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domenica 27 luglio 2014

Il Projekt Amerika

A9/A10 è un missile balistico a medio raggio (MRBM) della famiglia Aggregat sviluppato in Germania nella prima metà degli anni quaranta da Wernher von Braun. Si trattò del primo progetto realizzabile di un missile balistico con capacità transcontinentali, che avrebbe dovuto effettuare il primo volo nel 1946. Tuttavia, come gran parte dei modelli della famiglia Aggregat, rimase sulla carta.

Storia
Sviluppo

Von Braun iniziò a lavorare ad un missile a lunghissimo raggio nel 1940, con l’intenzione di arrivare ad un esemplare volante nel 1946. Tuttavia, i lavori su questo sistema d’arma, conosciuto con la designazione interna di A9/A10 (dal nome dei due stadi), furono proibiti nel 1943: il motivo di questa decisione può essere ricondotto all'alta priorità che aveva all'epoca lo sviluppo dell’A4 (meglio conosciuta come V2). Nonostante questo divieto, però, Von Braun ed i suoi uomini proseguirono ugualmente le ricerche sull’A9/A10, che fu spacciato per una modifica dell’A4 e ricevette il nome in codice di A4b.

Solo alla fine del 1944, Von Braun ed il suo team furono autorizzati ufficialmente a riprendere le ricerche su questo sistema d’arma strategico, che ricevette la codifica di Projekt Amerika (Progetto America). Tuttavia, quest'arma a lungo raggio non ebbe alcuno sviluppo pratico: le uniche prove reali riguardarono due voli dell’A4b (l’ultimo dei quali nel gennaio 1945).

Nel corso degli anni, il progetto originario venne rivisto più volte, e furono ideate anche versioni più grandi a tre e quattro stadi. Nessuna di queste, tuttavia, ebbe una realizzazione pratica, e rimasero tutte interamente sulla carta.

Descrizione tecnica

A9/A10

L’A9/A10 avrebbe dovuto essere un missile a due stadi con propellente liquido (LOX ed alcool), con un peso al lancio superiore alle 85 t ed in grado di trasportare una testata da 1.000 kg alla distanza di 5.000 km. Il nome del missile era dovuto, essenzialmente, a quello dei due stadi, che si chiamavano, appunto, A9 ed A10. Di questi due stadi, durante la fase di sviluppo, vennero ipotizzate varie configurazioni.
A10: si trattava del primo stadio del missile. Nella sua versione iniziale, avrebbe dovuto avere un motore costituito da un cluster di 6 camere di combustione dell’A4, a propellente liquido (LOX/alcool), con un singolo ugello di scarico. Successivamente, si decise di utilizzare un propulsore con una singola camera di combustione, di dimensioni maggiori. Per i test reali di questo motore, presso l’impianto di Peenemünde, vennero costruiti alcuni banchi prova. Il motore avrebbe dovuto avere una spinta di 200.000 kgf, ed un diametro di 4,12 m.
A9: si trattava del secondo stadio del missile, che in parte venne anche sperimentato. Nella sua configurazione iniziale, avrebbe dovuto consistere in una normale A4 con due piccole ali al lato. Le sperimentazioni furono effettuate sull'A4b, che in pratica era una V2 "di serie" con ali e peso maggiorato. Di questa, ne vennero lanciati due esemplari, il 27 dicembre 1944 ed il 24 gennaio 1945. Il primo test non riuscì. I successivi lanci, nonostante fossero previsti, non vennero però mai effettuati a causa del disastroso andamento del conflitto. Comunque, la configurazione definitiva dell’A9 prevedeva una sorta di aereo a razzo con pilotaggio umano, caratterizzato da due piccole ali laterali lungo tutta la fusoliera: questa soluzione, infatti, stando ai test condotti in galleria del vento, avrebbe comportato tutta una serie di vantaggi, sia durante il volo in regime supersonico, sia in termini di assemblaggio con il primo stadio.
Caratteristiche tecniche di A4b ed A9
Dati tecnici A4b A9
Peso al lancio (kg) 12.800 16.259
Altezza (m) 13,6 14,18
Larghezza (m) 1,65 3,2
Carico utile (kg) ? 1.000
Equipaggio nessuno? 1

Uno dei maggiori problemi che si dovette affrontare fu quello relativo al sistema di guida: la grande gittata, infatti, rendeva questo sistema d'arma estremamente impreciso. Per questa ragione, i progettisti valutarono il ricorso al pilotaggio umano. Secondo il profilo di missione previsto, quindi, l’A9 avrebbe dovuto separarsi dal primo stadio ad una quota di 390 km ed alla velocità di 3.400 m/s. Successivamente, avrebbe dovuto iniziare una fase di rientro, dirigendosi verso il suo obiettivo guidato via radio o da sommergibili situati nell’Oceano Atlantico. Il pilota, una volta inquadrato l’obiettivo, avrebbe dovuto bloccare la rotta del velivolo ed eiettarsi. Il problema era che si trattava di una manovra molto rischiosa: non solo, infatti, era potenzialmente mortale, ma anche in caso di successo avrebbe comportato la sicura cattura dell'uomo alla guida del missile.

Versioni successive

Del missile A9/A10 vennero proposte anche altre due versioni, fortemente ingrandite. Queste si caratterizzavano per l'aggiunta, ad A9 ed A10, di uno e due ulteriori stadi rispettivamente, chiamati A11 ed A12. Si sarebbe dovuto trattare, dunque, di missili a tre e quattro stadi, che rimasero anch'essi sulla carta.
A9/A10/A11: progetto relativo ad un missile a tre stadi, in grado di essere utilizzato sia per lanciare un satellite artificiale da 500 kg in low earth orbit, sia come missile balistico intercontinentale. Portato avanti nel 1944, si trattava essenzialmente di un A9/A10 con un nuovo primo stadio, chiamato A11, costituito da un cluster di sei motori dell'A10. Il peso di tale nuovo stadio avrebbe dovuto raggiungere le 500 tonnellate.
A9/A10/A11/A12: progetto relativo ad un vettore spaziale a quattro stadi, capace di trasportare in low earth orbit un carico utile di 10.000 kg. In pratica, avrebbe dovuto consistere in un A9/A10/A11 con un nuovo primo stadio, chiamato A12, del peso di 3.500 tonnellate e spinto da un cluster di 50 motori A10.
Tabella comparativa tra l'A9/A10 e le versioni derivate
Dati tecnici A9/A10 A9/A10/A11 A9/A10/A11/A12
Tipologia MRBM ICBM/Vettore Vettore
Peso al lancio (kg) 85.300 586.000 4.100.000
Altezza (m) 41 41,5 70
Larghezza (m) 4,12 8,1 (15,3 con le alette) 11 (35 con le alette)
Numero stadi 2 3 4
Carico utile (kg) 1.000 500 (LEO) 10.000 (LEO)

venerdì 25 luglio 2014

Il Rocket U-boat

Il Rocket U-boat fu un progetto militare tedesco segreto per la creazione del primo sottomarino lanciamissili balistici in grado di lanciare SLBM. L'idea, in seguito abbandonata, fu concepita dal Terzo Reich nazista durante la seconda guerra mondiale.
Il piano originale prevedeva l'uso degli U-Boot tedeschi per un attacco alla città di New York grazie all'uso dei nuovi missili V2.

