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giovedì 10 luglio 2014

Wewelsburg: la fortezza dell’occulto di Himmler

Il castello di Wewelsburg. Veduta aerea
Il castello di Wewelsburg. Veduta aerea
Voci riguardanti il massiccio coinvolgimento di molti gerarchi nazisti in pratiche occultistiche si sono rincorse per decenni, prima e dopo la fine della II Guerra Mondiale, appuntandosi in particolare sul secondo uomo più potente del III Reich, l’SS-Reichsführer Heinrich Himmler.
Se un luogo in particolare può essere associato alla figura di questo basso e miope impiegato bavarese, così ossessionato dalla cultura misterica da ritenersi, secondo alcuni, la reincarnazione di Enrico di Svevia e così ferocemente convinto della necessità di sterminare le “razze inferiori” da venir definito dagli alleati il “ragioniere della morte” (in realtà, pur lavorando dopo la Prima Guerra Mondiale come contabile in una fabbrica di fertilizzanti, Himmler non era affatto un ragioniere, ma un laureato in agraria), questo luogo è uno strano castello del XVII secolo situato presso  Büren, in Nord Reno-Westfalia, che, nei sogni del  Reichsführer avrebbe dovuto diventare il centro del mondo: Wewelsburg.
Perché Himmler volle legare indissolubilmente il proprio nome a questo luogo, facendone il cuore della mistica delle “sue” SS? Alcuni hanno ritenuto che la ragione fosse il suo riconoscimento della zona del castello come incrocio e snodo fondamentale di linee energetiche sotterranee (che aveva imparato a conoscere durante le sue frequentazioni giovanili della Società Thule), altri che la Torre Nord del castello fosse un potente ricettacolo di energie magiche, indispensabili ai bizzarri rituali dei culti misterici nazisti. Molto probabilmente la realtà è molto più prosaica, anche se non meno “particolare”. La Westfalia era uno dei cuori storici della Germania, la terra di “Hermann e Widukind” come Himmler stesso affermò, e, di conseguenza, si prestava perfettamente al posizionamento del centro della rete delle SS. Il  Reichsführer aveva già opzionato altri due castelli nella regione prima di imbattersi, il 3 novembre 1933, durante un tour propagandistico, in Wewelsburg ed “innamorarsene” seduta stante: nell’agosto 1934, una volta consolidato il potere nazista nel Reich, il Comando Centrale delle SS affittò per 100 anni l’edificio dal Distretto di Büren per la somma nominale di un Reichsmark all’anno.
Wewelsburg. La cripta.
Wewelsburg. La cripta.
Indubbiamente, Wewelsburg aveva molti elementi che potevano “risuonare” nell’animo di Himmler. Era stato costruito originariamente tra il 1603 e il 1609, in stile “Weser-Renaissance”, come residenza secondaria del Principe-Vescovo di Paderborn, sul luogo di un precedente maniero sassone, a sua volta edificato sopra un terreno di sepoltura dell’età della pietra (periodo neanderthaliano) e su un villaggio dell’età del bronzo. Durante il XVII secolo, il castello aveva avuto un ruolo chiave nella caccia alle streghe che aveva insanguinato i territori cattolici: centinaia di “streghe” locali erano state imprigionate, torturate e condannate a morte nelle sue segrete. Anche la zona circostante era ricca di significati storici: nei pressi del maniero si estendeva la Foresta di Teutoburgo, il luogo mitico in cui si riteneva che le tribù germaniche avessero sconfitto le legioni romane di Varo, definendo il confine imperituro tra Germania e Impero e, a poche miglia di distanza, sorgeva Externsteine, la formazione rocciosa utilizzata come luogo di culto pre-cristiano fin dal neolitico (la Ahnenerbe tenterà a lungo, attraverso scavi, per lo più infruttuosi, di provare che tale luogo fosse il centro di una avanzata cultura germanica perduta). Insomma, storia e mito avvolgevano il castello e ciò non poteva che colpire lo spirito di Himmler, pieno di fantasie “romantico-misteriche” in netto contrasto con la sua immagine pubblica di freddo burocrate, che gli aveva fatto rapidamente scalare la gerarchia dell’NSDAP.
L’imprinting di questa specie di “doppia personalità” risulta piuttosto evidente nella fisionomia che egli volle imprimere, una volta diventato SS-Reichsführer (20 gennaio 1929), alle Schutzstaffel. Nate come squadre speciali di protezione per i leader del partito, Himmler pianificò di trasformarle in una sorta di “ordine cavalleresco”, una élite razziale che doveva emulare le gesta dell’antica casta guerriera ariana, così come dei Cavalieri Teutonici medievali e dei Templari.
Così, sotto Himmler, vennero stabilite nuove durissime regole di reclutamento, secondo le quali solo chi potesse dimostrare una purezza razziale risalente almeno al 1800 (per gli ufficiali al 1750) per sé stesso e per ogni membro della propria famiglia poteva essere ammesso all’ingresso nell’”élite guerriera del Reich”.
Wewelsburg. La sala degli Obergruppenführer
Wewelsburg. La sala degli Obergruppenführer
In tempo di pace le SS dovevano fungere da corpo di sicurezza interna, responsabile dell’esecuzione dei piani del Führer per la “nuova Germania”, e da linea avanzata della purificazione della razza, mentre in guerra dovevano agire con fanatica ferocia (la cosiddetta “obbedienza cadaverica”) per difendere i confini del Reich. Inoltre, le SS era anche il mezzo scelto da Himmler per portare a termine un progetto persino più ambizioso: come Hitler e il partito nazista dovevano rimpiazzare la Chiesa nel culto dei tedeschi, così Himmler sognava di soppiantare il cristianesimo con una nuova religione di stato pseudo-pagana, basata su una visione idealizzata della cultura preistorica germanica e sull’enfasi sulla purezza razziale e la innata superiorità del popolo tedesco. L’SS-Reichsführer vedeva nelle SS una sorta di avanguardia ideologica di questa nuova religione e uno strumento con cui indottrinare il popolo tedesco nel nuovo credo. In questa stessa ottica, in aggiunta alle “feste del partito” (l’anniversario del Putsch di Monaco e il compleanno del Führer), Himmler stabilì festività legate ai solstizi d’estate e d’inverno, in cui elementi rituali pagani relativi al culto del sole e della natura giocavano un ruolo fondamentale, così come fondamentale era la massiccia presenza di SS in qualità di celebranti e accoliti. Gli ufficiali delle SS dovevano addirittura sposarsi e far battezzare i loro figli in cerimonie di carattere chiaramente pagano, molte delle quali celebrate a Wewelsburg sotto la direzione di Himmler stesso o del suo “mago personale” Karl Maria Wiligut.
Già da questi elementi possiamo ben comprendere quanto centrale fosse, nei piani politici (a tratti piuttosto deliranti) del Reichsführer, il ruolo del maniero renano.
Quando, nel 1934, le SS ne presero possesso, il castello era stato lasciato in stato di semi-rovina per parecchi anni e Himmler commissionò un enorme programma di ricostruzione e ristrutturazione. Sembra che inizialmente egli fosse intenzionato a rendere Wewelsburg una “Scuola di Stato per i Leader delle SS”, praticamente un collegio per l’”educazione ideologica” degli ufficiali, sotto la supervisione dell’Ufficio per la Razza, e, a Norimberga, al termine della guerra, l’SS-Brigadeführer Walter Schellenberg testimoniò di un impressionante curriculum di studi per i “cadetti”, che includeva allenamento spirituale, esercizi di meditazione e, soprattutto, martellante inculcamento di una “corretta ideologia”. Ben presto, però, questo progetto, in fondo piuttosto modesto, lasciò il posto ad una visione molto più grande: nel febbraio 1935 il “progetto Wewelsburg” fu preso in mano direttamente dallo staff di Himmler, che aveva cominciato a vedere il castello come sede di un Alto Ordine Cavalleresco, a metà strada tra Camelot e Marienburg, capace di custodire questo luogo come sacro centro spirituale del mondo ariano.
Ma il centro della “nuova civiltà” doveva essere all’altezza del suo compito e per questo Himmler stanziò per il suo grandioso piano la incredibile cifra di 250 milioni di Reichsmark: la ristrutturazione del castello era solo l’inizio, dal momento che il progetto definitivo includeva l’inglobamento del vicino villaggio di Wewelsburg (i cui abitanti dovevano essere spostati in un nuovo “villaggio modello” poco lontano) e lo sviluppo di una vera e propria “città delle SS” con la mura a forma di punta di freccia del castello circondate da ostelli, uffici e strutture ricreative e commerciali che avrebbero occupato l’intera vallata.
Naturalmente, un piano così ambizioso necessitava di un enorme numero di lavoratori. Per questo, nel 1939, nella vicina foresta di Niederhagen, venne creato un nuovo campo di lavoro, in cui vennero trasferiti prigionieri provenienti, per lo più, dal campo di  Sachsenhausen. Due anni dopo il nuovo campo ottenne una amministrazione indipendente e la qualifica di KZ (Konzentrationlager). Sebbene il KZ Niederhagen fosse il più piccolo campo di concentramento del Reich, il suo regime non fu meno brutale di quello di tutti gli altri campi consimili: su 3.900 deportati, ben 1.285 morirono di stenti, di eccessivo carico di lavoro o per la brutalità delle SS.
La riuscita dell’opera fu, comunque, considerevolmente inferiore rispetto al previsto.
Il nucleo centrale del complesso doveva essere la  Obergruppenführersaal, un salone rivestito di pietra nella Torre Nord, dove in precedenza era posta la cappella privata del Principe-Vescovo, al cui centro Himmler aveva  fatto installare una tavola rotonda in stile arturiano con 12 posti a sedere che dovevano accogliere i 12 ufficiali maggiori delle SS: in realtà, la sala fu utilizzata una sola volta, nel marzo 1941, per illustrare ai Gruppenführer il ruolo delle SS nell’Operazione Barbarossa (l’invasione della Russia).
Una grande svastica stilizzata, che incorporava una ruota solare e le “rune della vittoria” delle SS dominava il pavimento, mentre le pareti erano adornate con gli stemmi araldici dei più importanti Gruppenführer (in effetti, la maggior parte dell’élite delle SS, Himmler incluso, veniva dalla borghesia e fu compito degli esperti della Ahnenerbe creare nuovi stemmi per loro).
Il castello di Wewelsburg in una fotografia risalente al 31 marzo 1945
Il castello di Wewelsburg in una fotografia risalente al 31 marzo 1945
Proprio sotto la  Obergruppenführersaal vi era la “cripta” o “terra dei morti”, una grande sala circolare con dodici colonne di granito e un soffitto adornato da un’altra grande svastica. Qui, in una struttura a forma di pozzo di pietra, dovevano essere sepolte le ceneri degli ufficiali morti, così da assicurare loro di rimanere nell’”ordine” in eterno. Una fiamma perenne doveva essere posta al centro della sala, ma il progetto non venne mai portato a compimento. Sebbene vi siano state numerose voci di rituali segreti tenuti in questa sala, in effetti, essa non fu mai terminata: all’arrivo degli Alleati essa risultava ancora in costruzione.
Wewelsburg era anche il deposito degli “anelli a testa di morto” (Totenkopfring) dati agli ufficiali dopo tre anni di servizio: formati da una corona di foglie di quercia incisa con la testa di morto e alcune rune, tali anelli sono oggi una ulteriore testimonianza della ossessione di Himmler per la mitologia germanica, dovendo ricordare l’anello d’argento con foglie di quercia posseduto dal dio Thor. Alla morte di ogni ufficiale, il suo anello doveva tornare a Wewelsburg, dove doveva essere conservato come in un sacrario.
Ciascuna delle stanze dei Gruppenführer commemorava un diverso eroe della storia e mitologia tedesca, da Widukind a Enrico il Leone e persino Re Artù, con mobili in stile e libri e documenti relativi al soggetto della stanza. La camera di Himmler era dedicata a Enrico I di Sassonia, detto l’Uccellatore, che aveva guidato la difesa tedesca contro l’invasione magiara nel X secolo e aveva posto le fondamenta di quello che sarebbe poi stato il Sacro Romano Impero. Anche se sono probabilmente esagerate le voci che vogliono che Himmler ritenesse di essere la reincarnazione di Enrico, è comunque piuttosto evidente che egli si volesse proporre come erede spirituale del re suo omonimo, a cui si sentiva accomunato nella difesa della Germania dalle orde orientali, tanto che, nel millesimo anniversario della morte di Enrico (luglio 1936), egli inaugurò un “festival della memoria” in suo onore a Quedlingburg.
I piani di Himmler per Wewelsburg erano in continua evoluzione, legati ad una dimensione impulsiva e quasi misticheggiante del suo pensiero: durante una ispezione al castello, nel 1938, egli chiese casualmente all’SS Gruppenführer Taubert, l’ufficiale incaricato di sopraintendere ai lavori al castello, di esplorare la possibilità di aggiungervi un planetario, facendo ulteriormente lievitare i già esorbitanti costi di ristrutturazione  e di aggiungere una camera di sicurezza, che fosse l’equivalente di una camera del tesoro medievale (e ciò sempre in linea con la concezione di Wewelsburg come sede di un ordine cavalleresco).
Nessuno dei due progetti venne portato a termine: i lavori a  Wewelsburg si interruppero bruscamente nel 1943, quando le sorti della guerra dell’Asse portarono alla necessità di convogliare i fondi verso questioni più pratiche e urgenti. Sembra che Himmler, comunque, sperasse di poter riprendere in mano il suo progetto, tanto che nel 1944 scrisse a Taubert affermando di avere sempre Wewelsburg nei suoi pensieri e di voler continuare i lavori al termine della guerra.
Ovviamente, ciò non accadde: nel marzo 1944 gli Alleati raggiunsero il maniero, che si arrese agli Americani.
Himmler, a questo punto, inviò addirittura un commando scelto di SS per impedire che il suo “sogno” finisse nelle mani dei nemici. Con l’aiuto di una SS locale, il gruppo riuscì a sorpassare il cordone alleato e a penetrare nel castello, distruggendone buona parte con esplosivi (31 marzo 1945). Solo la Torre Nord rimase relativamente intatta (facendo fiorire ulteriori elucubrazioni sulle sue qualità “magiche”. Il 2 aprile le truppe statunitensi liberarono anche gli ultimi 42 prigionieri del KZ Niederhagen e due mesì dopo Himmler si suicidò con una capsula di cianuro dopo essersi consegnato agli Alleati.
Inizialmente Wewelsburg fu un vero enigma per le forze alleate, che, prima della resa, a malapena conoscevano la sua esistenza. Solo le testimonianze di alcuni gerarchi a Norimberga, in particolare di  Walter Schellenberg, resero evidente la verità: Wewelsburg era solo il prodotto, pagato a caro prezzo con le vite degli internati di Niederhagen, di una mente profondamente disturbata, all’interno della grande follia mistico-mitologica che supportava l’ideologia del III Reich.

