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mercoledì 23 luglio 2014

Otto Skorzeny

Otto Skorzeny (Vienna, 12 giugno 1908 – Madrid, 5 luglio 1975) è stato un militare austriaco. Soldato della Germania nazista, acquistò grande notorietà durante la seconda guerra mondiale per aver partecipato alla liberazione di Mussolini dalla sua prigionia del Gran Sasso d'Italia (1943).




Biografia
Attività bellica

Aderì ancora studente al partito nazista austriaco nel 1930 e otto anni dopo fu favorevole all'annessione tra l'Austria e il Terzo Reich.In questo periodo si procurò una ferita al volto durante un duello studentesco e rimase orgogliosamente deturpato. Nel 1939 giunse a Berlino e cercò dapprima di entrare nella Luftwaffe. Essendo inidoneo, per ragioni d'età, al servizio come pilota da caccia (ruolo a cui anelava), abbandonò le velleità aeronautiche ed entrò nella Leibstandarte Adolf Hitler, passando l'anno seguente alla divisione Das Reich. Dopo avere combattuto in Olanda e poi in Francia, nel 1941 fu trasferito sul Fronte Orientale, dal quale fu rimpatriato nel dicembre 1942.

Nei servizi segreti tedeschi

Nell'aprile del 1943 fu destinato all'ufficio VI (il Sicherheitsdienst) dell'RSHA, ufficio addetto prevalentemente ad attività di spionaggio e incursioni, con l'incarico di organizzare una piccola unità di commando (Friedenthaler Jagdverbände) con il compito di sviluppare la condotta di azioni di guerra sul modello dei commando inglesi, e che quindi si doveva affiancare ai già esistenti reparti Brandenburg dell'Abwehr: le prime missioni in Medio Oriente ed in Russia, tuttavia, fallirono.

La liberazione di Mussolini


Skorzeny in divisa delle Waffen SS


il luogo di prigionia del Duce a Campo Imperatore


Un'altra immagine della liberazione del Duce sul Gran Sasso


Mussolini sul Cicogna, dopo la sua liberazione, poco prima del decollo

Dopo il 25 luglio 1943, Skorzeny fu inviato in Italia da Himmler con l'incarico di coadiuvare il generale Kurt Student, cui Hitler aveva affidato l'incarico di condurre l'Operazione Eiche (ovvero di cercare il luogo in cui Mussolini era tenuto prigioniero e di liberarlo). I paracadutisti di Student dovevano effettuare l'incursione mentre le SS di Skorzeny dovevano reperire le informazioni sul luogo di detenzione del prigioniero. Skorzeny non ebbe grande merito nella liberazione di Mussolini, dato che i suoi compiti di fatto si esaurirono nel momento in cui fu scoperta, appunto, la prigione del duce sul Gran Sasso. Ufficialmente egli infatti prese parte all'operazione (condotta il 12 settembre appunto da paracadutisti del Fallschirmjäger-Lehrbataillon), come osservatore. Secondo un'altra visione dei fatti, invece, Skorzeny ebbe il merito della riuscita dell'operazione, poiché ebbe l'idea di portare con sé il generale di polizia Soleti che, facendosi riconoscere dai carabinieri e dai soldati che presidiavano l'albergo sul Gran Sasso e intimando loro di non sparare, consentì la liberazione del duce che fu quindi incruenta.
Skorzeny riuscì in effetti a presentarsi da Mussolini per annunciargli che, per ordine di Hitler, i tedeschi erano venuti a liberarlo senza affrontare alcuna reazione da parte degli italiani, totalmente disorientati dalla presenza del generale Soleti, alla cui vista lo stesso Mussolini, affacciatosi alla finestra, disse: "Non sparate, non vedete che è tutto in ordine? C'è un generale italiano". Si deve anche menzionare del fatto che Karl Radl, brillante ufficiale delle SS, ebbe un ruolo di primo piano nell’operazione Eiche. Nel 1955, Radl pubblicò il libro "Yo Rescate a Mussolini", dove per l'appunto dichiarò che fu proprio lui il vero ideatore dell'inclusione del Generale Soleti nella spedizione tedesca a Campo Imperatore per liberare Mussolini.
Ad ogni modo Skorzeny sfruttò al massimo l'occasione per autopromuoversi: insistette fino al punto delle minacce per salire sul leggero apparecchio Fieseler Storch (che in tedesco significa "cicogna"), che doveva condurre Mussolini all'aeroporto di Pratica di Mare, e da lì in Germania; lo Storch (velivolo da ricognizione pensato per appena due occupanti) corse un enorme rischio decollando da una breve discesa gravato dal peso del pilota, del corpulento Mussolini e del colosso Skorzeny (2 metri di altezza per 100 chili di peso circa). Ad ogni modo l'ufficiale delle SS fece in modo di essere presente in tutte le foto scattate al dittatore appena liberato e, grazie ad esse, la propaganda di Goebbels lo catapultò in una massiccia campagna divulgativa, che lo rese il protagonista dell'operazione a danno del generale Student, comandante dei paracadutisti. Promosso al grado di SS-Sturmbannführer e decorato con la Croce di Cavaliere, a Skorzeny fu affidato il comando della sezione S (Operazioni speciali) del Sicherheitsdienst.

Altre operazioni di commando


Skorzeny sul fronte dell'Oder nel febbraio 1945.

Nell'aprile del 1944 collaborò con Himmler alla pianificazione dell'operazione, poi fallita, condotta dall'SS-Fallschirmjäger-Bataillon 500 per la cattura di Tito. Egli poté mettersi di nuovo in luce a seguito del fallito attentato di von Stauffenberg a Hitler del 20 luglio 1944, quando organizzò un'unità speciale delle SS che a Berlino iniziò la repressione.
In ottobre, con un altro colpo di mano, rapì a Budapest il figlio del reggente d'Ungheria, ammiraglio Horthy, occupando la sede del governo magiaro e impedendo a quest'ultimo di siglare un accordo di armistizio con le forze sovietiche. Per questo successo il 22 ottobre, a Rastenburg, fu promosso SS-Obersturmbannführer e incaricato nell'ambito dell'operazione Wacht am Rhein (l'Offensiva delle Ardenne), di occupare i ponti di Amay, Huy e Ardenne, sulla Mosa (Operazione Greif), con un'unità da lui stesso organizzata e diretta, la Panzerbrigade 150, che includeva nei suoi ranghi anche soldati tedeschi in uniforme americana reclutati nei ranghi della marina mercantile, che sapevano parlare l'inglese con accento e slang da Yankee.

La cattura e il processo

Fu catturato nel maggio del 1945 dagli americani, ma fu successivamente assolto da tutte le accuse (1947) per crimini di guerra. Il processo degli alleati fondava l'accusa su di lui fondamentalmente sull'impiego illecito in guerra di uniformi nemiche durante l'Operazione Greif. La difesa si batté sulla liceità dell'utilizzo di uniformi del nemico per accostarsi a quest'ultimo, purché si butti via l'uniforme quando si inizino i combattimenti.
A sostegno di ciò, si attestò che la cosa era stata compiuta anche dagli alleati: in Ungheria erano stati catturati ufficiali britannici con divise tedesche e non furono fucilati, e la stessa cosa avevano fatto gli americani ad Aquisgrana.
Sull'utilizzo di travestimenti e carte d'identità nemiche da parte degli americani testimoniò al processo anche un ufficiale inglese, il comandante Forrest Yeo-Thomas, con un gesto cavalleresco raramente compiuto nel dopoguerra: un inglese veniva a testimoniare a favore di un tedesco, un ex-nemico, cosa che diede grande vivacità al processo e una tensione notevole a tutto il suo svolgimento. Thomas affermò infatti che gli inglesi avevano usato non solo travestimenti ma anche distintivi nemici, armi nemiche, falsi documenti, tutto ad uno scopo: vincere la guerra e, parole testuali, fare fuori l'altro.
Skorzeny fu così assolto e, sebbene formalmente trattenuto in Austria, fuggì facilmente in Spagna, allora governata dal caudillo Francisco Franco, di cui Skorzeny fu un sostenitore.

