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sabato 12 luglio 2014

La guerra - 1944

1944: le date più importanti

22 gennaio
Il Presidente americano Franklin D. Roosevelt emana l’Ordinanza dell’Esecutivo numero 9417 con la quale viene creato l’Ufficio per i Rifugiati di Guerra. Roosevelt affida al nuovo Ufficio il compito di attuare le misure necessarie a portare soccorso sia a coloro che si trovano in immediato pericolo di vita che alle vittime di altre forme di oppressione attuate dai nemici. Le attività dell’Ufficio per i Rifugiati contribuiranno a salvare decine di migliaia di Ebrei dalla deportazione e dalla morte, forse fino a 200.000 persone.

19 marzo
Le truppe tedesche occupano l’Ungheria.

Inzio primavera
Le autorità tedesche cominciano l’evacuazione dei prigionieri ancora rinchiusi a Lublino/Majdanek e li trasferiscono ad Auschwitz, Natzweiler-Struthof, Ravensbrück, Plaszow, e Gross-Rosen.

5 aprile
Dietro richiesta dei Tedeschi, le autorità ungheresi obbligano gli Ebrei ad indossare la stella gialla.

16 aprile
Le autorità tedesche cominciano ad istituire dei punti di raccolta per la deportazione degli Ebrei dall’Ungheria.

29-30 aprile
Le autorità ungheresi organizzano i primi due trasporti di cittadini Ebrei che verranno consegnati, alla fine del viaggio, nelle mani dei Tedeschi.

15 maggio-9 luglio
Ufficiali della gendarmeria ungherese, sotto la direzione delle SS, deportano circa 440.000 Ebrei dall’Ungheria. La maggior parte viene portata ad Auschwitz-Birkenau, dove le SS selezionano quasi tutti immediatamente per le camere a gas.

15-18 maggio
Per ridurre la popolazione di Theresienstadt in vista della visita dei rappresentanti della Croce Rossa Internazionale e della Croce Rossa Danese, le autorità tedesche deportano ad Auschwitz-Birkenau 7.003 Ebrei tedeschi, austriaci e cecoslovacchi. Al loro arrivo ad Auschwitz, i prigionieri vengono incarcerati a Birkenau, in quello che viene battezzato “campo per le famiglie di Theresienstadt”.

16 maggio
Le SS cercano di liquidare il campo per famiglie zingare “Blle”, che fa parte del complesso di Auschwitz. Avvertiti da una delle guardie, i prigionieri - armati di coltelli, pale e altre armi improvvisate - si rifiutano di lasciare le loro baracche. In seguito a disaccordi interni e di fronte alla resistenza dei prigionieri, le SS decidono di posporre la liquidazione del campo fino all’agosto del 1944.

6 giugno
D-Day. Le truppe inglesi e americane iniziano l’invasione della Francia.

18-22 giugno
Il “Rapporto Auschwitz”, scritto da due prigionieri ebrei slovacchi fuggiti da Auschwitz il 7 aprile 1944, viene pubblicato in Svizzera e reso noto in tutto il mondo.

22 giugno-1 agosto
Nella Bielorussia orientale, le truppe sovietiche distruggono il Gruppo Centrale dell’Armata Tedesca e avanzano verso la riva orientale della Vistola, giungendo ad attraversare il centro di Varsavia, in Polonia.

23 giugno
Con il permesso dell’RSHA, alcuni rappresentanti della Croce Rossa internazionale e della Croce Rossa Danese ispezionano il campo-ghetto di Theresienstadt, che era stato appositamente “preparato” per l’ispezione.

23 giugno-14 luglio
Le SS ricominciano a deportare gli abitanti del ghetto di Lodz; più di 7.000 Ebrei saranno trasferiti, e poi uccisi, nel centro di sterminio di Chelmo.

24 giugno-14 agosto
John Pehle, rappresentante dell’Ufficio per i Rifugiati di Guerra, insieme a numerose organizzazioni ebraiche - tra le quali anche il congresso Mondiale Ebraico - presenta ripetute richieste al governo degli Stati Uniti affinché l’aviazione bombardi le camere a gas di Birkenau o, almeno, le linee ferroviarie usate per portarvi i prigionieri. L’incarico di esaminare queste richieste viene affidato al Vice Ministro alla Difesa, John J. McCloy. Il governo americano, però, nega l’autorizzazione in primo luogo perché Auschwitz-Birkenau non rappresenta un obiettivo militare e poi perché ritiene che tale missione comporterebbe lo spostamento di risorse considerate indispensabili a una conclusione rapida e vittoriosa della guerra; tale rapida conclusione, inoltre, viene considerata il modo migliore per salvare un gran numero di vite umane.

2 luglio
Le autorità tedesche cominciano la liquidazione dei campi di lavoro vicino a Vilnius (Wilno) e uccidono circa 3.000 Ebrei nei boschi di Ponary (Paneriai).

6 luglio
Miklos Horthy, Reggente d’Ungheria, emana l’ordine di cessare tutte le deportazioni degli Ebrei ungheresi e la loro consegna alle forze tedesche. Le deportazioni si fermano il 9 luglio.

8-12 luglio
All’avvicinarsi dell’esercito sovietico, le SS chiudono il campo di concentramento di Kauen, trasferendo circa 8.000 Ebrei nei campi di concentramento di Stutthof e di Dachau, che si trovano all’interno della Germania.

9 luglio
Raoul Wallenberg arriva a Budapest in qualità di Primo Segretario della delegazione svedese in Ungheria; porta con sé i finanziamenti dell’Ufficio Statunitense per i Rifugiati di Guerra. Insieme a molte altre delegazioni - incluse quelle di Svizzera, Turchia, Italia e di molti paesi sudamericani - gli svedesi, ispirati dall’attivismo di Wallenberg, riusciranno a proteggere efficacemente decine di migliaia di Ebrei residenti a Budapest e che i Tedeschi e gli Ungheresi hanno destinato alla deportazione.

13 luglio
L’esercito sovietico libera Vilnius (Wilno) in Lituania.

23-24 luglio
Le truppe sovietiche liberano il campo di concentramento di Lublino/Majdanek. Nonostante le SS abbiano evacuato la maggior parte dei prigionieri e li abbiano trasferiti nei campi che si trovano più a ovest, l’avanzata sovietica è talmente rapida da non lasciare ai Tedeschi il tempo di distruggere il campo e le prove dello sterminio.

25 luglio-15 settembre
Le forze alleate riescono a rompere il blocco sulle spiagge della Normandia, sbaragliando le difese tedesche. Il 25 agosto, le truppe della Francia Libera liberano Parigi; il 15 settembre le forze americane saranno già al confine con la Germania.

1 agosto
L’esercito sovietico libera la città di Kaunas.

1 agosto-ottobre
L’Esercito Polacco clandestino si solleva contro i Tedeschi nel tentativo di avere un ruolo nella liberazione di Varsavia.

2 agosto
Ad Auschwitz-Birkenau, le SS liquidano il campo per famiglie Blle, dove sono rinchiusi gli Zingari. Le SS trasferiscono 1.408 Rom da Blle e da Auschwitz I al campo di concentramento di Buchenwald e eliminano nelle camere a gas di Birkenau i restanti 2.897 prigionieri Rom.

6 agosto
Le SS trasferiscono a Buchenwald e Dachau (via Stutthof) i pochi Ebrei ancora rimasti a Kaiserwald.

9-28 agosto
Le SS e le unità di polizia liquidano il ghetto di Lodz, deportando ad Auschwitz-Birkenau più di 60.000 Ebrei e un numero imprecisato di Rom (Zingari).

29 agosto-28 ottobre
La resistenza slovacca si solleva contro il governo filo tedesco del paese. Tra settembre e ottobre, le SS e gli ufficiali di polizia, coadiuvati da unità dell’esercito tedesco e da gruppi paramilitari di fascisti slovacchi, deportano circa 12.600 Ebrei, la maggior parte ad Auschwitz-Birkenau.

3 ottobre
Unità delle SS fucilano circa 3.000 prigionieri a Vaivara: 1.500 sono Ebrei (uomini e donne), 800 sono prigionieri di guerra sovietici e 700 prigionieri politici Estoni. Le SS trasferiscono poi la maggior parte dei sopravvissuti nel campo di concentramento di Stutthof.

7 ottobre
Ad Auschwitz-Birkenau, il Sonderkommando (il distaccamento speciale formato da prigionieri ebrei incaricato di rimuovere i cadaveri dalle camere a gas per bruciarli nei forni crematori) fa esplodere il Crematorio IV uccidendo le guardie incaricate di sorvegliarlo. Circa 250 dei partecipanti all’azione muoiono durante i successivi combattimenti con le SS e le unità di polizia, le quali poi fucileranno altri 200 membri del Sonderkommando.

28 ottobre
Dopo averlo istituito il 27 agosto del 1943 come campo secondario del complesso di Buchenwald, l’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS decide la conversione di Mittelbau-Dora (anche conosciuto come Norhausen-Dora) in campo di concentramento autonomo.

30 ottobre
L’ultimo trasporto di Ebrei dal campo-ghetto di Theresienstadt arriva ad Auschwitz. Durante tutto il mese d’ottobre, le SS deporteranno in tutti i campi del complesso di Auschwitz circa 18.000 Ebrei provenienti da Theresienstadt; la maggior parte sarà uccisa nelle camere a gas di Birkenau.

23 novembre
Truppe americane liberano il campo di concentramento di Natzweiler-Struthof.

25 novembre
Dietro ordine di Heinrich Himmler, vengono demolite le camere a gas e i crematori di Auschwitz-Birkenau.

Dicembre 1944
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento trasforma ufficialmente Bergen-Belsen, prima designato come “campo residenza”, in un vero e proprio campo di concentramento.

11 dicembre
A Hartheim, i Tedeschi portano a termine le ultime uccisioni nelle camere a gas. Sotto la supervisione delle SS, alcuni prigionieri di Mauthausen sono poi costretti a smantellare tutte le strutture usate per lo sterminio. Tra l’aprile e il dicembre del 1940, i Tedeschi avevano già ucciso a Hartheim più di 6.000 prigionieri provenienti da Mauthausen, Gusen e Dachau. Alla fine, saranno in tutto 30.000 le persone assassinate ad Hartheim, tra le quali non solo prigionieri dei campi di concentramento, ma anche vittime del programma “eutanasia”.