Storia

La seconda guerra mondiale vide la nascita del primo missile balistico, il V2. Venne quindi in seguito l'idea di poter utilizzare un sottomarino come base di lancio per questi missili, potendo quindi avere in mano un'arma che può colpire qualsiasi città nel mondo. Infatti il Terzo Reich ideò quest'arma per colpire New York.
Nel 1941 si pensò di adattare l'unità U-511 della classe U-Boot Tipo IX-C, che già dai primi esperimenti ha confermato la validità l'idea, essendo in grado di far fuoriuscire i missili dalla sua parte superiore, sia in emersione, sia in immersione fino ad una quota di 12 metri. Ma a quei tempi la Germania era più concentrata sullo sviluppo della V1, e quindi questo progetto si mise da parte.
Nel 1943 il progetto fu riproposto dopo che la V1 ebbe raggiunto lo stadio operativo; ancora una volta però il progetto di usare la V1 su un U-Boot fu accantonato.
Si tornò a parlare di questo progetto nel 1943-44 in forma più avanzata, progettando l'attacco a New York: nome in codice Prufstand XII. Per questa missione si volevano utilizzare i missili V2, ma il sottomarino non era in grado di ospitarli. Quindi si decise di passare ad un altro battello, l'U-Boot Tipo XXI. I V2 in questi casi venivano immessi in appositi "siluri".
Solamente negli anni cinquanta gli americani e i sovietici ripresero in mano questo progetto.

L'U-Boot Tipo XXIII

La classe di U-Boot Tipo XXIII era costituita da unità leggere, sommergibili tedeschi molto veloci per capacità di combattimento molto superiori rispetto alle solite possibilità dei sommergibili dell'epoca, ma ebbe poco tempo per essere posta in servizio.
Questi mezzi, analoghi ai più grandi U-Boot Tipo XXI erano molto veloci e minuscoli, con alcune perdite subite in azione solo a causa di velivoli, sul totale di 62 mezzi costruiti.




Scheda tecnica:

Descrizione generale
War Ensign of Germany 1938-1945.svg
Tipo sommergibile
Classe U-Boot tipo XXIII
Proprietario/a War Ensign of Germany 1938-1945.svg Kriegsmarine
Caratteristiche generali
Lunghezza 34,7 m
Larghezza 3 m
Velocità in superficie: 9,7 nodi;
in immersione: 12,5 nodi
Autonomia 2600 n.mi. a 8 nodi (4800 km a 15 km/h) in superficie;
194 n.mi. a 4 nodi (359 km a 7,4 km/h) in immersione
Equipaggio 14-18
Armamento
Armamento * artiglieria alla costruzione:
  • siluri: 2 tls con 2 siluri da 533m

L'U-Boot tipo XXI

Derivato dal tipo XVIII, l'U-Boot tipo XXI (conosciuto anche come "Elektroboote") era una classe di U-Boot della Kriegsmarine progettata per operare stabilmente in immersione, piuttosto che come un battello di superficie che si immergeva temporaneamente per non essere individuato o sferrare un attacco.
Per questa caratteristica e per le sue prestazioni, il tipo XXI rimane la classe di sottomarini tecnologicamente più avanzata della seconda guerra mondiale (pur avendo servito solo per pochi giorni prima della fine del conflitto) ed è considerato il progenitore dei moderni sottomarini: diversi sommergibili realizzati nel dopoguerra dalle maggiori potenze mondiali (in particolare dagli Stati Uniti d'America) furono sviluppati proprio a partire da questo modello.

Caratteristiche tecniche


Foto della falsatorre dell'U-3008 con didascalie delle apparecchiature presenti, scattata subito dopo la resa; in primo piano, sono visibili la palla dello snorkel ed il rilevatore di minacce radar FuMB-35 Athos.

Le eccezionali prestazioni in immersione erano merito di un disegno dello scafo fortemente idrodinamico e di batterie elettriche ad alta capacità (circa 3 volte superiore a quelle montate sul tipo VIIC) che garantivano un'autonomia dai 2 ai 3 giorni in immersione prima di dover essere ricaricate tramite snorkel (operazione che prendeva circa 5 ore di tempo). A livello di design, un'evidente conseguenza di questo profilo operativo fu la rimozione del cannone sul ponte, considerato comunque un'arma ausiliaria anche nelle classi precedenti; altre migliorie rilevanti furono l'incremento dello spazio interno destinato alle scorte di siluri e, soprattutto, l'implementazione di un sistema idraulico per la ricarica rapida contemporanea di tutti e sei i tubi lanciasiluri che garantiva, al tipo XXI, un volume di fuoco di 18 siluri in meno di 20 minuti.
Il battello era dotato, inoltre, di un rivelatore di minacce radar, il FuMB-35 Athos, realmente affidabile e versatile, poiché dotato anche di un visore a tubo catodico e non solo di allarmi sonori come i modelli precedenti.

Impiego operativo


 Diagramma di prospetto e pianta in sezione del battello.



La notevole velocità in immersione (17 nodi, quasi il doppio rispetto alle classi precedenti) grazie all'utilizzo del motore diesel anche in questa circostanza operativa e l'ampio raggio d'azione rendevano i sottomarini di questa classe particolarmente difficili da individuare e distruggere, fornendo alla marina tedesca un innegabile vantaggio tattico. Ma, di contro, la tecnologia rivoluzionaria e il complesso processo di produzione ebbero come conseguenza che soltanto 2 delle 120 unità costruite sarebbero divenute operative prima della fine del conflitto.
L'ammiraglio Dönitz - comandante della flotta sottomarina tedesca - contava molto su questi mezzi per riequilibrare le sorti delle operazioni in Atlantico, ma diverse imbarcazioni furono distrutte subito dopo il completamento: 17 battelli furono distrutti in porto tra il dicembre 1944 e il maggio 1945. Per gli altri sottomarini, ci fu appena il tempo di racimolare gli equipaggi ed iniziare le prime crociere di addestramento, prima che i battelli vennissero catturati dagli Alleati, i quali li analizzarono accuratamente mettendo a frutto le conoscenze acquisite nella progettazione di nuove classi di sommergibili. Per esempio, i sovietici impostarono la loro classe W proprio sul Type XXI.
Solo l'U-2511, comandato da Adalbert Schnee, riuscì a salpare per l'Atlantico, il 30 aprile 1945, ma appena quattro giorni dopo, il 4 maggio, ricevette l'ordine di cessare le operazioni di guerra e arrendersi. Il giorno successivo, l'U-2511 raggiunse il porto di Bergen in Norvegia dove si consegnò agli Alleati. Il comandante del sottomarino non mancò comunque di segnalare nel diario di bordo di esser riuscito, la notte prima, ad arrivare a soli 600 m di distanza da un incrociatore inglese (l'HMS Suffolk) scortato da suoi cacciatorpediniere; il tutto senza minimamente esser individuato grazie alle nuove capacità del tipo XXI. Un altro sottomarino della stessa classe, l'U-3008 del capitano Helmut Manseck, condusse invece un pattugliamento avvicinandosi ad un convoglio e simulando un attacco senza essere rilevato, prima di tornare in porto.