L'attività successiva al 1947

Si suppone che Skorzeny abbia avuto parte attiva nell'organizzare la fuga di ex soldati delle SS dalla Germania nell'ambito della cosiddetta organizzazione Die Spinne, il Ragno, simile per obiettivi all'organizzazione Odessa, ma ovviamente stante la segretezza dell'organizzazione medesima si conoscono in merito solo dati parziali.
Secondo alcune testimonianze (tra cui quella di Adriano Monti, complice di Junio Valerio Borghese nel tentato golpe) sarebbe stato anche tra i promotori dell'organizzazione Geleme, una branca dei servizi segreti tedeschi durante la guerra, poi inserita tra le organizzazioni di intelligence fiancheggiatrici della CIA. Avrebbe fatto allo stesso Monti il nome di Giulio Andreotti come garante politico del colpo di stato di Borghese.
Scrisse la sua autobiografia alla fine degli anni sessanta, intitolata Lebe Gefahrlich. Uscì in Italia nel 1970 per le Edizioni del Borghese con il titolo Vivere pericolosamente.

martedì 22 luglio 2014

Helene Bertha Amalie Riefensthal

Helene Bertha Amalie Riefensthal nasce a Berlino il 22 agosto 1902. Figlia di un funzionario governativo, dopo gli studi inizia ad occuparsi di danza lavorando presso il Balletto russo di Berlino. Unisce l'amore per il cinema e per la montagna interpretando i primi film con Arnold Franck. Esordisce come ballerina e seduttrice nel 1925 in La montagna dell'amore, proseguendo il filone montanaro, molto apprezzato nella Germania pre-nazista, con La tragedia di Pizzo Palù (1929). Dopo l'esperienza nella pellicola del grande Pabst passa dietro la macchina da presa per dirigere la bella maledetta, da lei interpretato e scritto assieme a Bela Balasz.
Ma la svolta per la sua carriera arriva con l'ascesa del nazismo. Considerata una delle donne più belle e affascinanti del terzo Reich, che suscitava l'invidia di mogli e amanti dei gerarchi, da Goebbels a Hitler, la Riefnsthal sposa i principi estetici del regime portandoli con il suo cinema alla massima espressione. Per espresso desiderio di Hitler realizza nel 1935 Il Trionfo della volontà, un documentario celebrativo sul congresso di Norimberga del '34 per ricordare la presa del potere l'anno precedente. Per questo lavoro finanziato dal partito nazista riceve mezzi enormi. E il risultato, davvero impressionante, è l'espressione della concezione nazista dell'arte subordinata alla politica. Una concezione che sarà ripresa, ma alla massima potenza, nel 1936 con Olympia, il documentario sulle Olimpiadi di Berlino del 1936: con 40 operatori e una disponibilità illimitata di mezzi tecnici la regista realizza un'opera di oltre tre ore, in cui i primi piani sui corpi degli atleti e sulle bandiere naziste, uniti ai campi lunghi sulla massa devota al Fuhrer, esprimono il mito della superiorità della razza ariana.
Arrestata nel 1945 e giudicata da un tribunale occidentale, dopo quattro anni di carcere la Riefnsthal viene assolta e rilasciata. Negli anni '60 si trova in Africa per girare documentari su una tribù nubiana e per reportages fotografici di grande successo. Continua a girare documentari fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta l'8 settembre del 2003 a 101 anni. La Riefensthal ha sempre negato di avere aderito al nazismo e di aver avuto una relazione col Fuhrer spiegando di essersi interessata, solo e sempre, all'arte.

Hanna Reitsch

Hanna Reitsch (Hirschberg, 29 marzo 1912 – Francoforte sul Meno, 24 agosto 1979) è stata un'aviatrice tedesca.

Biografia

In gioventù fu una fervente nazista, ricevette diverse decorazioni e fu nominata capitano pur non avendo partecipato ad alcuna azione militare, per la sua intensa attività di collaudatrice di velivoli civili e militari e per la conquista di diversi record mondiali, in particolare nel volo a vela.
Fu tra l'altro collaudatrice dello Junkers Ju 87 "Stuka", del Dornier Do 17 e del primo elicottero pilotabile, il Focke-Achgelis Fa 61. Quando per la Germania la vittoria sembrava impossibile, fu lei la prima a proporre a Hitler la costituzione di squadriglie di kamikaze tedeschi. Si propose come pilota collaudatrice per una versione dotata di cabina di pilotaggio della bomba volante V1-e, detta Reicherberg.
Nell'aprile del 1945 insieme al fidanzato, il generale Robert Ritter von Greim, si recò con il suo Fieseler Fi 156 Storch nel centro di Berlino, che stava per cadere in mano ai sovietici, per raggiungere Adolf Hitler nel bunker in cui si era rifugiato. Questi aveva convocato von Greim per nominarlo nuovo capo della Luftwaffe. La Reitsch tentò inutilmente di convincere il Führer a farsi trarre in salvo e di farsi almeno affidare i sei figli di Joseph Goebbels.
In quell'occasione mostrò la sua grande bravura di pilota atterrando in una strada ingombra di calcinacci e rottami, rimanendo illesa. Von Greim invece fu ferito ad una gamba da un colpo di antiaerea. Dopo la fine della guerra, e dopo essere stata trattenuta in prigionia diciotto mesi da parte degli Alleati per essere interrogata, continuò a volare, partecipando a gare internazionali di volo a vela, conquistando medaglie e nuovi record. Nel 1951 scrisse il primo di quattro libri, un'autobiografia.
Invitata da Indira Gandhi e Nehru visitò l'India nel 1959 e vi fondò una scuola di aviazione. Nel 1961 visitò gli Stati Uniti, invitata dal presidente John Fitzgerald Kennedy. Nel 1962 si trasferì per quattro anni in Ghana, su invito del presidente Kwame Nkrumah, dove fondò una scuola di volo a vela. La scuola era comandata da J. E. S. de Graft-Hayford e accoglieva diversi alianti, tra i quali dei doppi (ex: Schleicher K7, Slingsby T21 e un Bergfalk) e dei singoli (ex: Schleicher K8). Morì a Francoforte sul Meno nel 1979 per un attacco di cuore.

Record e medaglie

Nel 1952 si qualificò terza nei campionati mondiali di volo a vela tenutisi in Spagna: fu l'unica donna a partecipare. Nel 1955 conquistò il record femminile di altezza nel volo a vela (6848 m). Conquistò due volte il record femminile di distanza di volo a vela, nel 1976 (715 km) e nel 1979 (802 km), volando lungo la catena montuosa degli Appalachi, negli Stati Uniti. Fu la prima donna ad attraversare le Alpi in aliante. A tutti questi riconoscimenti bisogna aggiungere la croce di ferro di prima classe conferitale da Hitler in persona.

domenica 20 luglio 2014

Eduard von Böhm-Ermolli

Eduard von Böhm-Ermolli (Ancona, 12 febbraio 1856 – Troppavia, 9 dicembre 1941) è stato un generale austro-ungarico, durante la Prima guerra mondiale raggiunse il grado di feldmaresciallo nell'esercito austro-ungarico. Fu proclamato inoltre feldmaresciallo onorario durante il periodo nazista.

Ferdinand Schörner

Ferdinand Schörner (Monaco di Baviera, 12 giugno 1892 – Monaco di Baviera, 2 luglio 1973) è stato un generale tedesco, prestò servizio nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Nominato Feldmaresciallo nell’aprile del 1945, poco prima della capitolazione del Terzo Reich, fu designato nel testamento di Hitler quale ultimo Comandante in capo dell’Esercito tedesco.

