Janowska fu un campo di lavoro e sterminio situato alla periferia di Lvov in Ucraina. Nel settembre 1941 i tedeschi costruirono una fabbrica di armi in via Janowska. In breve tempo ne vennero aggiunte di nuove che utilizzavano come manodopera i cittadini ebrei della città di Lvov. Nell'ottobre 1941 erano già 600 gli schiavi costretti a lavorarvi. Essendo cresciuto il numero di prigionieri operai i tedeschi circondarono l'area con filo spinato e impedirono agli operai di fare ritorno alle loro case. Era nato il campo di concentramento vero e proprio. All'inizio del novembre 1941 i tedeschi ordinarono allo Judenrat di Lvov di fornire una lista per nuovi operai. Joseph Parnes che era allora a capo dello Judenrat rifiutò di fornire la lista e, per questo, venne immediatamente ucciso. A marzo 1942 centinaia di ebrei vennero catturati e trasferiti a Janowska. Il ruolo di campo di lavoro cambiò quando iniziò il sistematico massacro degli ebrei a partire dal 1942.
Gli ebrei intorno a Lvov cominciarono ad essere inviati verso il campo di sterminio di Belzec e Janowska divenne un campo di transito. Il campo acquisì ben presto tutte le caratteristiche dei lager di sterminio: fame, uccisioni in massa, malattie indotte dalla sottoalminetazione. Infine a metà del 1943 Janowska venne trasformato in un campo di sterminio con l'eliminazione di circa 600 ebrei. Al comando del campo fu posto l'Obersturmfuherer Fritz Gebauer che instaurò un clima di terrore e di morte. A novembre 1943 i tedeschi decisero di liquidare il campo. La resistenza interna che durante i mesi precedenti si era organizzata reagì con una rivolta degli uomini del Sonderkommando 1005 che avevano il compito di riesumare i cadaveri sepolti e bruciarli per cancellare le trace dei massacri precdenti. Durante la rivolta alcune guardie vennero uccise ed una piccola parte dei rivoltosi riuscì a fuggire. Non è mai stato possibile appurare con precisione quanti ebrei siano morti nel campo di Janowska, ma secondo alcune stime approssimative vi trovarono la morte circa 100.000 persone.
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sabato 12 luglio 2014
Hartheim
Situato in posizione isolata,vicino alla linea ferroviaria e al campo di Mauthausen, nel 1940 fù aggiunto ad altri cinque centri che operavano nel quadro del programma "Eutanasia". Il castello di Hartheim,vicino a Linz in Austria,fu adattato allo scopo, costruendovi una camera a gas che funzionò oltre che per Mauthausen anche per Dachau. Col pretesto della doccia,i deportati venivano fatti entrare nel locale, e asfissiati con il gas "Zyklon B." Il campo era sotto la responsabilità del Dott. Rudolf Loanauer,coadiuvato dal Dott. Georg Renno,capo dell'amministrazione era Franz Paul Stangl, il quale più tardi venne nominato comandante del campo di sterminio di Treblinka, dove fù formato il gruppo SS ddestinato ai campi polacchi e dove vennero compiuti atroci esperimenti sui prigionieri.
Majdanek
Situato a pochi chilometri ad est di Lublino,in Polonia,fu istituito nel 1941 il campo di Majdanek uno dei più grandi campi di concentramento. Concepito sin dall'inizio come campo di sterminio, poteva eliminare 1900 cadaveri al giorno, e fù usato ogni metodo per uccidere un milione e mezzo di deportati(per il solo genocidio degli ebrei furono consumati 7700 chili di "Zyklon B" il gas usato nelle camere a gas). Esiste ancora l'edificio che aveva all'interno le camere a gas, il cartello fuori con la scritta "entrata ai bagni" e le docce e i tubi progettati non per portare acqua, ma per ingannare le vittime. Inoltre si possono ancora vedere due forni crematori con la ciminiera che si staglia nel cielo e sette camere a gas.
Chelmino
Realizzato nelle vicinanze del villaggio di Chelmno nad Nerem, ribattezzato dai nazisti in Kulmhof, il Lager è stato uno dei luoghi principali nei quali si perpetrò il genocidio degli ebrei. Un castello, che si trovava nella vicinanza del villaggio, servì come epicentro della barbara iniziativa. Intorno a questo castello (Das Schloss) sorsero, negli immensi boschi che lo circondavano, le baracche del campo ed ivi furono sepolte in fosse comuni o semplicemente bruciate in immense cataste, le spoglie delle vittime. A Chelmno i nazisti sperimentarono la soppressione degli ebrei, stivati in camion appositamente attrezzati, a mezzo del gas del tubo di scappamento. Da un rapporto rinvenuto casualmente negli archivi della direzione centrale delle SS si legge testualmente «nel giro di sei mesi tre di questi camion hanno "trattato" 97.000 "pezzi" senza inconvenienti di sorta». Le vittime di Chelmino furono almeno 360.000, in gran parte provenienti dal ghetto di Lodz. Ma vi furono anche trasferiti ed uccisi i bambini provenienti da Lidice, il villaggio cecoslovacco raso al suolo per rappresaglia. Prima di abbandonare il campo, sotto la pressione dell'avanzata delle armate russe, i nazisti fecero sparire le tracce delle loro imprese, spianando ogni cosa, piantando alberi sulle fosse comuni. Chelmno fu sciolto e sgombrato nel gennaio 1945. All'ultimo momento, nella confusione generale dell'evacuazione, alcuni deportati riuscirono a sopraffare le guardie e, impossessandosi delle loro armi, e a tentare di fuga. Alcuni furono ripresi e fucilati sul posto, pochi altri riuscirono a mettersi in salvo e furono poi i testimoni d'accusa dei propri aguzzini quando questi dovettero rendere conto del proprio operato alla giustizia democratica.
Belzec
Questo campo fu constituito con lo scopo dichiarato di servire al genocidio degli ebrei e dei polacchi. Ben poche informazioni ci sono pervenute di ciò che avveniva in questa fabbrica della morte. Si sa che almeno 600.000 deportati furono uccisi nelle sue camere a gas. Inizialmente i corpi venivano interrati in grandi fosse comuni, poi cosparsi di benzina e dati alle fiamme su bracieri appositamente costruiti con binari ferroviari. Le camere a gas di Belzec funzionarono a ritmo sostenuto e nel giro di pochi mesi il compito degli specialisti fu portato a termine. Nella primavera del 1943 il campo fu abbandonato ed ogni sua traccia accuratamente occultata e distrutta. Le fondamenta delle baracche, riemerse dagli scavi effettuati nel dopoguerra, indicano oggi i luoghi dove, prima di affrontare la morte, ebrei, polacchi, ufficiali e soldati russi furono stipati a migliaia, in attesa del finto bagno che doveva chiudere la loro esistenza. Questi resti sono l'unica testimonianza che è stato possibile recuperare, in mezzo al bosco delle conifere che i nazisti hanno usato per proteggersi da sguardi .