Ahnenerbe


Le origini della razza e l’ideologia segreta

Le differenti componenti che sottointendevano l’ideologia occulta del Nazionalsocialismo non sono mai state apertamente dichiarate né se ne è mai avuta una visione sincretica e completa. L’unico momento storico-culturale del Nazionalsocialismo al potere in cui si è cercata questa sintesi è stato il decennio che va dal 1935 al 1945, a Wewelsburg, il castello dell’Ordine SS, all’interno della sezione Ahnenerbe sotto il comando di Heinrich Himmler.

I teorici appartenenti a questa sezione «culturale» delle Waffen SS erano Herman Wirth, Karl Maria Wiligut (alias Weisthor), Hans Horbiger, Friederich Hielscher (alias Bogumil o Bogo), e ancora Ernst Schäfer e Otto Rahn. Non è semplice ricostruire il puzzle del sistema ideologico, scientifico, magico e divinatorio del sistema Ahnenerbe. Negli anni più recenti sono stati pubblicati numerosi libri su Himmler e le sue SS, ma, nella maggior parte dei casi, è evidente un certo riserbo degli autori nell’affrontare le ambizioni politico-culturali di Himmler, nonostante queste ultime abbiano rappresentato un riferimento di notevole importanza non solo per la storia delle SS, ma anche per quella delle idee nazionalsocialiste.

Questa emblematica lacuna, ovviamente, non è imputabile a una penuria di fonti né sembra motivata da un disinteresse della ricerca, ma pare riflettere la direzione di un particolare principio storiografico. Dopo il 1945, infatti, appariva più importante rendere visibili le strutture del dominio nazionalsocialista e i meccanismi che lo resero efficace piuttosto che evidenziarne l’aspetto spirituale. In questo modo ci si limitò raccontare la storia dell’organizzazione e delle istituzioni, senza approfondire in che misura l’ideologia del Nazionalsocialismo avesse contribuito a formare le strutture interne ed esterne dell’apparato di dominio. Perciò è indispensabile, per una valutazione obiettiva delle gerarchie del Terzo Reich, la comprensione del cosiddetto Führerprinzip, strettamente legato alla concezione nazionalsocialista del mondo. La ricerca ha spesso ignorato di conoscere fino a che punto le massime del Nazionalsocialismo, ritenute dai critici vuote e prive di contenuto, avessero rappresentato un sommario del patrimonio di idee nazionalsocialiste ed etnico-tedesche degli ultimi cento anni e quanto esse, per la loro origine storico-spirituale, dovessero essere prese sul serio.

Uno dei temi fondamentali del pensiero e della ricerca delle Ahnenerbe era quello della dottrina della razza: nonostante venga tuttora considerato la parte culturalmente più debole degli studi portati avanti dall’associazione (si tratta di una dimostrazione forzata, da un punto di vista scientifico e storico, della legittimazione del razzismo ariano più rigido e intransigente), il concetto di razza su base biologica fu una delle componenti fondamentali della dottrina, anche se Himmler e i suoi uomini si mostravano soprattutto interessati a una definizione spirituale del razzismo ariano. Tutta la componente esoterica non derivata dalle tradizioni primarie (Sciamanesimo, Induismo, Islamismo, Germanesimo) venne quindi presto ripresa da una nuova sintesi di pensiero di chiara ripresa teosofica: le teorie della Blavatski (vedi qui a p. 21), incentrate sul principio di mediazione tra il divino e l’umano, acquisirono da subito diritto di cittadinanza nelle pubblicazioni e negli insegnamenti esoterici delle SS.

Il termine Ahnenerbe (‘Eredità Ancestrale’) può risvegliare, a primo impatto, idee di un vago romanticismo: interpretazione non del tutto errata. Al contrario di quanto si pensi, non fu Heinrich Himmler a coniarlo. Esso proveniva dal repertorio spirituale dell’ideologo etnico Herman Wirth e presupponeva la ripresa, sul piano pratico e ideologico della vita quotidiana nazionalsocialista, del mitico mondo degli avi germanici. Eppure Wirth non fu il primo a parlare di Ahnenerbe. Già nel 1928 un’associazione omonima, un’«unione di aiuto in genealogia araldica», offriva i suoi servizi a tutti i tedeschi incensurati, per allacciare «al di là delle solite mete delle associazioni di tipo puramente genealogico, il legame necessario tra le ricerche genealogiche e la genealogia con la eugenetica, la genetica e la cura razziale». Nel 1936 prese vita una collana di scritti: Eredità degli antenati, lettura per l’insegnamento del tedesco e della Storia.