Ernst Bernhard Wilhelm Busch

Ernst Bernhard Wilhelm Busch (Essen, 6 luglio 1885 – Aldershot, 17 luglio 1945) è stato un generale tedesco.
Busch nacque ad Essen, in Germania; suo padre era un colonnello dell'esercito tedesco, poi deputato per il Partito Conservatore al Reichstag. Busch fu educato all'accademia militare di Groß Lichterfelde, dalla quale uscì sottotenente di cavalleria; entrò nell'esercito tedesco nel 1904 e partecipò alla prima guerra mondiale combattendo sul fronte orientale, prima in servizio attivo poi venne assegnato allo stato maggiore del generale Friedrich von Bock und Polach.
Dopo la guerra Busch fu ufficiale nella Baltisches Landswehr gestita dal generale von der Goltz e fu compagno di Georg Baron Manteuffel-Szoege e Sigismind von Radecki, e poi ufficiale nell'esercito controrivoluzionario del generale Maercker e partecipò alla repressione dei moti spartachisti; nel 1908 era stato promosso tenente, nel 1916 capitano e nel 1928 maggiore. Nel 1925 passò in fanteria gli venne assegnato l'incarico di ispettore dei trasporti di truppe e cinque anni dopo fu nominato tenente colonnello del 9º Reggimento Fanteria.
All'inizio della seconda guerra mondiale prese parte all'invasione della Polonia al comando di un corpo d'armata inquadrato nella 14. Armee del generale Wilhelm List, mentre nel 1940 durante la campagna di Francia assunse il comando della 16. Armee che svolse un ruolo importante nella schiacciante vittoria tedesca. Dopo il successo del Terzo Reich in occidente venne insignito della Croce di Cavaliere della Croce di ferro.
Busch mantenne il comando della 16. Armee anche all'inizio prese dell'Operazione Barbarossa e guidò le sue truppe, dipendenti dal Gruppo d'armate Nord del feldmaresciallo Wilhelm von Leeb, all'avanzata verso Leningrado. Le truppe di Busch marciarono con successo fino all'altopiano del Valdaj a sud del lago Ilmen dove però dovettero arrestarsi all'inizio dell'inverno del 1941 a causa della crescente resistenza dell'Armata Rossa, dell'esaurimento delle risorse e dei rigori del rigido clima russo. La controffensiva sovietica del gennaio 1942 mise in grande difficoltà Busch; la 16. Armee rischiò di essere travolta e una parte delle forze, sei divisioni del II corpo d'armata, venne accerchiata nella cosiddetta sacca di Demjansk. Da febbraio 1942 al marzo 1943 Busch diresse la sua armata in aspri combattimenti per evitare uno sfondamento e cercare di riaprire i collegamenti con le truppe accerchiate a Demjansk che organizzarono una tenace resistenza e respinsero tutti i tentativi sovietici di schiacciare la sacca. Nel maggio 1942 i tedeschi riaprirono precarie vie di comunicazione con Demjansk ma fu solo nel febbraio 1943 che iniziò l'"operazione Ziethen", l'evacuazione della sacca di Demjansk attraverso il cosiddetto "corridoio di Ramuševo"; la ritirata si concluse con successo e le truppe si ricongiunsero con il grosso dell'armata di Busch. Per la tenacia e la determinazione dimostrata durante la lunga battaglia difensiva, Busch fin dal 31 gennaio 1943 era stato promosso feldmaresciallo, nello stesso giorno in cui Adolf Hitler aveva nominato allo stesso grado supremo anche i generali Friedrich Paulus, Ewald von Kleist e Maximilian von Weichs.
Comandò il Gruppo d'armate Centro sul fronte orientale ma, dopo la disastrosa sconfitta subito durante l'operazione Bagration sferrata dall'Armata Rossa a partire dal 22 giugno 1944, fu sostituito dal feldmaresciallo Walther Model. Busch, contrastato dall'avanzata dei britannici di Montgomery si arrese al gruppo d'armata britannico del nordovest il 3 marzo 1945 e venne internato nel campo di prigionia di Aldershot, in Inghilterra. Morì a causa di un colpo apoplettico il 17 luglio dello stesso anno e fu sepolto al "Cannock Chase German War Cemetery" nello Staffordshire.

Maximilian von Weichs

Maximilian von Weichs (Dessau, 12 novembre 1881 – Burg Rösberg, 27 giugno 1954) è stato un generale (feldmaresciallo) tedesco durante la seconda guerra mondiale.

Il generale Maximilian von Weichs (al centro con gli occhiali), insieme al generale Johannes Blaskowitz (a destra), nell'ottobre del 1939 a Varsavia

Figlio di un colonnello di nobili origini, nel 1900 si arruolò nella cavalleria bavarese, e fu inquadrato nel 2º reggimento. Nel 1910 frequentò l'accademia militare e, durante la prima guerra mondiale, ricoprì incarichi di stato maggiore nell'ambito di una divisione di cavalleria bavarese. Nel 1927 divenne ufficiale di stato maggiore, mentre nel 1930 ottenne il grado di colonnello.
Nel 1933 fu promosso generale e gli fu assegnato il comando della 3ª divisione di cavalleria, che divenne poi nel 1935 la prima formazione corazzata della Wehrmacht: la 1. Panzer-Division. Dal 1938 divenne comandante del XIII Corpo d'armata, che guidò in Austria durante l'Anschluss, in Cecoslovacchia e successivamente nell'ambito della campagna di Polonia. Durante la campagna di Francia guidò la 9ª Armata, sostituendo il generale Johannes Blaskowitz.
Nel luglio del 1940 fu insignito della Croce di Cavaliere e comandò le truppe tedesche in Jugoslavia durante l'operazione 25; nell'estate del 1941 gli fu assegnato il comando della 2ª Armata, impegnata in Unione Sovietica nell'ambito dell'operazione Barbarossa, dove ebbe una parte importante, insieme al II Gruppo Corazzato, comandato dal generale Heinz Guderian, nella chiusura da nord della grande sacca di Kiev, e, nell'ambito dell'operazione Tifone, nelle operazioni nel settore di Vjaz'ma; nel mese di novembre, prima del contrattacco sovietico che impedì l'occupazione di Mosca, si ammalò, non rientrando in servizio fino al mese di gennaio del 1942.
Durante la seconda offensiva estiva fu posto il 13 luglio 1942 al comando dell'Heeresgruppe B e diresse le operazioni lungo il Don e Stalingrado che si prolungarono con esito alterno fino all'autunno. L'Heeresgruppe B fu attaccato dall'Armata Rossa a partire dal 19 novembre 1942; l'operazione Urano provocò il crollo delle truppe rumene schierate sul Don e il catastrofico accerchiamento della 6. Armee del generale Friedrich Paulus in combattimento a Stalingrado.
Von Weichs, colto di sorpresa e mancando di riserve mobili, non fu in grado di controllare la situazione; egli ritenne opportuno inizialmente consigliare lo sganciamento dell'armata a Stalingrado e appoggiò le richieste del generale Paulus a favore di un'immediata ritirata; in un secondo momento peraltro, von Weichs accettò passivamente le decisioni di Hitler che imponevano la resistenza sul posto e la formazione di una grande sacca e lasciò al generale Paulus tutta la responsabilità delle scelte finali. Il 27 novembre 1942 ricevette l'ordine di cedere il comando delle truppe tedesco-rumene nel settore di Stalingrado e del basso Don al feldmaresciallo Erich von Manstein, comandante del nuovo Heeresgruppe Don mentre egli mantenne la responsabilità delle difese dell'Asse nel settore del medio e alto Don fino a Voronež.
Mentre il feldmaresciallo von Manstein tentava senza successo di accorrere in soccorso dell'armata del generale Paulus accerchiata nella sacca di Stalingrado, von Weichs dovette affrontare le nuove poderose offensive dell'Armata Rossa nel settore del Don che provocarono nuovi cedimenti del fronte dell'Asse e la progressiva distruzione di gran parte delle forze del Heeresgruppe B. Il 16 dicembre 1942 iniziò l'operazione Piccolo Saturno nel settore del medio Don difeso soprattutto dal corpo di spedizione italiano che venne travolto e ripiegò in rotta; dopo aver tamponato con espedienti di fortuna lo sfondamento, von Weichs venne attaccato più a nord nella zona difesa dalle truppe ungheresi e dal corpo alpino italiano; l'offensiva Ostrogorzk-Rossoš iniziò il 12 gennaio 1943 e si concluse in pochi giorni con una nuova disfatta e la drammatica ritirata dei superstiti. Infine il 24 gennaio 1942 l'Armata Rossa attaccò anche più a nord e sferrò l'offensiva Voronež-Kastornoe contro le ultime forze efficienti del Heeresgruppe B di von Weichs; i tedeschi rischiarono una nuova catastrofe e la 2. Armee dovette battere in ritirata per evitare di essere completamente accerchiata. Con quest'ultima battaglia l'Heeresgruppe B era praticamente scomparso e venne ufficialmente sciolto il 12 febbraio 1943; le truppe superstiti vennero assegnate al Heeresgruppe Süd del feldmaresciallo von Manstein e al Heeresgruppe Mitte del feldmaresciallo Günther von Kluge. Von Weichs, che il 31 gennaio 1943 era stato promosso nonostante le sconfitte al grado supremo di feldmaresciallo insieme ai generali Paulus, Ewald von Kleist e Ernst Busch, venne richiamato e fece una visita di congedo ad Hitler nella primavera 1943.
Nel luglio 1943 fu nominato comandante dell'Heeresgruppe F, di stanza in Grecia e Jugoslavia, e ne guidò la ritirata nel 1944.
All'inizio della primavera del 1945 venne congedato e, dopo la fine del conflitto, fu arrestato dalle truppe americane e, nell'ambito dei processi di Norimberga, imputato di crimini di guerra, ma, a causa delle sue precarie condizioni di salute, gli fu evitata la detenzione. Morì a Burg Rösberg, vicino a Bonn, nel 1954.