Ravensbruck
Costruito nel 1938 sulle rive del lago Schwed vicino a Furstenberg, nel Mecklenburg a 80 km. a nord di Berlino,fù il più grande campo di concentramento femminile d'Europa. Vì furono costruite 32 baracche adibite all' "abitazione" dei prigioniere, uffici per l'amministrazione, case per le SS ed una fabbrica della Ditta Siemens Werke di Berlino. Vennero condotti molti esperimenti medici,come in molti altri campi di concentramento,fino al 30 aprile 1945,quando l' Armata sovietica liberò il campo.
Esterwegen
Nel cosiddetto Emsland, Esterwegen, assieme a Börgermoor, Aschendorfermoor ed altri, costituiva un sistema integrato di 15 campi di concentramento, noto sotto il nome cumulativo di «Moorlager» cioè campi nelle paludi. In un primo tempo questo complesso, sorto originariamente come penitenziario, è stato alle dirette dipendenze del Ministero della Giustizia e affidato alla custodia e alla gestione di reparti speciali della Gestapo. Poi, nell'autunno l936, anche questi campi passarono sotto la giurisdizione delle SS. Inizialmente, dunque, i prigionieri erano in maggioranza dei politici e militari tedeschi, contestatari dell'ideologia e della disciplina hitleriana. Nei Moorlager venivano inviati preferibilmente prigionieri politici, condannati alla pena capitale dai tribunali speciali del regime, pena che spesso veniva eseguita in luogo. Altri prigionieri, condannati a pene detentive, dopo averle espiate, ripartivano per altri Lager, per essere sottoposti ad una radicale e spesso mortale «rieducazione politica». Nei Moorlager i deportati dovevano estrarre la torba o prosciugare le paludi di Papenburg, secondo un progetto che fu poi abbandonato, perché troppo complesso e costoso. Esterwegen ed i campi collaterali furono allora utilizzati per lo smistamento di deportati di diversa provenienza, assegnati ai lavori forzati lungo le coste olandesi, norvegesi e francesi. Si stima che dal 1933 al 1945 siano transitate per Esterwegen circa 180.000 persone. Non si conosce il numero esatto delle vittime, perché nei registri del campo sono stati annotati soltanto 8.900 decessi. Da questi Lager uscì clandestinamente la prima documentazione sulle atrocità del regime concentrazionario hitleriano che, per vie traverse, poté essere diffusa nel mondo libero. Purtroppo non fu presa sul serio, perché i fatti esposti apparvero talmente incredibili da rasentare la follia. Quando le autorità competenti e l'opinione pubblica si resero conto della verità, era ormai troppo tardi.
Dora-Mittelbau
Dora originariamente era un comando distaccato, dipendente da Buchenwald. Fu trasformato in campo autonomo solo negli ultimi anni della guerra, il 1° novembre 1944. L'allestimento di Dora e dei suoi annessi è legato alla storia delle armi segrete hitleriane e al bombardamento ed alla conseguente distruzione ad opera degli Alleati, della base aerospaziale di Pernemünde dove appunto si sperimentavano e si fabbricavano i missili di von Braun. In conseguenza di questi bombardamenti fu deciso di trasferire la fabbricazione dei missili al sicuro, in caverne già disponibili nel massiccio del Sudharz, le colline di Kohnstein, fin lì usate come deposito di carburante. In poco tempo furono fatti completare ai deportati due tunnel, della lunghezza di 1.800 metri, collegati con un sistema di numerose gallerie minori servito da una ferrovia interna a scartamento ridotto, che consentiva il trasferimento dei singoli componenti degli ordigni nella sala dove avveniva il montaggio. Dopo l'agosto 1944 altri tre grandi tunnel furono scavati per consentire maggior spazio alla produzione dei micidiali missili. I primi scaglioni di deportati sistemarono le caverne, impiantarono le officine e misero a punto le altre installazioni. Essi vivevano nelle caverne, dormivano in alveari costruiti all'interno dei tunnel, dandosi il cambio in modo che una squadra potesse riposare mentre l'altra era al lavoro. La ventilazione e l'illuminazione erano scarse ed insufficienti. Mancava qualsiasi installazione igienica per soddisfare i bisogni corporali, mancava l'acqua; la vita era un inferno. Molti deportati non hanno visto la luce del sole per mesi e mesi. Chi non era stroncato dalla fatica, chi non veniva ucciso a bastonate o fucilato per supposto sabotaggio, poteva dirsi fortunato. Nel marzo del 1944, per poter soddisfare le esigenze del campo, furono portate a termine le baracche sulle alture delle colline perché oramai lo spazio, nelle caverne, non consentiva di sistemare altri deportati e soprattutto perché era necessario ampliare gli impianti per la produzione dei missili. Così alle 12-16 ore di lavoro massacrante si aggiunsero i tempi di trasferta e gli appelli di controllo tanto che il tempo disponibile per il riposo si riduceva a poche ore. Nei venti mesi della sua esistenza, sono stati registrati a Dora 138.000 deportati, dei quali più di 90.000 vi hanno perso la vita. Tra di essi diverse migliaia di italiani, politici e anche militari, trasferiti qui in spregio ad ogni convenzione internazionale sui prigionieri di guerra. Le difficoltà di comprendersi a causa della diversità delle lingue non impedirono il sorgere di un forte movimento di resistenza clandestina che organizzava soprattutto dei sabotaggi. Se i missili nazisti non furono prodotti nei tempi voluti e non furono sempre quel marchingegno di perfezione e di mortale efficacia auspicato da Hitler, ciò è dovuto anche al fatto che le lavorazioni erano costantemente ritardate e danneggiate dai deportati addetti alla loro fabbricazione. Dora è stato liberato dagli americani il 15 aprile 1945.
L’Olocausto
I membri di due famiglie ebree tedesche durante una riunione familiare prima della guerra. Solo due persone di questo gruppo sopravvissero all'Olocausto. Germania 1928.
— US Holocaust Memorial Museum
Immagini
Testimonianze Orali
Oggetti
Cartina
Film
Con il termine Olocausto si intende la persecuzione e lo stermino sistematici di circa sei milioni di Ebrei, attuati con burocratica organizzazione dal regime Nazista e dai suoi collaboratori. “Olocausto” è un termine di origine greca che significa “sacrificio tramite il fuoco”. I Nazisti, che raggiunsero il potere in Germania nel gennaio del 1933, erano convinti che il popolo tedesco fosse una “razza superiore” e che gli Ebrei, ritenuti invece “inferiori”, rappresentassero un entità estranea e un pericolo per l’omogeneità razziale della popolazione germanica.
Durante il periodo dell’Olocausto, le autorità tedesche presero di mira anche altri gruppi ritenuti di “razza inferiore”: ad esempio, i Rom (gli Zingari), i disabili e le popolazioni slave (Polacchi, Russi e altri). Alcuni gruppi vennero invece perseguitati per le loro idee politiche, per il loro credo ideologico o a causa di determinate caratteristiche comportamentali: in particolare, coloro che credevano negli ideali del Comunismo e del Socialismo, i Testimoni di Geova e gli omosessuali.