La parola Ahnenerbe corrispondeva, in senso più vasto al vocabolario etnico di quell’epoca, all’autosollevamento nazionale che riuscì ad esprimersi all’estero unicamente nel Terzo Reich. Poi la parola divenne parte integrante del pensiero nazionalsocialista, anche se non fu mai termine d’uso per la maggior parte dei tedeschi. Ma, a ragione, Martin Broszat, direttore dell’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco, la abbinò alla già proverbiale espressione «Blut und Boden» (‘sangue e suolo’), inserendola storicamente nell’«arsenale di fraseologia nazionalsocialista» e Walter Darré, ministro dell’Agricoltura del Terzo Reich, scriverà Nobiltà di sangue e suolo ispirandosi ai giuramenti magici che risalivano alle saghe nibelunghe.

La comunità per ricerche e insegnamento «Das Ahnenerbe» risale quindi al 1935. Si presentavava come una società dotta che su ordinamento di Himmler si dedicava prevalentemente allo studio della protostoria germanica. Ciò determinò il carattere profondamente politico di tale associazione, che già prima della guerra contribuiva insieme alle SS e alla polizia a disseminare le basi del terrore nazionalsocialista.

1935: le origini delle SS Ahnenerbe

Alla fine del giugno 1935, quando il cancelliere Adolf Hitler invitò a Berlino il movimento nazionalsocialista di Monaco per festeggiare la copertura del tetto del Haus der deutschen Kunst (Casa dell’arte tedesca), accadde un evento molto significativo per la politica culturale del Terzo Reich. La prima mostra, fortemente voluta dal Führer, si doveva svolgere sotto il motto «Mille anni di arte tedesca». Tra i numerosi ospiti d’onore mancava il capo delle SS del Reich, Heinrich Himmler, e questa clamorosa assenza era pienamente giustificata non tanto perchè l’indomani egli avrebbe dovuto inaugurare la Grande Scuola per i capi delle SS a Brunswick, quanto perché l’1 luglio, negli uffici delle SS, avrebbe dovuto fondare, con sei persone d’idee affini, l’Associazione di Studi per Preistoria Spirituale «Deutsches Ahnenerbe».

La Società Ahnenerbe precede di molti anni la fondazione delle SS Ahnenerbe. Era un gruppo di studio legato al conservatorismo tedesco nell’ambito dell’archeologia, della poesia, della filologia e delle scienze linguistiche e delle tradizioni germaniche, nel tentativo di identificare e riesumare una linea di Germanesimo puro e ancestrale. Himmler se ne interessò moltissimo, ma all’inizio fu ,per così dire, snobbato da questi studiosi. In seguito, con la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, fu però in grado di cooptare la Società facendola divenire una delle sezioni delle neonate SS, divenendone il tutore politico, e reindirizzandone gli sforzi scientifici in maniera più funzionale all’espansionismo aggressivo del nuovo regime. Così Himmler, che nella struttura di potere del Nazionalsocialismo era uomo d’ordine e di polizia, introdusse nel neonato Ordine le componenti spiritualistiche e superomistiche sconosciute, perlomeno in forma consapevole, ai nazionalsocialisti della prima ora.

Le Ahnenerbe mantennero indubbiamente un primato, per ampiezza di ricerche e sforzi profusi nel sostenerle, rispetto alle altre due componenti culturali del Nazionalsocialismo: quella di Alfred Rosenberg, cioè la Sezione culturale del Partito Nazionalsocialista, e quella di Joseph Goebbels e del suo apparato di propaganda. Queste due associazioni ebbero indubbiamente grandissimo impatto e visibilità all’interno dell’intero sistema, ma non di certo la profondità di campo e la visione storica degli studiosi assoldati dalle Ahnenerbe. Le Ahnenerbe funzionarono dunque e sempre come un vero e proprio Ordine esoterico, Ordine che non aveva alcun interesse ad apparire a livello di comunicazione di massa. Se ne guardarono bene, sia durante gli anni del regime, sia durante i lunghi decenni del dopoguerra in cui continuarono ad operare di nascosto.

L’incarico di coordinare le ricerche alla fondazione delle Ahnenerbe venne conferito da Himmler direttamente a Herman Wirth (1885-1981), poeta e letterato amburghese che, appassionato della cultura nordica riprese la tradizione dell’Edda, reinterpretandola in chiave nazionalsocialista, e si interessò allo studio e all’interpretazione delle rune. Wirth, sotto indicazione di Himmler, che voleva aprire le Ahnenerbe alla magia operativa accentuandone il carattere di vera e propria setta iniziatica, fu affiancato dall’austriaco mago e astrologo Karl Maria Wiligut, in arte Weisthor, che si dedicava principalmente alla pura divinazione e alla magia nera. Egli era in contatto con la Loggia del Vril a Berlino e con Aleister Crowley a Londra, e millantava addirittura una discendenza eroica e semi-divina. Wiligut creò una serie di nuovi simboli nazisti che avrebbero dovuto sostanziare esotericamente la potenza degli eletti: a lui si attribuisce la creazione dell’anello delle SS e di una serie di altre suppellettili e fregi iniziatici. Ma l’astro di Weisthor era destinato a tramontare in un clima di congiura cui non fu estranea l’influenza del filosofo italiano Julius Evola. Quest’ultimo odiava a morte Weisthor, perché costui gli aveva precluso l’ammissione nelle Ahnenerbe tra il 1939 e il 1940, criticandolo, sia nelle sue pubblicazioni sia nelle conferenze che aveva tenuto a Berlino, in quanto troppo filo-romano, quindi latino e potenzialmente antigermanico. Evola lo ripagò facendo giungere a Himmler la notizia che Weisthor aveva fornito dati falsi nel suo giuramento di ammissione alle SS (in realtà la sua città natale sarebbe stata Bolzano e non Vienna), e Himmler se ne ebbe talmente a male da espellerlo dalle SS, condannandolo all’oblio (e alla follia, che presto lo assalì). Da quel momento fino alla fine della guerra, data dello scioglimento ufficiale dell’Ordine, capo delle SS Ahnenerbe fu Himmler stesso.

Altro personaggio di grandissima influenza nelle Ahnenerbe, e destinato a salvarsi al Processo di Norimberga (al quale fu solo convocato come testimone), è Friederich Hielscher, che in molte foto ufficiali di manifestazioni dell’Ordine Nero vediamo, unico tra i membri, non in divisa. È a Hielscher che si deve, come testimoniato da Ernst Jünger nei suoi diari di guerra, la codificazione di una vera e propria ritualità religiosa e iniziatica delle Ahnenerbe. È lui, secondo molte fonti dirette, il vero «Grande Falconiere», il vero ispiratore della politica culturale di Himmler e delle Ahnenerbe.
La vita a Wewelsburg

Nel 1934 Himmler scelse, come sede dell’Ordine delle Ahnenerbe, il castello in rovina di Wewelsburg, nel Nord-Ovest della Germania. Rivisitando in chiave strettamente germanica la tradizione cavalleresca del popolo dei Franchi, egli decise di farlo restaurare sull’esempio del simbolico castello di Re Artù, restauro che consistette, ovviamente, anche nell’inserimento di tutta la simbologia ripresa dal nuovo Ordine iniziatico, come l’antichissima icona della Schwarze Sonne (‘Sole Nero’), che da allora è uno dei simboli più ripresi dalle correnti esoteriche di destra. Particolare rilievo assunse la collocazione geomantica del castello, che aveva la forma di una freccia diretta verso Est, e che si considerava parte di una rete di monasteri e castelli di matrice benedettina, collocati in posizioni simboliche importanti (come nel caso di Montecassino).

I dodici principali leader delle Ahnenerbe si riunivano nel castello di Wewelsburg, e avevano ciascuno una propria stanza. La simbologia numerica ripresa nelle loro riunioni, in cui si traevano auspici e vaticinii dalla lettura delle volute di fumo di fuochi rituali, voleva riproporre il cerchio dei Dodici fedelissimi della Tavola Rotonda arturiana. Himmler stesso si propose come reincarnazione di Enrico I (il sovrano che nel 1936 avrebbe simbolicamente compiuto mille anni e che Himmler fece rievocare con importanti cerimonie ufficiali).

A Wewelsburg, isola cattolica in terra protestante, il capo delle Ahnenerbe voleva selezionare la nuova élite dei suoi fedeli SS: non più solo guardie del corpo, così come erano nate, ma qualcosa di più, di differente. Secondo lui, Wewelsburg era destinato a diventare il centro non solo geografico e ideologico dell’Impero, ma anche del potere del nuovo mondo, se a guerra finita i vincitori fossero stati tedeschi.