Georg Karl Friedrich Wilhelm von Küchler

Georg Karl Friedrich Wilhelm von Küchler (Hanau, 30 maggio 1881 – Garmisch-Partenkirchen, 25 maggio 1968) è stato un generale tedesco. Durante la seconda guerra mondiale raggiunse il grado di feldmaresciallo.
Durante la campagna di Polonia comandò la Terza Armata. Il 22 settembre 1939 organizzò la cerimonia funebre per Werner von Fritsch; in questa occasione pronunciò un discorso con cui deprecava le circostanze in cui la dirigenza nazista aveva allontanato quest'ultimo dal comando delle Forze armate (Scandalo Fritsch-Blomberg). Per questo motivo Küchler fu sollevato dal comando della Terza Armata, ma per intervento di Walther von Brauchitsch poco tempo dopo gli fu assegnato il comando della Diciottesima Armata, che guidò alla conquista dei Paesi Bassi.
Küchler comandò la Diciottesima Armata anche durante l'operazione Barbarossa, finché il 17 gennaio 1942, in seguito alle dimissioni del Feldmaresciallo von Leeb, rilevò il comando dell'intero Gruppo d'Armate Nord. Küchler rimase in carica fino al 29 gennaio 1944, quando fu esonerato a causa della rottura dell'accerchiamento di Leningrado da parte delle forze armate sovietiche.
Fino alla fine della guerra non ricevette nessun altro incarico.
Dopo la guerra, nel processo che coinvolse tutto il Comando supremo della Wehrmacht, fu condannato a 20 anni di reclusione, ridotti poi a dodici; ne scontò effettivamente 4, tra il 1949 e il 1953.

Wilhelm List

Wilhelm List (Oberkirchberg, 14 maggio 1880 – Garmisch, 16 agosto 1971) è stato un generale (feldmaresciallo) tedesco durante la Seconda guerra mondiale.
Nato a Oberkirchberg nei pressi di Württemberg nel 1880, combatté come soldato nell'Esercito tedesco durante la Prima guerra mondiale, al termine della quale entrò a far parte del Freikorps, un corpo di polizia politica creato tra il 1918 e il 1919 dalla destra parlamentare con il compito di reprimere qualsiasi rivolta che potesse destabilizzare l'operato del Reichstag. Rimase sempre nella Reichswehr e nel 1930 venne nominato Generale di divisione e messo a capo della scuola di fanteria di Dresda.
Nel 1935 fu nominato comandante del 4. Corpo d'armata dal generale Fedor von Bock e benché non concordasse con alcune decisioni di Hitler non commise mai alcuna azione che avrebbe potuto compromettere la sua carriera militare, tanto da non protestare, nel 1938, contro l'allontanamento dalla Wehrmacht, fondato su false accuse, di Werner von Blomberg e Werner von Fritsch.
Dopo l'Anschluss fu inviato a Vienna come comandante dell'esercito stanziato in Austria e l'anno seguente prese parte all'invasione della Cecoslovacchia. Nel settembre del 1939 guidò la 14. Armata durante la campagna di Polonia sotto il generale Gerd von Rundstedt e prese possesso di Cracovia e Leopoli; nella successiva missione in Francia nel 1940 contribuì allo sfondamento del fronte nemico sulla Mosa invadendo, inoltre, il Lussemburgo con dei mezzi corazzati.
Hitler fu molto soddisfatto dei risultati conseguiti da List, tanto da promuoverlo Feldmaresciallo il 19 luglio 1940. Gli venne affidata l'invasione della Jugoslavia e della Grecia e riuscì a sfondare la linea Metaxas; rimase nei Balcani fino a ottobre del 1941, quando venne congedato.
Richiamato in servizio nel luglio del 1942, gli fu assegnato il comando del Gruppo d'armate A incaricato di invadere il Caucaso e prendere possesso dei preziosi pozzi petroliferi della zona. Dopo alcuni brillanti successi e una veloce avanzata iniziale, le truppe di List dovettero rallentare la marcia a causa delle difficoltà logistiche, dell'insufficienza di mezzi e della crescente resistenza dell'Armata Rossa. Entrato in contrasto con Hitler per alcuni dettagli tattici e ritenuto responsabile del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, il 9 settembre 1942 venne destituito dal Führer, nonostante le proteste mosse dai generali Franz Halder e Alfred Jodl.
Fino alla fine della guerra si ritirò nella sua casa a Garmisch-Partenkirchen. Dopo la fine del conflitto venne processato a Norimberga e condannato all'ergastolo nel febbraio del 1948. Liberato nel dicembre del 1952 per gravi motivi di salute, morì il 17 agosto 1971 a Garmisch.

Wilhelm Ritter von Leeb

Wilhelm Ritter von Leeb (Landsberg am Lech, 5 settembre 1876 – Füssen, 29 aprile 1956) è stato un generale tedesco durante la seconda guerra mondiale.
Von Leeb era alto ufficiale già al tempo dell'estromissione dei generali Werner von Blomberg e Werner von Fritsch dai quadri dirigenti dell'Esercito: fu tra coloro che il nuovo capo dell'OKH, Walther von Brauchitsch, sollevò dal comando nell'ambito della successiva epurazione dei vertici delle forze armate, voluta da Adolf Hitler e mirata ad allontanare dai posti chiave tutti gli antichi collaboratori di Blomberg e Fritsch. Ma Hitler aveva troppo bisogno dei membri della vecchia guardia del corpo degli ufficiali, perciò non stupisce che poco dopo von Leeb, come molti altri epurati, venisse richiamato in servizio in vista della guerra.
Benché ostile al regime nazista e alla sua politica espansionista, von Leeb accettò di tornare al proprio posto: ma, scettico circa la possibilità di una vittoria a occidente e contrario all'attacco contro gli stati neutrali, prima che s'iniziasse l'offensiva compilò un memorandum in cui si pronunciava a favore della pace, esortando Hitler a non commettere lo stesso errore commesso dal kaiser Guglielmo II venticinque anni prima, aggredendo il Belgio non belligerante.
Scoppiato poi il conflitto, nella Campagna di Francia von Leeb fu a capo del Gruppo d'armate C, composto di 17 divisioni. Il 14 giugno 1940 attaccò direttamente la linea Maginot, dopo che Heinz Guderian aveva già iniziato delle operazioni alle spalle della fortificazione. Come molti altri generali, venne messo a parte del "Rapporto X" - nome in codice con cui si designava il complotto, in cui era coinvolto un gran numero di generali, volto a rovesciare Hitler e il suo regime - ma scelse di non aderire.



Il 19 luglio 1940 in seguito alla schiacciante vittoria nella campagna di Francia, cui aveva dato un determinante contributo, venne nominato Feldmaresciallo. Nella successiva campagna di Russia, gli fu affidato il comando del Gruppo d'armate Nord, con l'obiettivo di prendere Leningrado partendo dalla Prussia Orientale. Quando quest'obiettivo fu fallito, espresse il parere - condiviso dal Feldmaresciallo Gerd von Rundstedt - che fosse necessario ripiegare e attestarsi sul fronte polacco. Hitler, invece, decise di effettuare una diversione per puntare decisamente sul Caucaso.
Leeb, sfiduciato circa l'esito di quell'attacco, che a suo dire era solo un'offensiva senza speranze, non volle assumersi la responsabilità di una disfatta certa e chiese di essere sollevato dall'incarico. Come notò il generale Günther Blumentritt, probabilmente egli, ostile più che mai a Hitler, fu felice di avere un pretesto per dare le dimissioni: non gli sarebbe stato possibile dimettersi senza una ragione che soddisfacesse il Führer. Ritiratosi a vita privata, morì a Füssen il 29 aprile 1956.