Nel 1933, la popolazione ebraica in Europa era costituita da circa nove milioni di persone. La maggior parte viveva in quelle nazioni che, durante la Seconda Guerra Mondiale, sarebbero state occupate dalla Germania Nazista, o ne avrebbero, in diverse forme, subito l’influenza. Prima che la guerra giungesse al termine, nell’aprile del 1945, due Ebrei su tre sarebbero morti per mano dei Tedeschi e dei loro fiancheggiatori, nell’ambito della cosiddetta “Soluzione Finale”, termine usato dai Nazisti per indicare l’assassinio degli Ebrei d'Europa. Anche se gli Ebrei – considerati dai Tedeschi la maggiore minaccia per la Germania – furono le vittime principali del razzismo nazista, l’elenco dei morti incluse anche 200.000 Rom, mentre almeno 200.000 pazienti fisicamente o mentalmente inabili – la maggior parte dei quali di nazionalità tedesca – trovarono la morte all’interno di ospedali e strutture pubbliche, a seguito del cosiddetto “Programma Eutanasia”.
Nel periodo in cui la tirannia nazista dominò gran parte dell’Europa, oltre agli Ebrei, i Tedeschi e i loro collaboratori perseguitarono e sterminarono milioni di persone appartenenti ad altri gruppi. In particolare, tra i due e i tre milioni di prigionieri di guerra sovietici furono immediatamente assassinati, o trovarono la morte per inedia, malattia, mancanza di cure o maltrattamenti. Oltre a ciò, i Tedeschi perseguitarono e uccisero gran parte degli intellettuali polacchi non-ebrei, e deportarono milioni di civili sia polacchi che sovietici in Germania e nella Polonia occupata, destinandoli ai lavori forzati. Molti di loro morirono a causa delle condizioni disumane in cui furono costretti a vivere e lavorare. Sin dall’inizio del Regime Nazista, le autorità tedesche perseguitarono gli omosessuali e altri gruppi le cui abitudini erano considerate contrarie alle norme sociali del tempo. La polizia tedesca prese di mira migliaia di oppositori politici (tra i quali comunisti, socialisti e sindacalisti), nonché dissidenti religiosi (come i Testimoni di Geova). Molti di loro morirono in carcere, o per i maltrattamenti subiti.
Già nei primi anni del Regime Nazista, il governo nazionalsocialista aveva creato campi di concentramento con il fine di imprigionare veri o presunti oppositori politici. Negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale, il numero di Ebrei, di Rom e di altre vittime dell’odio razziale, imprigionate nei campi di concentramento dalle SS e dalla polizia, crebbe costantemente. Al fine di concentrare la popolazione ebraica - e poterla così controllare e deportare con maggiore facilità - durante gli anni di guerra i Tedeschi e i loro collaboratori crearono appositi ghetti, nonché campi cosiddetti di transito e altri destinati al lavoro forzato. Volendo sfruttare anche le popolazioni non ebraiche, i tedeschi crearono ulteriori campi di lavoro forzato, sia nella cosiddetta Grande Germania che nei territori occupati.
Dopo l’invasione dell’Unione Sovietica, nel giugno del 1941, Unità Speciali Operative (Einsatzgruppen) e, più tardi, battaglioni di polizia militarizzati, vennero trasferiti al di là delle linee tedesche, per portare a termine assassinii di massa contro Ebrei, Rom e rappresentanti del Partito Comunista o dello stato Sovietico. Membri delle SS e unità di polizia, coadiuvate da unità dell’esercito e dalle SS Combattenti (Waffen SS), uccisero più di un milione di Ebrei, uomini, donne e bambini, e centinaia di migliaia di non-ebrei. Tra il 1941 e il 1944, le autorità naziste deportarono milioni di Ebrei dalla Germania, dai territori occupati e dai paesi alleati con l’Asse, verso i ghetti e verso i centri espressamente destinati all’uccisione dei prigionieri e meglio conosciuti come campi di sterminio. Qui, i detenuti venivano uccisi in camere a gas appositamente costruite.
Negli ultimi mesi della guerra, nel tentativo di impedire agli Alleati la liberazione di un elevato numero di prigionieri, guardie appartenenti alle SS cominciarono a trasferire i detenuti dai campi, con l’ausilio o di convogli ferroviari o di marce forzate; queste ultime divennero poi note con il termine “marce della morte”. Avanzando in Europa, a seguito di una serie di offensive contro i Tedeschi, gli Alleati cominciarono a incontrare e a liberare i prigionieri dei campi di concentramento, così come quelli in marcia forzata da un campo all’altro. Tali marce continuarono fino al 7 maggio 1945, cioè il giorno in cui le forze armate tedesche si arresero incondizionatamente agli Alleati. Per coloro che si trovavano nella zona occidentale, la Seconda Guerra Mondiale terminò ufficialmente il giorno seguente, 8 Maggio 1945 (“V-E Day” o giorno della Vittoria in Europa), mentre l’Unione Sovietica annunciò il proprio “Giorno della Vittoria” il 9 Maggio 1945.
Nel periodo immediatamente successivo all’Olocausto, molti dei sopravvissuti trovarono rifugio nei campi profughi allestiti dalle potenze alleate. Tra il 1948 e il 1951, quasi 700.000 Ebrei emigrarono in Israele, inclusi 136.000 profughi provenienti dall’Europa. Altri emigrarono negli Stati Uniti e in altre nazioni. L’ultimo campo profughi venne chiuso nel 1957. I crimini commessi durante l’Olocausto devastarono la maggior parte delle comunità ebraiche d'Europa e ne eliminarono completamente altre centinaia che risiedevano nella parte orientale occupata dai tedeschi.
mercoledì 9 luglio 2014
Theresienstadt
Insieme a 74 campi e comandi esterni, Theresienstadt, in polacco Terezín, dipendeva da Flossemburg. Fu un campo «autogestito», affidato alla discrezione ovverossia alla ferocia dei «triangoli verdi» cioè delinquenti comuni, i quali non mancarono alcuna occasione per infierire contro i «triangoli rossi» cioè i deportati politici.Da Terezín partivano periodicamente convogli per Auschwitz.
martedì 8 luglio 2014
Einsatzgruppen (“Squadre della Morte”)
Membri di una Squadra della Morte (Einsatzkommando, o unità operativa mobile) prima della fucilazione di un giovane ebreo. La famiglia del ragazzo giace assassinata di fronte a lui; gli uomini a sinistra sono di etnia tedesca venuti in aiuto alla squadra. Slarow, Unione Sovietica, 4 luglio 1941.
— Dokumentationsarchiv des Oesterreichischen Widerstandes
Le Einsatzgruppen (in questo contesto da leggere come “unità mobili di sterminio”) erano vere e proprie Squadre della Morte composte principalmente da SS e da agenti di polizia. Comandate da ufficiali della Polizia di Sicurezza tedesca (Sicherheitspolizei, Sipo) e del Servizio di Sicurezza (Sicherheitsdienst, SD) le Einsatzgruppen avevano tra i loro compiti l’eliminazione di coloro che venivano considerati nemici, sia per motivi politici che razziali, e che si trovavano al di là delle linee di combattimento, nell’Unione Sovietica occupata dai tedeschi.