Scheda tecnica:

Descrizione generale
War Ensign of Germany 1938-1945.svg
Tipo Sommergibile
Classe U-Boot Tipo XXI
Entrata in servizio 30 aprile 1945 (prima partenza per combattimenti)
Destino finale il 5 maggio 1945 l'U-2511 si consegnò in Norvegia ai Russi
Caratteristiche generali
Dislocamento 1621 tonnellate (in emersione)
1819 tonnellate (in immersione)
Lunghezza 76,7 metri m
Larghezza 6,62 metri m
Pescaggio 6,2 metri m
Profondità operativa 300 metri m
Propulsione 2 motori diesel (con una potenza totale di 2600 cavalli)
4 motori elettrici (con una potenza totale di 5000 cavalli, quelli principali, e di 450 cavalli, quelli di disimpegno)
Velocità 15,5 nodi (in emersione)
17,5 nodi (in immersione)
7 nodi (in modalità Schnorchel)
6 nodi (con i motori elettrici di disimpiego) nodi
Autonomia 15500 mn (a 10 nodi in emersione)
365 mn (a 5 nodi in immersione)
300 mn (a 2,5 nodi con i motori elettrici di disimpegno)
Equipaggio 57
Armamento
Armamento 23 siluri (o anche 17 siluri e 12 mine)
4 cannoncini contraerei da 20 mm o da 30 mm su affusti binati

sabato 19 luglio 2014

Il Wasserfall

Il Wasserfall Ferngelenkte Flakrakete, è stato un grande missile antiaereo tedesco della seconda guerra mondiale, come gli altri della sua categoria non fece in tempo ad entrare in servizio ma era un'arma imponente, simile al SA-2, con una gittata calcolata addirittura di 48 km. I suoi progetti furono da modello per il missile statunitense Hermes-A1 e per il programma di ricerca sovietico noto con la denominazione di R-101.










Scheda tecnica:

Descrizione
Tipo Missile terra-aria
Sistema di guida MCLOS
Costruttore Flak- Versuchskommando Nord
Impostazione 1943
Peso e dimensioni
Peso 3.700 kg.
Lunghezza 7.85 m.
Diametro 2.51 m.
Prestazioni
Gittata 25 km.
Velocità massima 770 m/s

Il Silbervogel

Il Silbervogel, che tradotto dal tedesco vuol dire letteralmente Uccello d'argento, era il progetto per un bombardiere sub-orbitale alimentato a razzo ideato da Eugen Sänger e Irene Bredt nei tardi anni trenta. Viene a volte indicato come Amerika Bomber, anche se era solo uno dei molti successivi progetti ideati per quello scopo.

Quando Walter Dornberger cercò di creare interesse per uno spazioplano militare negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale usò il termine più diplomatico di Bombardiere antipodale.

Storia

Sviluppo

Il progetto ero molto innovativo in quanto incorporava la nuova tecnologia del motore a razzo ed il principio fisico del corpo portante, anticipando il futuro sviluppo di spazioplani come lo X-20 Dyna-Soar degli anni sessanta e lo Space Shuttle degli anni settanta. Alla fine fu considerato troppo complesso e costoso da produrre. Il progetto non andò mai oltre il test del modellino nella galleria del vento.

Il Silbervogel era progettato per raggiungere lunghissime distanze grazie ad una serie di corti rimbalzi (concetto che poi si è sviluppato nell'attuale Skip reentry). L'aereo avrebbe iniziato la missione su di una rotaia lunga circa 3 km spinto da una slitta alimentata da 12 razzi dotati dello stesso motore dei V2, fino a raggiungere una velocità di circa 1900 km/h; a quella velocità le ali lo avrebbero fatto decollare. Una volta in aria si sarebbe alzato con un'angolazione di 30° fino a raggiungere l'altitudine di 1.50 km, ad una velocità di 1850 km/h (1149 miglia orarie). A quel punto avrebbe usato il proprio motore, per continuare così a salire ad un'altitudine di 145 km (90 miglia) a cui avrebbe raggiunto una velocità di circa 22 100 km/h (13 800 miglia orarie). Quindi l'aereo sarebbe disceso nella stratosfera fino ad un'altitudine di 40 km, dove l'aumento della densità dell'aria avrebbe generato una portanza sulla pancia piatta dell'aereo che gli avrebbe permesso di riprendere nuovamente quota e ripetere il processo. A causa della resistenza fluidodinamica, ogni balzo sarebbe risultato più basso del precedente, ma secondo i calcoli il Silbervogel sarebbe stato in grado di attraversare l'oceano Atlantico con una bomba da quasi 4 000 kg e raggiungere l'interno degli Stati Uniti.

Benché i tedeschi non disponessero di bombe nucleari, avrebbero equipaggiato il bombardiere con una bomba radioattiva; una volta raggiunta la città o l'obiettivo designato, il bombardiere avrebbe sganciato la bomba, che sarebbe caduta libera fino ad un'altitudine di circa 300 m, dove sarebbe esplosa liberando della silice radioattiva, che cadendo come neve avrebbe provocato intossicazione e morte. L'aereo avrebbe poi continuato a volare verso un sito d'atterraggio nell'oceano Pacifico sotto il controllo del Giappone, un viaggio totale che poteva variare dai 19 000 ai 24 000 km (12 000-15 000 miglia).

Secondo analisi condotte nel dopoguerra, il calore sviluppato dall'attrito contro l'atmosfera durante la fase di rientro avrebbe innalzato la temperatura del Silbervogel ben al di sopra del valore calcolato da Sänger e Bredt, superando il limite di resistenza termica dei materiali con cui era costruito il velivolo, comportando di conseguenza la sua distruzione. Il problema è stato affrontato e risolto nei moderni shuttle con il ricorso agli scudi termici.

Periodo postbellico

Dopo la fine della guerra, Sänger e Bredt lavorarono per il governo francese e nel 1949 fondarono la Fédération Astronautique. Mentre era in Francia, Sänger fu soggetto ad un maldestro tentativo di convincimento da parte degli agenti sovietici per passare dalla loro parte.

Stalin era infatti interessato ai rapporti del progetto sul Silbervogel ed incaricò il figlio, Vasilij, e lo scienziato Grigori Tokati di rapire Sänger e Bredt e portarli in Unione Sovietica.

Quando il piano fallì, venne istituito nel 1946 un nuovo ufficio di progettazione, un OKB, diretto da Mstislav Vsevolodovič Keldyš per portare avanti gli studi su questa idea. Venne sviluppata una nuova versione che usava come sistema di propulsione gli statoreattori invece del motore a razzo, conosciuta come bombardiere Keldysh, ma non arrivò mai alla produzione. Tuttavia, nei primi anni sessanta, l'esperienza acquisita servì come base di partenza per un gran numero di nuovi progetti atti alla realizzazione di missili da crociera, anche se però nessuno di essi è entrato in produzione.

Negli Stati Uniti, il progetto diede luogo alla creazione del X-20 Dyna-Soar, uno sviluppo diretto del Silbervogel, che sarebbe stato lanciato da un razzo Titan II. Ma la NASA cambiò i suoi piani dell'andare nello spazio con equipaggio a quello di mandare in orbita satelliti da ricognizione che erano in grado di operare qualunque missione, la Air Force statunitense quindi ritirò gradualmente i voli spaziali con equipaggio, ed il Dyna-Soar venne cancellato.