Wolfram Freiherr von Richthofen

Wolfram Freiherr von Richthofen (Barzdorf, 10 ottobre 1895 – Bad Ischl, 12 luglio 1945) è stato un generale (feldmaresciallo) tedesco durante la Seconda guerra mondiale.
Von Richtofen nacque a Barzdorf, in Slesia, nel 1895. Seguendo la tradizione familiare, era difatti un lontano cugino dei più celebri Manfred e Lothar von Richthofen, intraprese la carriera militare,divenendo alfiere di cavalleria nel 1913 e Leutnant (sottotenente) del 4º Reggimento Ussari nel 1914. Sempre con tale forza prese parte alla Prima guerra mondiale durante la quale fu trasferito, nel settembre del 1917, alla Luftstreitkräfte dove rimase fino al termine delle ostilità.
Nel 1921, entrato nella Reichswehr e promosso Oberleutnant (tenente), ricoprì numerosi incarichi sino a quando, nel 1933, dopo la prese del potere dei nazisti, venne trasferito nella neonata aviazione militare tedesca, la Luftwaffe. Nel 1936 venne inviato in Spagna, alla testa del primo nucleo della Legione Condor impegnata nella guerra civile spagnola. Il 26 aprile 1937 dà ordine di bombardare la città Guernica, evento che fu poi immortalato da Pablo Picasso nella sua celebre '''Guernica''.
Promosso Generalmajor il 1 novembre 1938, assunse il comando di tutte le forze aeree tedesche in Spagna. Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, il 2 ottobre 1939, ottenne il comando dell'VIII Fliegerkorps alla cui guida prese parte all'invasione della Polonia, alla Campagna di Francia e alla successiva Battaglia d'Inghilterra. Nel luglio del 1940 venne promosso General der Flieger e successivamente venne decorato con le Fronde di Quercia della Croce di Cavaliere. Nel 1941 venne trasferito sul Fronte Orientale sempre al comando dell'VIII Fliegerkorps e successivamente, a partire dal 4 luglio 1942, dopo la nomina a Generaloberst, fu alla testa della Luftflotte 4. Ricoprì tale incarico, insieme a quello di comandante della Luftflotte 2, fino al 3 settembre del 1943. Nel frattempo divenne con Göring -che ebbe il titolo ad personam di Reichsmarschall- Kesselring, Milch, Sperrle e von Greim uno dei cinque uomini della Luftwaffe ad essere insignito del grado di Feldmaresciallo durante la Seconda guerra mondiale.
Il 26 giugno del 1943 venne nominato comandante della Luftflotte 2 impegnata nel teatro italiano, incarico che mantenne fino all'autunno dell'anno successivo. Gravemente malato il 27 ottobre 1944 ottenne una licenza per sottoporsi alle cure mediche del caso e fu trasferito definitivamente nella riserva ufficiali (Führerreserve OKL) il 27 novembre successivo.
Trascorse così gli ultimi mesi di guerra; fatto prigioniero dagli Alleati, morì di tumore il 12 luglio 1945.

Hugo Sperrle

Hugo Sperrle (Ludwigsburg, 7 febbraio 1885 – Landsberg am Lech, 2 aprile 1953) è stato un militare tedesco della Luftwaffe, feldmaresciallo durante la seconda guerra mondiale.
Hugo Sperrle entrò nell'esercito tedesco nel 1903 e combatté la prima guerra mondiale in qualità di pilota della Luftstreitkräfte. Terminato il conflitto ricoprì vari incarichi nel Reichswehr ma nel 1933 fu trasferito alla neonata Luftwaffe per implementare la sua struttura. Generalmajor dal 1934, Sperrle comandò la Legione Condor in Spagna durante il 1936 e il 1937, anno in cui fu promosso General der Flieger.
Un anno dopo divenne il comandante della Luftflotte 3 (3ª flotta aerea) basata a Monaco di Baviera che guidò nella campagna di Francia dal maggio al giugno 1940, quando fu avanzato al rango di feldmaresciallo. Mentre era in preparazione l'operazione Seelöwe Sperrle consigliò varie volte di distruggere preventivamente la RAF inglese, difatti la Luftflotte 3 fu l'unità maggiormente impiegata nella battaglia d'Inghilterra.
Fallita la battaglia contro Churchill a Sperrle fu ordinato di assumere il comando di tutti i reparti aerei dispiegati in Africa settentrionale. Nel 1944 diventò comandante in capo della Luftwaffe per quello che riguardava il fronte occidentale, ma la netta superiorità numerica degli Alleati gli impedì di conseguire successi, tanto che fu sollevato dal comando il 23 agosto dello stesso anno.
Accusato di crimini di guerra, risultò assolto da tutti i capi d'imputazione nel 1948.

Erhard Milch

Erhard Milch (Wilhelmshaven, 30 marzo 1892 – Düsseldorf, 25 gennaio 1972) è stato un generale tedesco che supervisionò la formazione della Luftwaffe durante il riarmo tedesco conseguente alla prima guerra mondiale.

Robert Ritter von Greim

Nella prima guerra mondiale fu un asso della caccia; abbatté 28 velivoli nemici e fu il primo aviatore a distruggere un carro armato. Fu decorato con le più alte onorificenze bavaresi e prussiane.
Partecipò alla seconda guerra mondiale comandando tra l'altro la Luftflotte 6 sul fronte orientale in appoggio allo Heeresgruppe Mitte, e fu l'ultimo comandante della Luftwaffe dopo la destituzione di Hermann Göring, il 25 aprile 1945.
Lo stesso giorno venne anche nominato da Hitler feldmaresciallo, e fu l'ultimo a ricevere questo tipo di promozione prima della fine della guerra.
Morì suicida a Salisburgo il 24 maggio 1945.

mercoledì 16 luglio 2014

Von Kleist

Paul Ludwig Ewald von Kleist (Braunfels an der Lahn, 8 agosto 1881 – Vladimir, 15 ottobre 1954) è stato un generale tedesco, feldmaresciallo durante la seconda guerra mondiale.

Di famiglia aristocratica di antiche tradizioni militari, era figlio di Christof Hugo von Kleist.
 Venne avviato fin da giovanissimo alla carriera militare. Il 13 marzo 1900 entrò come alfiere (Fahnenjunker) nel 3º Reggimento reale di artiglieria da campagna, presso il quale, il 18 agosto dell'anno successivo, venne nominato sottotenente (Leutnant). Aiutante di battaglione nel 1904 e di reggimento nel 1907, nel 1908 entrò nella scuola di cavalleria di Hannover. Promosso tenente (Oberleutnant) il 27 gennaio 1910, il 1º ottobre dello stesso anno si diplomò presso l'Accademia di guerra (Kriegsakademie). Nel 1911 von Kleist venne nominato ufficiale di Stato maggiore presso il 14º Reggimento di cavalleria.

Promosso capitano (Hauptmann) il 22 marzo 1914, poco dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, venne trasferito il 19 dicembre presso il 1º Reggimento Ussari, e il 17 ottobre 1915 presso l'85ª Divisione di fanteria. Aiutante di brigata dal 1º giugno 1916, il 29 ottobre successivo divenne ufficiale addetto agli armamenti del XVII Corpo d'armata, incarico che lasciò il 1º giugno 1917 per frequentare, dapprima i corsi della Scuola di artiglieria di Wahn, poi per assumere l'incarico di capo di Stato Maggiore della divisione di cavalleria Guardie, infine per divenire capo di Stato maggiore generale della 225ª Divisione di fanteria, incarico che mantenne sino al novembre del 1918.
Dopo l'armistizio, von Kleist rimase in servizio nella Reichswehr e, fra il 1919 e il 1923, rimase presso il 13º Reggimento di cavalleria, venendo successivamente trasferito, come istruttore tattico, alla Scuola di cavalleria di Hannover. Tenente colonnello (Oberstleutnant) nel 1926, il 1º marzo dell'anno successivo passò allo Stato maggiore della 2ª Divisione di cavalleria, del quale divenne il capo il 1º aprile 1928. Trasferito alla 3ª Divisione il 1º febbraio 1929 divenne colonnello (Oberst), e due anni dopo ricevette il primo comando presso il 9º Reggimento di fanteria, seguito da quello della 2ª Divisione di cavalleria, il 1º febbraio 1932, dalla promozione a generale di brigata (Generalmajor), il 1º ottobre 1932, a tenente generale (Generalleutnant), il 1º ottobre 1933 e a General der Kavallerie il 1º agosto 1936.
Il 28 febbraio 1938 venne congedato a causa della sua ostilità al regime nazista, ma nell'agosto del 1939 venne richiamato direttamente da Hitler e posto a capo del XXXII Corpo d'armata impegnato nell'invasione della Polonia.
Comandante del Panzergruppe Kleist dal 29 febbraio 1940 (unità comprendente cinque divisioni corazzate di Heinz Guderian e tre divisioni motorizzate di Georg-Hans Reinhardt) guidò tale unità durante la campagna di Francia, fungendo da punta avanzata nella penetrazione nelle Ardenne, operazione per la quale venne promosso generale d'armata (Generaloberst). Nel 1941 ricevette il comando del I. Panzergruppe impegnato nell'invasione della Jugoslavia, e successivamente inquadrato nel Gruppo d'armate Sud del feldmaresciallo von Rundstedt sul Fronte orientale.
Impegnate in Ucraina, le Panzer-Divisionen del generale von Kleist (cinque divisioni corazzate con oltre 800 carri armati), dovettero fronteggiare la dura opposizione delle potenti riserve meccanizzate sovietiche, riuscendo infine a sbaragliare questa aspra resistenza (battaglia di Dubno). Nelle settimane successive von Kleist partecipò alle importanti battaglie di accerchiamento di Uman e Kiev, mentre, in ottobre, sempre alla testa del suo raggruppamento corazzato (ora ridenominato 1. Panzerarmee), partecipò alla cattura di Rostov e alle battaglie nel settore di Stalino e del bacino del Donetz. Nell'estate 1942, guidò la marcia nel Kuban e l'avanzata nel Caucaso nel quadro dell'Operazione Blu; le sue forze corazzate raggiunsero la linea del Terek ma non riuscirono a superare la resistenza sovietica.
Dopo l'operazione Urano, Hitler decise di cedere il controllo del Gruppo d'armate A e di assegnare il comando a von Kleist che divenne quindi responsabile, dal 21 novembre 1942, di tutte le truppe tedesche in combattimento nel Caucaso. Il 31 gennaio 1943 venne promosso feldmaresciallo insieme ai generali Friedrich Paulus, Maximilian von Weichs ed Ernst Busch.
La sua Panzerarmee divenne famosa per la lettera K dipinta in rilievo bianco nelle torrette dei carri armati.
Il 30 marzo 1944 venne bruscamente congedato, insieme a von Manstein, per le sue posizioni ormai chiaramente anti-hitleriane, trascorrendo nell'ombra l'ultimo anno di guerra.
Dopo la caduta di Berlino venne fatto prigioniero ed estradato dapprima in Jugoslavia, dove venne condannato per crimini di guerra, e poi in Unione Sovietica, dove morì, presso il campo di prigionia di Vladimir, capitale dell'omonimo Oblast', un carcere per criminali pericolosi (vi vennero reclusi, tra gli altri, il pilota statunitense Gary Francis Powers, di un aereo spia USA Lockheed U-2, abbattuto nel 1960, e il figlio di Stalin, Vasily Dzhugashvili), comunemente conosciuto come "Vladimirsky Centrale", a circa 160 chilometri a nord-est di Mosca, il 15 ottobre 1954.