La guerra - 1943

1943: le date più importanti

5 gennaio
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento apre il campo di Herzogenbusch, a Vught, in Olanda. Al suo interno le SS istituiranno prima un campo di transito (Vught), il 16 gennaio, e poi un campo femminile, il 12 giugno 1943.

18-22 gennaio
Le SS e le unità della polizia deportano circa 6.500 Ebrei dal ghetto di Varsavia al centro di sterminio di Treblinka e ne fucilano altri 1.400 ancora all’interno del ghetto. Alcuni membri dell’Organizzazione Combattente Ebraica (Zydowska Organizacja Bojowa; ZOB) cercano di opporsi con le armi alla deportazione.

Febbraio
Il 16 dicembre 1942, il Reichsführer delle SS Heinrich Himmler aveva emanato un decreto per la deportazione in uno speciale campo per famiglie all’interno di Auschwitz-Birkenau di tutti i Rom (Zingari) residenti nel Reich. Obbedendo a questo decreto, nel mese di febbraio le autorità di polizia tedesche deportano quasi 18.000 Rom ad Auschwitz.

5-12 febbraio
Le SS, insieme alla polizia e a forze ausiliarie, cominciano la distruzione del ghetto di Bialystock, uccidendo circa 1.000 Ebrei e deportandone altri 10.000 nel centro di sterminio di Treblinka, dove la maggior parte verrà immediatamente assassinata.

6-15 febbraio
In Grecia, le autorità tedesche ordinano agli Ebrei di Salonicco di trasferirsi all’interno del ghetto, di indossare la stella gialla e di rispettare il coprifuoco.

16 febbraio
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento trasforma ufficialmente in campo di concentramento Majdanek, che fino a questo momento era servito a rinchiudere prigionieri di guerra, e ne affida la direzione alle Waffen SS di Lublino. Nel periodo compreso tra la sua creazione, nell’ottobre 1941, e il luglio del 1944, tra gli 80.000 e i 100.000 prigionieri moriranno a Lublino/Majdanek. Di questi, almeno il 75% erano Ebrei.

26 febbraio
All’interno di Auschwitz Birkenau le autorità tedesche aprono il campo-zingari di Blle, dove il 26 febbraio arriva il primo grande trasporto di Rom provenienti dalla cosiddetta Grande Germania.

3-22 marzo
Le autorità d’occupazione bulgare deportano 11.343 Ebrei residenti in Tracia, Macedonia e Pirot, consegnandoli ai Tedeschi. Questi ultimi li trasferiranno nel campo di sterminio di Treblinka 2. Quasi nessuno di loro sopravvivrà.

15 marzo
Le SS, insieme alla polizia e a unità dell’esercito, cominciano la deportazione degli Ebrei da Salonicco, in Grecia, verso Auschwitz. Tra il 20 marzo e il 18 agosto, circa 46.000 Ebrei greci arriveranno nel campo e le SS uccideranno la maggior parte di loro nelle camere a gas di Birkenau. Durante l’occupazione della Grecia, i Tedeschi deporteranno e elimineranno tra i 59.000 e i 65.000 Ebrei.

15 marzo
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS apre il campo di Riga-Kaiserwald, nei pressi della città di Riga, in Lettonia.

22 marzo
Dal 3 al 22 marzo, le autorità d’occupazione bulgare deportano 11.343 Ebrei dalla Tracia, dalla Macedonia e da Pirot, e li consegnano ai Tedeschi, i quali li deporteranno poi nel campo di sterminio di Treblinka 2. Quasi nessuno di loro sopravvivrà.

4 aprile
Re Boris di Bulgaria informa i rappresentanti diplomatici tedeschi che il suo governo non deporterà gli Ebrei di Sofia e non li consegnerà alle autorità germaniche.

7 aprile
Le SS chiudono il centro di sterminio di Chelmo. L’Unità Speciale delle SS Lange distrugge tutte le prove dei massacri avvenuti nel campo e lo abbandona quattro giorni più tardi.

19 aprile-16 maggio
In quella che è conosciuta come la rivolta del ghetto di Varsavia, gruppi di combattenti Ebrei resistono al tentativo dei Tedeschi di distruggere il ghetto. Le SS e le unità di polizia uccidono circa 7.000 Ebrei durante la soppressione della rivolta e ne deportano altri 7.000 a Treblinka. L’Ufficio che coordina l’Operazione Reinhard deporterà poi circa 42.000 sopravvissuti alla rivolta in parte nel campo di concentramento di Lublino/Majdanek (18.000) e in parte a Trawniki, Poniatowa, Budzyn, Krasnik e in altri campi adibiti ai lavori forzati nel distretto di Lublino, città che si trova all’interno del Governatorato Generale. Alcuni combattenti della Resistenza riusciranno a fuggire dal ghetto e a unirsi ai gruppi partigiani che vivono nei boschi intorno a Varsavia. La rivolta del ghetto di Varsavia è la prima insurrezione armata di civili ad avere luogo in uno dei paesi europei occupati dai Tedeschi.

30 aprile
Le autorità tedesche istituiscono a Bergen-Belsen un “campo residenza” per ospitare quegli Ebrei che potrebbero diventare oggetto di scambio con i Tedeschi catturati dagli Alleati. Questo campo si trova all’interno di una struttura già esistente, destinata a ospitare prigionieri di guerra. L’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS deciderà poi di trasformare ufficialmente questo “campo residenza” in un vero e proprio campo di concentramento, dove moriranno più di 36.000 prigionieri, per la maggior parte Ebrei.

Giugno
Entro la fine della primavera del 1943, le SS, la polizia e unità dell’esercito uccideranno almeno 1.340.000 Ebrei e un numero indeterminato di partigiani, di Rom (Zingari) e di funzionari statali sovietici e del Partito Comunista Sovietico.

21 giugno
Il Comandante delle SS (Reichsführer-SS) Heinrich Himmler ordina la distruzione di tutti i ghetti che si trovano negli Stati Baltici e in Bielorussia (Reichskommissariat Ostland) e la deportazione nei campi di concentramento di tutti gli Ebrei che vi risiedono e che sono in grado di lavorare.

23 giugno
Il comandante delle SS Heinrich Himmler ordina la liquidazione dei ghetti ancora esistenti all’interno del Governatorato Generale e il trasferimento di tutti gli Ebrei ancora in grado di lavorare nei campi per lavori forzati; coloro che non sono in grado di lavorare, invece, saranno deportati nei campi di sterminio all’interno della parte di Polonia occupata dai Tedeschi.

2 agosto
Alcuni prigionieri ebrei organizzano una rivolta nel campo di sterminio di Treblinka. Nonostante circa 200 prigionieri riescano a scappare, le SS dell’Unità Speciale di Treblinka, aiutate dalla gendarmeria locale tedesca e da unità dell’esercito, riescono a riprenderli e a ucciderli. Successivamente, le autorità delle SS sovrintenderanno ai lavori, eseguiti da un piccolo gruppo di prigionieri, con i quali il campo verrà smantellato e ogni traccia della sua esistenza rimossa. Dopo la fine dei lavori, nel novembre del 1943, l’Unità Speciale di Treblinka fucilerà tutti gli Ebrei che vi avevano preso parte.

6 agosto-settembre
Le autorità tedesche deportano nei campi di concentramento in Estonia circa 8.000 Ebrei da Vilnius (Wilno; Vilna).

15-28 agosto
Nonostante abbia inizialmente accettato di deportare gli Ebrei dalle province della Valacchia e della Moldava, il governo romeno guidato dal Maresciallo Ion Antonescu modifica la propria decisione e rifiuta di consegnare gli Ebrei ai Tedeschi.

16 agosto
Le SS, insieme a unità di polizia e a personale ausiliario, cominciano la liquidazione del ghetto di Bialystock. Entro il 21 agosto i Tedeschi deporteranno dal ghetto ai centri di sterminio, o ai campi per lavori forzati che si trovano nel Governatorato Generale, i 40.000 Ebrei sopravvissuti.

8 settembre
L’Italia, alleata della Germania, si arrende incondizionatamente agli Alleati. L’esercito tedesco e le unità di polizia occupano il nord del paese.

15 settembre
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS apre il campo di Vaivara, vicno a Reval, in Estonia.

23 settembre
Le SS ordinano la deportazione finale degli Ebrei dal ghetto di Vilnius (o Wilno). Unità della polizia e delle SS deporteranno circa 4.000 Ebrei nel campo di sterminio di Sobibor, mentre altri verranno trasferiti nei campi di concentramento di Kaiserwald e Vaivara, e nei campi per lavori forzati situati in Estonia – che era stata occupata dalla Germania. Circa 3.000 Ebrei rimarranno nei campi di lavoro di Vilnius e delle zone vicine.

20 settembre-ottobre
Circa 7.200 Ebrei fuggono dalla Danimarca in Svezia, con l’aiuto della Resistenza danese e di molti altri semplici cittadini.

Ottobre
In qualità di alto ufficiale delle SS e Capo della polizia di Trieste - incarico che gli era stato assegnato nel settembre 1943 - il Generale delle SS Odilo Globocnik autorizza l’istituzione del campo di transito e di detenzione della Risiera di San Sabba, a Trieste. Il campo è dotato sia di camere a gas mobili montate su furgoni che di forni crematori. A San Sabba, le SS e i loro collaboratori uccideranno tra le 3.000 e le 5.000 persone, per la maggior parte partigiani, ma anche Ebrei. Il campo funzionerà principalmente come campo di transito per gli Ebrei di Trieste e della costa adriatica, da dove le SS li deporteranno a Auschwitz e in altri campi di concentramento. In diversi momenti, però, esso funzionerà anche come centro di sterminio.

14 ottobre
Alcuni prigionieri Ebrei del campo di sterminio di Sobibor danno inizio a una rivolta armata e circa 300 di loro riescono a fuggire. Le SS e le unità di polizia, con l’aiuto di unità dell’esercito, riescono a riprenderne 100, che vengono subito uccisi. Dopo la rivolta, l’Unità Speciale delle SS di stanza a Sobibor decide lo smantellamento del campo.

15-18 ottobre
Le autorità d’occupazione tedesche catturano e deportano gli Ebrei di Roma e delle zone limitrofe. Tra il settembre del 1943 e il 1945, i Tedeschi uccideranno circa 7.800 Ebrei italiani. Praticamente tutti gli Italiani rimasti vittime dell’Olocausto moriranno a Auschwitz-Birkenau.

21-23 ottobre
I Tedeschi uccidono tra i 3.000 e i 6.000 Ebrei che ancora vivono nel ghetto di Minsk, utilizzando o le camere a gas montate su furgoni o la fucilazione in una località chiamata Maly Trostinec.