Tra le vittime vi furono Ebrei, Rom (Zingari), funzionari di Stato e funzionari del Partito Comunista Sovietico. Le Einsatzgruppen assassinarono anche migliaia di pazienti ospitati nelle strutture per disabili fisici e mentali. Molti studiosi sono convinti che lo sterminio sistematico degli Ebrei attuato dalle Einsatzgruppen e dai battaglioni della Polizia d’Ordine (Ordnungspolizei) nell’Unione Sovietica occupata, rappresentò il primo passo verso l’attuazione della “Soluzione Finale”, il programma ideato dai Nazisti per eliminare tutti gli Ebrei europei.
Durante l’invasione dell’Unione Sovietica, nel giugno del 1941, le Einsatzgruppen si posero al seguito dell’esercito tedesco mentre questi avanzava profondamente nel territorio nemico. Le Einsatzgruppen, spesso usufruendo dell’appoggio della polizia e delle popolazioni locali, portarono a termine numerose operazioni di sterminio di massa. Contrariamente ai metodi adottati successivamente, che prevedevano la deportazione degli Ebrei dalle città o dai ghetti verso i campi di sterminio, le Einsatzgruppen si recavano direttamente nelle comunità ebraiche e attuavano veri e propri massacri.
L’esercito tedesco fornì appoggio logistico alle Einsatzgruppen, inclusi rifornimenti, trasporto, alloggio e, occasionalmente, forza lavoro sotto forma di unità per il trasferimento e la sorveglianza dei prigionieri. In una prima fase, le Einsatzgruppen fucilarono principalmente gli uomini Ebrei. Alla fine dell’estate del 1941, tuttavia, ovunque le Einsatzgruppen si recassero uccidevano uomini, donne e bambini, senza curarsi dell’età o del sesso di appartenenza, seppellendoli poi in fosse comuni. Spesso grazie all’aiuto di informatori e interpreti della popolazione locale, gli Ebrei di una certa zona venivano identificati e portati nei punti di raccolta;da qui, i camion li trasportavano poi ai luoghi dell’esecuzione, dove le fosse comuni erano già state preparate. In alcuni casi, i prigionieri erano costretti a scavare loro stessi le loro future tombe. Dopo aver consegnato ogni oggetto di valore ed essersi spogliati, uomini, donne e bambini venivano fucilati, o in stile militare - in piedi, di fronte alla fossa - oppure già stesi sul fondo, uno accanto all’altro, secondo un sistema che venne ribattezzato in modo irriverente “a scatola di sardine”.
La fucilazione fu il sistema più usato dalle Einsatzgruppen; tuttavia, alla fine dell’estate del 1941, Heinrich Himmler, avendo constatato il peso psicologico che tale sistema di sterminio aveva sui suoi uomini, richiese l’adozione di un modo più “comodo” di perpetrare le uccisioni. Il risultato di tale richiesta fu la creazione delle camere a gas mobili: montate su furgoni per il trasporto merci, e con il sistema di scappamento modificato, esse venivano usate per asfissiare i prigionieri con il monossido di carbonio. Le camere a gas mobili fecero la propria apparizione per la prima volta sul fronte orientale, alla fine dell’autunno del 1941, e furono poi utilizzate, insieme alle fucilazioni, per assassinare Ebrei e altre vittime nella maggior parte delle zone in cui le “Squadre della Morte” operavano.
Le Einsatzgruppen al seguito dell’esercito tedesco in Unione Sovietica erano composte da quattro gruppi operativi, ognuno delle dimensioni di un battaglione. L’ Einsatzgruppe A partì dalla Prussia Orientale e si spinse attraverso la Lituania, la Lettonia e l’Estonia verso Leningrado (oggi San Pietroburgo). Questa unità massacrò gli Ebrei a Kovno, Riga e Vilna. L’Einsatzgruppe B partì invece da Varsavia, nella Polonia occupata, e attraverso la Bielorussia si spinse verso Smolensk e Minsk, massacrando gli Ebrei a Grodno, Minsk, Brest-Litovsk, Slonim, Gomel e Mogilev, solo per citare alcuni luoghi. L’Einsatzgruppe C cominciò le proprie operazioni da Cracovia, attraversando poi l’Ucraina occidentale e proseguendo verso Kharkov e Rostov sul Don. I suoi uomini operarono massacri a Lvov, Tarnopol, Zolochev, Kremenets, Kharkov, Zhitomir e Kiev. Qui, il sottogruppo 4A delle Einsatzgruppen, nel corso di due intere giornate, portò a termine quello che divenne poi tristemente famoso come “massacro della gola di Babi Yar”, in cui vennero assassinati 33.771 Ebrei di Kiev. Delle quattro unità, la Einsatzgruppe D operò invece nella parte più a sud: questa squadra portò a termine numerosi massacri nella parte meridionale dell’Ucraina e della Crimea, in particolare a Nikolayev, Kherson, Simferopol, Sebastopoli, Feodosiya e nella regione di Krasnodar.
Le Einsatzgruppen ricevettero vasto appoggio dai soldati tedeschi e dagli altri eserciti dell’Asse, così come da collaboratori locali e da altre unità delle SS. I membri delle Einsatzgruppen venivano reclutati tra le SS, le Waffen SS (reparti militari delle SS), nel Sipo e nel SD, tra le forze della Polizia d’Ordine e in altre forze di polizia.
Alla fine della primavera del 1943, le Einsatzgruppen e i battaglioni della Polizia d’Ordine avevano già assassinato più di un milione di Ebrei sovietici e decine di migliaia di commissari politici, partigiani, Rom e persone disabili. Il cosiddetto “sterminio mobile”, in particolare la fucilazione, si dimostrò un metodo inefficiente e psicologicamente pesante per gli uomini coinvolti. Già nel periodo in cui le Einsatzgruppen portavano a termine le loro operazioni, le autorità tedesche cominciarono a pianificare e poi costruire strutture fisse all’interno dei campi di sterminio, per uccidere - tramite gas venefico - del più vasto numero possibile di Ebrei.
Mengele
Josef Mengele nacque il 16 marzo 1911 a Günzburg primo figlio di Karl Mengele e Walburga Hupfauer. Karl Mengele aveva fondato una fabbrica di trattori che, grazie alle forniture militari durante la Prima Guerra Mondiale, era divenuta la più importante azienda della città.
La famiglia aveva una solida tradizione cattolica ed un orientamento politico nazionalista.
Il giovane Josef già nel 1927 aderì alla Lega Pangermanica della Gioventù e nel 1931 alle formazioni giovanili dello "Stalhelm" l'organizzazione revanscista tedesca.
Dal 1930 aveva deciso di studiare medicina ed aveva iniziato gli studi a Monaco proseguendoli a Monaco e a Vienna.
Si laureò nel 1935 con una strana tesi dal titolo "Ricerca morfologico-razziale sul settore anteriore della mandibola in quattro gruppi di razze".
Il suo relatore, il professor Mollison, era un antropologo convinto della disparità tra le razze.
Il matrimonio, la guerra, Auschwitz
Il 1° gennaio 1939 Mengele chiese l'autorizzazione formale all'Ufficio Centrale per la razza e gli insediamenti umani per poter sposare Irene Schoenbein.