Emil Maurice

Emil Maurice (19 gennaio 1897, Westermoor - 6 Febbraio 1972, Monaco di Baviera) è stato uno dei primi membri del Partito socialista dei lavoratori tedeschi e uno dei fondatori delle SS. Insieme a Erich Kempka, è stato anche uno dei conducenti personali di Hitler nonostante avesse antenati ebrei.

Primi anni di vita e di associazione con Hitler

Un orologiaio di professione, Maurice è stato uno stretto collaboratore di Adolf Hitler; la loro amicizia personale risale almeno al 1919. Con la fondazione della Sturmabteilung nel 1920, Maurice è diventato il primo Oberster SA-Führer (Supreme SA Leader).

Nel 1923, Maurice divenne anche il comandante SA della neo costituita Stabswache, una speciale società SA a cui è affidato il compito di custodire Hitler alle feste e raduni nazisti. È stato imprigionato con Hitler e Rudolf Hess a Landsberg dopo il fallimento del Putsch di Monaco. Mentre era in prigione con Hitler, ha preso giù una parte del dettato per il Mein Kampf ed è menzionato nel libro.
Nel 1925, due anni dopo il fallito Putsch di Monaco, Maurice e Hitler rifondarono il Stabswache come Schutzstaffel (SS). A quel tempo, Hitler divenne membro SS n ° 1 e Emil Maurice divenne membro delle SS n ° 2. Maurice divenne un SS-Führer nella nuova organizzazione, anche se la leadership del SS è stata assunta da Julius Schreck, il primo Reichsführer-SS. Maurice divenne autista di Hitler. Ha riferito di aver avuto una breve relazione con Geli Raubal, nipote di Hitler, e ha perso il suo lavoro come autista di Hitler.

Quando le SS sono state riorganizzate e ampliate nel 1932, Maurice divenne un ufficiale delle SS senior e sarebbe poi stato promosso al rango di SS-Oberführer. Mentre Maurice non divenne mai un alto comandante delle SS, il suo status di membro delle SS numero 2 efficacemente lo ha accreditato come il vero fondatore dell'organizzazione. Heinrich Himmler, che alla fine sarebbe diventato il leader più riconosciuto della SS, era membro del SS numero 168.
 

Conflitto con Himmler sulle radici ebraiche

Dopo che Himmler era diventato Reichsführer-SS, Maurice è caduto in conflitto con le norme di purezza razziale di Himmler per gli ufficiali delle SS quando ha dovuto presentare i dettagli della sua storia familiare prima che gli fosse permesso di sposarsi nel 1935. Tutti gli ufficiali delle SS dovevano dimostrare la purezza della razza indietro fino al 1750, e si è scoperto che Maurice aveva ascendenza ebraica: Charles Maurice Schwartzenberger (1805-1896), il fondatore del Thalia Theater di Amburgo, era il suo bisnonno. Himmler, che era sempre stato geloso degli amici intimi di Hitler fin dai primi giorni del partito (in particolare della mancanza di controllo che aveva su guardie del corpo interno di Hitler), ne fu felice.
Himmler raccomandò che Maurice fosse espulso dalla SS, insieme ad altri membri della sua famiglia. In una lettera segreta scritta il 31 agosto 1935 Hitler costrinse Himmler a fare un'eccezione per Maurice e i suoi fratelli, che sono stati informalmente dichiarati "ariani onorari" e ha permesso di rimanere nelle SS. Nonostante la sua origine ebraica, Maurice era prima di tutto un compagno fedele a Hitler.
 

La vita più tarda

Nel 1936 divenne deputato del Reichstag di Lipsia e dal 1937 è stato il presidente della Camera di Commercio di Monaco di Baviera. Dal 1940 al 1942 ha prestato servizio nella Luftwaffe come ufficiale. Dopo la guerra, nel 1948, fu condannato a quattro anni in un campo di lavoro.

sabato 12 luglio 2014

Horst Ludwig Wessel


Horst Ludwig Wessel (Bielefeld, 9 ottobre 1907 – Berlino, 23 febbraio 1930) è stato un militante del Partito nazista tedesco (NSDAP). È noto principalmente per aver composto il testo di una canzone che, poco dopo la sua morte, divenne l'inno del partito nazionalsocialista: "Die Fahne Hoch"(In alto la bandiera), più noto come "Das Horst-Wessel-Lied" (La Canzone di Horst Wessel). La sua morte violenta per mano di avversari politici contribuì a fare di lui una figura simbolo del movimento nazionalsocialista.

giovedì 10 luglio 2014

Werner Von Braun

Nel secondo dopoguerra l’esplorazione dello spazio è stata di grande importanza strategica per le grandi potenze, USA e URSS, che hanno investito enormi risorse in questo campo. Oggi lo spazio è una realtà fondamentale anche per l’economia e per lo studio del nostro pianeta e dell’universo (si pensi al gran numero di satelliti ormai in orbita, utilizzati per scopi diversi). Nella corsa alla conquista dello spazio, un ruolo determinante è stato giocato da personaggi come Wernher von Braun; non tutti sanno, tuttavia, che quest’ultimo iniziò la sua carriera nella Germania nazista, sfruttando senza scrupoli il lavoro dei deportati.
Come si arrivò alla costruzione del primo razzo

Nato nel 1912 a Wirsitz, in Slesia, da una famiglia della grande aristocrazia tedesca, Wernher von Braun ereditò dalla madre la passione per l’astronomia; una passione tale che, dopo aver letto un libro in cui si ipotizzava l’uso di razzi negli spazi interplanetari, il giovane cercò perfino di superare le difficoltà che, a scuola, incontrava in matematica. A diciotto anni, nel 1930, von Braun si propose come assistente proprio all’autore del libro sui razzi, lo scienziato Hermann Oberth.

Per due anni von Braun collaborò con Oberth e il suo gruppo di studio, la “Società per la navigazione spaziale” (Verein für Raumschiffahrt), che faceva esperimenti alla periferia di Berlino nel “campo di volo per razzi” (Raketenflugplatz), e che – tuttavia – doveva continuamente misurarsi con una cronica mancanza di risorse per continuare le ricerche. Ambizione del gruppo di Oberth era costruire un razzo con una spinta propulsiva tale da permettergli di viaggiare nello spazio, ma i fallimenti erano più numerosi dei successi.