26 ottobre
Le autorità tedesche deportano circa 2.700 Ebrei di Kovno (Kaunas) nei campi di lavoro di Vaivara e Klooga, in Estonia, e ad Auschwitz.

1 novembre
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS converte il ghetto di Kovno (Kaunas; Kovne) in campo di concentramento (Kauen).

2 novembre
Le autorità tedesche liquidano il ghetto di Riga e fucilano le circa 2.000 persone che ancora vivono al suo interno.

3 novembre
Le SS e unità della polizia portano a termine l’Operazione Festival del Raccolto (Aktion Erntefest), cioè l’assassinio degli Ebrei che erano stati destinati ai lavori forzati nei campi di Lublin/Majdanek, Trawniki e Poniatowa. Durante questa operazione, le SS e la polizia uccideranno almeno 42.000 persone.

2 dicembre
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento converte Buna, un sottocampo di Auschwitz, in campo di concentramento principale, ribattezzandolo Auschwitz III o Monowitz.

La guerra - 1942

1942: le date più importanti

7 gennaio
Il 2 settembre del 1939 le SS avevano aperto il campo per detenuti civili a Stutthof, vicino a Danzica (Gdansk). Il 7 gennaio 1942 l’Ispettorato ai Campi di Concentramento converte Stutthof in vero e proprio campo di concentramento.

16 gennaio
Le autorità tedesche cominciano a deportare nel campo di sterminio di Chelmo gli Ebrei e i Rom (Zingari) che vivono nel ghetto di Lodz. A Chelmo, tra il gennaio 1942 e il marzo 1943, l’Unità speciale delle SS denominata Lange ucciderà approssimativamente 145.000 Ebrei e alcune migliaia di Rom. Circa metà delle vittime sarà prelevato dal ghetto di Lodz.

20 gennaio
Reinhard Heydrich, comandante dell’Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (RSHA), inaugura in una villa fuori Berlino la Conferenza di Wannsee, nel corso della quale illustrerà ai più importanti rappresentanti dello Stato Tedesco e del Partito Nazista i piani per la “Soluzione Finale alla Questione Ebraica”, che dovrà essere attuata in tutta Europa.

1 marzo
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento apre un secondo campo ad Auschwitz, chiamato Auschwitz-Birkenau o Auschwitz II. All’inizio, Auschwitz-Birkenau doveva servire ad incarcerare i prigionieri di guerra sovietici; successivamente però, tra il marzo del 1942 e il novembre del 1944, esso verrà usato anche come centro di sterminio, pur continuando a funzionare ancora come campo di prigionia.

9 marzo
Le autorità slovacche ordinano che tutti gli Ebrei, quando si trovano in pubblico, debbano avere sugli abiti la stella gialla (Stella di David).

17 marzo
Le SS, insieme alle forze di polizia, cominciano a deportare nel centro di sterminio di Belzec gli Ebrei provenienti dai ghetti di Lublino e di Lvov. Si tratta delle deportazioni più grandi attuate nell’ambito dell’Operazione Reinhard. Tra il 17 marzo e il 31 dicembre 1942, l’Unità Speciale delle SS di stanza a Belzec massacrerà almeno 43.508 Ebrei nelle camere a gas, usando il monossido di carbonio. A Belzec le SS uccideranno anche un numero indeterminato di Rom (Zingari).

26 Marzo
Le autorità slovacche cominciano la deportazione sistematica degli Ebrei dalla Slovacchia. Tra il marzo e l’ottobre del 1942, circa 58.000 Ebrei verranno consegnati ai Tedeschi; di questi, circa 19.000 saranno deportati ad Auschwitz, altri 39.000 nel Distretto di Lublino e 9.000 circa verranno destinati ai lavori forzati nel campo di concentramento di Lublino/Majdanek; infine, 24.378 finiranno nel campo di sterminio di Sobibor.

27 marzo
I Tedeschi cominciano la deportazione sistematica degli Ebrei dalla Francia. I primi treni trasportano circa 1.000 Ebrei provenienti dai campi di Compiègne e Drancy e destinati al campo di Auschwitz-Birkenau. Entro la fine dell’agosto 1944, i Tedeschi deporteranno più di 75.000 Ebrei dalla Francia ai campi dell’Europa dell’Est, per la maggior parte nel centro di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Meno di 3.000 riusciranno a sopravvivere.

27 aprile
In Olanda, gli alti ufficiali delle SS e della polizia emanano un decreto che ordina agli Ebrei di esibire in pubblico la stella gialla (Stella di David).

Maggio
Nel centro di sterminio di Auschwitz-Birkenau, ufficiali delle SS eseguono la prima selezione delle vittime destinate alle camere a gas. Dal settore d’isolamento un ufficiale medico delle SS seleziona i deboli, i malati e tutti i prigionieri ritenuti “inadatti”. Questi prigionieri vengono poi caricati su un furgone e portati nel bunker dove vengono uccisi con il gas Zyklon B (acido prussico). Tra il maggio 1940 e il gennaio 1945 le autorità del campo uccideranno più di un milione di persone nell’intero complesso di Auschwitz. Le SS però non registreranno gli 865.000 prigionieri, per la maggior parte Ebrei, inviati immediatamente alle camere a gas.

7 maggio
Dopo aver sperimentato l’uso del gas in aprile, l’Unità Speciale delle SS di stanza nel centro di sterminio di Sobibor comincia le vere e proprie uccisioni di massa dei prigionieri. Entro il novembre 1943, le SS uccideranno almeno 167.000 Ebrei, insieme a un numero indeterminato di Polacchi, Rom e di prigionieri di guerra sovietici, utilizzando il monossido di carbonio oppure tramite fucilazione.

27 maggio
Nel Belgio occupato, i Tedeschi emanano un decreto che impone agli Ebrei di esibire la stella gialla.

29 maggio
Le autorità tedesche in Francia ordinano che gli Ebrei possano uscire solo indossando abiti sui quali sia stata cucita la stella gialla, raffigurante la Stella di David.

1 giugno
La Polizia di Sicurezza tedesca e la SD assumono il controllo del campo di Westerbork, in Olanda e lo trasformano in campo di transito. Westerbork inizialmente era stato creato dalle autorità olandesi per internarvi i profughi ebrei che erano entrati nel paese illegalmente.

1-6 giugno
I Tedeschi cominciano le deportazioni degli Ebrei dal ghetto di Cracovia. Entro l’8 giugno, i Tedeschi deporteranno 6.000 persone dal ghetto al centro di sterminio di Belzec.

7 giugno
Da questa data diventa effettiva la disposizione con cui le autorità tedesche in Francia obbligano gli Ebrei a uscire solo portando cucita sugli abiti la stella gialla che raffigura la Stella di David.

11 giugno
Le autorità tedesche di Auschwitz aprono un campo nello stabilimento della I.G. Farben, vicino a Monowitz, e lo chiamano “sottocampo Buna” (o Monowitz).

4 luglio
Nel centro di sterminio di Auschwitz, i Tedeschi cominciano a usare sistematicamente il gas per l’eliminazione dei prigionieri.

15 luglio
I Tedeschi iniziano a deportare gli Ebrei olandesi dai campi di Westerbork, Amersfoot e Vught (in Olanda) ai centri di sterminio in Germania e nella Polonia occupata. Entro il 3 settembre 1944, circa 100 treni trasporteranno più di 100.000 persone ad Auschwitz, Sobibor, Theresienstadt e Bergen-Belsen; di questi, 60.000 verranno mandati ad Auschwitz e 34.000 a Sobibor.

19 luglio
Il Reichsführer-SS (comandante delle SS) Heinrich Himmler emana un ordine generale agli alti comandi delle SS e della polizia del Governatorato Generale affinché, entro il 31 dicembre 1942, tutti gli Ebrei del Governatorato vengano “risistemati” nei centri di sterminio o in altri campi nei pressi delle città più grandi.

22 luglio
Tra il 22 luglio e il 12 settembre, le SS, la polizia e il personale ausiliario deportano circa 265.000 Ebrei dal ghetto di Varsavia al centro di sterminio di Treblinka. I Tedeschi uccideranno circa 35.000 Ebrei già durante le operazioni di trasporto, ancora prima, cioè, di lasciare il ghetto.

23 luglio
L’Unità Speciale delle SS distaccata nel campo di sterminio di Treblinka comincia ad utilizzare il gas nelle uccisioni di massa dei prigionieri. Tra il luglio del 1942 e il novembre 1943, questa Unità delle SS eliminerà circa 2.925.000 Ebrei e un numero non precisato di Polacchi, Rom e prigionieri di guerra sovietici.

28-31 luglio
Le SS, ufficiali di polizia e forze ausiliarie fucilano circa 9.000 Ebrei provenienti dal ghetto di Minsk.

1-29 agosto
Le SS, ufficiali di polizia e membri delle forze ausiliarie deportano nel Governatorato Generale più di 76.000 Ebrei provenienti dal Distretto di Galizia - dei quali 40.000 dal ghetto di Lvov (Lwow; L'viv). I prigionieri vengono portati nel centro di sterminio di Belzec, dove verranno uccisi dall’Unità Speciale delle SS che lo amministra.

5-17 agosto
Le SS, insieme a forze di polizia e a personale ausiliario, liquidano il ghetto di Radom, nella parte di Polonia occupata dai Tedeschi, e deportano circa 30.000 Ebrei, la maggior parte nel centro di sterminio di Treblinka.

13 agosto
Le autorità croate cominciano a deportare gli Ebrei, consegnandoli ai Tedeschi che li trasferiranno poi ad Auschwitz-Birkenau.

15-28 agosto
Gerhart Riegner, rappresentante del Congresso Mondiale Ebraico (WJC) in Svizzera, invia, tramite l’ambasciata inglese, un cablogramma al Rabbino Stephen Wise, Presidente del WJC, con il quale lo informa ufficialmente della messa in atto da parte dei Tedeschi dei piani per l’eliminazione totale degli Ebrei europei.

12 settembre
Tra il 22 luglio e il 12 settembre 1942, le SS e la polizia, aiutate da personale ausiliario, deportano circa 265.000 Ebrei dal ghetto di Varsavia al campo di sterminio di Treblinka. Durante le operazioni, ancora all’interno del ghetto, le forze tedesche uccidono circa 35.000 Ebrei.