La licenza venne concessa con una certa fatica. Mengele, che appartiene alle SS, non può dimostrare di appartenere ad una famiglia ariana sin dal 1750 e Irene ha qualche difficoltà mancandole i documenti razziali del nonno americano Harry Lyons Dummer. Alla fine l'Ufficio diede il suo benestare e la coppia poté celebrare le nozze. Il matrimonio fu interrotto il 1° settembre 1939 dallo scoppio della guerra.
Mengele si presentò volontario e venne inviato dapprima ad un ispettorato sanitario delle Waffen-SS e poi all'Ufficio di Poznan (Posen) per la razza e gli insediamenti umani. Qui dal 1940 al gennaio 1942 il giovane Mengele si occupò di esaminare le "qualità razziali" dei coloni tedeschi che desideravano popolare le terre dell'Est strappate all'Unione Sovietica.
Questo compito noioso di selezione terminò il 1° gennaio 1942: Mengele venne aggregato come medico militare alla 5a Divisione SS "Wiking" e spedito sul fronte orientale. L'esperienza di guerra durò pochi mesi: nell'estate del 1942 venne leggermente ferito, decorato con la Croce di Ferro di Prima Classe e promosso Hauptsturmführer delle SS, venne ritenuto inidoneo alla prima linea. Rimpatriato venne impiegato a Berlino all'Ufficio Centrale per la razza e gli insediamenti umani.
Contemporaneamente il suo maestro Verschuer era arrivato a Berlino per dirigere il Dipartimento di Antropologia e Genetica del prestigioso "Kaiser Wilhelm Institut". I due si rincontrarono e il professor Verschuer propose al suo allievo di unirsi a lui per proseguire gli studi sulla biologia dei gemelli.
Vi erano enormi possibilità di indagine date dal concentramento ad Auschwitz di centinaia di migliaia di soggetti subumani da studiare. Una occasione irripetibile per la scienza e per la carriera accademica di Mengele. Il 30 maggio 1943 Josef Mengele si presentava ad Auschwitz per prendervi servizio.
Il Protocollo del Wannsee: come i nazisti organizzarono la "Soluzione Finale"
ll generale Reinhard Heydrich
Premessa
Una delle più tremende conseguenze delle idee nazionaliste e razziste elaborate da Adolf Hitler nel suo "Mein Kampf" (scritto tra il ’25 ed il ’27), manifesto ideologico del Terzo Reich, fu la discriminazione e la persecuzione sistematica degli ebrei in Germania, formalizzate in seguito nelle leggi di Norimberga (5 settembre 1935). Secondo queste leggi, chiunque risultasse avere tre o quattro nonni osservanti della religione ebraica veniva considerato ebreo; mezzo-ebreo era chi aveva due nonni osservanti o era sposato con un ebreo; chi aveva un solo nonno ebreo veniva considerato come un meticcio ("mischlinge" in tedesco). A queste tre categorie vennero proibiti il matrimonio ed i rapporti sessuali con tedeschi ariani e furono colpite da tutta una serie di privazioni e discriminazioni razziali.
All’inizio l’obiettivo del regime nazista era costringere gli ebrei all'emigrazione dalla Germania. La notte del 9 novembre 1938 un giovane ebreo polacco sparò ad Ernst vom Rath, diplomatico tedesco a Parigi, uccidendolo. Come rappresaglia, in Germania furono incendiate tutte le sinagoghe e infrante le vetrine dei negozi di ebrei (per questo motivo fu chiamata "la notte dei cristalli"). Molti di loro furono costretti ad abbandonare il paese trovando rifugio all'estero, altri vennero arrestati nei giorni successivi dalle SS.
Dopo la notte dei cristalli e, soprattutto, con l’invasione della Polonia occidentale (1 settembre 1939, che costò lo scoppio del secondo conflitto mondiale), vi fu il passaggio dalla politica di persecuzione a quella dello sterminio di massa puro e semplice, dai vecchi ai bambini, portata a compimento con la Shoah.
La Polonia occidentale contava tra gli abitanti più di due milioni di ebrei, i quali vennero sottoposti a restrizioni ancor più dure di quelle vigenti in Germania. Furono infatti costretti a trasferirsi in ghetti, isolati dai quartieri ariani per mezzo di alti muri e filo spinato, ed ebbero l’ordine di indossare una sorta di distintivo, la stella gialla. L’invasione dell’Unione Sovietica (21 giugno 1941) cambiò drammaticamente la situazione degli ebrei. Iniziò la loro sistematica eliminazione nella zona di influenza tedesca, con fucilazioni in massa eseguite dalle unità d’azione speciale (le Einsatzgruppen) operative in Polonia e in Unione Sovietica; nel 1941 si costruirono i primi campi di concentramento (Lager, adibiti alla funzione di sterminio), costruiti per la maggior parte in Polonia, come quello di Auschwitz-Birkenau, il più grande e tristemente famoso, vero e proprio simbolo degli orrori nazisti. Vi confluirono gli ebrei provenienti non solo dai ghetti vicini, ma anche da tutti i paesi europei occupati dai nazisti, dando vita al loro tentativo di sterminio.
L’ordine di dare avvio alla "soluzione finale" ("Endlosung" in tedesco) del problema ebraico fu impartita direttamente dal Fuhrer ai due suoi più importanti gerarchi: Hermann Goring, numero due del regime, ed Heinrich Himmler, comandante supremo delle SS. Fu proprio quest’ultimo il diretto responsabile di tutta l’organizzazione dei campi di concentramento e di sterminio, attuata attraverso l’Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (l’RSHA), diretto dal generale Reinhard Heydrich e in particolare grazie al lavoro del colonnello Adolf Eichmann, a capo dell’Ufficio per le questioni ebraiche della Gestapo (la polizia segreta del regime) e responsabile della caccia agli ebrei. Heydrich ed Eichmann saranno i due organizzatori della Conferenza del Wannsee, la quale doveva coordinare quella soluzione finale già praticata nei territori occupati dalla Germania.
La Conferenza del Wannsee
Nel luglio del 1941 Hitler fece preparare a Goring una direttiva in cui incaricava Heydrich, capo dei servizi di sicurezza, di risolvere la questione ebraica nella sfera di influenza tedesca in Europa.
Il 20 gennaio 1942 Heydrich si incontrò con altri 14 alti funzionari dei principali ministeri tedeschi in una residenza tranquilla, lungo un lago a Wannsee (vicino Berlino). La riunione era segretissima e il suo scopo era quello di precisare i termini della soluzione al problema ebraico. I partecipanti alla riunione (oltre ad Heydrich ed al già citato Eichmann) furono:
- Gen. SS Heinrich Muller, capo della Gestapo, in rappresentanza della polizia tedesca;
- Gen. SS Otto Hoffmann, rappresentante dell’Ufficio per la razza e l’insediamento;
- Col. SS Karl Schongarth, rappresentante della SD, polizia di sicurezza;
- Col. SS Gerhard Klopfer, in rappresentanza del partito nazista;
- Magg. SS Rudolf Lange, vice-comandante SS in Lettonia;
- Gauletier Dr. Alfred Meyer e Dr. Georg Leibbrandt, rappresentanti del Ministero per la Polonia occupata;
- Dr. Wilhelm Stuckart, uno degli artefici delle Leggi di Norimberga, rappresentante del Ministero dell’Interno;
- Dr. Roland Freisler, rappresentante del Ministero della Giustizia;
- Dr. Martin Luther, sottosegretario del Ministero degli Esteri;
- Dr. Joseph Buhler, segretario di Stato della Polonia tedesca occupata;
- Dr. Wilhelm Kritzinger, direttore ministeriale della Cancelleria del Reich;
- Erich Neumann, direttore del piano quadriennale per l’economia.