L'ultima eredità del progetto del Silbervogel è il "motore generativo", in cui il combustibile o l'ossidante viene fatto circolare in tubi attorno agli ugelli del motore per raffreddare gli scarichi e pressurizzare il carburante. Quasi tutti i razzi moderni usano questa tecnica, e alcune fonti fanno ancora riferimento ad essa come progetto Sänger-Bredt.

Scheda tecnica:

Descrizione
Tipo Spazioplano
Equipaggio 1
Progettista Eugen Sänger
Irene Bredt
Costruttore Germania Aziende tedesche
Esemplari 0
Destino finale Mai costruito
Dimensioni e pesi

Lunghezza 27.98 m
Apertura alare 15 m
Peso a vuoto 9 979 kg
Propulsione
Motore 1 Motore a razzo progettato da Sänger e Bredt
Spinta 90 t
Prestazioni
Velocità max 22 100 km/h
Autonomia 24 390 km
Tangenza 145 km, secondo alcuni anche 280
Armamento
Bombe 1 Bomba radioattiva

I Panzerkampfwagen IX e X

I Panzerkampfwagen IX e X erano due progetti di carri armati superpesanti sviluppati in Germania durante la seconda guerra mondiale. Sebbene nessuno dei due sia mai stato costruito in forma di prototipo o neppure come simulacro, vennero comunque inseriti da Joseph Goebbels nella lista delle Wunderwaffen, le "armi miracolose" che avrebbero dovuto dare una svolta al conflitto in favore delle forze tedesche.

Storia

Nella realtà dei fatti, questi veicoli non facevano parte di nessun piano di produzione portato avanti dalle industrie belliche, né tantomeno ne vennero prodotte tavole prospettiche: erano soltanto uno schizzo disegnato da un artista al soldo del Ministero della Propaganda. I disegni furono pubblicati nel 1944 sul periodico Signal assieme ad altre rappresentazioni di carri armati più o meno rivoluzionari, sia per sollevare un poco il morale nazionale sia per disinformare e confondere gli Alleati circa il reale stadio raggiunto nella costruzione di mezzi corazzati. Nel 1944, infatti, lo stato di devastazione dell'apparato economico tedesco non avrebbe permesso lo sviluppo di veicoli tanto futuristici, considerando che non era neanche in grado di rimpiazzare del tutto le perdite subite dall'esercito.

Caratteristiche

È stato ipotizzato che il Panzer IX doveva pesare 110 tonnellate e possedere una corazzatura spessa ben 200 mm, tra l'altro anche composita come nei moderni carri da combattimento; essa inoltre, come appare dal disegno, era stata prolungata a coprire il treno di rotolamento e presentava una sagoma fortemente stondata su tutti i lati, espediente oggi in uso per aumentare la resistenza delle protezioni. Il Panzer X doveva essere più ampio, ma inferiore rispetto al carro armato superpesante come il Panzer VIII Maus, e doveva essere armato con un cannone 88 millimetri o 128 millimetri. I disegni erano molto avanzati, tra cui molte caratteristiche che si possono trovare in modelli moderni di oggi. Non esistono informazioni su quali armi e parti meccaniche il Panzer IX o il Panzer X avrebbero potuto montare, perché si trattò appunto di una bozza fantasiosa, ignorata da progettisti e ingegneri.Soltanto verso la fine della guerra, negli ultimi mesi d'agonia del Terzo Reich, i rotondeggianti blindati vennero presi seriamente in considerazione.

Scheda tecnica:

Descrizione
Tipo carro armato superpesante
Data impostazione 1944
Data entrata in servizio mai entrato in servizio
Utilizzatore principale Germania Germania
Dimensioni e peso
Peso 110 t
Propulsione e tecnica
Trazione a cingoli
Armamento e corazzatura
Armamento primario un cannone da 88 mm o 128 mm
Corazzatura composita da 200 mm

Il Mauser MG 213










Il Mauser MG 213 fu un cannone automatico di tipo revolver calibro 20 mm rotante aeromontato sviluppato per la Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale. Non è mai stato messo in servizio, ma i principi hanno costituito la base per diversi sviluppi post-bellici da parte degli Alleati. Venne anche sviluppata una versione a 30 mm chiamata MG 213C o MK 213 e fu la base per il cannone ADEN inglese e il cannone francese DEFA 550.

L'SG 500 Jagdfaust

L'SG 500 Jagdfaust è stato un fucile sperimentale anti-bombardiere senza rinculo progettato per l'uso nell'Me-163 "Komet" dalla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale.

Caratteristiche

La caratteristica saliente del Komet, ovvero la sua velocità straordinaria rispetto agli standard degli aerei suoi contemporanei, aveva dimostrato all'atto pratico di porre grosse difficoltà ai piloti che si accingevano ad attaccare i bombardieri alleati.

I cannoni MK 108 montati sull'aereo, infatti, erano armi potenti ma dotate di una balistica non ottimale, e il differenziale di velocità coi lenti bombardieri rendeva estremamente difficile prendere una mira accurata. L'aereo poi aveva una autonomia talmente limitata da rendere difficile un secondo passaggio.

L'SG 500 prevedeva che il pilota passasse in velocità sotto l'aereo da colpire. Una fotocellula, rilevando la sagoma scura del bombardiere contro il cielo, innescava il cannone, che faceva fuoco verso l'alto.

L'arma sparava un proiettile di artiglieria da 50 millimetri, montato in un tubo di lancio tenuto in posizione da un paio di spilli sottili. Cinque di questi tubi venivano montati in verticale lungo la fusoliera dell'aereo; la forza di reazione del colpo spezzava gli spilli e si dissipava accelerando verso il basso il tubo di lancio, quindi senza trasmettere il rinculo alla fusoliera.

Il progetto era una ulteriore evoluzione dello Schräge Musik, lo schema di installazione di cannoni sparanti verso l'alto, ma con innesco manuale, ampiamente diffuso tra i caccia notturni della Luftwaffe.
Impiego operativo

Al sistema è attribuita la distruzione di un unico bombardiere B-17 alleato. Nonostante le buone premesse, la guerra finì prima che l'arma potesse avere un impiego significativo.

Il V3 Hochdruckpumpe

Il V3 Hochdruckpumpe (ovvero la pompa ad alta pressione) fu un prototipo di super-cannone realizzato dalla Germania durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale. La sigla V3 sta per Vergeltungswaffe 3 ("arma di rappresaglia 3" dal tedesco), data l'idea di Joseph Goebbels di cambiare nome ad alcune armi per fini propagandistici. In realtà, la lettera "V" fu scelta come sigla alle armi di rappresaglia (V-1, V-2, V-3), dai servizi segreti alleati.

L'arma era stata progettata per poter sparare granate da 60 chilogrammi, da Mimoyecques nei pressi di Calais sulle coste francesi, fino a Londra.

Progetto

L'idea principale era quella di utilizzare la polvere da sparo per fornire la spinta necessaria affinché il proiettile riuscisse ad uscire dalla canna del cannone con la velocità necessaria per raggiungere l'obiettivo. La spinta avveniva gradualmente, facendo esplodere le granate al fianco della canna. Si trattava quindi di una soluzione abbastanza economica.