22 settembre - 5 novembre
Tra il 22 settembre e il 5 novembre 1942, le SS, le forze di polizia e personale ausiliario deporteranno dalla Cecoslovacchia nel centro di sterminio di Treblinka 39.000 Ebrei provenienti originariamente dal Distretto di Radom, nel Governatorato Generale, e altri 267.000 provenienti da altre città più piccole e dalle campagne del Distretto.

26 ottobre
Con l’assistenza di funzionari collaborazionisti, i Tedeschi cominciano i rastrellamenti degli Ebrei in Norvegia. I Tedeschi deporteranno nei centri di sterminio e nei campi di concentramento circa 770 Ebrei norvegesi.

28 ottobre
Il primo trasporto di Ebrei (per la maggior parte austriaci) giunge ad Auschwitz, proveniente da Vienna. Tra il 17 luglio 1942 e il 28 ottobre 1944 le autorità tedesche deporteranno dalla Grande Germania ad Auschwitz-Birkenau più di 70.000 Ebrei tedeschi, austriaci e cecoslovacchi.

5 novembre
Tra il 22 settembre e il 5 novembre 1942, le SS, le forze di polizia e personale ausiliario deporteranno dalla Cecoslovacchia nel centro di sterminio di Treblinka 39.000 Ebrei provenienti originariamente dal Distretto di Radom, nel Governatorato Generale, e altri 267.000 provenienti dalle città più piccole e dalle campagne del Distretto.

24 novembre
Dopo aver ricevuto dal Dipartimento di Stato la conferma dell’autenticità del rapporto che denuncia i piani tedeschi per eliminare tutti gli Ebrei d’Europa, il Rabbino Stephen Wise, Presidente del Congresso Mondiale Ebraico, rende pubblico il contenuto del telegramma di Riegner, rivelando così al mondo intero l’attuazione, da parte della Germania, della “Soluzione Finale”.

16 dicembre
Il comandante delle SS Heinrich Himmler emana un decreto per la deportazione di tutti i Rom che risiedono all’interno della Grande Germania in un campo speciale per famiglie all’interno del complesso di Auschwitz-Birkenau. A seguito di questo decreto, nel febbraio del 1943 la polizia tedesca deporterà circa 18.000 Rom ad Auschwitz.

17 dicembre
Gli Alleati, Gran Bretagna e Stati Uniti inclusi, emanano un comunicato stampa nel quale affermano esplicitamente come i Tedeschi stiano sterminando gli Ebrei europei e che i responsabili di tale “bestiale politica di annientamento non sfuggiranno alla giusta punizione”.

31 dicembre
Il 19 luglio del 1942 il comandante delle SS Heinrich Himmler aveva emanato un ordine generale agli alti ufficiali delle SS e della polizia del Governatorato Generale affinché, entro il 31 dicembre, “risistemassero” nei centri di sterminio o nei campi di concentramento situati nei pressi delle più grandi città tutti gli Ebrei residenti nel Governatorato.

La guerra - 1941

1941: le date più importanti

È nel corso del 1941, in un momento non precisato, che Adolf Hitler, Heinrich Himmler, Reinhard Heydrich e altri alti funzionari del regime decidono l’eliminazione totale degli Ebrei residenti in Europa.

10 gennaio
In Olanda, le autorità tedesche d’occupazione ordinano che tutti gli Ebrei registrino le proprie generalità in Comune.

Gennaio
Il capo dell’RSHA Reinhard Heydrich consegna la bozza del piano con cui realizzare in tutta l’Europa controllata dalla Germania la “Soluzione Finale” al cosiddetto “problema ebraico”.

21-23 gennaio
Sostenuti dai servizi segreti tedeschi, i dirigenti della Guardia di Ferro si ribellano al Generale rumeno Ion Antonescu, colpevole di eccessiva cautela nell’adottare misure più dure contro gli Ebrei e gli oppositori politici. Aiutati dalla Wermacht (le forze armate tedesche) e dal Ministero degli Esteri tedesco, Antonescu e l’esercito romeno soffocano il tentativo di ribellione, non prima però che alcuni membri della Guardia di Ferro siano riusciti a scatenare un violento pogrom nei quartieri ebraici di Bucarest, che causa la morte di più di 100 Ebrei.

1 marzo
Heinrich Himmler ordina la costruzione, nei pressi del paesino di Birkenau (Brzezinka), di un campo grande abbastanza da ospitare 100.000 prigionieri di guerra; la nuova struttura viene realizzata a circa un miglio dal campo di concentramento di Auschwitz.

1 marzo
L’Ungheria, la Romania e la Slovacchia avevano firmano il Patto Tripartito rispettivamente il 20, il 23, e il 24 novembre 1940, entrando così a far parte dell’Asse. Il primo marzo 1941, vengono seguite dalla Bulgaria, mentre il cosiddetto Stato Indipendente Croato firmerà il 15 giugno.

3-20 marzo
Le autorità tedesche istituiscono il ghetto di Cracovia, in Polonia, e lo isolano immediatamente dal resto della città.

Marzo-Aprile
Ufficiali della Gestapo negoziano con i rappresentanti dell’esercito tedesco e degli Alti Comandi gli accordi con i quali vengono definite l’autorità e le funzioni delle Unità Mobili della Polizia di Sicurezza Tedesca e della SD, anche conosciute come Einsatzgruppen. Queste unità verranno inviate al di là della linea del fronte dopo l’invasione dell’Unione Sovietica, per portare a termine operazioni speciali.

Marzo
Nella Francia occupata, le autorità tedesche aprono il campo d’internamento di Beaune-la-Rolande per imprigionarvi sia gli Ebrei francesi che quelli di altre nazionalità residenti nel paese. Da quel momento, le autorità tedesche interneranno regolarmente gli Ebrei a Beaune-la-Rolande, così come in altri campi, prima di trasferirli a Drancy da dove le SS li deporteranno poi nel campo di concentramento di Auschwitz e nel campo di sterminio di Sobibor.

6 aprile
La Germania, appoggiata da altre forze dell’Asse, invade la Yugoslavia e la Grecia. Il 10 aprile, il movimento clandestino separatista e terrorista degli Ustascia croati si impadronisce del potere e, con l’appoggio di Germania e Italia, proclama lo Stato Indipendente di Yugoslavia.

7 aprile
Le autorità tedesche d’occupazione istituiscono due ghetti a Radom, nei quali costringono a trasferirsi l’intera popolazione ebraica della città.

Aprile
Il complesso industriale chimico della I.G. Farben comincia la costruzione dell’impianto di Buna, utilizzando i prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz. Situata nei pressi della città polacca di Monowitz, a poche miglia da Auschwitz, la fabbrica viene battezzata dai manager della I.G. Farben “Sezione Buna”.

1 maggio
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS decide di trasformare Gross-Rosen in campo di concentramento autonomo; precedentemente esso faceva parte del complesso di Sachsenhausen.

Maggio
Nella Francia occupata, le autorità tedesche aprono il campo di internamento di Pithiviers, per rinchiudervi sia gli Ebrei francesi che quelli di altre nazionalità. Da quel momento, le autorità tedesche interneranno regolarmente gli Ebrei a Pithiviers e in altri campi prima di trasferirli a Drancy, da dove le SS li deporteranno poi nel campo di concentramento di Auschwitz e nel campo di sterminio di Sobibor.

21 maggio
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento delle SS apre il campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, vicino a Strasburgo, in Francia.

15 giugno
Il cosiddetto Stato Indipendente di Croazia firma il Patto Tripartito, seguendo così l’esempio di Ungheria, Romania, Slovacchia e Bulgaria che si erano unite all’alleanza nel 1940 e nel 1941.

22 giugno
L’“Operazione Barbarossa” dà inizio all’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania Nazista. Seguendo i precedenti accordi tra le SS, la Polizia e l’esercito, Unità Mobili di Sicurezza e ufficiali delle SD - le cosiddette Einsatzgruppen – entrano in Unione Sovietica al seguito delle truppe tedesche. Alle Einsatzgruppen il comandante dell’RSHA Heydrich ha affidato il compito di identificare, radunare e uccidere gli Ebrei, insieme agli ufficiali dell’esercito sovietico e a tutti coloro considerati ostili alla Germania. Le Squadre delle Einsatzgruppen cominciano a eseguire fucilazioni di massa già alla fine del giugno 1941.

26-30 giugno
Ufficiali della polizia e dell’esercito rumeno uccidono almeno 4.000 Ebrei nella città di Lasi, in Romania.

Luglio
Nel corso del mese di luglio del 1941, l’Einsatzkommando 9 trucida circa 5.000 Ebrei a Vilnius, in Lituania.

17 luglio
In conseguenza di un incontro con le maggiori autorità naziste avvenuto il giorno precedente, Hitler affida a Heinrich Himmler il compito di garantire la sicurezza dei Tedeschi che si trovano al di là della linea del fronte, all’interno dell’Unione Sovietica. Nei giorni e nelle settimane successive, Himmler nomina tre alti ufficiali delle SS e della Polizia rispettivamente Comandante della Russia Settentrionale, della Russia Centrale e della Russia Meridionale con il compito di coordinare e incrementare le operazioni di sterminio già iniziate dalle Einsatzgruppen.

19 luglio
In Bielorussa, le autorità tedesche istituiscono il ghetto di Minsk. Entro il 25 luglio, tutti gli Ebrei della città e delle immediate vicinanze saranno internati nel ghetto.

31 luglio
Il Maresciallo del Reich Hermann Göring incarica Reinhard Heydrich, comandante dell’RSHA, di fare i passi necessari alla realizzazione della “soluzione finale alla questione ebraica” – un eufemismo per indicare l’eliminazione totale della popolazione ebraica europea.

Agosto
Le autorità croate istituiscono i primi due campi di concentramento di quello che diventerà poi il complesso di Jasenovac, dove i Croati uccideranno decine di migliaia di prigionieri, inclusi Serbi, Ebrei, Rom (Zingari), Musulmani e Croati stessi, tutti colpevoli di opporsi al regime per ragioni politiche o religiose.

1 agosto
Le autorità tedesche istituiscono un ghetto a Bialystock, sede amministrativa di una regione che, nell’estate del 1941, era stata incorporata nella Grande Germania come distretto autonomo. I Tedeschi costringeranno circa 50.000 Ebrei a trasferirsi nel ghetto di Bialystock.

15 agosto
Le autorità tedesche isolano dal resto della città il ghetto di Kovno (Kaunasò, in Yiddish Kovne) nel quale risiedono circa 30.000 Ebrei.

20 agosto
A Drancy, Francia, i Tedeschi aprono un campo di internamento e di transito per Ebrei da dove le SS li deporteranno poi nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau e di Sobibor.