All'inizio della discussione, il generale Heydrich, precisò che il problema da risolvere era quello dell’eccessiva presenza di ebrei in Germania e nei territori occupati, per cui la politica di emigrazione forzata perseguita dal Reich non era più sufficiente per far fronte al problema ebraico. Una possibile soluzione del problema sarebbe allora consistita in una '"evacuazione" degli ebrei dall'Est, termine che in realtà voleva dire eliminazione fisica o pulizia etnica dallo "spazio vitale" tedesco. Le prime operazioni di sterminio, provvisorie, avvennero sul luogo durante la conquista dell’Est; gli ebrei catturati erano costretti a scavare grandi fosse comuni per poi essere fucilati in massa e seppelliti nelle stesse fosse. Ma adesso era necessario pianificare lo sterminio in modo più preciso e sicuro e la riunione del Wannsee doveva appunto occuparsi di questo. Approssimativamente undici milioni di ebrei sarebbero stati coinvolti nella soluzione finale del problema; tra questi, cinque milioni di essi vivevano in Unione Sovietica e circa tre milioni erano gli ebrei già sotto il controllo dei tedeschi (in Polonia e nei territori orientali occupati). Bisognava però risolvere la questione in termini legali; la pulizia etnica degli ebrei dallo spazio vitale doveva perciò avvenire seguendo la legge. Così Heydrich affermò che si dovevano riesaminare le leggi di Norimberga e revocare le esenzioni previste che permettevano a molti ebrei di rimanere tra i tedeschi. In ogni caso, le SS avrebbero avuto i poteri decisionali in materia. Restava soltanto da risolvere il lato "tecnico", cioè trovare un sistema più veloce per l’uccisione e l’eliminazione dei corpi; le fucilazioni in massa creavano problemi tra le truppe ed anche costi eccessivi in fatto di munizioni. Fu così il colonnello Eichmann a spiegare che l’utilizzo del gas avrebbe risolto il problema. Il programma "eutanasia", avvenuto prima della guerra, aveva già sperimentato l’uso del monossido di carbonio per eliminare i malati di mente a Brandeburgo; adesso, lo stesso sistema poteva essere approntato anche per i campi di concentramento. Nell’estate del 1941 il Reichsfuhrer-SS Himmler aveva chiesto di visitare un campo nell’Alta Slesia polacca (Auschwitz), per trasformarlo in un grande centro di sterminio. Qui, affermò Eichmann durante la riunione, era possibile eliminare fino a sessantamila ebrei al giorno, attraverso delle speciali camere a gas camuffate da docce o camere di disinfestazione. Inoltre, con la costruzione di appositi forni crematori, si potevano occultare i cadaveri, cremandoli.
Lo sterminio degli ebrei, così come pianificato dalla conferenza del Wannsee, iniziò nel marzo 1942 in Polonia, nel campo di Chelmno; successivamente toccò a tutti gli altri campi dislocati nell’Europa occupata. L’operazione fu poi chiamata "Reinhard" in memoria di Heydrich, ucciso nel luglio del ’42 per mano di patrioti cechi (Heydrich si trovava in Cecoslovacchia come Protettore della Boemia e Moravia). La terribile pianificazione dello sterminio, elaborata a Wannsee, costò la vita a circa sei milioni di ebrei, ma questa stima non tiene conto delle vittime della cosiddetta "marcia della morte" che i tedeschi in fuga dagli Alleati imposero agli ebrei prigionieri dei campi.
Del cosiddetto "Protocollo di Wannsee", è sopravvissuta una sola trascrizione che fu scoperta da agenti segreti americani nascosta al ministero degli Esteri tedesco, nel 1947. Si trattava della copia di Martin Luther.
Documentazione:
Protocollo del Wannsee, 20 gennaio 1942 (English version by The Avalon Project at Yale Law School)
Sobibor
Sobibór (pronuncia [sɔbi'bu:r]) fu uno dei tre campi di sterminio nazisti costruiti nell'ambito dell'Operazione Reinhard (gli altri furono quelli di Treblinka e Bełżec).
Il campo prende il nome del villaggio presso il quale venne costruito, ora parte del Voivodato di Lublino in Polonia. Gli internati, trasportati via treno, erano in gran parte ebrei, prigionieri di guerra sovietici e zingari; all'arrivo al campo, i prigionieri venivano immediatamente separati: alcuni erano destinati al lavoro forzato mentre la maggior parte alle camere a gas: circa 300.000 persone vennero uccise a Sobibór: 207.000 provenienti dalla Polonia, 31.000 dalla Cecoslovacchia, 10.000 dalla Germania e dall'Austria, 4.000 dalla Francia, 14.000 dalla Lituania e 34.313 dall'Olanda.
Sobibór tuttavia è conosciuta come l'unico tentativo riuscito di una ribellione da parte di prigionieri ebrei in un campo di concentramento nazista.
Mauthausen-Gusen
Il campo di concentramento di Mauthausen (dall'estate 1940, Mauthausen - Gusen) era un campo di sterminio nazista, una fortezza in pietra eretta dal 1938 in cima ad una collina dell'Oberdonau, sopra la piccola cittadina di Mauthausen, in Alta Austria, a circa venticinque chilometri ad est di Linz.
Considerato campo di lavoro, vi si attuò lo sterminio soprattutto attraverso il lavoro forzato nella vicina cava di granito, e la consunzione per denutrizione e stenti, pur essendo presenti piccole camere a gas.
Considerato campo di lavoro, vi si attuò lo sterminio soprattutto attraverso il lavoro forzato nella vicina cava di granito, e la consunzione per denutrizione e stenti, pur essendo presenti piccole camere a gas.
Treblinka
Il primo campo di sterminio nazista fu Chełmno nel 1941, seguito poi da Bełżec, Sobibór ed infine il 22 luglio 1942 da Treblinka. Bełżec fece da modello sia a Sobibor che a Treblinka.
Questi campi furono creati per l'eliminazione ed esproprio dei beni di Ebrei provenienti dalla Galizia, dai ghetti e dai territori del Governatorato Generale nell'Europa Orientale, sterminio necessario per la pulizia etnica (o "arianizzazione") effettuata in vista dell'insediamento della popolazione tedesca per la colonizzazione in quelle regioni, a guerra finita.