 Uno dei primi esperimenti, notare le camere di scoppio laterali ancora poste a 90°.


 Alcune installazioni del cannone V3 a Wolin, in Polonia.

Il programma originale prevedeva venticinque di queste armi, a Marquise-Mimoyecques tra Calais e Boulogne, che, una volta ultimata la fase di progettazione, dovevano lanciare 200 granate all'ora (ma dopo aver effettuato dei test a Hillersleben nell'autunno 1943 e a Miedzyzdroje nel gennaio 1944, si decise che si poteva aumentare la cadenza di fuoco del 50%).

Fu quindi scavato nel terreno gessoso (la marna, tipico della zona) una serie di tunnel inclinati a circa 45° collegati da una scacchiera di tunnel orizzontali, quelli superiori sfocianti nel tunnel ferroviario di quasi 2 km e quelli inferiore alla base dei tunnel inclinati, ad una profondità di circa 60 metri, posizionati sotto la falda acquifera con i relativi problemi di impermeabilizzazione. Fin dall'inizio i tedeschi si accorsero che il meccanismo aveva degli svantaggi, come il cedimento in alcuni punti della canna, e l'instabilità del proiettile quando superava la velocità di 1100 m/s. Il ministro degli armamenti Albert Speer si era tuttavia convinto che una migliore sagoma del proiettile potesse ovviare a ciò. In realtà secondo il museo di Lussemburgo, andando a modificare l'angolo tra i giunti, il volume delle camere secondarie, la distanza che intercorreva tra esse, la quantità di polvere da sparo e la velocità iniziale del proiettile, si poteva arrivare a cedimenti molto più dilatati nel tempo, ovvero da un valore di dopo 10 lanci a 10 000 circa.

L'arma fu progettata dalla ditta Röchling Eisen - und Stahlwerke di Lipsia, che presentarono l'idea a Speer che, incuriosito, ne ordinò uno studio di fattibilità alla ditta Saar Roechling. Il cannone aveva una lunghezza della canna di 130 metri, e una capacità di sparare granate di 140 kg anche a 165 km di distanza (in realtà nei test non si raggiunse mai una tale distanza). L'idea del tipo di cannone può essere fatta risalire al barone Guido Von Pirquet[1], che studiò il sistema di alloggiamenti laterali che se attivati in giusta sequenza riescono a dare al proiettile la giusta velocità, oltre i 1500 m/s. La velocità massima di uscita teorica doveva raggiungere i 1.700 m/s con angolazione del cannone a 39°, durante i test però non superò mai i 1.170 m/s (con la bocca da fuoco del 15 cm F.H.18 non si andò oltre i 935 m/s). A queste velocità i proietti erano poco stabili, per cui si decise di dotarli di piccole alette di 2,5 cm a raggiera sull'affusto per la stabilità (solo vent'anni dopo i canadesi ripresero l'idea nella serie di Martlet).

Fu inizialmente sviluppato un piccolo prototipo nell'isola polacca Wolin nei pressi di Miedzyzdroje, dimostrandone le capacità nel aprile-maggio 1943. Subito si iniziarono quindi gli scavi delle gallerie, necessarie per la costruzione dell'imponente cannone nel litorale nord della Francia, andando a costituire quindi la terza arma di terrore dopo la V-1 e la V-2.

Il sito francese in costruzione prevedeva delle camere di combustione laterali inclinate di un certo angolo e poste ad una distanza di 3,65 metri l'una dall'altra. Alla sua costruzione si dedicarono molti operai slavi,[2] ma la resistenza francese, visti gli iniziali sforzi della costruzione, avvisò subito gli alleati, che puntualmente (solo due mesi dopo) iniziarono i bombardamenti; Il 6 luglio 1944, tre bombe Tallboy penetrarono il poco cemento superficiale e la marna fino ad entrare nei tunnel inclinati, percorrendoli fino in fondo. Il disastro fu totale: la parte inferiore della base, dove erano tenuti prigionieri i circa 800 lavoratori forzati durante il bombardamento, si riempì d'acqua uccidendoli tutti.

Nonostante il successo alleato, gli americani con il progetto Aphrodite continuarono fino al mese di agosto '44 a bombardare i bunker costieri utilizzando dei B-17 radioguidati, ma poi sospesero l'operazione per i pochi risultati ottenuti e per i molti incidenti avvenuti. In uno di questi incidenti, il 12 agosto 1944, in Inghilterra mentre stava volando verso Mimoyecques, morì Joseph Kennedy Jr., fratello maggiore del futuro presidente.

Davanti all'avanzata alleata la base fu abbandonata, Nel 1945 fu ampiamente dinamitata dal genio inglese per evitare un possibile uso anti-inglese (l'Europa unita era ancora lontana e la demolizione riguardò tutte le basi tedesche in Francia del nord). La base è attualmente visitabile nella parte superiore. Non ci sono fondi per andare a cercare i prigionieri sepolti nella parte inferiore.

Non si conoscono, quindi, le effettive potenzialità di quest'arma, considerando anche che furono sparati ben pochi colpi.

Bombardamento del Lussemburgo

Una versione ridotta del cannone fu utilizzata contro la città di Lussemburgo (che era stata liberata nel settembre del '44). I primi colpi furono sparati il 30 dicembre 1944 per un totale di 183 colpi, fino al 22 febbraio 1945, con 44 centri confermati nell'area urbana. L'arma non si dimostrò molto efficace: i colpi giunti a segno causarono 10 morti e 35 feriti.

Scheda tecnica:

Impiego
Utilizzatori Germania nazista
Produzione
Costruttore Krupp
Descrizione
Lunghezza canna 130 m
Calibro 150 mm
Peso proiettile 140 kg
Velocità alla volata 1500 m/s
Gittata massima 165 km

La V2

La V2 fu un precursore dei missili balistici utilizzato dalla Germania durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, in particolare contro Gran Bretagna e Belgio. La sigla V2 sta per Vergeltungswaffe 2, (arma di rappresaglia 2 in tedesco, un'idea di Joseph Goebbels per fini di propaganda). Il missile era designato dai suoi progettisti come A4 (Aggregat 4).

Storia

Già dal 1927, i membri della Società tedesca iniziarono i primi test sui razzi a combustibile liquido. Nel 1932, la Reichswehr (la Difesa Nazionale Tedesca) si interessò degli sviluppi di questi test soprattutto per il settore militare, e una squadra condotta dal Generale Walter Dornberger rimase molto impressionata dal test di un vettore progettato e costruito da Wernher von Braun. Nonostante le caratteristiche di questo primo razzo fossero molto limitate, Dornberger riuscì ad intuire la genialità di von Braun e quindi lo spronò ad entrare nell'esercito al fine di continuare lo sviluppo delle sue ricerche.

Von Braun accettò, così come fecero molti altri membri della società. Nel dicembre del 1934, ebbe un altro successo con il missile A-2, un piccolo razzo con motore ad etanolo e ossigeno liquido.