Quello che oggi resta da vedere sono solo alcune testimonianze di questo diverso sistema di vita: piatti, brocche, posate con rune e svastiche incise. Ma in questo particolare castello-museo, qualcosa di più inquietante è rimasto: il Valhalla, il sotterraneo voluto dallo stesso Himmler. Dodici piedistalli su cui stavano ritte dodici SS. Lo stesso numero, magico, è quello dei dodici iniziati seduti al piano di sopra. Dodici mesi, dodici discepoli, dodici ufficiali-comandanti a Wewelsburg. E uno, l’unico non in divisa militare: Hielscher.
La struttura iniziatica delle Ahnenerbe

Non vi era, perlomeno ufficialmente, un vero e proprio rituale di iniziazione per entrare nelle SS Ahnenerbe. Il circolo più interno di questo Ordine, comunque, era costituito da non militari, cioè da una rete di scienziati e di esoteristi preesistente al Nazionalsocialismo (e che avrebbe continuato ad operare anche in seguito). Ovviamente vi erano vari livelli di appartenenza all’Ordine, e non sempre le persone di maggiore spicco erano quelle più visibili, o quelle che indossavano una divisa delle SS. Si poteva far parte delle Ahnenerbe in quanto studiosi di materie umanistiche, scienziati, linguisti o anche come tipografi: i libri dell’Ordine venivano stampati infatti solo in poche e selezionatissime officine tipografiche abilitate, con procedimenti speciali di cui rimane oggi traccia solo in alcuni filmati d’archivio. Come abbiamo visto con Friederich Hielscher, si poteva avere un ruolo importantissimo nell’Ordine pur non appartenendo ufficialmente a nessun grado militare. Si può dunque ragionevolmente parlare di un gruppo esoterico-iniziatico «a monte» dell’intero processo scientifico di ricostruzione delle matrici ancestrali, un gruppo di cui la SS Ahnenerbe sarebbe diventata poi un’espressione storica e militare. Alcuni membri della Ahnenerbe, ad esempio, non erano neppure iscritti al Partito Nazionalsocialista.

Della cerchia più ristretta dell’Ordine facevano parte Heinrich Himmler, Ernst Jünger, Armin Moehler, Friederich Hielscher, Wolfram Sievers, Karl Maria Wiligut detto Weisthor, il professor Havenbeck, Herman Wirth e Otto Rahm. Vi era poi la struttura ufficiale, di carattere militare, seguita da una amministrativa e logistica, che organizzava e gestiva le missioni di studio, l’acquisizione di libri e di reperti archeologici. Le missioni erano supportate da giovani ufficiali e altri militari, ma di fatto erano organizzate e programmate dagli studiosi delle varie discipline. La scelta delle Ahnenerbe ricadeva ovviamente su studiosi particolarmente vicini al Nazionalsocialismo, ma quando il valore della persona era particolarmente rilevante non si escludeva la possibità di fare ricorso a scienziati del tutto estranei alla politica del regime.

Per quanto riguarda invece la cerimonia della «prima iniziazione», di certo si sa che si bevevano gocce del sangue di Hitler, o di altri leader, «potentizzate» secondo gli insegnamenti di Steiner, amico di Rudolf Hess. Tramite procedimenti speciali, come poteva essere l’uso di acqua distillata «potentizzata», si riusciva infatti creare una magica comunione con la natura, che Faust e gli alchimisti già utilizzavano per attirare, ammaliare, o repellere gli altri esseri, umani e non.

Dai documenti segreti di cui si è in possesso si attesta che nel Valhalla, in questa stanza sotterranea nella biblioteca del museo, avveniva una cerimonia, in particolare «La Prima Cerimonia dell’aria soffocante». Qui dodici militari sull’attenti davano fuoco, a ogni cambio di stagione, a una bandiera (molto probabilmente una delle bandiere che Hitler battezzava simbolicamente con il sangue), unita a quella dei primi morti del Nazionalsocialismo. Il battesimo delle bandiere era un rito di unione con il sangue collettivo: tutti partecipavano. Qui, secondo un vecchio rito taoista, i dodici militari e i dodici segreti che stavano al piano di sopra, leggevano, vaticinando il futuro, le volute di fumo che passava attraverso la grata forma di svastica del soffitto del sotterraneo. Qui si sedevano i dodici iniziati: Himmler, Hieschler, Taubert, Weisthor, Wirth, e altri. Ma purtroppo non sappiamo molto delle loro attività.

Molti di questi riti iniziatici presupponevano l’uso delle rune. Nel Nazionalsocialismo l’oracolo delle rune fu sostenuto, all’interno dell’Ahnenerbe, soprattutto da Wirth e dal professor Havenbeck, i quali prediligevano l’aspetto nordico dell’occulto (mentre Hieschler era un grande conoscitore dell’Oriente). Quello che risulta è che anche le SS utilizzavano le rune per sviluppare un sistema di meditazione di Yoga Runico.

Le rune corrispondono ai Chakras, le ruote, i centri occulti di energia che sono dentro di noi, paralleli agli organi fisici ed erano fondamentali per la creazione del Sonnenmensch, l’uomo-sole, per il passaggio dall’Uomo al Super-uomo. L’uomo eterno. «Questa è gente immortale nel vero senso della parola. Sono i morti viventi. Sono passati attraverso la morte mistica», disse Himmler presentando a Rosenberg alcuni membri dell’Ahnenerbe, a Wewelsburg, nel 1937.
Le altre anime delle Ahnenerbe

Tra i componenti delle SS Ahnenerbe, una delle figure di maggior richiamo era sicuramente «l’anima romantica» di Otto Rahn, che dedicò gran parte dei suoi studi alla rivalutazione dei miti dei Catari, dei Templari e del Santo Graal. Fu lui a suggerire ad Hitler di portare nel sotterraneo del talario del Partito di Norimberga, il giorno dell’Anschluss, la lancia di Longino: apparteneva al tesoro degli Asburgo e si diceva che fosse la lancia che trafisse il costato di Cristo, e che si bagnò del suo sangue. Fu ritrovata, per puro caso lo stesso giorno in cui Hitler si uccideva a Berlino.

Ma chi era il vero regista di tutto il sistema?

Così come lo scrittore occultista Dietrich Eckart, negli anni Venti, scrisse di Hitler: «Lui canterà e ballerà, ma io ho scritto la musica...», tante testimonianze reticenti, ma fortemente allusive, conducono a un nuovo personaggio: Friederich Hieschler, il «Bogo» dei racconti del suo amico del cuore Ernst Jünger. Nel libro Le scogliere di marmo, il personaggio di Bogo è alla pari, se non superiore, a quello di Kniebolo, che poi è Hitler stesso. Bogo è la figura misteriosa che suona Bach all’organo, quando tutto è finito, come lo descrive Marc Auger, il tenente Saint-Loup della SS Charlemagne, a cui Bogo aveva confidato nel 1951, che la rivelazione del grande segreto del Graal sarebbe apparsa da un contenitore del ghiaccio austriaco di Zillerthal: i ghiacci, cioè, si sarebbero sciolti quando, dopo cinquant’anni dalla morte di Hitler, ci si sarebbe resi conto che era lui il vero vincitore, quando l’Unione Sovietica avrebbe ceduto e tutto l’Occidente ne sarebbe stato sconvolto. Hielscher era il Re del Mondo, colui che in abiti civili avrebbe comandato tutte le armate per il cambio dei tempi: le armi falliranno, ma l’idea dopo vincerà: parola di Ernst Schäfer (1938).

Il periodo che va dal 1935 al 1939 fu una stagione densa di ricerche, pubblicazioni per la costruzione e il consolidamento di un potente sistema ideologico-dottrinario. Lo scopo ultimo era creare il Sonnenmensch, l’uomo-sole immortale, ed Erfurt, Bad Tolz e Wewelsburg furono i castelli dell’Ordine dove Hielscher e il suo braccio destro Himmler, assieme ai vari luogotenenti, compirono la Grande Opera. Dopo il 1931 l’adempimento di tali funzioni divenne il vero impegno dell’associazione Ahnenerbe. Dalla minaccia del terrore alla sua applicazione il passaggio, sappiamo, fu breve: l’associazione di ricerca fece esperimenti con detenuti e provocò la deportazione di singoli ebrei in campo di concentramento, entrando così nella sfera del crimine reale. Fu proprio in questo momento che la società delle SS Ahnenerbe si trasformò in uno degli strumenti più sicuri della dittatura criminale di Hitler.

Fino al 1939 Otto Rahn riceveva finanziamenti e appoggi per la sua ricerca del Graal, in Francia, al Montsegur, ed Ernst Schäfer andò in Tibet dal Dalai Lama per creare un fantasmagorico Erbario delgli altipiani tibetani. Entrambi rifiutano il loro ruolo di vere e proprie spie sia in Francia sia in Tibet. Rahn scompare – suicidatosi? – Schäfer cerca di farsi dare una missione in Sudamerica sul lago Tihuanaco. Lo scoppio della guerra si direbbe prematuro nel piano elaborato da Hieschler. Nei primi anni svolge un continuo andirivieni con Parigi, dove poi dà incarico al suo amico e discepolo Ernst Jünger di insediarsi coadiuvato dal fedelissimo Stubert. Qui ricontatta i vecchi amici dello scomparso Rahn. I francesi Marques-Rivière e Guyedan de Roussel, che erano insieme a Rahn nella setta guenoniana dei Polari, diventano così i più validi collaboratori dei tedeschi nella campagna anti-massonica in Francia.

Hielscher era un grande nemico della Massoneria di rito scozzese che considerava degradata in quanto egualitaria e democratica. Il grande progetto fu così interrotto dalle sorti della guerra. Hitler è ormai in difficoltà. Il gruppo di Hieschler tentò un colpaccio: inviò il numero uno della Società Thule bavarese, Rudolf Hess, a trattare pace con i suoi referenti inglesi dell’altro suo gruppo segreto, la Golden Dawn, nocciolo del Partito Nazionalsocialista: la Loggia berlinese del Vril. Quello che avrebbe dovuto essere un incontro, si rivelerà, invece, un vero e proprio scontro. Hess restò in galera, Heydrich, altro delfino di Hieschler, capo della SD, Gestapo ed Interpol, il «Boia di Praga», venne ucciso dagli inglesi. Hieschler capì che lo scontro era insostenibile: la resa dei conti fu rimandata. Diminuirono le sue apparizioni in pubblico. Nel 1943 andò a Parigi, poi ancora a Wewelsburg. Nel 1944 scomparì per poi riapparire a Norimberga a guerra finita. Ma l’attività di Wewelsburg e degli altri centri dell’Ordine s’interruppe e i documenti andarono perduti in un incendio che però si diceva avesse bruciato solo «paglia, fieno e altre cose inutili». Il tesoro dell’Ahnenerbe si sparpagliò nel mondo intero: Germania, Austria, Spagna, Islanda e Sudamerica.