A causa di un incidente avvenuto durante una sperimentazione (un razzo finì su un capannone della polizia incendiandolo, fortunatamente senza fare vittime), il gruppo dovette sospendere per un po’ di tempo le ricerche. Questo segnò di fatto la fine della “Società per la Navigazione Spaziale”, ma l’inizio della rapidissima carriera del giovane von Braun. Oberth fu il suo maestro, ma von Braun era pronto a prenderne il posto, e una serie di circostanze gliene offrì la possibilità. L’incendio del capannone della polizia, infatti, aveva dimostrato che un razzo poteva trasformarsi in una bomba da lanciare a distanza; ciò destò l’interesse dell’esercito, perché nel trattato di Versailles, che vietava il riarmo tedesco, non si parlava di razzi.
L’inizio della collaborazione con l’esercito e i primi lanci

Fu così che, nel novembre del 1932, von Braun passò alle dipendenze dell’esercito come impiegato civile, impegnandosi a condurre ricerche finalizzate alla costruzione di missili come armi da guerra. Erano queste le condizioni per poter ricevere finanziamenti, poste dai tre ufficiali dell’esercito – tra i quali il capitano Dornberger – che si erano recati in visita al campo volo per razzi. Von Braun avrebbe poi dichiarato da un lato di non aver pensato che i razzi potessero diventare mezzi di distruzione, dall’altro che per lui contava solo il progresso scientifico; ma le sue parole sono poco credibili, soprattutto se si pensa che, poco dopo, Hitler prese il potere e pianificò il riarmo della Germania: «von Braun, molto semplicemente, fece le sue scelte».

Nel gennaio del 1933, von Braun mise a punto un prototipo, l’Aggregat 1 o A1, a cui fecero seguito, nel 1934, l’A2 e l’A3; i lanci di prova (effettuati prima nel campo di Kummersdorf, alla periferia di Berlino, e poi nel mare del Nord) misero infatti in evidenza difetti – relativi alla stabilità della traiettoria o all’accensione del motore - che di volta in volta vennero risolti. Nel frattempo il giovane scienziato aveva proseguito gli studi presso la facoltà di fisica, giungendo fino alla laurea. Nel 1937 fu la volta dell’A5; in quello stesso anno venne chiesto a von Braun di entrare nel partito nazista; egli accettò e, nel 1940, divenne anche ufficiale delle SS.
Peenemünde

Sollecitato da Dornberger, che minacciò la sospensione dei finanziamenti, von Braun promise la costruzione di un razzo in grado di trasportare una tonnellata di esplosivo a trecento chilometri di distanza. Iniziò pertanto a lavorare a una nuova versione dell’A4, spostandosi in una base più grande, sul mar Baltico, nel golfo di Pomerania: Peenemünde. Per questa nuova sede l’esercitò stanziò ben sei milioni di marchi, così che von Braun poté contare, anche dopo l’inizio della guerra, sulla collaborazione di 3500 tecnici, inquadrati nell’esercito ma – grazie all’intercessione di Dornberger – esentati dal servizio militare al fronte. Anche la Luftwaffe investì risorse nella base di Peenemünde, nella quale lavoravano, complessivamente, 2000 scienziati e 4000 tecnici.

Con il fallimento della battaglia d’Inghilterra, nel 1940, divenne evidente che la Luftwaffe non aveva i mezzi per vincere la guerra rapidamente; pertanto, vennero intensificate le ricerche sull’A4, che portarono, il 3 ottobre 1942, a un razzo in grado di percorrere ben 190 chilometri e di salire in quota fino a 85 chilometri: era il primo veicolo spaziale. Von Braun lo predispose per il trasporto di una tonnellata di esplosivo: questa era, secondo quanto avrebbe dichiarato, la strada obbligata per poter proseguire i suoi studi.

Il lancio del 3 ottobre era stato filmato e abilmente montato; quando Dornberger e von Braun lo mostrarono a Hitler, questi si convinse dell’utilità della nuova arma e, con il parere positivo del ministro degli Armamenti, Speer, ordinò la produzione in serie di quella che sarebbe stata la Vergeltungswaffe 2 (arma di rappresaglia 2), o V2. Inutilmente Göring cercò di dirottare finanziamenti sull’aereo senza pilota che i suoi ricercatori – a Peenemünde -stavano mettendo a punto: nel maggio del 1943 una “Commissione per il bombardamento lontano” stabilì che l’arma proposta da Göring, l’Fi 103, più nota come V1, non poteva essere definita migliore del razzo di von Braun, perché instabile, imprecisa e lenta.
Il bombardamento di Peenemünde e il trasferimento a Nordhausen

Gli esperimenti di Peenemünde non rimasero segreti a lungo: la base venne fotografata da aerei spia inglesi, mentre i pescatori del Baltico raccontavano di strani oggetti volanti; anche la Resistenza polacca stava raccogliendo notizie attraverso i propri uomini, prigionieri dei tedeschi. Le informazioni vennero fornite da Duncan Sandys, un ufficiale incaricato dal governo inglese di un'inchiesta su quello che era ormai il "mistero" di Peenemünde. Alle notizie raccolte da Sandys si aggiunse la preoccupazione per un eventuale uso di armi atomiche. I tedeschi erano ancora lontani dalla costruzione della bomba atomica, ma, nel dubbio, Churchill ordinò la distruzione di Peenemünde. L’attacco ebbe inizio la notte del 17 agosto 1943: von Braun e Dornberger riuscirono a salvare carte e documenti con i progetti, anche perché, per un errore, la maggior parte delle bombe era caduta sulle baracche dei lavoratori: metà dei 753 morti erano prigionieri.

Il generale delle SS Hans Kammler venne allora incaricato da Hitler di cercare un luogo più sicuro ove trasferire gli impianti. Venne individuato vicino a Nordhausen, nelle montagne dello Harz, in Turingia, un sistema di gallerie risalenti all’epoca della prima guerra mondiale e utilizzate in passato per produrre esplosivi e concimi. In pochi mesi, Kammler le trasformò nella più grande fabbrica sotterranea della Germania, che prese il nome di “Dora”, acronimo di Deutsche Organisation Reichs Arbeit. Kammler trasferì nelle Alpi bavaresi la galleria del vento, mentre i lanci di prova sarebbero stati fatti in Polonia. Dieci giorni dopo il bombardamento di Peenemünde, nelle gallerie di Dora furono trasferiti i primi deportati provenienti da Buchenwald: era nato quello che le SS chiamarono ufficialmente “Arbeitslager Dora”. In un primo tempo i prigionieri dovettero – con un lavoro massacrante - ampliare e consolidare le gallerie, quindi una parte di loro fu costretta a lavorare alla costruzione delle V1 e delle V2. In questo lager – al quale è dedicato un approfondimento in questo ebook – passarono circa 60.000 prigionieri; di essi, circa 20.000 morirono per la fatica, la fame, le malattie, le “punizioni” delle SS per chi era sospettato di sabotaggio, i bombardamenti inglesi e, infine, per le marce della morte dopo l’evacuazione del campo.
La presenza di von Braun a Dora

Molto spesso si sottovalutano il coinvolgimento di von Braun e il suo cinismo di fronte a tanto orrore. Purtroppo non ci sono prove documentate della sua presenza nel campo, ma molte sono le testimonianze di prigionieri di Dora. Alla fine del 1944, Dora era divenuto un campo autonomo, con trentuno sottocampi, e stupisce che il padre delle V2 non sia venuto a conoscenza (come lui in seguito sostenne) del luogo in cui venivano prodotte.

Jean Michel, ex lavoratore forzato in questo campo, sostiene nel suo libro su Dora che «Dornberger, von Braun, Gröttrup e tutti gli altri scienziati che troppo comodamente vengono definiti “scienziati di Peenemünde” erano perfettamente al corrente dei crimini che venivano perpetrati a Dora. Numerosi compagni li hanno visti nel tunnel e nei laboratori». E sostiene inoltre che

anche prima dell’assorbimento definitivo da parte della piovra Dora, nel gennaio del 1945, la fabbricazione in serie di un prototipo che era lontano dall’essere pronto richiedeva un contatto continuo tra i ricercatori di Peenemünde e gli esecutori di Dora. Molte conversazioni con gli attuali specialisti francesi di missili e con tecnici dell’Armamento mi hanno convinto che era assolutamente impossibile fabbricare le V2 in serie senza che il “direttore di programma” (Dornberger), Wernher von Braun (l’ingegnere progettista), e gli “ingegneri dell’esecutivo” (Riedel, Steinhoff, Gröttrup) vivessero in costante collegamento con i tecnici e la manodopera incaricata della fabbricazione.

