usati come lavoratori schiavi dalle grandi industrie tedesche come Thyssen, Krupp, IG Farben e anche Fordwerke una consociata della
Ford Motor Company.
Nel 1944 il lavoro di persone in condizione di schiavitù costituiva un quarto dell’intera forza lavoro tedesca; la maggioranza delle fattorie tedesche ebbero in assegnazione dei contingenti di prigionieri.
Le stime sull’entità del lavoro coatto al servizio della Germania nazista vanno da 8 a 12 milioni di persone.
Dopo feb 1943
Dopo Stalingrado venne anche modificata la politica della “soluzione finale”.
Poiché lo sterminio era sicuramente antieconomico e i nazisti avevano anche bisogni produttivi, venne teorizzato e praticato lo “sterminio mediante il lavoro” (30/4/1942).
Fino al 1943 prevale la spinta allo sterminio; dopo l’inizio del 1943 (dopo Stalingrado 2/2/1943)
prevarrà sempre più l’esigenza produttiva e lo “sterminio attraverso il lavoro”.
12 mag 1944
Il 12 maggio 1944 iniziò l’offensiva aerea degli Alleati contro gli stabilimenti di idrogenazione
da cui proveniva il 51 % dei carburanti tedeschi, e la quasi totalità del carburante aereo, oltre ad azoto e importanti prodotti di base per la fabbricazione di caucciù sintetico, polveri e materiali esplosivi. L’industria bellica tedesca non si riprese più da quegli attacchi concentrati in un breve spazio di tempo e ripetuti a ondate successive.
Ritirata dei “coloni” tedeschi.
Progressivamente, mano a mano che a Est avanzava l’Armata Rossa, i milioni di colonizzatori tedeschi delle terre occupate (cui erano state assegnate le terre e le attività economiche degli ebrei o dei russi e dei polacchi) vennero costretti a una fuga precipitosa, per sfuggire alle vendette sommarie.

Le cambiali MEFO

La Metallurgische Forschungsgesellschaft m.b.H ("Società per la ricerca in campo metallurgico") fu una compagnia statale inesistente nella realtà, creata dal Terzo Reich per finanziare la ripresa economica tedesca ed, al contempo, il riarmo, aggirando di fatto i limiti e le imposizioni del Trattato di Versailles. Questo sistema di finanziamento si basava sull'emissione di bond speciali, i cosiddetti "MEFO bond" inventati nel 1934 dal ministro del Tesoro nazista Hjalmar Schacht il quale, a nome della summenzionata compagnia fantasma, emetteva tali cambiali a guisa di titoli di stato onde rastrellare denaro da impiegare per favorire la ripresa e lo sviluppo economico della Germania insieme alla produzione di armamenti. "MEFO" era dunque l'acronimo riferito a una scatola vuota, chiamata appunto "Metallurgische Forschungsgesellschaft", in nome della quale si emisero siffatte obbligazioni senza gravare sul bilancio pubblico e senza creare inflazione, in quanto tali cambiali erano "spendibili" esattamente come il denaro ma unicamente entro i confini nazionali.


Al momento della sua ascesa al cancellierato, Hitler si trovò di fronte ad una situazione drammatica dal versante economico - finanziario:
circa il 20 % della popolazione attiva era disoccupata, di cui circa 7 milioni di giovani al di sotto dei 40 anni d'età;
le entrate fiscali dello stato erano, conseguentemente, in caduta libera;
la "Grande Depressione" che seguì al crollo borsistico statunitense del 1929 aveva non solo interrotto il flusso dei prestiti americani alla Germania, ma imponeva la restituzione a tempi brevi delle quote già erogate;
l'inflazione stava drammaticamente riportando la situazione tedesca al decennio precedente, ossia al "Periodo della Grande Inflazione", quando, nel biennio 1921 - 1923, l'iperinflazione arrivò a gettare sul lastrico oltre un terzo della popolazione ed a far impennare i prezzi di tutti i beni e di tutti i servizi a livelli siderali (basti considerare che un francobollo per cartolina arrivò a costare 5 miliardi di marchi);
permanevano grandi manovre speculative contro la divisa monetaria tedesca e la voluta impossibilità - da parte di Francia e Gran Bretagna - di consentire alla Germania di ripagare le riparazioni di guerra.

A questa situazione, il governo nazista avviò una serie di riforme che portarono, nel volgere di cinque anni, al riassorbimento totale della disoccupazione (venne praticamente eliminata nel 1938), e nel giro di due anni (dal 1935) alla rinascita dell'economia nazionale, alla ripresa dei consumi interni ed all'abolizione unilaterale delle riparazioni di guerra, il che trasformò la Germania da uno degli stati più poveri d'Europa alla prima potenza industriale del continente. Le misure adottate furono:
l'inconvertibilità della moneta nazionale sui mercati valutari, che stroncò la speculazione finanziaria;
la statalizzazione della banca nazionale, che eliminò il pericolo di stampa di cartamoneta da parte di enti pubblici locali e di privati;
l'abolizione del diritto di sciopero, compensato con l'impossibilità di licenziamento dei lavoratori da parte del datore di lavoro;
la produzione autarchica di beni di consumo a favore esclusivamente del mercato interno con l'impossibilità di delocalizzare la produzione di beni e di servizi all'estero;
l'incentivazione al baratto dei beni e dei servizi, sistema diretto che non crea inflazione all'interno e che sopperisce ai bisogni di materie prime provenienti dall'estero una volta che la moneta nazionale venne resa inconvertibile;
la minaccia rivolta agl'industriali di nazionalizzazione "a costo zero" delle industrie nel caso non si fossero attenuti al programma economico dettato dal regime;
l'obbligatorietà per tutti i giovani in età scolare di due mesi estivi (luglio - settembre) di lavoro non retribuito al termine dell'anno scolastico;
la creazione appunto dei titoli di stato "MEFO".