Solo due italiani risultarono, dai documenti custoditi nel museo, come ospiti ufficiali delle SS Ahnenerbe di Wewelsburg: Julius Evola e il capitano fiorentino delle SS italiane, Leale Martelli. Evola era molto vicino a questi ambienti, ed era l’unico intellettuale italiano ben visto nonostante il suo fanatismo enfatico per l’imperialismo pagano di Roma. Il suo pensiero era di gran lunga più affermato in Germania che in Italia. Leale Martelli, ha lasciato di sé un documento difficilmente reperibile (vedi qui a p. 268): non è un testo occulto o esoterico bensì un manuale semplice e dettagliato dell’ideologia delle SS italiane. La formazione politico-militare della nuova Europa, stampato a Como nelle ultime ore di guerra, è un testamento allucinato e allucinante, un inno di non arrendevole necrofilia e al totale distacco dalla realtà. Ricorda l’inquietante sentimento di un determinato amor mortis come quello di Krimilde, nella saga dei Nibelunghi, dopo la morte di Sigfrido. La copertina di questa pubblicazione riporta la svastica alla rovescia.

Quello delle cosiddette «radici occulte del nazionalsocialismo» è un campo di studio talmente vasto da finire per assomigliare un po’ a un labirinto, in cui è possibile fare sempre nuove scoperte. La pubblicistica di settore ha già sviluppato parecchi degli spunti che in questo labrinto è possibile trovare. Altri, forse, saranno qui trattati per la prima volta. Tra gli argomenti che finora non sono stati sufficientemente approfonditi vi è quello che potremmo definire del «germanismo psichedelico», intimamente legato alla riscoperta di forme pagane di religiosità. Protagonista principale di tale riscoperta fu proprio l’organizzazione delle SS, nel suo preciso disegno di ricostruzione delle radici «pure», pre-cristiane, della Germania e del suo popolo. La religione considerata «ariana» per eccellenza era il wothanismo, ed era dunque al wothanismo che bisognava tornare. Per evocare il dio Wothan era necessario, all’interno di un complesso rituale, assumere sostanze psicoattive, che si supponeva fossero in grado di conferire poteri psichici (in particolare di preveggenza e possessione) estremamente raffinati. Da qui l’interesse costante mostrato dalle SS per il recupero dell’antica sapienza botanica delle popolazioni ariane. La diffusione degli Arii in tempi antichi ha interessato un’area assai vasta, che partiva dall’Islanda e dall’antica Groenlandia («L’Ultima Thule») e giungeva, passando tra l’altro dal Nord della Germania, fino alla Turchia. Jacques de Mahieu ha ipotizzato che popolazioni germaniche siano anche sbarcate in America prima di Colombo, spingendosi fino al Mato Grosso e all’Amazzonia. Secondo alcune ipotesi sarebbero stati questi esploratori i primi a scoprire le proprietà psicoattive di alcune erbe utilizzate nello sciamanesimo.

Il partito nazionalsocialista finanziò dunque parecchie spedizioni, tanto nell’area latino-americana quanto in quella indiano-tibetana, che partivano alla ricerca delle autentiche ed originali droghe sacre della tradizione. Droghe come lo yagè, una resina estratta da liane di alberi che, tra gli altri effetti, avrebbe quello di permettere il passaggio di personalità tra due individui che non si conoscono. Un prezioso documento di questa attività sotterranea sono i filmati di animazione di Fritz Arno Wagner. Ex-direttore della fotografia di Fritz Lang, in questi filmati Wagner rappresentava le esperienze psichedeliche fatte dalle SS durante le spedizioni in Tibet, Sudamerica e India. Nei filmati venivano introdotti anche dei messaggi subliminali, con una tecnica che verrà ripresa da Kubrick in Arancia Meccanica, rappresentanti tutto quanto di buono e desiderabile vi poteva essere in Germania (bambini, contadini al lavoro, ecc.).

L’Ahnenerbe portò avanti anche altre ricerche in campo botanico. Alcune di esse, sul territorio germanico, erano volte al recupero delle coltivazioni di un particolare tipo di mela da cui era ricavato l’idromele, la bevanda sacra a Odino. Altre, all’estero, si interessavano di sostanze psicoattive utilizzate in rituali sciamanici e in grado di conferire poteri psichici, il più importante dei quali era quello di possessione di corpi altrui. Lo stesso Himmler, in una lettera a Sievers del 1942, dimostrerà di dare grande importanza a questo tipo di poteri affermando che, se la guerra fosse stata persa, i tedeschi avrebbero potuto ancora trionfare «possedendo» i loro nemici.

Tibet, India e radici esoteriche del Nazionalsocialismo

Molte furono le correnti ideologiche e mistiche di cui il Nazionalsocialismo si propose come elemento di sintesi. Ma la potenzialità del Sacro non era certo contenibile in un sistema gerarchico con delle divise e una semplice e rozza valenza di espansione. Mentre la stretta alleanza con il mondo islamico, che ha la sua espressione nella presenza a Berlino, per tutta la guerra, di Hayamin Husseini – il Gran Muftì di Gerusalemme – è soprattutto di tipo strategico, ben più profonde ed interessanti, dal nostro punto di vista, sono state le relazioni tra Nazionalsocialismo (non a livello di massa ma di ricercatori ed intellettuali) e religioni orientali: Buddhismo, Induismo e Taoismo.

Husseini rappresentava la sintesi già esistente, nella tradizione del mondo arabo, fra leader spirituale e politico. Si rivelò un buon elemento di propaganda e un astuto politico nella sua tattica di spostamento ciclico tra Italia e Germania. Lo hanno rilevato già dal punto di vista storicistico sia Coglia sia De Felice. Husseini rappresentava per il Nazionalsocialismo una sorta di «cugino ideologico» e anche, come spesso accadeva, un ottimo tramite per amplificare ideologie e creare basi e presupposti logistici nei territori controllati dalle forze britanniche. Dal punto di vista strettamente militare la più bizzarra delle formazioni SS fu la XIII Waffen Gebirgs Division, la Handschar, formata, nell’agosto 1943, da reclute musulmane di Croazia e Serbia. In questa divisione confluirono la Kama e la Skandenbeg albanese, il cui compito era stato quello di combattere i partigiani di Tito: avevano compiti tattici simili a quelli dei cosacchi nell’unione Sovietica, che arrivarono a fine guerra sino in Italia. «Mi affascinarono quando li vidi, da piccolo, a Gorizia, con i loro cavalli e colbacchi», ha raccontato recentemente Claudio Magris.

Fervente illustre tradizionalista fu poi Subbas Chandra Bose, che lavorò a stretto contatto con Husseini e con i giapponesi. Il suo legame con l’Italia passava attraverso l’ISMEO (Istituto di Studi per il Medio ed Estremo Oriente), nella persona del suo maggiore esponente, lo studioso Giuseppe Tucci, il quale viaggiò moltissimo in India e in Tibet, e per questo considerato, come Fosco Maraini (padre di Dacia), in Giappone, il commissario-culturale, l’ambasciatore «occulto» italiano, in Oriente. Bose, nato a Calcutta, fu un rigoroso sostenitore dell’interpretazione tradizionale vedica delle caste e dell’origine polare della razza ariana, d’accordo con il filosofo Otto Tilak. Era anche un fervente devoto della dea Kali (la Devi nera della distruzione che rappresenta la madre che mangia i suoi figli, alla fine del ciclo dei tempi). Bose ebbe una giovane biografa greco-francese, tale Savitri Devi, che a piedi scalzi e con lo sguardo rapito divulgò per anni i dettagli della sua vita (oltre a testimoniare quanto Hitler fosse affascinato dall’Oriente, da cui ricavò l’interesse per la dieta vegetariana).

L’Induismo filo-tedesco fu qualcosa di molto serio e radicato, non solamente riconducibile a fenomeni di moda. Con la scomparsa di Bose si accentuarono i legami con la filosofia orientale. Di fondamentale importanza era il parallelismo esistente fra la concezione della vita e della morte, fra tantrismo del culto di Kali in India – soprattutto nella zona limitrofa a Calcutta – e la venerazione implicita in ogni espressione simbolica del Nazionalsocialismo. Bose era molto stimato da Nehru e da Gandhi, che diffidavano di lui solo per il connaturato senso asociale e non-costruttivo di quella ideologia che derivava dal culto «nero», di magia tantrica «della mano sinistra», che riservava alla dea Kali.

Così lui e Tilak vennero estromessi dal movimento pacifista nazionalista indiano: il Partito del Congresso. Su una cosa però concordavano – e questo fu un tema di grande suggestione portato avanti da Bose e che lo avvicinava molto ai giapponesi: la sua avversione nei confronti della cultura occidentale in generale, considerata decadente, egualitarista, antielitaria anche nelle sue espressioni imperialistiche, soprattutto le più insinuanti e melliflue come ad esempio le campagne di «conversione» da parte dei gesuiti, equiparate al Demonio, il vero nemico, metafisico, degli ambienti più chiusi del mondo induista, taoista e buddhista.