Altri si sono fatti portavoce del crudele trattamento a cui erano sottoposti i lavoratori e a cui lo stesso von Braun aveva assistito senza alcun coinvolgimento emotivo. Un esempio lo troviamo nel libro di Ricciotti Lazzero, in un paragrafo intitolato “La visita in galleria di von Braun”, ove si dice: «anche il professor Wernher von Braun, racconterà il polacco Adam Cabala nel 1957, si recò a visitare quelle gallerie insieme a un gruppo di scienziati»; secondo il racconto di Cabala,

vi andò una cinquantina di volte, passando davanti alla galleria trasversale 36. Lunghi 6 metri, tavolacci di legno fradicio coprivano tre quarti della sua superficie. In fondo alla galleria, dove essa confinava con il corridoio A, si svolgeva l'atto più vergognoso di Dora. Su una piccola superficie, accanto allo stambugio dell'ambulanza, giacevano a mucchi i prigionieri che il giogo del lavoro e il terrore dei controllori vendicativi avevano portato alla morte. Da lontano si vedeva questa grossa massa di cadaveri. Il professor von Braun vi passò vicino, così vicino da toccarla. Possibile che non gli abbia fatto alcun effetto? Inorridivano persino i prigionieri passando in quell'angolo. Ma von Braun non vi diede neanche uno sguardo. Io non credo che non abbia visto i moribondi nel fango e nella sporcizia. Deve averli visti! Egli non ha mai protestato contro quella crudeltà e quella barbarie.

Lo stesso Ricciotti Lazzero dà per scontato che von Braun passò per le gallerie di Dora.

I bombardamenti sull’Inghilterra

La produzione in serie di V2 divenne un obiettivo urgente per i nazisti, che speravano di mutare con queste armi le sorti della guerra. Himmler mal tollerava le prove e le sperimentazioni, che riteneva inutili lungaggini; fu probabilmente lui a dare l’ordine di arrestare von Braun, che rimase in carcere due settimane, nel marzo del 1944, con l’accusa, da parte della Gestapo, di sabotaggio, per aver affermato che i missili avrebbero dovuto essere diretti verso la luna, e non verso i territori nemici. Liberato per intercessione di Dornberger e di Speer, lo scienziato dovette impegnarsi a consegnare razzi che potessero venir impiegati come bombe. Così, dopo che Londra era stata bombardata con le V1, facilmente intercettate dalla contraerea inglese, nel settembre del 1944 le prime V2 vennero lanciate su Londra, Parigi, Anversa e altre città. Provocarono alcune migliaia di morti, ma non permisero a Hitler di vincere la guerra. È stato osservato come la V2 sia l’unica arma la cui produzione ha provocato più vittime del suo impiego.
La sconfitta e la resa di von Braun agli americani

Agli inizi del 1945, mentre a Peenemünde stavano per arrivare le truppe sovietiche, von Braun decise, con altri 500 tecnici, di fuggire e di consegnarsi agli americani. Elusi i controlli dell’esercito, che aveva l’ordine di impedire la fuga dei tecnici delle V2, e dopo aver nascosto a Dora documenti e progetti, von Braun raggiunse il Tirolo e qui, il 2 maggio 1945, con il fratello Magnus e Dornberger, si consegnò all’esercito americano.

Seguendo le indicazioni di von Braun, l’esercito americano poté rinvenire nelle gallerie di Nordhausen numerose V2, materiale per la loro costruzione e relativi progetti. Tutto venne portato via in grande fretta, perché l’area rientrava nella zona di occupazione sovietica. In premio per la sua collaborazione, dopo essere stato a lungo interrogato sia dagli americani sia dagli inglesi, von Braun ottenne di poter espatriare negli Stati Uniti insieme con 115 tecnici. Anche gli inglesi gli avevano proposto di collaborare con loro, ma von Braun, nonostante il governo britannico avesse fatto arrestare Dornberger, rifiutò.

Il 29 settembre del 1945 von Braun sbarcò vicino a Boston, sotto la responsabilità dell'esercito e la tutela del maggiore Hamill. Alle iniziali proteste da parte dell’opinione pubblica americana, scandalizzata perché il governo stava proteggendo tecnici nazisti, seguì l’accettazione del fatto che, in fondo, von Braun avrebbe lavorato a vantaggio degli Stati Uniti. Nel marzo del 1947, von Braun sposò una cugina tedesca, residente in Germania, Maria Luise von Quistorp, dopo aver combinato il matrimonio per via epistolare. In seguito lo scienziato collaborò con James Van Allen, studioso dei raggi cosmici, e tornò a un suo vecchio progetto: un razzo a più stadi. Il prototipo venne lanciato il 19 febbraio del 1949. Nel 1951 von Braun presentò a Londra una relazione su un ipotetico viaggio su Marte. Negli anni successivi sviluppò le sue ricerche in collaborazione con marina, aviazione ed esercito americani.
Il 20 settembre del 1956 un razzo Jupiter-C percorse una distanza di 5300 chilometri, dimostrando che era possibile mandare in orbita un satellite. Ma furono i sovietici che, il 4 ottobre del 1957, informarono il mondo di aver messo in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik. Nel 1958 von Braun riuscì a lanciare nello spazio il satellite Explorer, finché, nel 1960, il presidente americano Eisenhower istituì un ente, la NASA, alla direzione del quale venne posto proprio von Braun. E fu con il missile progettato da von Braun, il Saturno, che il 20 luglio 1969 la capsula Apollo raggiunse, con il suo equipaggio, la Luna.

Wernher von Braun morì in Virginia, il 16 giugno 1977, senza mai aver ammesso le sue responsabilità per la morte di migliaia di persone. Purtroppo, molti gli credettero, e ancora gli credono.

martedì 8 luglio 2014

Albert Kesselring



(Bayreuth, 30 novembre 1885 – Bad Nauheim, 16 luglio 1960) è stato un generale tedesco con il grado di feldmaresciallo. Dopo aver prestato servizio in artiglieria durante la prima guerra mondiale, entrò a far parte della nuova Luftwaffe di cui fu uno dei principali organizzatori. Durante la seconda guerra mondiale comandò con notevole efficacia flotte aeree nel corso dell'invasione della Polonia, della battaglia di Francia, nella battaglia d'Inghilterra e dell'operazione Barbarossa. Durante queste campagne diresse una serie di attacchi terroristici dei suoi bombardieri contro agglomerati urbani nemici.

Nel novembre 1941 divenne comandante in capo tedesco dello scacchiere Sud ed ebbe il comando generale delle operazioni nel Mediterraneo, che includevano anche le operazioni in Nordafrica. Mentre la collaborazione con il generale Erwin Rommel fu spesso difficile, in generale seppe mantenere buoni rapporti con i dirigenti politico-militari italiani. Dall'estate 1943, e soprattutto dopo l'8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia e condusse con grande abilità la lunga campagna difensiva contro gli Alleati. Per la sua direzione militare in Italia è stato considerato da molti storici uno dei migliori generali tedeschi della seconda guerra mondiale. Verso la fine della guerra, dal marzo 1945, comandò le forze germaniche sul fronte occidentale senza poter evitare la resa finale.

Kesslering mantenne il controllo dell'Italia occupata con grande durezza, represse il movimento di Resistenza e fu responsabile di numerosi crimini di guerra. Fu accusato dagli Alleati e condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo per intervento del governo britannico. Fu in seguito rilasciato nel 1952 senza aver mai rinnegato la sua lealtà ad Adolf Hitler. Pubblicò in seguito le sue memorie intitolate Soldat bis zum letzten Tag (Soldato sino all'ultimo giorno)

Theodor Morell



Theodor Gilbert Morell (Münzenberg, 22 luglio 1886 – Tegernsee, 25 maggio 1948) è stato un medico tedesco, dal 1936 al 23 aprile 1945 medico personale di Adolf Hitler.

Morell fu abbastanza inviso alla cerchia degli intimi del dittatore ma per Hitler diventò ben presto una persona insostituibile. Egli fu anche accusato di aver somministrato a Hitler delle droghe spacciate da lui per complessi vitaminici. Infatti Adolf Hitler la mattina era molto stanco, ma dopo che gli veniva somministrato un particolare cocktail, il Vitamultin, stava benissimo. Tuttavia durante la campagna di Russia ebbe crisi di nervi forse dovuto all'abuso da tali sostanze. I suoi diari scomparsi dopo la sconfitta della Germania furono ritrovati negli USA dal controverso storico inglese David Irving che li pubblicò nel 1981.