Quando si fosse realizzato il sogno hitleriano del grande Tausendjaehrige Reich (Reich Millenario), anche per i nuovi vasti territori conquistati, i nazisti avrebbero continuato dopo la guerra, lo sterminio per la pulizia etnica e la riduzione in schiavitù degli Ebrei rimasti e di circa 50 milioni di slavi seguendo sempre le direttive del Generalplan Ost (Piano Generale per l'Est) del 1940; questo piano prevedeva che il sistema del genocidio escogitato e applicato nei campi di sterminio della Polonia come Treblinka, si sarebbe esteso su ben più vasta scala anche per tutti i territori fino agli Urali, pensati come il nuovo confine tedesco.
Come già detto il campo di Treblinka fu costruito nell'ambito dell'Operazione Reinhard ideata dal fanatico nazista Reinhard Heydrich allora governatore del Protettorato di Boemia e Moravia, per attuare la Soluzione finale del problema ebraico decisa da Hitler all'inizio del 1942. Questo progetto prevedeva specificatamente di effettuare il genocidio ebraico, già iniziato dalle unità mobili di sterminio delle Einsatzgruppen, che fino a quel momento avevano ucciso un milione di persone tra Ebrei, Zingari e Commissari politici russi, dentro recinti di campi di concentramento precostituiti. L'uso dei campi si rendeva necessario per ovviare ad inconvenienti che si erano venuti a creare con lo sterminio mobile.
Il progetto di Heydrich attuava una forma più "umana" per le esecuzioni ma non per le vittime, bensì per le truppe che dovevano compiere i massacri. Con la creazione dei campi di sterminio si evitava ai militi delle SS l'"imbarbarimento" derivato dall'uccisione diretta con armi da fuoco, armi bianche o altro, astraendo con l'uso di camere a gas, l'atto di uccidere, così snervante e stressante degli esecutori che dovevano attuarlo. Questo grosso inconveniente era emerso dalle osservazioni sulle unità operative delle Einsatzgruppen; altri inconvenienti erano l'impossibilità di tenere segreta l'operazione e un numero di eliminati inferiore rispetto a quello indicato; era chiaro che, in vista degli immani eccidi pianificati, servisse un sistema più veloce, un omicidio di massa su "scala industriale" invece di quello, seppur micidiale, delle esecuzioni dirette. Di qui la nascita dei lager di sterminio, recinti in cui i massacri potevano avvenire con tutta tranquillità, al riparo di sguardi indiscreti; i capi nazisti erano convinti che le generazioni future tedesche non avrebbero capito lo sterminio e ne sarebbero rimaste turbate; quindi tutto il genocidio doveva passare sotto silenzio ed essere tenuto nascosto.
In realtà gli stessi capi del nazismo temevano le ripercussioni e le accuse della comunità internazionale che si sarebbero sollevate contro la Germania e specialmente contro di loro che avevano attuato il genocido. Una volta che la verità dei campi di sterminio sarebbe venuta a galla, sarebbero stati bollati per sempre come criminali storici ed esposti al rischio di condanne, come poi in effetti accadde .
Nel novembre 1941 era già stato costruito, nei pressi di una grande cava di ghiaia, il campo di lavoro Treblinka (Arbeitslager Treblinka), denominato in seguito, come Treblinka I. Questo campo, quasi sconosciuto rispetto al suo drammatico omonimo, sorse a circa 2 km a sud del sito di fondazione del futuro campo di sterminio e i prigionieri ivi rinchiusi, per la maggior parte prigionieri politici polacchi (ed alcuni ebrei), vennero impiegati in lavori di scavo e trasporto dei materiali della vicina cava. Treblinka I fu liberato nell'agosto 1944 dalle forze sovietiche avanzanti. Si stima che in questo campo siano transitate circa 20.000 persone (la popolazione del campo oscillava tra i 1000 ed i 2000 deportati) e che almeno la metà sia morta a causa delle difficili condizioni di vita.
Il campo di sterminio di Treblinka vero e proprio, fu operativo, invece, dal 22 luglio 1942 al 19 ottobre 1943. Anch'esso, come il primo, prese il nome del villaggio presso il quale venne costruito, oggi nel comune di Małkinia Górna, a 80 km a nord-est di Varsavia, nel voivodato della Masovia di Polonia. Questo lager di sterminio era diviso in due sezioni, Campo 1 e Campo 2 e fu chiamato Treblinka II per differirlo dal precedente Treblinka I, il campo di lavoro.
Questi campi furono creati per l'eliminazione ed esproprio dei beni di Ebrei provenienti dalla Galizia, dai ghetti e dai territori del Governatorato Generale nell'Europa Orientale, sterminio necessario per la pulizia etnica (o "arianizzazione") effettuata in vista dell'insediamento della popolazione tedesca per la colonizzazione in quelle regioni, a guerra finita.
Quando si fosse realizzato il sogno hitleriano del grande Tausendjaehrige Reich (Reich Millenario), anche per i nuovi vasti territori conquistati, i nazisti avrebbero continuato dopo la guerra, lo sterminio per la pulizia etnica e la riduzione in schiavitù degli Ebrei rimasti e di circa 50 milioni di slavi seguendo sempre le direttive del Generalplan Ost (Piano Generale per l'Est) del 1940; questo piano prevedeva che il sistema del genocidio escogitato e applicato nei campi di sterminio della Polonia come Treblinka, si sarebbe esteso su ben più vasta scala anche per tutti i territori fino agli Urali, pensati come il nuovo confine tedesco.
Come già detto il campo di Treblinka fu costruito nell'ambito dell'Operazione Reinhard ideata dal fanatico nazista Reinhard Heydrich allora governatore del Protettorato di Boemia e Moravia, per attuare la Soluzione finale del problema ebraico decisa da Hitler all'inizio del 1942. Questo progetto prevedeva specificatamente di effettuare il genocidio ebraico, già iniziato dalle unità mobili di sterminio delle Einsatzgruppen, che fino a quel momento avevano ucciso un milione di persone tra Ebrei, Zingari e Commissari politici russi, dentro recinti di campi di concentramento precostituiti. L'uso dei campi si rendeva necessario per ovviare ad inconvenienti che si erano venuti a creare con lo sterminio mobile.
Il progetto di Heydrich attuava una forma più "umana" per le esecuzioni ma non per le vittime, bensì per le truppe che dovevano compiere i massacri. Con la creazione dei campi di sterminio si evitava ai militi delle SS l'"imbarbarimento" derivato dall'uccisione diretta con armi da fuoco, armi bianche o altro, astraendo con l'uso di camere a gas, l'atto di uccidere, così snervante e stressante degli esecutori che dovevano attuarlo. Questo grosso inconveniente era emerso dalle osservazioni sulle unità operative delle Einsatzgruppen; altri inconvenienti erano l'impossibilità di tenere segreta l'operazione e un numero di eliminati inferiore rispetto a quello indicato; era chiaro che, in vista degli immani eccidi pianificati, servisse un sistema più veloce, un omicidio di massa su "scala industriale" invece di quello, seppur micidiale, delle esecuzioni dirette. Di qui la nascita dei lager di sterminio, recinti in cui i massacri potevano avvenire con tutta tranquillità, al riparo di sguardi indiscreti; i capi nazisti erano convinti che le generazioni future tedesche non avrebbero capito lo sterminio e ne sarebbero rimaste turbate; quindi tutto il genocidio doveva passare sotto silenzio ed essere tenuto nascosto.