24 agosto
Grazie, almeno in parte, alle aperte proteste dell’arcivescovo cattolico di Münster, Clemens von Galen, Hitler ordina la cessazione delle uccisioni previste dal programma “Eutanasia”. Fino a questo momento, circa 70.000 persone sono già state uccise dal personale sanitario tedesco delle istituzioni che facevano parte del programma. Nonostante questo, però, le uccisioni di bambini e adulti affetti da malattie fisiche e mentali continueranno. Tra i metodi utilizzati c’erano la morte per fame, le iniezioni letali, e la deliberata mancanza di assistenza o terapie per curare le malattie gravi.

27-29 agosto
Le SS e le unità della polizia, aiutati da personale ausiliario locale e dall’esercito tedesco, uccidono 223.600 Ebrei a Kamenets-Podolsk (Kamenets-Podol'skiy), in Ucraina, durante un’operazione coordinata da Friedrich Jeckeln, alto ufficiale delle SS e capo della polizia ucraina.

28 agosto
Le autorità tedesche aprono un campo di detenzione a Compiègne, in Francia. Inizialmente destinato ai prigionieri di guerra (e chiamato Royallieu o Fron Stalag 122) esso servirà poi soprattutto come campo di transito per intellettuali francesi ed ebrei e per prigionieri politici. Questi prigionieri verranno poi trasferiti a Drancy da dove saranno più tardi deportati a Buchenwald, Dachau e Auschwitz.

1 settembre
Il Ministro degli Interni del Reich ordina che gli Ebrei sopra i sei anni d’età e residenti in Germania debbano sempre avere sugli abiti una stella gialla (la Stella di David) quando si trovano in pubblico.

2 settembre
Circa 3700 Ebrei di Vilnius vengono trucidati dai Tedeschi nel vicino bosco di Ponary (Paneriai).

3 settembre
Nel campo di concentramento di Auschwitz, ufficiali delle SS mettono in atto i primi esperimenti per l’eliminazione dei prigionieri con il gas Zyklon B. Le vittime sono tutte prigionieri di guerra sovietici.

6 settembre
Le autorità tedesche isolano i due ghetti di Vilnius, in Lituania. Pochi giorni dopo, circa a metà settembre, nel vicino bosco di Ponary tutti i 4500 Ebrei che vi risiedono saranno trucidati dalle SS, aiutate da agenti di polizia e da personale ausiliario.

29-30 settembre
Comandati da Friedrich Jeckeln, alto ufficiale delle SS e capo della polizia ucraina, soldati delle SS e unità di polizia, aiutati da ausiliari ucraini e da personale militare tedesco, fucilano circa 33.000 persone, per la maggior parte Ebrei, nella gola di Babi Yar, alla periferia di Kiev, in Ucraina. Nei mesi successivi, unità tedesche uccideranno altre migliaia di Ebrei, Rom (Zingari) e prigionieri di guerra sovietici, sempre a Babi Yar.

15 ottobre
Dopo l’autorizzazione ufficiale di Hitler, i Tedeschi cominciano a deportare gli Ebrei residenti in Germania, Austria e Cecoslovacchia: essi verranno trasferiti in varie località all’interno dei territori occupati, ma anche a Theresienstadt, nel Protettorato di Boemia e Moravia. Dal 15 ottobre 1941 e fino al 29 ottobre 1942, i Tedeschi deporteranno circa 183.000 Ebrei tedeschi, austriaci e cecoslovacchi nei ghetti, nei campi di transito, nei campi di sterminio e nei luoghi delle fucilazioni nei Paesi Baltici, in Bielorussia, nel Governatorato Generale e nel ghetto di Lodz.

15 ottobre
Heinrich Himmler incarica le SS e il capo della Polizia del Distretto di Lublino - il generale delle SS Odilo Globocnik - di mettere in atto quella che più tardi sarà conosciuta come “Operazione Reinhard”, cioè l’assassinio di tutti gli Ebrei che risiedono all’interno del Governatorato Generale. Nell’ambito dell’Operazione Reinhard verranno trucidati circa un milione e settecentomila Ebrei, per la maggior parte di cittadinanza polacca.

Fine ottobre
I primi detenuti giungono al campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS situato poco fuori Lublino, nel Governatorato Generale.

23 ottobre
Il governo tedesco proibisce agli Ebrei di emigrare dal Terzo Reich.

25 ottobre
Le autorità tedesche isolano dal resto della città il ghetto di Riga, in Lettonia, in cui vivono circa 30.000 Ebrei.

29 ottobre
A Fort IX, nei pressi della città di Kovno (Kaunas; Kovne) le SS - insieme ad unità di polizia e a personale ausiliario lituano - uccidono circa 9.200 Ebrei provenienti dal ghetto.

Novembre
Per ordine di Globocnik, Wirth invia a Belzec, Sobibor e Malkinia squadre composte da ingegneri, operai edili e guardie, che costruiranno i centri di sterminio previsti dall’Operazione Reinhard.

8 novembre
Le autorità tedesche del Distretto di Galizia (nel Governatorato Generale) ordinano che entro il 15 dicembre sia creato un ghetto all’interno della città di Lvov (Lwow; L’viv).

24 novembre
Le autorità tedesche istituiscono il campo-ghetto di Theresienstadt all’interno della città fortificata di Terezin, nel Protettorato di Boemia e Moravia, il quale era sotto il controllo della Germania.

29 novembre-8 dicembre
Nei boschi di Rumbuli e Biekernieki, vicino a Riga, le SS, la polizia e membri del personale ausiliario lettone, uccidono circa 26.000 Ebrei prelevati dal ghetto della città.

7 dicembre
Il Giappone attacca gli Stati Uniti, bombardando la flotta americana a Pearl Harbor.

8 dicembre
Gli Stati Uniti dichiarano guerra al Giappone ed entrano nel secondo conflitto mondiale.

8 dicembre
Cominciano le operazioni di uccisione dei prigionieri nel centro di sterminio di Chelmo, che si trova circa 30 miglia a nordovest di Lodz. Il centro opererà dal dicembre 1941 fino al marzo 1943 e poi di nuovo per un breve periodo nel giugno e nella prima parte del luglio del 1944.

11 dicembre
La Germania e l’Italia dichiarano guerra agli Stati Uniti.

La guerra - 1940

1940: le date più importanti

12 febbraio
Le autorità tedesche deportano nel distretto di Lublino (all’interno del Governatorato Generale) circa 1.000 Ebrei tedeschi provenienti da Stettino e da altre città della Germania orientale.

9 aprile
La Germania invade la Norvegia e la Danimarca.

30 aprile
Il primo grande ghetto, quello di Lodz (nel distretto di Wartheland), viene isolato dal resto della città.

10 maggio
Le truppe tedesche invadono l’Olanda, il Belgio e la Francia. Tra questo momento e il 22 giugno successivo, la Germania occuperà interamente i tre paesi, ad eccezione della zona meridionale della Francia (Vichy).

20 maggio
Le SS istituiscono il campo di concentramento di Auschwitz (Auschwitz I) nei pressi della città polacca di Oswiecim in Alta Slesia, una regione che la Germania aveva annesso in precedenza.

4 giugno
L’Ispettorato ai Campi di Concentramento, amministrato dalle SS, stabilisce che il campo di Neuengamme – che si trova alla periferia di Amburgo, in Germania – diventi campo di concentramento autonomo. Creato nel dicembre del 1938, Neuengamme fino a questo momento aveva fatto parte del complesso di Sachsenhausen.

10 giugno
L’Italia entra in guerra a fianco della Germania.

15 giugno-6 agosto
L’Unione Sovietica occupa gli Stati Baltici (Lettonia, Lituania ed Estonia), dichiarandoli Repubbliche Sovietiche e parte dell’URSS.

28 giugno
Con il beneplacito della Germania, l’Unione Sovietica annette le province orientali della Romania, della Bucovina Settentrionale e della Bessarabia (oggi Moldavia).

16 luglio-30 luglio
Le autorità tedesche espellono dall’Alsazia più di 3.000 Ebrei, obbligandoli a trasferirsi nella Francia di Vichy.

30 agosto
I due alleati dell’Asse – la Germania Nazista e l’Italia Fascista – decidono il destino della Transilvania, allora una provincia della Romania, trasferendone la parte occidentale all’Ungheria. Una settimana più tardi, il 6 settembre, il re di Romania, Carol II, abdica proprio a causa di quegli eventi, lasciando il potere nelle mani di un’instabile coalizione composta dall’esercito rumeno – comandato dal Generale Ion Antonescu – e dalla Legione Fascista dell’Arcangelo Michele (anche conosciuta come Guardia di Ferro) comandata da Horia Sima.

Settembre
Le autorità della Francia di Vichy trasformano i campi profughi del sud della Francia in campi di detenzione per prigionieri politici e per cittadini ebrei, e ne creano altri appositamente. Tra i più noti, quelli di Gurs e di Rivesaltes.

20 settembre
I primi prigionieri giungono al campo di detenzione di Breendonk, nei pressi di Anversa, in Belgio; tra di loro vi sono molti Ebrei privi di cittadinanza.

27 settembre
La Germania, l’Italia e il Giappone firmano il Patto Tripartito, con il quale si impegnano alla reciproca assistenza nel caso di un attacco da parte di un paese non ancora coinvolto nella guerra.

15 novembre
Le autorità tedesche decidono di isolare dal resto della città il ghetto di Varsavia, la quale si trova all’interno del Governatorato Generale. Si tratta del più grande ghetto esistente, sia per superficie che per numero di abitanti: più di 350.000 Ebrei (circa il 30% della popolazione della città) vivono confinati in un’area di circa 3 chilometri quadrati, il 2.4% dell’intera città. In alcuni momenti, prima che nel luglio del 1942 comincino le deportazioni, la popolazione del ghetto di Varsavia arriverà quasi a toccare le 500.000 unità.

20-24 novembre
L’Ungheria, la Romania e la Slovacchia firmano il Patto Tripartito – rispettivamente il 20, il 23, e il 24 novembre – diventando così alleate dell’Asse. Il primo marzo 1941 verranno seguite dalla Bulgaria, mentre il cosiddetto Stato Indipendente Croato firmerà il Patto il 15 giugno dello stesso anno.

18 dicembre
Hitler firma l’ordine operativo per l’invasione dell’Unione Sovietica.

La guerra - 1939

1939: le date più importanti

17 gennaio
Il governo tedesco proibisce agli Ebrei di svolgere le professioni di infermiere, veterinario, dentista e terapista olistico.