Ernst Schäfer era figlio di un importante industriale di Amburgo. Ornitologo, era intenzionato a studiare soprattutto il Tibet. Già nel 1930-32, da studente, e poi nel 1934-36 aveva partecipato alle spedizioni dell’americano Brook-Dylan. Quando nel 1937 si preparava per la successiva spedizione in Tibet ebbe una proposta da Himmler di lavorare con Wust e Sievers per lo sviluppo della razza ariana nel progetto Ahnenerbe. Si discusse la spedizione in Tibet nell’ambito del progetto Ahnenerbe sotto la guida di Himmler. Schäfer, nonostante non fosse affatto contrario al Nazionalsocialismo, era troppo cosmopolita, grazie alle tante esperienze all’estero, per accettare qualsiasi ordine nazionalista. Vedeva la proposta di Himmler con un certo scetticismo. Si fece però convincere che in tempi di una dittatura nazionale, l’appoggio del Reichführer-SS per viaggi di ricerca all’estero fosse una condizione per riuscire a realizzare il progetto. Presto però nacquero tensioni personali tra Schäfer da un lato e Sievers e Wust dall’altro. Inoltre ci furono problemi finanziari che sembravano irrisolvibili e così il progetto «SS Spedizione Schäfer» fu interrotto e cancellato. Ma nel 1939 Schäfer ebbe dal Reichsführer-SS una missione speciale per la quale doveva controllare gli inglesi nelle loro colonie tradizionali in Russia e in Oriente, e soprattutto in Tibet. Insieme al ricercatore svedese Sven Hedin, che nella Germania di Hitler era molto popolare, trasformò, nel 1943, il reparto Ahnenerbe dell’Istituto del Reich, in un ente indipendente, con il nome di «Istituto Hedin per l’interno dell’Asia e spedizioni». Dopo la guerra, Schäfer sostenne che questo Istituto non aveva mai avuto a che fare con il progetto Ahnenerbe.

La lancia del destino

ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DELLA
LANCIA DEL DESTINO



Ma uno dei soldati gli trafisse il costato, e ne uscirono sangue ed acqua.
E colui che vide ne serbò il ricordo, e il suo ricordo è veritiero;
ed egli sa che ciò che dice è vero, affinché voi crediate.
Perché tali cose si compirono affinché si realizzasse ciò che è scritto:
“Non un osso di lui verrà spezzato”.
E un’altra scrittura dice: “Guarderanno colui che avranno trafitto”

[Giovanni, XIX, 34,37]

Il soldato in questione è il centurione Gaio Cassio Longino, il quale, per assicurarsi la morte di Gesù Cristo, ne trafisse il costato e vide che ne fuoriuscirono sia acqua che sangue (sangue raggrumato, tipico dei cadaveri e siero, la cui divisione avviene nel caso di un emotorace, vale a dire di un’entrata di sangue nella cavità polmonare e in quelle del cuore). Si pensa anche che sia stato lo stesso Longino, vedendo gli eventi incredibili che la morte del Cristo aveva suscitato, ad affermare: “Questi è davvero il figlio di Dio”. La leggenda vuole che il centurione fosse malato agli occhi e che il sangue del Cristo, zampillante dalla ferita al costato, l’avesse guarito; accaduto ciò, pose un po’ del sangue di Cristo in un’ampollina e lo portò via con sé a Mantova, dove fu martirizzato; tant’è vero che nel duomo di Mantova vi è un’ampolla contenente il “preziosissimo sangue del Cristo”. Comunque sia la sua lancia, che deturpò il corpo ormai morto di Gesù, fu considerata una reliquia a causa del contatto col sangue del Salvatore, di conseguenza un suo eventuale possesso avrebbe comportato un grande prestigio e grande forza al suo detentore.


Della lancia sappiamo che è appartenuta a molti centurioni, prima di passare nelle mani di Costanzo Cloro, il quale, nonostante avesse perseguitato i Cristiani, fu molto umano nei loro confronti, a differenza del suo predecessore Diocleziano. Costanzo diede la lancia al figlio Costantino che la impugnò durante la famosissima battaglia di Ponte Milvio, in cui ottenne una vittoria schiacciante su Massenzio e conseguì il principato. Costantino è celebre non solo per essere entrato in possesso di un così prezioso oggetto, ma anche per il sogno premonitore in cui gli comparve in cielo una croce, con la scritta “In hoc signo vinces” (sotto questo segno vincerai), che sancì un’iniziale conversione dell’imperatore. Col passare degli anni la portentosa reliquia giunge nelle mani di imperatori e di generali (si pensi che grazie alla Sacra Lancia, Teodosio riuscì a scacciare i Goti dall’impero Romano o che Flavio Ezio annientò le truppe unne al soldo di Attila presso i Campi Catalaunici).

Ma è nel Medioevo che la fama della lancia conosce un exploit senza precedenti: molti imperatori del Sacro Romano Impero Germanico si vanteranno di aver visto e impugnato la lancia di Longino, come ad esempio Ottone I, il quale, brandendola, riuscì a condurre una vittoriosa campagna bellica contro gli ungheresi, un popolo barbaro proveniente dalle steppe dell’odierna Ungheria (da cui deriva il loro nome). Ma occorre dire una fatto importante, e cioè che la lancia non ha segni di battaglia, dunque possiamo notare come il suo uso non fosse tanto bellico quanto rituale, in quanto essa dava onnipotenza al suo detentore. La presenza simbolica della lancia è notabile anche nello stemma della casata degli imperatori del Sacro Romano Impero Germanico. Come si nota dalla prima immagine della seconda pagina, la lancia presenta all’estremità un chiodo, precisamente un chiodo della Santa Croce di Cristo. Anche la copia di Cracovia presenta la “spina”, cioè il chiodo della croce, il che ci fa capire come esso fosse stato aggiunto nel X secolo (periodo della donazione al re di Polonia) o forse pure prima.

Passano gli anni e la sacralità della lancia inizia a diminuire a causa della demistificazione luterana, anche se, soprattutto nel 1700, per la crescente nascita di circoli esoterici e massonici, la Lancea Longini (o in tedesco Heilige Lanze), custodita a Norimberga, divenne assieme al Graal una delle principali reliquie del Cristianesimo e in più venne associata alla ben nota lancia di Lugh, arma dai poteri sovrannaturali donata dal dio Lugh (un dio proveniente dallo spazio; forse un alieno?) ai Celti per difendersi dai propri nemici.


La sua fama aumenta anche nell’arte, in quanto Richard Wagner, principale caposaldo della lirica tedesca ottocentesca, componendo il Parsifal, congiunge la vicenda del Graal a quella della Lancia di Longino, considerata come uno dei quattro simboli sacri dei Celti (è celebre l’episodio, ripreso da Chrétien de Troyes, del ferimento del Re Pescatore grazie alla lancia).
Infine il circolo esoterico del Nazionalsocialismo tedesco prende di mira l’oggetto, custodito a Vienna e, in seguito all’annessione dell’Austria alla Germania, Hitler (guarda caso ammiratore della musica wagneriana) e il suo fedelissimo Himmler, cercando di appropriarsi di tutte le reliquie del Cristianesimo al fine di ottenere l’onnipotenza, rubano la Lancia.


Hitler conobbe l’esistenza della lancia non solo grazie alle opere di Wagner, ma anche per esperienza diretta, infatti lui stesso si recò a Vienna e, udita una guida che diceva che chi avesse posseduto la lancia avrebbe ottenuto il potere, rifacendosi alla filosofia hegeliana, il Fuhrer pensò di essere uno di quei famosi eroi che compivano il piano dello Spirito del Mondo, giusto o sbagliato che fosse. Impossessarsi della reliquia voleva dire essere un superuomo, un uomo del tutto simile a Dio, il che affascinava Hitler. Inoltre, come ci raccontano le cronache, Hitler, dinanzi alla lancia e in tutti i rituali misterici e medianici ebbe delle visioni, in cui i morti indicavano il Fuhrer come l’eletto, in pratica come il detentore della Lancia di Longino. In stato di estasi il Fuhrer aveva visto di essere la reincarnazione di uno degli uomini più temuti dal Cristianesimo: il mago nero del IX secolo d.C. Landolfo di Capua, signore dell’Italia meridionale. Inoltre, entrato in contatto con i membri della Thule, Hitler si dedicò sempre più all’estasi orgiastica. Lo sfrenato desiderio carnale del Fuhrer connotava sempre più la sua natura maligna e sottolineava la sua sete di potere. Ottenuta la Lancia, Hitler iniziò una lunga ed estenuante guerra mondiale, pensando che il possesso della reliquia gli conferisse l’onnipotenza. Ma Hitler non aveva fatto bene i calcoli: molti generali americani erano venuti a conoscenza dell’importanza della Lancia e, invasa la Germania, iniziarono a cercarla in tutti i bunker. Ironicamente il caso volle che gli americani la ritrovassero in un bunker a Berlino il 30 di aprile, giorno in cui, come la storia ci insegna, Hitler si suicidò, probabilmente all’ora precisa del ritrovamento.

Il generale Patton restituì la Lancia all’Austria…. ma un dubbio sorge spontaneo: è questa la vera lancia? È possibile che Hitler abbia realizzato una copia e che proprio quella sia stata ritrovata, mentre invece l’originale si cela ancora in qualche oscuro sotterraneo della Germania? È possibile che gli Americani abbiano volutamente restituito una copia all’Austria e che l’originale sia nascosta fra i tesori di un qualche generale inglese o americano (o forse a qualche capo di governo)?

C’è chi sostiene che Himmler abbia portato la lancia sacra in un luogo top secret dell’Antartide, dove tuttora resta celata, o che sia stata ritrovata da una rinomata società esoterica, l’Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, e che sia nascosta in qualche luogo segretissimo, custodita da alcuni “puri” cavalieri dell’ordine.

mercoledì 9 luglio 2014

Blavatsky, la medium di Hitler



Come Hitler e il suo giro esoterico giunse a contatto con il mito di Agarthi, ormai, non è più un mistero. La Società Thule era un'associazione segreta fondata da Von Sebottendorf, di cui Rudolph Hess era adepto fedele. E' dall'entourage della Thule che Adolf Hitler emerse quale leader politico. La Thule di Von Sebottendorf si ispirava a uno dei movimenti centrali dell'esoterismo occidentale, la Società Teosofica fondata e gestita dalla medium Helena Blavatsky, dalle cui file uscì anche Rudolf Steiner. Ecco un ritratto della medium nera, che asseriva di essere in contatto con gli iniziatici Maestri Sconosciuti.