In realtà gli stessi capi del nazismo temevano le ripercussioni e le accuse della comunità internazionale che si sarebbero sollevate contro la Germania e specialmente contro di loro che avevano attuato il genocido. Una volta che la verità dei campi di sterminio sarebbe venuta a galla, sarebbero stati bollati per sempre come criminali storici ed esposti al rischio di condanne, come poi in effetti accadde .
Nel novembre 1941 era già stato costruito, nei pressi di una grande cava di ghiaia, il campo di lavoro Treblinka (Arbeitslager Treblinka), denominato in seguito, come Treblinka I. Questo campo, quasi sconosciuto rispetto al suo drammatico omonimo, sorse a circa 2 km a sud del sito di fondazione del futuro campo di sterminio e i prigionieri ivi rinchiusi, per la maggior parte prigionieri politici polacchi (ed alcuni ebrei), vennero impiegati in lavori di scavo e trasporto dei materiali della vicina cava. Treblinka I fu liberato nell'agosto 1944 dalle forze sovietiche avanzanti. Si stima che in questo campo siano transitate circa 20.000 persone (la popolazione del campo oscillava tra i 1000 ed i 2000 deportati) e che almeno la metà sia morta a causa delle difficili condizioni di vita.
Il campo di sterminio di Treblinka vero e proprio, fu operativo, invece, dal 22 luglio 1942 al 19 ottobre 1943. Anch'esso, come il primo, prese il nome del villaggio presso il quale venne costruito, oggi nel comune di Małkinia Górna, a 80 km a nord-est di Varsavia, nel voivodato della Masovia di Polonia. Questo lager di sterminio era diviso in due sezioni, Campo 1 e Campo 2 e fu chiamato Treblinka II per differirlo dal precedente Treblinka I, il campo di lavoro.
Bergen-Belsen
Il campo di Bergen-Belsen (o comunemente Belsen) era un campo di concentramento nazista situato nella bassa Sassonia, a sud-est della cittadina di Bergen, vicino a Celle. Tra il 1943 e il 1945 si stima che circa 50 000 persone morirono nel campo, di cui oltre 35 000 di tifo nei primi cinque mesi del 1945.
Storia
Il campo di Bergen-Belsen fu aperto per la prima volta nel 1940 come campo per prigionieri di guerra con il nome Stalag XI-C. Fino alla primavera del 1942 circa 18 000 soldati sovietici morirono di fame, freddo e malattie. La prima epidemia di tifo ucciderà tutti i prigionieri
Dal 1942 fu utilizzato come campo di concentramento passando sotto il comando delle SS nell’aprile 1943.
Inizialmente campo di detenzione, Aufenthaltslager, da marzo 1944 parte del campo fu designata a ricovero per i prigionieri che arrivavano malati dagli altri campi Erholungslager.
Ad agosto del 1944 circa 8 000 donne prigioniere di diverse nazionalità arrivarono da Auschwitz, molte delle quali erano lavoratrici.
A dicembre dello stesso anno il SS-Hauptsturmführer Josef Kramer, precedentemente ad Auschwitz-Birkenau, diventò il nuovo comandante del campo.
Il numero degli internati al 1º dicembre 1944 era di 15 257; il 1º febbraio 1945 il numero era salito a 22 000; al 1º marzo a 41 520; al 1 aprile 43 042 e al 15 aprile a circa 60 000.
Il sovraffollamento portò l'aumento di morte per malattia (soprattutto tifo) e malnutrizione in un campo originariamente programmato per ospitare 10 000 persone.
Il numero dei morti passò da 7 000 del mese di febbraio a oltre 18 000 nel mese di marzo. I corpi venivano bruciati in fosse comuni. Non esistevano camere a gas a Bergen-Belsen, ciò nonostante si stima che circa 5 000 ebrei di Boemia e Moravia, polacchi, omosessuali, cattolici, prigionieri di guerra e zingari morirono nel campo. Le aspettative di sopravvivenza degli internati erano di circa 9 mesi.
Quando gli inglesi e i canadesi della 11a Divisione Corazzata del esercito britannico sotto il comando del Field Marshal Bernard Law Montgomery, liberarono il campo il 15 aprile 1945 trovarono circa 60 000 prigionieri, in pessime condizioni e migliaia di corpi bruciati nei pressi del campo.
Le strutture del campo di Bergen-Belsen furono bruciate con i lanciafiamme dagli inglesi stessi per combattere l'epidemia di tifo e l'infestazione da pidocchi.
Molti ufficiali SS del campo che sopravvissero all'epidemia di tifo furono catturati e processati al Processo di Belsen. Con questo processo il mondo vide per la prima volta Irma Grese, Elisabeth Volkenrath, Juana Bormann, Fritz Klein, Josef Kramer e il resto delle SS (uomini e donne) che servirono a Mittelbau Dora, Ravensbrück, Auschwitz I, II, III e Neuengamme.
Molte delle carceriere avevano servito nel piccolo sottocampo Gross Rosen di Neusalz, Langenleuba, e a Dora Mittelbau (Mittelbau Dora) sottocampo di Gross Werther.
Il luogo dove esisteva il campo è oggi aperto al pubblico; a rappresentare le atrocità commesse è stato costruito un monumento e la “Casa del silenzio” per riflettere.
In questo campo morirono Anna Frank e la sorella Margot, ed il pittore e scrittore Josef Čapek; vi fu detenuto anche il giovane Jona Oberski, che però si salvò assieme alla sua amica Simona (il vero nome era Trude) di cui oggi si ricorda molto nei campi di concentramento.
Buchenwald
Il campo di concentramento di Buchenwald prende il nome dalla località di Buchenwald, sulla collina dell'Ettersberg, a circa otto chilometri da Weimar nella regione della Turingia, nella Germania orientale.
Tra il 1937 e il 1945 Buchenwald fu uno dei più importanti e vasti campi di concentramento e di sterminio nazisti situato sul suolo tedesco. Fu costruito su una collina ricoperta di una fitta estensione di alberi di faggio (Buchenwald significa letteralmente Bosco di faggi).
In totale furono internati in questo campo di concentramento circa 250.000 uomini provenienti da tutti i paesi europei. Fu tra i lager dove si attuò principalmente lo sterminio tramite il lavoro. Il numero totale delle vittime è stimato in circa 56.000, di cui 11.000 ebrei.
Esso venne istituito inizialmente come luogo di punizione e detenzione preventiva per avversari e oppositori politici, eretto in un luogo isolato, lontano da tutto e da tutti, al di fuori da sguardi indiscreti. Furono costruite cinquanta baracche, circondate da filo spinato elettrificato, vigilate da SS armate di mitragliatrici e dominate dall'enorme ciminiera dei forni del crematorio, situato a poca distanza dall'ingresso principale. Oggi la strada che attraversa il bosco di faggi e che porta al Museo di Buchenwald è chiamata "Blutstrasse", la "Via di sangue" in memoria delle decine di migliaia di prigionieri che qui caddero.
Stutthof
Sachsenhausen
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