24 gennaio
Nel suo ruolo di vice di Hitler – a sua volta Führer del Reich e del popolo Tedesco - Hermann Göring autorizza la Polizia di Sicurezza e il comandante della SD Reinhard Heydrich a coordinare le operazioni per l’emigrazione forzata degli Ebrei dalla Grande Germania e istituisce allo stesso tempo l’Ufficio Centrale per l’Emigrazione degli Ebrei, con sede a Berlino.

30 gennaio
In un discorso al Parlamento tedesco, Hitler dichiara che la responsabilità di un nuovo conflitto mondiale sarebbe sicuramente da attribuire alle lobby finanziare internazionali guidate dagli Ebrei e causerebbe non la “Bolscevizzazione della terra e con essa la vittoria dell’Ebraismo, ma, piuttosto, la distruzione totale della razza ebraica in Europa”.

9 febbraio
Il senatore Robert Wagner, dello Stato di New York, e la deputata del Massachusetts Edith Rogers si fanno promotori di una legge che autorizzi l’ammissione negli Stati Uniti, tra il 1939 e il 1940, di 20.000 profughi, tutti bambini di non più di 14 anni e provenienti dalla Germania. Ai bambini sarebbe garantita l’ammissione al di fuori delle quote d’immigrazione stabilite per legge. La proposta viene bloccata ancora prima di giungere in Parlamento.

14 marzo
A seguito delle pressioni tedesche, la Slovacchia dichiara la propria indipendenza dallo stato cecoslovacco.

15 marzo
Le truppe tedesche invadono il resto dei territori della Cecoslovacchia, occupando le province ceche e creando il Protettorato di Boemia e Moravia.

13 maggio-17 giugno
Più di 900 profughi, per la maggior parte Ebrei, lasciano Amburgo (in Germania) a bordo della St.Louis. Sperano di raggiungere Cuba e di ottenere, lì, il visto per gli Stati Uniti. Sia Cuba sia gli Stati Uniti rifiuteranno però il permesso d’accesso ai rifugiati, obbligando così la nave a tornare in Europa.

15 maggio
A nord di Berlino, le SS aprono quello che sarà il più grande campo di concentramento destinato alle donne: Ravensbrück.

4 luglio
Le autorità tedesche creano l’Associazione del Reich per gli Ebrei Tedeschi, i cui dirigenti vengono designati dalla Polizia di Sicurezza; l’Associazione è l’unica organizzazione ebraica a essere considerata legale in Germania.

23 agosto
Il governo sovietico e quello tedesco firmano il patto di non aggressione denominato Molotov-Ribbentrop, sulla base del quale si accorderanno più tardi per invadere e spartirsi la Polonia e per dividere il resto dell’Europa dell’Est in due zone sotto la rispettiva influenza.

1 settembre
La Germania invade la Polonia dando così inizio alla Seconda Guerra Mondiale in Europa.

2 settembre
Le SS aprono un campo di detenzione destinato a prigionieri civili a Stutthof, vicino a Danzica. Il 7 gennaio del 1942 l’Ispettorato ai Campi di Concentramento trasformerà anche Stutthof in un vero e proprio campo di concentramento.

3 settembre
Onorando la propria promessa di difendere la Polonia, Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania.

17 settembre
Le truppe sovietiche invadono la parte orientale della Polonia.

21 settembre
Il Tenente Generale delle SS Reinhard Heydrich - comandante della Polizia di Sicurezza (Sicherheitspolizei) e della SD (Sicherheitsdienst) - si incontra a Berlino con alcuni ufficiali della Polizia Segreta (Sipo) e della SD stessa. Durante questa riunione, Heydrich trasmette loro i seguenti ordini: 1) che tutti gli Ebrei polacchi siano radunati nelle città più grandi, vicino alle maggiori linee ferroviarie; 2) che tutti gli Ebrei vengano poi trasferiti dal territorio del Reich in Polonia; 3) che i 30.000 Rom (Zingari) ancora residenti in Germania siano deportati in Polonia; 4) che per trasferire gli Ebrei e i Rom fuori dal territorio del Reich siano utilizzati vagoni merci delle ferrovie tedesche.

27 settembre
Il comandante delle SS e della Polizia Heinrich Himmler crea l’Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (RSHA) che unisce formalmente la Polizia di Sicurezza (Gestapo e Kripo) e l’SD e lo affida al comando di Reinhard Heydrich. Hitler darà all’RSHA il compito di coordinare l’eliminazione di tutti gli Ebrei europei.

Autunno
Durante l’autunno del 1939, Hitler firma un’autorizzazione (che più tardi verrà retro-datata al 1 settembre 1939) che protegge da ogni futura conseguenza legale i medici tedeschi che partecipano al cosiddetto programma “Eutanasia”. Questo programma è stato creato per eliminare sistematicamente i tedeschi affetti da malattie mentali o fisicamente disabili e ospitati negli istituti di cura. Il programma colpisce malati di tutte le età, donne e uomini che i medici ritengono “incurabili” e quindi “indegni di vivere”.

20-26 ottobre
La polizia di Sicurezza tedesca deporta nel campo improvvisato di Zarzecze, vicino a Nisko, nel distretto di Lublino, circa 38.000 persone - Austriaci, Cechi ed Ebrei Polacchi – provenienti da Vienna, da Moravska Ostrava e da Katowice. Lublino e il campo di Zarzecze si trovano all’interno del Governatorato Generale.

26 ottobre
La Germania annette l’Alta Slesia, la Prussia Occidentale, la Pomerania, Poznan, Ciechanow (Zichenau), parte di Lodz e la Città Libera di Danzica, tutti territori che appartenevano in precedenza alla Polonia. Successivamente, il governo tedesco raggruppa queste regioni in due distretti: quello della Prussia Occidentale, che comprende anche Danzica, e quello di Posen (quest’ultimo diventerà più tardi il Distretto di Wartheland, comunemente chiamato Warthegau). Le autorità germaniche riuniscono poi il resto dei territori polacchi, non annessi direttamente alla Germania o all’Unione Sovietica, in una zona chiamata Governatorato Generale e amministrata dai Tedeschi stessi.

23 novembre
Le autorità tedesche prescrivono che tutti gli Ebrei sopra i dieci anni residenti all’interno del Governatorato Generale indossino bracciali bianchi con la Stella di David.

28 novembre
Il comandante della RSHA Reinhard Heydrich ordina l’inizio delle deportazioni degli Ebrei e dei Polacchi dal Distretto di Wartheland - che si trova nella parte occidentale della Polonia annessa al Reich - nei territori del Governatorato Generale. La polizia di Sicurezza darà inizio alle deportazioni tre giorni più tardi, il primo dicembre. Da quel momento e fino al 1941, circa 100.000 Ebrei saranno deportati nel Governatorato non solo dal Wartheland ma anche dal distretto che comprende la Prussia Occidentale e Danzica.

La guerra: La battaglia delle Ardenne







Verso la fine del 1944 la Germania compiva l'ultimo sforzo di una certa consistenza per allontanare la minaccia di invasione. Ad oriente con le grandi battaglie di arresto ai confini della Prussia Orientale, ad occidente con la controffensiva delle Ardenne. Questa azione, condotta con potenti forze raccolte da ogni parte, dopo un notevole successo iniziale falliva per la mancanza di riserve e per il ritorno operativo delle aviazioni nemiche dopo una pausa imposta dal maltempo. Dopo le Ardenne si verificava un tentativo minore in Alsazia, presto bloccato. Poi l'iniziativa ritornava agli eserciti alleati che a marzo raggiungevano il Reno lungo tutto il suo corso e stabilivano anche una testa di ponte a Remagen, presso Bonn. Nella cartina la Germania invasa da occidente e ad oriente del suo territorio, fino al Reno ed all'Oder-Neisse.