La più grande occultista nella storia della civiltà occidentale, un diretto agente della Fratellanza Transhimalayana degli Adepti, fu Helena Petrovna Blavatsky. Nacque il 12 agosto (31 luglio secondo il vecchio calendario russo) 1831, ad Ekaterinoslav, Ukraina, Russia, da Peter Alexeyevic von Hahan e Helena Andreyevna famosa scrittrice di romanzi, che morì in giovane età. Nipote da parte materna del Primo Cancelliere Andrey Mihailovich de Fadeyev e della Principessa Helena Pavlovna Dolgorukov, che curò la sua educazione a Saratov e Tiflis, Caucaso, la Blavatsky durante la prima infanzia viaggiò col padre nell'Europa occidentale. Dimostrò fin d'allora un'eccezionale sensitività psichica.
Sposò nel 1849 Nikifor Vassilyevich Blavatsky, un ufficiale dello Stato, molto più vecchio di lei. Lo lasciò e viaggiò per la Turchia, Grecia, Egitto, Francia, 1849-50. Incontrò il suo Maestro a Londra, 1851. Quello stesso anno s'imbarcò per il Canada, andò a New Orleans, Messico, Sud America, India occidentale; si diresse poi verso l'India passando da Ceylon, 1852. Provò, fallendo, ad entrare in Tibet.
Ritornò in Inghilterra via Giava, 1853. Torna di nuovo in America nell'estate del 1854, attraversando le Montagne Rocciose su carovane d'emigranti. Volle visitare ancora il Sud America. Partì per l'India alla fine del 1855, via Giappone. Viaggiò attraverso India, Kashmir, Ladakh, parte del Tibet, Burma, 1856-57. Ritornò in Europa via Giava nel 1858, fermandosi in Francia e in Germania. Quindi ritornò in Russia, arrivando a Pskov nella notte di Natale del 1858. Partì poi per il Caucaso, agli inizi del 1860, viaggiando fra le tribù dei nativi e rimanendo fra loro fino al 1864-65. Sperimentò dure crisi psichiche e fisiche, acquistando un completo controllo sui suoi poteri occulti.
Ritornò ancora in Russia e viaggiò estendendosi verso i Balkani, in Egitto, Siria e in Italia, 1866-67. Ritornata in Italia nel 1867, fece una breve visita nella Russia meridionale. Fu presente nella battaglia di Mentana il 3 novembre 1867 dove fu ferita. Andò in India e nel Tibet col suo Maestro alla fine del 1868. Ritornò in Grecia nel 1870. S'imbarcò per l'Egitto ma subì un naufragio vicino all'isola di Spetsai, il 4 luglio 1871. Si stabilì al Cairo, 1871-72, dove provò a formare una Società Spirituale, che subito fallì. Viaggiò in Siria, Palestina, Libano, 1872, ritornando poi per un breve periodo a Odessa.
Dopo un breve viaggio nell'Europa orientale, ritornò a Parigi nella primavera del 1873. Su ordine dei suoi maestri, partì per New York, arrivando il 7 luglio. Incontrò il Col. Henry Steel Olcott nella fattoria degli Eddy, Chittenden, VT, il 14 ottobre 1874.
Iniziò la sua carriera letteraria verso la fine del 1874 pubblicando scritti in difesa delle genuine manifestazioni spiritiche. L'8 settembre 1875 fondò la Società Teosofica insieme con il Col. Olcott (per inciso: è l'inventore del baseball), William Q. Judge e altri (inaugurazione ufficiale il 17 novembre 1875).
Helena Blavatsky pubblicò il suo primo grande lavoro, Iside Svelata, nell'autunno del 1877. Divenne cittadina americana l'8 luglio 1878. Partì per l'India con il Col. Olcott il 17 dicembre 1878, stabilendosi a Bombay. Lanciò la sua prima rivista, The Theosophist, nell'ottobre 1879, che ebbe una rapida diffusione grazie anche al lavoro dei teosofi in India durante il 1879-83. Trasferì poi la sede principale a Adyar, Madras, nel gennaio 1883.
Partì per l'Europa il 20 febbraio 1884, accompagnata da Olcott, Mohini e altri. Dopo aver visitato Nizza, si stabilì per un po' a Parigi, per lavorare su La Dottrina Segreta. Visitò brevemente Londra. Andò verso Elberfeld, in Germania, nell'autunno del 1884, in quel periodo scoppiò la cospirazione dei Coulomb a Adyar. Nuovo viaggio a Londra nel 1884 e subito dopo per l'India, arrivando a Adyar il 21 dicembre 1884; qui la Blavatsky si ammalò gravemente nel febbraio del 1885, e - a suo dire - fu salvata dal suo Maestro. Salpò per Napoli il 31 marzo 1885, lasciando l'India e concedendosi un viaggio per diletto; dopo una breve permanenza a Torre del Greco, si stabilì a Wurzburg, Germania, dove stese una gran parte de La Dottrina Segreta. Si spostò ad Ostenda nel luglio 1886, visitando Elberfeld sulla sua strada. Continuò il suo impegno letterario, trasferì la residenza a Londra, maggio 1887, dove fu istituita la Blavatsky Lodge e dove la sua seconda rivista, Lucifer, fu lanciata nel settembre del 1887.
Pubblicò La Dottrina Segreta alla fine dell'autunno del 1888. Fondò la Scuola Esoterica nello stesso anno e scrisse le sue Istruzioni. Pubblicò La Chiave della Teosofia e La Voce del Silenzio nel 1889. Stabilì nel 1890 la Sede Generale Europea della Società Teosofica al 19 di Avenue Road, Londra, dove morì, l'8 maggio 1891. Fu cremata al Woking Crematorium Surrey.

Alla ricerca del Graal




Questa è Storia: una storia che gli storici non hanno saputo finora spiegare. 1945, presa di Berlino. In un quartiere periferico della città, un plotone russo ritrova cadaveri soldati in uniforme nazista che non sembrano essere nazisti. Sono giovani tibetani. Una rapida indagine conclude che lo squadrone si è suicidato in massa. Un dipartimento tibetano agli ordini di Hitler, suicida, nel cuore di Berlino, è un'anomalia storica che nessuno aveva portato agli onori delle cronache, finché un discepolo di Gurdjeff e un eccentrico scienziato non pubblicano, nel 1963, Il mattino dei maghi, la raccolta in libro dei numeri di una rivista - Planète - che spopolò in Francia negli anni Cinquanta. Il nome di questi due ricercatori dell'ignoto: Louis Pauwels e Jacques Bergier. Sono loro a sottolineare l'importanza della presenza di quel battaglione tibetano a pochi chilometri dal bunker in cui Hitler si stava togliendo la vita.



L'influenza di Pauwels & Bergier fu enorme sulla cultura pop degli anni successivi. Senza Il mattino dei maghi è impensabile l'esistenza - per fare un solo, significativo esempio - di Indiana Jones. Un'intera branca della storiografia contemporanea - di cui Giorgio Galli è l'alfiere in Italia - non avrebbe preso piede, senza l'opera questi due scriteriati appassionati francesi di Fulcanelli. Poi, in pieni anni Novanta, ecco esplodere il successo di Sette anni in Tibet, la storia di Heinrich Harrer portata su grande schermo da Brad Pitt: in piena Seconda Guerra Mondiale, un adepto del Führer si ritrova - abbastanza inspiegabilmente - in Tibet, alla corte del Dalai Lama. Compare una foto in cui la massima autorità spirituale e politica tibetana indossa una divisa nazista. Viene ripensata la scelta hitleriana di un simbolo arcaico, così intimamente legato alla tradizione religiosa del Tibet, come la svastica. Emerge l'influenza che la Società Thule, legata alla medium Helena Blavatsky, ebbe sulla classe dirigente nazista. Cosa cercavano gli uomini di Hitler in Tibet? E cosa trovarono? E perché le autorità tibetane offrirono il loro aiuto all'esercito tedesco? C'è forse l'ombra del Graal dietro questo insolito e imbarazzante "scambio culturale"? Una storia ambigua, oscura, che puzza di zolfo. E che Freddy il Pazzo, un guru della Rete da anni amico di Clarence, ha sventrato fino al nucleo della sua ineffabile e scandalosa verità...

Il Significato Delle Rune Usate Dal Nazismo


La HakenKreuz, meglio conosciuto come Svastika, è stato da sempre un simbolo collegato alla fortuna, tant'è che in una cartolina benaugurante del 1907 veniva descritto (erroneamente) come formato da quattro L, che stavano per "Love, Life, Luck and Light". Lo Svastika comunque è noto nella religione nordica per essere un simbolo legato al Sole, ma è anche il simbolo che rappresenta Thor, il Dio del Fulmine.



Il Sonnenrad rafforza il concetto suddetto come svastika assimilato alla "Ruota del Sole", un'antico simbolo nordico che rappresentava proprio l'astro.Questo simbolo fu adottato dalla V SS Panzer Division "Wiking".



Il DrachenAuge "Occhio del Drago" è un simbolo originatesi da uno svastika, quindi ha un significato comune.Fu usata in Africa nell'Africaner Weerstargsbeweginng.



Sieg è il simbolo della "Vittoria". Questa Runa fu adottata in coppia come simbolo delle SS.



Ger è il simbolo dello "Spirito Comune".