Schacht ebbe modo di affermare, al Processo di Norimberga che: "... l'artificio permise alla banca centrale di fare quello che normalmente non può fare !"
L'artificio contabile

I “MEFO Wechsel” erano delle cambiali emesse da questa fantomatica compagnia statale, quindi garantiti dallo stato ed offerenti un interesse del 4 %, incassabili dopo un lustro, che avevano lo scopo di dilazionare praticamente a tempo indeterminato i pagamenti contratti dallo Stato con le industrie private. Il progetto partì già nell’estate del 1933, dopo che il partito nazista divenne l’unico ammesso in Germania (14 luglio 1933), quando l’allora ministro tedesco delle finanze, Hjalmar Schacht (già noto per esser riuscito a debellare l’iperinflazione nel 1924) s’ispirò al precedente storico statunitense dettato dalla Guerra di Secessione, quando – sul finire del 1862 il governo nordista si trovò ad aver necessità della colossale cifra di 449 milioni di dollari (di allora, equivalenti a circa 39 miliardi di dollari del 2011). Le banche americane chiesero un interesse del 30 % sulla cifra di cui il governo nordista abbisognava, in quanto il corso bellico rendeva elevato il rischio d’insolvenza dello stato (solo dall’anno seguente, il 1863, l’esito del conflitto si mutò decisamente a favore dell’esercito nordista). Allora il presidente nordista, Abrahm Lincoln ricorse al potere conferitogli dall’articolo primo della Costituzione americana, ovvero stampare cambiali di prestito (“Greenback”) che il popolo sovrano può concedere al proprio governo (vale a dire a se stesso) senza pagare interessi di sorta e coperto non da riserva aurea, ma unicamente dalla forza lavoro del popolo medesimo. La Germania doveva, in più, reperire un mezzo di pagamento che non lasciasse traccia nei libri contabili e nel bilancio statale, per non insospettire le potenze vincitrici della prima guerra mondiale.
La costruzione della Compagnia Statale

Schacht escogitò la creazione di una Compagnia Statale "di facciata" che avesse un carattere provvisorio per durata temporale, sebbene lo stratagemma funzionò talmente alla perfezione che Hitler, il 20 gennaio 1939 lo promulgò sine die, esautorando lo stesso Schacht che assumeva su di sé le cariche di Ministro dell'Economia, delle Finanze e Plenipotenziato dell'Economia Bellica, contrario ad un prolungamento forzato della durata dell'esperimento. La Compagnia disponeva di un capitale sociale di 1 milione di Reichsmark al momento della sua nascita, nel 1933. Essa non ricorreva a prestiti di banche statali o pubbliche, né a prestiti sui mercati internazionali. Neppure poteva drenare denaro dalla tassazione, al fine di non deprimere ulteriormente la capacità di risparmio del popolo, che il regime voleva - all'opposto - indirizzare verso la ripresa dei consumi interni. In pratica, l'unico azionista della Compagnia era la banca nazionale stessa, la Reichsbank statalizzata mesi prima. L'ammontare del denaro "prestato" alla Compagnia da parte della banca centrale s'incrementò in modo progressivo col trascorrere degli anni:
1934 2,14 Miliardi di RM
1935 2,72 Miliardi di RM
1936 4,45 Miliardi di RM
1937 2,69 Miliardi di RM (fino al 31 marzo 1938, quando Schacht si dimise da Ministro)
1938 11,9 Miliardi di RM
1939 11,4 Miliardi di RM
1940 10,8 Miliardi di RM
1941 10,1 Miliardi di RM
1942 9,5 Miliardi di RM
1943 8,8 Miliardi di RM
1944 8,1 Miliardi di RM