LA BATTAGLIA DELLE ARDENNE

L'azione anglo canadese alle foci della Schelda terminava il 9 novembre 1944 con la caduta dell'isola Walcheren, conquistata dopo aspra lotta. Dopo queste operazioni il fronte occidentale conosceva una stasi operativa, ad eccezione del settore meridionale, dove truppe americane e francesi, avanzando in Alsazia, conquistavano Belfort, Muhlhausen e Strasburgo. Ad occidente del Reno restava in mani tedesche, in questa regione, il solo grosso saliente di Colmar. A metà dicembre riprendevano le operazioni anche sul fronte settentrionale, ma questa volta per iniziativa germanica. I tedeschi infatti, per alleggerire almeno ad occidente la pressione che minacciava la Germania, decidevano di lanciare una potente controffensiva avente per obiettivo l'attraversamento della Mosa e l'avanzata fino ad Anversa, con conseguente accerchiamento di tutto il XXI Gruppo di Armate di Montgomery in Belgio ed in Olanda. A questa offensiva erano destinate la 6° Armata corazzata SS al comando del generale delle SS Dietrich, alla 5° Armata corazzata al comando del generale von Manteuffel in riserva, 2 divisioni corazzate, 2 brigate blindate e 5 di granatieri. Tutte queste truppe erano agli ordini del maresciallo Model, comandante il Gruppo di Armate B, ma l'altra direzione dell'offensiva era affidata a von Runstedt. Il settore scelto per lo sfondamento era quello delle Ardenne, dove erano presenti solo 5 divisioni dell'VIII Corpo americano (la Armata) ed il tempo stabilito era la metà di dicembre 1944, caratterizzata da un periodo di maltempo che avrebbe impedito la reazione delle aviazioni nemiche. L'offensiva tedesca contava inoltre su una massa di circa 1.000 carri pesanti Tigre, Pantera e Tigre Reale (l'ultimo tipo tedesco, superiore ad ogni carro esistente) e sul concorso di unità speciali da lanciare dietro il fronte nemico. Queste erano un gruppo di paracadutisti ed una brigata corazzata con armi ed equipaggiamento americani, al comando del colonnello delle SS Otto Skorzeny. L'azione dei paracadutisti otteneva pero scarsi risultati, causa l'estrema dispersione del lancio, mentre l'unità di Skorzeny riusciva a portare lo scompiglio nelle file americane. Falliva solo il tentativo di giungere a Parigi per uccidere Eisenhower e Montgomery. L'offensiva tedesca iniziava il 16 dicembre 1944, sorprendendo pienamente gli americani e travolgendo buona parte delle loro divisioni. Solo nel settore, nord del fronte di attacco una divisione corazzata ed una di fanteria americane resistevano validamente a St. Vith ed a Monschau, facendo segnare il passo alle colonne corazzate germaniche. Negli altri punti invece le Panzerdivisionen dilagavano ed avanzavano in profondità, incontrando solo il giorno 19 un serio ostacolo in Bastogne, dove erano accorsi paracadutisti ed unità corazzate americani. Finalmente l'Armata del gen. Dietrich superava la zona di St. Vith e lanciava anch'essa le sue unità in profondità. Resta ferma solo Monschau mentre Bastogne veniva superata e poi accerchiata. Gli anglo-americani, dopo un primo momento di sorpresa, reagivano al colpo riorganizzando le proprie forze ed inviando sul fronte minacciato 16 nuove divisioni. La massima estensione del cuneo tedesco veniva raggiunta il 23 dicembre, quando i tedeschi raggiungevano Ciney, a solo 6 km da Dinant, sulla Mosa. La profondità del cuneo era di circa 100 km e l'ampiezza alla base quasi 80. Ma una ulteriore avanzata veniva impedita dalla violenta pressione nemica ai due lati del saliente, dalla resistenza di Bastogne che impegnava alcune divisioni tedesche ed indeboliva tutto lo schieramento, e dalla riapparizione dell'aviazione alleata in formazioni massicce, dopo il maltempo. Col peggiorare di questa situazione, il 26 dicembre i tedeschi dovevano sospendere l'offensiva. Nei giorni successivi, per i violenti attacchi condotti da ogni lato da britannici ed americani, i tedeschi erano costretti a ritirarsi sulla vecchia linea del fronte, che veniva nuovamente ristabilita alla fine del gennaio 1945. Fra gli ultimi tentativi tedeschi è da considerarsi lo sforzo compiuto dalla Luftwaffe che il 1° gennaio lanciava una offensiva contro gli aeroporti alleati con oltre 1.000 aerei, distruggendone 800 al suolo e perdendone 384; perdita questa però irreparabile, per la scarsezza di mezzi a disposizione della Germania. Contemporaneamente all'offensiva delle Ardenne i tedeschi intensificavano in maniera notevole i lanci delle V. l e V. 2 su Londra ed Anversa, estendendoli anche a Liegi, uno degli obiettivi che avrebbero dovuto raggiungere le truppe di von Runstedt e di Model. Dopo le Ardenne, la Wehrmacht tentava una nuova azione offensiva, ma con forze molto minori, nell'Alsazia del nord, tra Saarbríicken e Strasburgo, riuscendo a raggiungere molti successi iniziali. Ma poi la resistenza delle truppe francesi ed americane si irrigidiva ed anzi queste passavano all'attacco poco più a sud, eliminando il saliente di Colmar. L'8 febbraio iniziava una grande offensiva sul fronte nord, condotta principalmente dalla la Armata canadese e dalla 9° americana. Dopo violenti combattimenti provocati dalla durissima resistenza germanica, le truppe alleate riuscivano ad avanzare lentamente verso il Reno, mentre l'offensiva si estendeva più a sud, alla zona della Mosella, dove la 35a Armata americana passava anch'essa all'offensiva. Il Reno veniva raggiunto il 5 marzo presso Koblenz. Due giorni dopo, la Ia Armata americana raggiungeva e conquistava Colonia, non senza duri scontri. Lo stesso giorno, il 7 marzo, una divisione corazzata della stessa Armata raggiungeva e conquistava di sorpresa il ponte, ancora intatto, di Remagen, a sud est di Bonn, stabilendo una solida testa di ponte al di là del Reno. Nei tre giorni successivi, le truppe alleate si attestavano sul Reno per tutto il suo corso, catturando in queste operazioni un totale di oltre 100.000 prigionieri. Con questa offensiva ogni residua resistenza tedesca venne definitivamente spezzata e le armate alleate poterono, pressoché senza contrasti di rilievo, dilagare sul territorio nazionale germanico fino ad incontrarsi sull'Elba con le armate sovietiche. La lotta si esaurirà, come vedremo, nella Battaglia di Berlino combattuta da ambo le parti, per ragioni di prestigio, con estremo furore.




 




Dopo le operazioni alleate alle foci della Schelda, terminate con la conquista di Walcheren (9 novembre 1944), fino a metà dicembre il fronte settentrionale restava stazionario, e le sole operazioni di un certo rilievo si verificavano in Alsazia, dove i franco-americani occupavano Belfort, Muhlhausen e Strasburgo. Restava in mani tedesche, sulla sponda alsaziana del Reno la sola zona di Colmar. Il 16 dicembre il fronte nord era rimesso in movimento dalla controffensiva tedesca delle Ardenne. Questa era l'ultima azione offensiva tedesca di grande portata della seconda guerra mondiale. I principali informatori che l'avevano dettata intendevano approfittare della ricostituzione di molte unità della Wehrmacht con armi patenti e recentissime, per infliggere un grave scacco al nemico, in modo d alleggerire almeno da occidente la minaccia contro il territorio tedesco. L'obiettivo era costituito dallo sfondamento in profondità attraverso le Ardenne e la Mosa, la riconquista di Anversa (base di approdo vitale per i rifornimenti alleati) e l'accerchiamento di tutto il fronte settentrionale nemico. Nelle foto in alto da sinistra, i protagonisti della battaglia delle Ardenne: von Runstedt, comandante del fronte occidentale tedesco; Montgomery e Bradley, comandanti del fronte nord e centrale alleato. In basso carri germanici pesanti tipo Tigre e Pantera muovono all'attacco nella zona delle Ardenne.

La guerra: Fine della campagna d'Italia


La lunga, ostinata e inattesa resistenza tedesca su tutti i fronti aveva ridotto gli inglesi e gli americani molto a corto di munizioni d’artiglieria, e le loro dure esperienze di guerra invernale in Italia li costrinsero a rinviare un’offensiva generale sino a primavera. Ma l’aviazione alleata, al comando del generale Eaker e poi del generale Cannon, sfruttò la propria superiorità di trenta a uno in spietati attacchi contro le linee di rifornimento che alimentavano le armate tedesche. Quella più importante, da Verona al Passo del Brennero, dove Hitler e Mussolini solevano incontrarsi nei loro giorni migliori, rimase bloccata in molti punti per quasi tutto il mese di marzo; altri passi furono spesso chiusi per settimane di fila, e due divisioni in corso di trasferimento al fronte russo subirono un ritardo di quasi un mese. I tedeschi avevano abbastanza munizioni e rifornimenti, ma scarseggiava di carburante.
Le unità erano generalmente al completo di forza, e il loro morale era alto a dispetto dei rovesci subiti da Hitler sul Reno e sull’Oder. Nell’Italia settentrionale i tedeschi avevano ventisette divisioni, di cui quattro italiane, contro il l'equivalente di ventitré attinte all’Impero britannico, agli Stati Uniti, alla Polonia, al Brasile e all’Italia. L’Alto Comando tedesco avrebbe avuto ben poco da temere se non fosse stato per il dominio aereo degli Alleati, per il fatto che essi avevano l’iniziativa e potevano colpire dove più gli piaceva, e per la sua mal scelta posizione difensiva, col largo Po alle spalle. I tedeschi avrebbero fatto meglio a cedere l’Italia settentrionale e ritirarsi sulle forti difese dell’Adige, dove avrebbero potuto fermarci con forze molto più esigue, e mandar truppe altrove ad aiutare le loro armate soverchiate di numero, oppure costituire un saldo fronte meridionale per la Ridotta Nazionale nelle montagne del Tirolo, cui forse Hitler pensò come sua estrema trincea.
Ma una sconfitta a sud del Po voleva dire un disastro. Ciò dovette risultar palese a Kesselring. Hitler ne fu naturalmente l’intralcio, e quando Vietinghoff, che succedette a Kesselring, propose una ritirata tattica, fu cosi' rimbeccato:«Il Fùhrer si aspetta, oggi come prima, la massima costanza nell’adempimento della vostra attuale missione di difendere ogni pollice delle zone nord-italiane adatte al vostro comando». Questo facilitò gli Alleati. Se non potevano irrompere nel fianco adriatico e raggiungere rapidamente il Po, tutte le armate tedesche sarebbero rimaste tagliate fuori e costrette alla resa, e appunto a questo Alexander e Clark tesero i loro sforzi quando venne il momento della battaglia finale. La conquista di Bologna, che aveva tanto campeggiato nei piani autunnali degli Alleati, non fu più un oggetto principale.Il piano era che l’8à armata, agli ordini del generale McCreery, si aprisse un varco lungo la strada da Bastia ad Argenta, un passaggio stretto e fortemente difeso, allagato da entrambe le parti ma conducente a terreno più aperto. Quando ciò fosse bene avviato, la 5a armata del generale Truscott doveva sferrare l’attacco dal montagnoso fronte centrale, passare a ovest di Bologna, dare la mano all’8a armata sul Po, e insieme iniziare l’inseguimento fino all’Adige. Le forze navali alleate avrebbero fatto credere al nemico che fossero imminenti sbarchi anfibi sia sulla costa orientale sia su quella occidentale. La sera del 9 aprile, dopo un giorno di attacchi aerei in massa e cannoneggiamento, l’8a armata attaccò attraverso il fiume Senio, sulla scia del V corpo e del corpo d’armata polacco. Il giorno 11 raggiunse il fiume successivo, il Santerno. La brigata di avanguardia della 56a divisione e alcuni Commandos effettuarono uno sbarco di sorpresa a Menate, cinque chilometri alle spalle dei tedeshi,traghettati da un nuovo tipo di carro armato anfibio porta-truppe detto “il Bufalo”, che era venuto per mare da una base avanzata nell’Adriatico.
Per il 14 c’erano buone notizie lungo tutto il fronte dell’8a armata. I polacchi presero Imola. La divisione neozelandese attraversò il Sillaro. La 78a divisione, puntando a nord, prese il ponte di Bastia e si unii agli attacchi della 56a sulla strada di Argenta. I tedeschi sapevano bene che questa era la loro cerniera critica e combatterono disperatamente. Quel giorno stesso la 5a armata iniziò l’attacco centrale a ovest della strada Pistoia-Bologna. Dopo una settimana di duri combattimenti, appoggiata dal peso massiccio dell’aviazione alleata, sboccò dalle montagne, attraversò la strada principale a ovest di Bologna e puntò a nord.Il 20 Vietinghoff, a onta del divieto di Hitler, ordinò una ritirata. Egli riferii con molto tatto di «aver deciso di abbandonare la politica di difesa statica per adottare una strategia mobile». Era troppo tardi. Argenta era già caduta e la 6a divisione corazzata britannica si lanciava su Ferrara. Bologna era minacciata dappresso a est dai polacchi e a sud dalla 34a divisione americana. Fu conquistata il 21 aprile, e qui i polacchi distrussero la famosa 1à divisione paracadutisti tedesca. La 5à armata incalzava in direzione del Po, mentre l’aviazione tattica seminava il caos sulle strade davanti al suo cammino. La sua 10à divisione americana alpina varcò il fiume il 23, e il fianco destro dell’armata, costituito dalla 6a divisione sudafricana, si saldò a quello sinistro dell’8a. Intrappolati alle loro spalle rimanevano molte migliaia di tedeschi, che, preclusa la ritirata, si riversavano nei campi di concentramento o venivano avviati alle retrovie.L'offensiva fu un bell’esempio di sforzo terrestre e aereo combinato, dove svolse in pieno la sua parte l’aviazione strategica e tattica.Cacciabombardieri distrussero cannoni, carri armati e reparti tedeschi; bombardieri leggeri e medi attaccarono le linee di rifornimento, e i bombardieri pesanti britannici martellarono giorno e notte le installazioni delle retrovie. Gli Alleati varcarono il Po su largo fronte alle calcagna del nemico. Tutti i ponti stabili erano stati distrutti dalla loro aviazione, e i traghetti e guadi provvisori venivano attaccati con tale effetto che il nemico cadde in preda allo scompiglio. I resti che riuscirono a valicare il fiume, lasciandosi dietro tutto l’equipaggiamento pesante, non poterono riorganizzarsi sull ‘altra riva. Le armate alleate li inseguirono fino all’Adige. I partigiani italiani avevano a lungo molestato il nemico tra le montagne e nelle retrovie; il 25 aprile fu dato il segnale di un’insurrezione generale, ed essi effettuarono attacchi estesi. In molte città grandi e piccole, specie Milano e Venezia, s’impadronirono della situazione. Le rese in Italia nord-occidentale divennero fenomeni di massa. Il presidio di Genova, forte di quattromila uomini, si arrese a un ufficiale di collegamento britannico e ai partigiani. Il 27 l’8a armata varcava l’Adige, puntando su Padova, Treviso e Venezia, mentre la 5a, che già si trovava a Verona, si dirigeva a Vicenza e Trento, e la sua ala sinistra si estendeva a Brescia e Alessandria.
La campagna navale, benché su scala molto più ridotta, era andata altrettanto bene. In gennaio i porti di Spaiato e Zara erano stati occupati dai partigiani, e forze costiere di queste basi molestavano la costa dalmata e aiutava- no la costante avanzata di Tito. Nel solo mese di aprile si ebbero in mare almeno dieci scontri, con danni fatali al nemico e nessuna perdita di navi britanniche. La marina aveva operato su entrambi i fianchi durante le operazioni finali. Sulla costa occidentale forze britanniche, americane e francesi erano continuamente in azione, bombardando e molestando il nemico, rintuzzando persistenti attacchi di naviglio leggero e sottomarini tascabili, e spazzando mine nei porti liberati. Queste attività portarono all’ultima vera azione di cacciatorpediniere in Mediterraneo. L’ex cacciatorpediniere jugoslavo Premuda, catturato dagli italiani all’inizio della guerra, lasciò Genova la notte del 17 marzo, insieme a due caccia italiani tutti con equipaggio tedesco, e tentò di intercettare un convoglio britannico che salpava da Marsiglia dirigendosi a Livorno. I caccia britannici Lookout e Meteor, di pattuglia al largo della punta settentrionale della Corsica, ricevettero l’allarme e attaccarono. Entrambe le navi italiane furono affondate, mentre quelle britanniche non subivano perdite o danni. Quando le unità Alleate raggiunsero l’Adige, i combattimenti in mare erano virtualmente cessati.