Il Wolfsangel o "artiglio del Lupo" sembra essere un antico talismano che preservava dagli attacchi dei lupi.All'opposto però, sembra essere anche il simbolo che indica il "Lupo Mannaro", o più genericamente "Il Lupo".... Fu adottato dalla II SS Panzer Division "Das Reich".



Questa è una variante del Wolfangel, adottato dalle SS Olandesi.



Opfer rappresenta "L'Autosacrificio" e fu usata per la commemorazione dei membri Nazisti uccisi durante il Putsch del 1923.



Eif rappresenta lo "Zelo e l'Entusiasmo". Fu adottato come ornamento per degli speciali aiutanti selezionati di Hitler.



Algiz simboleggia la "Protezione" fu adottata dalla Società SS Lebensborn, luoghi destinati all'accoglimento delle madri non sposate dei figli delle SS.



L'Algiz rovesciata fu usata come simbolo di "morte"(Toten-rune), fu usata nelle tombe delle SS, insieme con Algiz (Leben-rune) per indicare la data di nascita e di morte.



Tiwaz è la runa che rappresenta il Dio Germanico Tyr, Dio della "guerra". Era buon auspicio per i guerrieri infatti, incidere Tiwaz sulla lama della loro spada e invocare due volte il nome di Tyr.



Gli Heilszeichen o "simboli di Prosperità" appaiono incisi sull'SS Totenkopfring (Anello col Teschio), che Himmler donava alle SS selezionate.





Hagal è il simbolo della "Fede".





Othala è il simbolo della "Famiglia" e di coloro uniti da razza e sangue. Fu adottata dall'Ufficio SS Razza e Successione, così come dal VII SS Freiwilligen Gebirgs Division "Prinz Eugen".

Himmler E Il Potere Delle Rune




Himmler, il capo delle SS, dedicò tutta la sua attività all'educazione "mistica" dei suoi uomini. Il suo più grande sogno era quello di creare una Società Segreta interamente di suo pugno, senza ispirarsi ad altre associazioni. Le sue basi dovevano essere l'etica prussiana combinata con l'antico Ordine Cavalleresco. Himmler credeva di essere la reincarnazione di Enrico I, il Re dei Sassoni che combattè e conquistò le tribù slave dell'est. Il suo obiettivo era continuarne la missione attraverso le SS, e governare il nuovo Impero Ariano. Si interessò a lungo di "dottrine esoteriche", e fu molto affascinato dall'uso e dai significati delle Rune. E' proprio dall'unione di due Sieg (Rune della vittoria, che hanno la forma di un fulmine) che Himmler creò il simbolo delle SS. Alle SS fu dedicato un nuovo culto, che affondava le radici negli ordini dei Cavalieri e dei Templari, circondati da simbologie runiche o precristiane. I rituali erano praticati nel castello di Wewelsberg, in Westfalia, e presieduti da 13 membri che costituivano il Gran Concilio dei Cavalieri, che era guidato dal Gran Maestro Heinrich Himmler.

La "Thule Gesellschaft"




Dietro la facciata della dissoluzione tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale si celava un movimento Ultranazionalista pronta alla cospirazione... La "Società Thule" fu creata da Rudolf Glauer (1875-1945) a Monaco nel 1919. Glauer in seguito cambiò nome, a favore di un più altisonante "Barone Heinrich Von Sebottendorf". Thule era il nome di un'isola leggendaria situata nel nord (gli Iperborei della Teozoologia...), il centro di una civiltà di alto livello. Nonostante la sua scomparsa, però, rimase la "conoscenza segreta", di cui erano custodi esseri antichi estremamente intelligenti ( i "Maestri" della Teosofia...). L'iniziato poteva, attraverso antichi rituali entrare in contatto con queste creature e raggiungere una forza ed energia soprannaturale, con cui possono creare questa nuova razza di superuomini. Era un movimento antisemita, che sentiva molto fortemente gli insegnamenti di Von List. Al discorso innaugurativo Von Sebottendorf disse "Thule combatterà finchè lo Svastika risorgerà vittoriosa dall'oscurità ghiacciata!" Il 30 Aprile la Thule dichiarò la Rivoluzione. Monaco fu travolta da ultranazionalisti, e alcuni portavano sugli elmetti il simbolo dello Svastica. La rivoluzione fu un successo e aumentarono i sostenitori del movimento. Si formarono nuove sedi, e una di queste era a Berlino. I membri erano di classi altolocate (figuravano molti giudici, avvocati, aristocratici...), e per accedere nella Società bisognava dimostrare di aver un certo patrimonio razziale, l'accesso era infatti permesso solo a individui biondi con occhi azzurri o castani e pella chiara. A Berlino, nella selezione dei soci veniva data importanza anche alla forma del cranio. Nel gennaio del 1919 Anton Drexler iniziò a organizzare il Partito dei lavoratori in un nuovo gruppo politico. La Thule si mostrò favorevole, e venne alla luce il Partito dei Lavoratori Tedeschi. Un certo Adolf Hitler fu mandato a monitorare questo nuovo partito, di cui divenne un membro attivo e dopo quattro mesi dal suo arrivo, il partito fu rinominato "Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori Tedeschi". Nel Maggio del 1920 lo Svastica divenne il simbolo del NSPA.

Ostara




Nel 1905, Von Liebenfels iniziò le pubblicazioni di Ostara, una rivista che parlava di occultismo e arianesimo, riprendendo il nome dall'antica dea germanica della Bellezza, associata alla stagione primaverile. In Ostara Von Liebenfels sottolineò il suo sogno di purificazione tedesca attraverso l'eugenetica e l'incremento delle "nascite pure" favorendo gli accoppiamenti tra donne e uomini ariani, raccomandando la poligamia. La soluzione per le razze inferiori e i malati mentali (così come handicappati e malati in genere..) erano o l'eliminazione o la deportazione in Madagascar. Si parlò anche delle Crociate,e dell'azione deterrente che ebbero contro i propositi di contaminazione delle razze inferiori dell'est verso i popoli dell'ovest. Il Sacro Graal si tramutò poi nella rappresentazione dei poteri psichici degli Ariani, e la Ricerca del Graal fu paragonata alla ricerca della Purezza. La Democrazia e il Capitalismo venivano visti come infezioni della società dovuta agli Ebrei. Nel 1907 Lanz formò una società devota alla crociata antisemita, chiamata "L'Ordine dei Nuovi Templari", collocandola in Austria. Il proposito dell'associazione era salvare gli ariani dalle impurità razziali e sterminare le razze inferiori a questo scopo, per una visione di un mondo migliore, dominato da Armonia, Arte, Antichi Culti e Scienza dove gli Ariani possono occupare tutti i luoghi della Terra.

La Teozoologia


Jorg Lanz Von Liebenfels (1874-1954) fu descritto come il Padre del Nazional-Socialismo. Egli combinò gli insegnamenti di Von List (Importante membro del Germanenorder, teorizzò l'idea dello Stato Ariano, abitato da una Razza Superiore germanica) con i suoi interessi di eugenetica, e creò una nuova dottrina che chiamò "Teozoologia". Alla luce di ciò, Von Liebenfels proclamò l'esistenza delle 7 Radici Razziali che si susseguirono sulla terra:
La Prima razza a svilupparsi sulla terra fu la Razza Astrale, degli esseri umani di puro spirito, la forma di esistenza più perfetta del Creato.
La Seconda fu la Razza Iperborea, che viveva in un continente ormai scomparso nell'Oceano Nordico.
La Terza razza fu quella dei Lemuri, che scomparve a causa del mescolamento con gli animali.
La Quarta Razza fu quella degli Atlantidi, che possedevano poteri psichici e vivevano in grandi città. Furono distrutti da un'innondazione.
La Quinta razza era conosciuta come "Razza della Speranza", coloro che fondarono la cultura greca.

Dalla quinta razza si svilupparono poi altri due "ceppi": gli Ariani (che però persero i poteri psichici degli Atlantidi) e quella delle "bestie", di cui non si specifica un nome preciso. Per ricreare una Razza Ariana riportandola al fulgore dell'era Atlantica, bisognava purificare il sangue degli individui attraverso rigorose leggi razziali, e bisognava abolire il Cristianesimo, che aveva distrutto l'Antico Culto Ariano. Insomma, Von Liebenfels affermava che i veri Ariani erano i tedeschi. E all'opposto vi erano gli Ebrei, una razza aliena (!!!) nemica degli Ariani.

La Società Teosofica




Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) nacque in Ucraina col nome Von Hahn Rottenstern. Fin da bambina manifestò poteri sensoriali, fu affetta da sonnambulismo e allucinazioni. Nel XIX secolo era molto "in voga" intraprendere viaggi in Tibet, e così fece pure Madame Blavatsky, che da adulta era una nota telepatica e psichica.Questo suo viaggio è documentato dal libro "Dottrina Segreta", dove descrive di come sia venuta a contatto con antiche testi occulti in un antico monastero tibetano, che la portarono alla conoscenza dell'universo e del corso futuro della storia.Il testo afferma che l'Uomo inizialmente era Puro Spirito senza un corpo, ma un giorno decadde nel Caos e nell'Oscurità.Madame Blavatsky affermò di essere stata iniziata alle pratiche magiche e all'uso di simboli esoterici che insegnano come far risorgere dalla Razza Umana dalla bassezza odierna alla pura forma spirituale iniziale.Diceva di essere anche in contatto telepatico con i Maestri Nascosti, che le raccontarono la storia occulta dell'essere umano.Blavatsky affermava inoltre che il simbolo esoterico più potente era lo Svastica, conosciuto in Tibet come "Principio di Fuoco e Creazione", ma che lei indicò come il simbolo della Razza Ariana, ovvero il nome della Nuova Razza che si genererà attraverso i suoi insegnamenti.