Il regime nazista riuscì in tal modo ad eludere il limite di 100 milioni di Reichsmark che le potenze vincitrici della "Grande Guerra" avevano imposto come cifra totale di finanziamento alla banca centrale tedesca appunto per prevenire il riarmo germanico, e dell'interesse legale del 4,5%. Il denaro ottenuto con questo artificio contabile consentì la totale ricostruzione industriale della nazione, la ripresa del mercato interno e la spesa esponenziale per il riarmo, evitando di ricorrere ad altre fonti di finanziamento che avrebbero destato sùbito sospetti di violazione dei trattati di pace. Il regime necessitava di spendere un'immensa somma di denaro al fine di conseguire contemporaneamente tutti gli obiettivi prefissati, basti considerare che l'uscita dal periodo di depressione e la ricostruzione dell'industria pesante, e dell'economia di base fu raggiunta dagli Stati Uniti soltanto nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, ben un decennio dopo rispetto a quanto fece la Germania nazista, ed indebitandosi pesantemente con le banche. Il sistema dei "MEFO", in teoria, avrebbe dovuto cessare nell'aprile del 1938, quando i possessori avrebbero dovuto presentarsi alla banca di stato per riscattarli. All'epoca, erano in circolazione buoni del tesoro per più di 12 milioni di Reichsmark. In realtà, tutto il sistema poggiava sul perno della fiducia instaurata tra fornitori (industria privata) e debitore (il governo, vale a dire il regime nazista), per cui il rinnovo del "prestito forzoso" era automatico alla scadenza, anche in virtù del fatto che i MEFO avevano valore unicamente sul mercato interno e non erano vendibili od acquistabili all'estero.
Il circolo virtuoso

Il quantitativo di titoli MEFO in circolazione era tenuto segreto, al fine di non generare sospetti o panico nei sottoscrittori, cosa che avrebbe provocato un repentino ricorso di questi ultimi al rimborso, facendo di fatto crollare l'intero edificio creditizio e precipitando, al contempo, la banca centrale nell'insolvenza. L'emissione dei titoli, all'inizio, era prevista per un solo semestre, con la facoltà di una proroga di un trimestre o di un quadrimestre. In realtà si prevedeva già nel 1933 di procrastinare all'infinito di emissione in emissione. Il circolo vizioso su cui si basava l'artificio prevedeva che: 1 - Gli industriali (di beni di consumo, di armi, e via discorrendo) ricevessero commesse dal governo per la produzione di beni e / o di servizi. 2 - L'importo della commessa fosse espressa sì in Reichsmark, ma fatturata dagl'industriali stessi in titoli MEFO, dal momento che i MEFO erano a tutti gl'effetti delle cambiali commerciabili sul solo territorio nazionale. 3 - I titoli MEFO erano convertibili nella valuta nazionale (il Reichsmark) su richiesta, ma erano altresì voci di bilancio finanziario, un rendiconto annuale, che venivano ripagati in valuta corrente dai lavoratori salariati nell'acquisto dei beni di consumo e dei servizi. 4 - I titoli MEFO emessi dagl'industriali erano accettati dalla Compagnia Statale fantasma e "girati" alle banche tedesche (pubbliche e private), che li accumulavano. 5 - Le banche dovevano - al termine dei cinque anni dalla data di emissione - presentare i titoli MEFO presso la banca centrale per scontarli ed estinguerli. 6 - I MEFO permettevano al governo di emettere "titoli di stato" paralleli per finanziare le spese governative, creando un deficit di bilancio statale assai più vasto di quello che normalmente avviene, tant'è che nel 1939 erano in circolazione 12 milioni di MEFO contro 19 milioni di titoli ordinari di debito pubblico. 7 - Alla fine, i MEFO erano utilizzati dal governo per ridar fiato all'economia, e - così facendo - di rinforzare l'economia stessa producendo beni e servizi che i lavoratori potevano permettersi di pagare grazie ai posti di lavoro che l'economia stessa generava. I soldi virtuali investiti nell'economia reale generavano il carburante per la crescita dell'economia in sé e per migliorare il tenore di vita della popolazione, nonché - purtroppo - per espandere il bilancio delle spese militari.

L'economia nazista

Nei libri di economia si parla tanto del New Deal, però, ci si dimentica che il vero miracolo economico si verificò in Germania. Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20 % della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Oggi i tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito spinga la Banca Centrale Europea a stampare grandi quantità di moneta la quale farebbe scoppiare l’inflazione.


Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della BCE, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti.


Ma nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: ”le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.


Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca Centrale del Reich.


Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali.


Certamente, il protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e / o per il consumatore tedesco.


Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.


Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.


In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO(1), obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo.


In questo sistema è direttamente la Banca Centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno. Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. E' con queste promesse di pagamento che gli imprenditori pagano i fornitori.


In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank ad ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all' incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione.


Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.


Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia. L'immensa fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini, e le sue classi dirigenti.


Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici. In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l'energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo.


Schacht conosceva bene la frode fondamentale su cui si basa il sistema del credito e i lucri che derivano dall'abuso della fiducia dei risparmiatori, che col loro lavoro riempiono di vero denaro i conti di denaro vuoto, contabile, che la banca crea ex-nihilo. E sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.


Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all' origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti [con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale]; l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato".

Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono, dietro le fredde cifre, spettacolari per ampiezza e rapidità. Nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono 6 milioni e passa. A gennaio 1934, sono calati a 3,7 milioni. A giugno, sono ormai 2,5 milioni. Nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni. Nel 1938 non sono più di 400 mila. E non sono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera. Fra il 1933 e il 1936, è l'edilizia grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici, inclusa la costruzione della rete autostradale, ad impiegarne di più (più 209%), seguita dall'industria dell'automobile (+ 117%) e dalla metallurgia (+83%).