Dal 1936, il gruppo capitanato da von Braun si concentrò sulla costruzione dei successori del razzo A-2, l'A-3 e l'A-4. Quest'ultimo era un progetto che prevedeva una portata di ben 200 km con una traiettoria che lo portava ai limiti dello spazio circumterrestre (circa 80 km) con un carico di circa una tonnellata. Questi risultati erano stati permessi anche dal miglioramento dei motori fatto da Walter Thiel.


 Partenza di un razzo V2 nel 1943

Con la necessità di testare l'A-3 e poi successivamente l'A-4, era ormai chiaro che i progetti di von Braun stavano diventando realtà, così il Generale Dornberger, sotto consiglio della madre di von Braun, trasferì il team da Kummersdorf (vicino a Berlino) verso una piccola città, Peenemünde, sull'isola di Usedom (litorale baltico della Germania), per fornire una migliore infrastruttura tecnica/logistica per i test ed ottenere anche una maggiore segretezza.

Il razzo A-3 risultò all'atto pratico poco affidabile, così si decise di rivedere completamente lo sviluppo di questo modello sotto il nome di un nuovo progetto chiamato A-5. Questa nuova versione era decisamente più affidabile e nel 1941 erano già stati testati circa 70 razzi A-5.

Il primo missile operativo A-4 volò nel marzo del 1942 e percorse solo una traiettoria di 1,5 km, schiantandosi successivamente in mare. Il secondo lancio ebbe più fortuna, raggiunse un'altitudine di circa 11km prima di esplodere. Il terzo lancio, in data 3 ottobre 1942 fu invece coronato da un completo successo: il missile A-4 seguì quasi una traiettoria perfetta e si schiantò a 193 km di distanza dalla piattaforma di lancio superando gli 80 km di quota. La produzione dell'A-4 partì nel 1943, comunque il suo uso bellico non fu completamente una sorpresa per gli alleati, in quanto questi erano già a conoscenza dell'arma tedesca. Infatti, successivamente ad uno dei molti test dell'A-4, in Polonia, un missile era stato recuperato da militanti della resistenza polacca e i particolari tecnici erano stati poi trasmessi al servizio segreto britannico. A questo punto, per gli inglesi, fu chiara la nuova minaccia che si stava profilando all'orizzonte e quindi lanciarono una grossa offensiva contro i complessi di costruzione della A-4. In particolare la base di Peenemünde fu pesantemente bombardata nel luglio del 1943, causando ritardi nella produzione dei missili e la morte di molti tecnici ed operai, tra cui vi erano anche alcuni detenuti di un campo di concentramento vicino.

Nel frattempo, sempre nel 1943, le V2 furono adoperate come piattaforme per il telerilevamento.[1]

Dornberger aveva capito l'importanza di disperdere i complessi di lancio dei missili per mezzo di rampe mobili, ma Hitler fece pressione per la costruzione di immense strutture sotterranee per il lancio. I missili venivano prodotti in più fabbriche e spediti lungo le linee ferroviarie, in modo da permettere dei lanci quasi ininterrotti verso il nemico.

La produzione del missile avveniva in grandi fabbriche sotterranee, come la tristemente nota Dora-Mittelbau, al riparo dai bombardamenti alleati. Il costo di produzione di una V-2 era comparabile a quello di un bombardiere e certamente non giustificato dal limitato carico (meno di una tonnellata) di alto esplosivo.

Dal documentario del regista Mauro Vittorio Quattrina intitolato Tunnel Factories (2010), si apprende che a Torbole (TN) sul lago di Garda, presso la galleria Caproni, venivano costruite parti della V-2 che venivano inviate poi in Germania; in quella galleria sotto la direzione dell'Ing. Pizzini venivano costruiti anche lamiere e particolari minuti degli aerei a getto Messerschmitt Me 262.

Vi fu anche l'idea di progettare appositi U-Boot in grado di trasportare questi nuovi missili.[2]

L'alto costo dell'ordigno e la paritetica limitata capacità di carico fecero ritenere ai servizi segreti alleati che il successivo passo tedesco sarebbe stato l'uso del missile come vettore per una bomba a fissione nucleare.

Epilogo

Nell'immediato dopoguerra l'A-4 ebbe una breve ma intensa storia di utilizzazione. Sia gli americani che i russi poterono disporre di centinaia di questi missili utilizzati per far partire i rispettivi programmi missilistici, programmi che porteranno i due paesi alla corsa di conquista dello spazio.

Molti missili costruiti alla fine degli anni quaranta e prima metà degli anni cinquanta derivano più o meno direttamente dai progetti tedeschi, come per esempio il missile Redstone. Questo missile direttamente derivato dalla tecnologia della V-2, era un lanciatore balistico per ordigni nucleari, ma che opportunamente adattato, permise agli Stati Uniti di lanciare, nel 1958 il loro primo satellite orbitale Explorer 1 e successivamente il loro primo astronauta in un volo suborbitale del programma Mercury.
I russi partirono dal V2 sviluppando il missile R-1 (in realtà una copia esatta del V2) e nel tempo riuscirono a progettare lo R-7 "Semërka" che permise loro di portare il primo uomo nello Spazio.

Aspetti tecnici

Le ricerche tedesche si erano rivelate molto ingegnose ed economiche. Ad esempio il sistema di propulsione veniva alimentato da una miscela di due composti liquidi: alcool etilico, estratto dalle patate, e perossido di idrogeno (acqua ossigenata) prodotto dalla potente industria chimica tedesca. Tale miscela permetteva al motore di ottenere delle ottime prestazioni, unite ad una elevata sicurezza di funzionamento ed un facile stoccaggio di tali componenti.

Scheda tecnica:

Descrizione
Impiego rappresaglia
Sistema di guida radio
Impostazione 1936
In servizio 1944
Ritiro dal servizio 1945
Utilizzatore principale Germania
Peso e dimensioni
Peso 13.500 kg
Altezza 14 m
Diametro 1,65 m
Prestazioni
Gittata 320-360 km
Velocità massima 5200 km/h
Esplosivo Tritolo e Nitrato di Ammonio, 800 kg

Lo Horten Ho 229

L'Horten Ho IX, identificato in base al sistema di designazione RLM Horten Ho 229 e spesso erroneamente citato anche come Gotha Go 229 dall'azienda costruttrice, era un aereo multiruolo progettato dai fratelli Reimar Horten e Walter Horten per conto dell'azienda aeronautica tedesca Horten-Flugzeuge nei primi anni quaranta.

Era caratterizzato dall'impostazione tutt'ala tipica dei fratelli Horten e dalla innovativa propulsione a reazione.

Storia del progetto

Nei primi anni trenta, i fratelli Reimar e Walter Horten si interessarono della configurazione tutt'ala come metodo per migliorare le prestazioni dei loro alianti. Il governo tedesco stava fondando molti club di alianti, perché all'epoca gli era proibita la costruzione di aerei militari dal Trattato di Versailles stipulato dopo la prima guerra mondiale. La configurazione tutt'ala rimuove tutte le superfici "non necessarie" e, almeno in teoria, riduce l'attrito con l'aria al minimo possibile. Quindi una configurazione ad ala volante permette, a parità di prestazioni, di costruire degli alianti con ali più corte e quindi più robuste, senza l'attrito causato dalla fusoliera.

Nel 1943, il Reichsmaresciallo Hermann Göring promosse la cosiddetta richiesta 1000/1000/1000 per produrre un bombardiere che fosse in grado di trasportare un carico di 1 000 kg a una distanza di 1 000 km e a una velocità di 1 000 km/h. I bombardieri tedeschi convenzionali potevano raggiungere i centri di comando alleati in Gran Bretagna, ma stavano accusando disastrose perdite da parte dei caccia alleati. All'epoca semplicemente non si conosceva alcun modo per raggiungere questi obiettivi: il nuovissimo motore a reazione Junkers Jumo 004B poteva fornire la velocità necessaria, ma era troppo assetato di carburante.

Gli Horten erano convinti che il loro progetto di ala volante a basso attrito potesse soddisfare gli obiettivi richiesti. Allora proposero al governo il loro progetto personale (e gelosamente custodito): l'Ho IX, come punto di partenza per il bombardiere. Il ministro dell'aria del governo (Reichsluftfahrtministerium) approvò la proposta degli Horten, ma ordinò l'aggiunta di due cannoni da 30 mm, perché riteneva che l'aereo avrebbe potuto essere utile anche come caccia, vista la sua velocità di punta stimata, che era molto più elevata di qualsiasi altro aereo alleato.

Il primo Ho IX V1, che era un aliante senza motore, volò il 1º settembre 1944. A questo seguì nel dicembre 1944 l'Ho IX V2, che era spinto da uno Junkers Jumo 004 (il progetto originale prevedeva l'impiego del più potente BMW 003, ma al momento questo propulsore era praticamente irreperibile). Göring credeva nel progetto e ordinò una serie di 40 aerei di produzione alla Gotha con la designazione Ho 229 del RLM (ministero dell'aria tedesco) prima ancora che avesse volato il prototipo motorizzato. Il programma non fu fermato nemmeno il 18 febbraio 1945, quando l'unico Ho IX V2 precipitò a terra a causa dell'esplosione di un motore dopo soltanto due ore di volo. Infatti, venne fatto un ordine per altri prototipi e 20 aerei di pre-produzione. Il 12 marzo 1945, l'Ho 229 venne incluso nel Programma Jägernot per una produzione accelerata di armi meravigliose a basso costo.

Caratterizzato da un'impostazione innovativa ed anticonvenzionale, riproponeva l'aspetto dei velivoli tutt'ala progettati dai fratelli Horten, venendo sviluppato inizialmente dalla Horten-Flugzeugen e poi dalla Gothaer Waggonfabrik, l'unica delle due che riuscì a completare i soli tre esemplari, non riuscendo però a superare la fase di prototipo. Pur realizzato essenzialmente con materiali non strategici, in legno e compensato, adottò per la sua ricopertura una speciale vernice in grado di assorbire le onde radio, cosa che, unitamente alla forma, ne riduceva l'individuabilità da parte dei sistemi di avvistamento radar dell'epoca, anticipando molte delle soluzioni adottate per il bombardiere stealth Northrop B-2 Spirit. Fortemente appoggiato dal Reichmaresciallo Hermann Göring, fu l'unico modello che riuscì ad avvicinarsi alle esigenti specifiche emesse dal Reichsluftfahrtministerium (RLM) per il "Progetto 3000".

Destinato ai reparti della Luftwaffe, grazie alle elevate prestazioni previste, una velocità stimata di 1 024 km/h ed una quota di tangenza superiore ai 15 000 metri, l'Ho 229 sarebbe stato un avversario assai temibile per le forze aeree alleate.
Durante gli ultimi atti della guerra, l'esercito statunitense diede il via all'Operazione Paperclip, che era uno sforzo da parte delle varie agenzie di Intelligence per impossessarsi delle ricerche tedesche su armi avanzate, ed impedire che cadessero in mano alle truppe sovietiche. Un veleggiatore Horten e l'Ho 229 V3, che era quasi completamente assemblato, vennero protetti e inviati alla Northrop Corporation negli Stati Uniti perché fossero sottoposti a dei test. Fu scelta la Northrop a causa della sua esperienza con le ali volanti, dato che Jack Northrop, ispirato dai filmati d'anteguerra dei veleggiatori Horten, aveva iniziato a costruire aerei tutt'ala a partire dal Northrop N-1M del 1939.
Tecnica


 Il velivolo al termine di una prova di volo da parte del personale USAAF.

L'Ho 229 era di costruzione mista, con sezione centrale in tubi d'acciaio saldati e superfici alari principalmente in legno. Le ali erano fatte con due sottili pannelli in compensato incollati con una mistura di segatura e polvere di carbone. Se queste scelte furono fatte per migliorare la caratteristica stealth (cioè l'invisibilità ai radar), la protezione al fuoco nemico, o semplicemente perché alla fine della guerra la Germania aveva carenza di metalli e gli Horten avevano necessità di rinforzare il compensato per il volo transonico, è ancora motivo di dibattiti. Il controllo del velivolo era affidato agli elevoni e agli spoiler. L'aereo utilizzava un carrello di atterraggio triciclo retrattile, e aveva un paracadute per rallentare in fase di atterraggio. Il pilota sedeva su un primitivo sedile eiettabile.

Scheda tecnica:

Descrizione
Tipo cacciabombardiere
Equipaggio 1
Progettista Reimar e Walter Horten
Costruttore Germania Gotha
Data primo volo 1º marzo 1944 (Horten H IX V1)
2 febbraio 1945 (Horten H IX V2)
Data entrata in servizio mai
Utilizzatore principale Germania Luftwaffe
Esemplari 3
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 7,47 m
Apertura alare 16,78 m
Altezza 2,81 m
Superficie alare 52,50
Peso carico 8 500 kg
Propulsione
Motore 2 turbogetti Junkers Jumo 004 B
Spinta 6,67 kN (680 kg) ciascuno
Prestazioni
Velocità max 1 000 km/h a 6 100 m
Velocità di crociera 900 km/h
Autonomia 1 930 km
Tangenza 15 600 m
Armamento
Cannoni 4 MK 108 calibro 30 mm
Note le tavole prospettiche si riferiscono all'Ho IX V1 (senza motori), i dati al V2

venerdì 18 luglio 2014

Il Fieseler Fi 103

Il Fieseler Fi 103, meglio nota come V1, designata internamente con il nome in codice FZG 76 (Flakzielgerät - bersaglio per artiglieria contraerea), fu un ordigno bellico sviluppato dall'azienda tedesca Gerhard-Fieseler-Werke nei primi anni quaranta ed utilizzato dalla Luftwaffe nell'ultima fase della seconda guerra mondiale.
La V1, la sigla sta per Vergeltungswaffen 1, tradotto dal tedesco Arma di rappresaglia 1 e così ribattezzata da Joseph Goebbels a fini di propaganda, univa le caratteristiche di un aereo a quelle di una bomba aeronautica e si può considerare il primo esempio di missile da crociera.

Scheda tecnica:

Descrizione
Tipo Bomba volante
Impiego Aviolanciato o da rampe terrestri fisse
Sistema di guida autopilota con giroscopio
Progettista Fritz Gosslau
Robert Lusser
Costruttore Germania Fieseler
Impostazione 1939
Primo lancio 10 dicembre 1942
In servizio 1943 (primo lancio contro obiettivi di guerra: 13 giugno 1944)
Ritiro dal servizio 29 marzo 1945 (ultimo lancio. Sono esclusi gli impieghi del dopoguerra)
Utilizzatore principale Germania Luftwaffe
Esemplari 30 000 circa
Costo 5 090 RM[1]
Altre varianti Fieseler Fi 103R
Peso e dimensioni
Peso 2 150 kg
Lunghezza 8,32 m
Altezza 1,42 m
Prestazioni
Vettori Heinkel He 111
Gittata 250 km[2]
Tangenza 2 750 m (teorica)
Velocità massima 640 km/h
Motore un pulsogetto Argus As 014
Testata 830 kg
Esplosivo Amatol-39

lunedì 14 luglio 2014

Il Panzer VIII Maus

Il Panzer VIII Maus (letteralmente dal tedesco "topo") indicato dall'Ispettorato Armamenti come Sonderkraftfahrzeug 205 (Sd. Kfz. 205) era un carro armato superpesante tedesco della seconda guerra mondiale, spesso è indicato anche come Panzer VIII, sebbene nel 1945 non venisse più usata ufficialmente la numerazione progressiva dei carri.



Kummersdorf-Gut, Neue Verskraft, Hall per il Panzerkampfwagen VIII „Maus, 2013

Presentato come progetto preliminare da Ferdinand Porsche ad Adolf Hitler nel giugno 1942, dopo l'approvazione da parte del Führer e del ministro degli armamenti Albert Speer, venne costruito un prototipo nel 1943 (a cui se ne aggiunse successivamente un secondo) che ricevette inizialmente il nome di Mammut. Successivamente venne ridenominato Mäuschen (topolino) nel dicembre del 1942, per assumere la denominazione finale di Maus (topo) nel febbraio 1943.

Il prototipo fu completato nel novembre 1943, e venne provato utilizzando una torretta simulata ed opportunamente zavorrata. Il secondo esemplare venne provato a partire dal giugno 1944 nell'area di prove della Krupp. La costruzione venne praticamente abbandonata nell'ultimo anno di guerra, dopo che ne erano stati ordinati sei esemplari.

Scheda tecnica:

Descrizione
Equipaggio 6
Dimensioni e peso
Lunghezza 10,09 m
Larghezza 3,67 m
Altezza 3,71 m
Peso 188 t
Propulsione e tecnica
Motore MB517 Diesel
Potenza 1200 hp
Rapporto peso/potenza 6,4
Trazione elettrica
Sospensioni barre di torsione, su gruppi di 4 ruote
Prestazioni
Velocità 20
Autonomia 160
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 cannone 128 mm KwK 44 L/55
Armamento secondario 1 cannone 75 mm KwK 44 L/36.5
1 MG 34 da 7,92 mm
Corazzatura max 240 mm - min 60 mm
Note Sul secondo esemplare fu installato un motore a benzina di uguale potenza

Il Panzer VII Löwe

 Il Panzer VII Löwe, abbreviazione della dicitura completa Panzerkampfwagen VII Löwe, fu il nome attribuito a un progetto di carro armato superpesante portato avanti dalla Germania nazista durante la prima fase della seconda guerra mondiale. Pensato nei primi mesi del 1942 come risposta alle macchine pesanti sovietiche, il Panzer VII fu proposto in almeno tre versioni principali e in varie altre impostazioni, senza tuttavia riscuotere l'approvazione dei comandi dell'esercito. Delle due versioni infine accettate, una detta leichte ("leggera") e l'altra schwere ("pesante"), non fu mai costruito un prototipo.

Il veicolo fu infine ripreso dal Propagandaminister Joseph Goebbels quale una delle declamate Wunderwaffen.

Scheda tecnica:

Descrizione
Tipo carro armato superpesante
Equipaggio 5
Progettista Krupp
Data impostazione inizio 1942
Utilizzatore principale Germania Germania
Esemplari nessuno
Sviluppato dal VK7001
Dimensioni e peso
Lunghezza 7,74 m con cannone fuori
Larghezza 3,80 m
Altezza 3,08 m
Peso 90 t
Propulsione e tecnica
Motore Maybach HL 230 PL a 12 cilindri
Potenza 800 hp
Trazione cingolata
Prestazioni
Velocità max 35 km/h
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 cannone KwK 43 da 88 mm
Armamento secondario 1 mitragliatrice
Corazzatura frontale 140 mm
Corazzatura laterale 100 mm
Note dati riferiti alla terza versione

Il Landkreuzer P-1500 Monster

Il Landkreuzer P-1500 Monster era un progetto di carro armato superpesante disegnato durante la seconda guerra mondiale che rappresentò l'apice della serie di disegni di carri super-pesanti tedeschi.
Il 23 giugno 1942 il Ministro degli armamenti tedesco propose un carro da 1000 tonnellate: Landkreuzer P. 1000 Ratte. Adolf Hitler espresse il proprio interesse nell'ambizioso progetto che si stava evolvendo. Nel dicembre dello stesso anno, la Krupp disegnò un carro ancora più pesante da ben 1500 tonnellate: il Landkreuzer P.1500 Monster. All'inizio del 1943 però Albert Speer, il Ministro degli Armamenti, cancellò entrambi i progetti.

Scheda tecnica:

Descrizione
Equipaggio da 20 a più di 40[1]
Dimensioni e peso
Lunghezza 42,00 m
Larghezza 18,00 m
Altezza 7,00 m
Peso 1500 t
Propulsione e tecnica
Motore quattro motori sottomarini diesel MAN M9v 40/46
Potenza 2200 hp
Prestazioni
Velocità 40 km/h[1]
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 cannone Schwerer Gustav da 800 mm
Armamento secondario 2 obici pesanti sFH 18 da 150 mm + diversi cannoni automatici MG 151
Corazzatura 250 mm

Il Landkreuzer P.1000 Ratte

Il Landkreuzer P.1000 Ratte, nelle intenzioni della Germania nazista, sarebbe diventato il più pesante e potente carro armato superpesante della storia. Venne progettato dalla Krupp nel 1942 con l'approvazione di Adolf Hitler, ma il progetto venne cancellato da Albert Speer all'inizio del 1943 e nessun esemplare fu mai completato. Con le sue 1.000 tonnellate di peso, sarebbe stato cinque volte più pesante del Panzer VIII (meglio conosciuto con il nome di Maus), il più grande carro mai costruito che pesava 188 tonnellate.


Scheda tecnica:

Descrizione
Equipaggio >20
Dimensioni e peso
Lunghezza 35,00 m
Larghezza 14,00 m
Altezza 11,00 m
Peso 1000 t
Propulsione e tecnica
Motore 8x Daimler-Benz MB501 20 Cilindri Motore Diesel Marino oppure 2x MAN V12Z32/44 24 Cilindri Motore Diesel Marino
Potenza 16,000 o 17,000 hp
Rapporto peso/potenza ???
Trazione 6x cingoli di 1,2 m di larghezza
Prestazioni
Velocità 40 km/h
Autonomia circa 190 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario 2x 280 mm 54.5 SK C/34
Armamento secondario 1x 128 mm KwK 44 L/55 // 8x 20 mm Flak38 // 2x 15 mm MG 151/15
Corazzatura 150 - 360 mm