La guerra: Lo sbarco in Normandia


Una volta sbarcati, la prima necessità degli Alleati era quella di consolidare immediatamente le teste di ponte e di allargarle fino a costituire un fronte continuo.Le forze germaniche si batterono con ostinazione e furono piegate solo con molta fatica. Nel settore americano le paludi esistenti presso Carentan e presso l’estuario del fiume Vire ostacolavano i movimenti degli Alleati;del resto,in qualsiasi punto il terreno era adatto alla difesa delle fanterie. Il bocage, che copre gran parte della Normandia, consiste in una quantità di piccoli appezzamenti di terreno divisi tra loro da argini, fossati e siepi molto alte.L'appoggio dell’artiglieria per un attacco degli Alleati era cosi' ostacolato dall’impossibilità di una buona osservazione e l’impiego dei carri armati diventa estremamente difficile. Per tutta la battaglia continuarono cosi' i combattimenti di fanteria: ogni campicello costituiva un caposaldo potenziale. Ciò nonostante furono compiuti dagli Alleati buoni progressi, salvo la mancata conquista di Caen. Questa piccola ma famosa città doveva essere teatro di aspri combattimenti per alcune settimane. Era importante non solo per il fatto che a oriente della città c’erano ottimi terreni adatti all’apprestamento di piste aeree, ma soprattutto perché essa costituiva il perno intorno al quale ruotava tutto il piano anglo-americano.
L’intenzione di Montgomery era di far eseguire alle forze americane una grande conversione a sinistra, facendo perno su Caen. Essa era ugualmente importante per i tedeschi: se le loro linee fossero state sfondate in quel punto l’intera 7à armata germanica sarebbe stata costretta a ripiegare verso sud-est in direzione della Loira, lasciando un varco tra essa e la i 5à armata dislocata più a nord. In tal caso la strada di Parigi sarebbe stata aperta. Per questo Caen divenne nelle settimane successive teatro di attacchi incessanti da parte degli Alleati e della più ostinata difesa da parte dei tedeschi, che vi fecero affluire gran parte delle loro divisioni, soprattutto corazzate. Tale concentramento era in parte un vantaggio, ma anche un ostacolo ai loro movimenti. I tedeschi, se avevano serbate ancora intatte a nord della Senna le divisioni di riserva della j 5à armata, avevano però inviato rinforzi da altre direzioni, tanto che il 12 giugno avevano in linea 12 divisioni, 4 delle quali corazzate. La gigantesca offensiva aerea aveva ostacolato seriamente le comunicazioni tedesche: tutti i ponti sulla Senna a valle di Parigi e i principali ponti sulla Loira erano ormai distrutti. Il grosso delle truppe di rincalzo aveva dovuto servirsi delle strade e delle ferrovie che passavano attraverso il varco tra Parigi e Orléans ed era sottoposto giorno e notte a continui e micidiali attacchi da parte della aviazione. Un rapporto tedesco dell’8 luglio dice: «Tutte le comunicazioni ferroviarie tra Parigi e l’Ovest e il Sud-Ovest sono interrotte». Non soltanto i tedeshi non furono in grado d’inviare rinforzi con prontezza, ma le loro divisioni arrivarono a pezzi e bocconi, a corto di equipaggiamento e affaticate dalle lunghe marce notturne; quasi non bastasse, esse vennero impegnate nella battaglia via via che arrivavano. Il Comando tedesco non ebbe alcuna possibilità di costituire imponenti riserve nelle retrovie per una potente, ben concertata controffensiva. Entro l’11 giugno gli Alleati avevano già costituito un fronte continuo nell’interno e i loro caccia già operavano da una mezza dozzina di piste aeree avanzate. Ora il loro obiettivo immediato era quello di assicurarsi il possesso di una zona abbastanza grande per contenere le forze necessarie allo sfondamento decisivo. Gli americani puntarono verso ovest attraverso la penisola di Cherbourg in direzione di Barneville, sulla costa occidentale, che raggiunsero il 17 giugno.
Simultaneamente avanzarono verso nord e, dopo aspri combattimenti, il giorno 22 arrivarono dinanzi alle difese esterne di Cherbourg. I tedeschi resistettero con decisione sino al 26 cosi da poter procedere alle demolizioni; l’opera di distruzione fu cosi' completa che sino alla fine di agosto il porto non poté smistare carichi pesanti. Il 17 giugno, a Margival, presso Soissons, Hitler s’incontrò con von Rundstedt e Rommel. I due generali sostennero energicamente con lui la tesi che era una pazzia impegnare l’esercito tedesco in Normandia sino al dissanguamento. Chiedevano che la 7à armata, prima di farsi distruggere, si ritirasse in buon ordine verso la Senna, dove, insieme con la i 5à armata, avrebbe potuto sostenere una battaglia mobile di copertura con almeno qualche speranza di successo. Ma Hitler non acconsenti: anche stavolta, come in Russia e in Italia, ordinò di non cedere neppure un palmo di terreno e che tutti combattessero sul posto sino all’ultimo. I generali avevano certamente ragione: il metodo di Hitler di combattere sino all’ultimo sangue contemporaneamente su tutti i fronti violava il principio fondamentale della scelta degli obiettivi. Nella zona della battaglia lungo la costa il consolidamento delle posizioni delle truppe Alleate era a buon punto. Navi di tutti i tipi, comprese quelle da battaglia, continuavano ad appoggiare col loro fuoco le truppe sbarcate, soprattutto nel settore orientale, dove il nemico aveva concentrato il grosso delle sue forze corazzate e dove le sue batterie davano maggiore fastidio.Sommergibili e unità di superficie leggere nemiche cercarono di attaccare, sebbene con poco successo; le mine subacquee, che il più delle volte erano deposte dagli aerei, inflissero invece gravissime perdite al naviglio alleato e ritardarono l’ammassamento delle riserve.
Gli attacchi lanciati verso est, dalle basi tedesche, specie da quella di Le Havre, furono tutti sventati; a occidente una squadra navale da bombardamento alleata collaborò più tardi con l’armata americana alla conquista di Cherbourg. I progressi compiuti oltre Manica erano buoni. Nei primi sei giorni vennero sbarcati 326.000 uomini, 54.000 automezzi e 104.000 tonnellate di rifornimenti. Nonostante le gravi perdite subite dai mezzi da sbarco, una gigantesca organizzazione logistica fu messa in piedi con rapidità. In media, più di 120 navi di tutti i tipi arrivavano giornalmente a destinazione cariche di rifornimenti. Il problema enormemente complesso di far muovere un tonnellaggio di navi tanto elevato fu aggravato dalle avverse condizioni meteorologiche; notevoli progressi furono ciò nonostante attuati. La marina mercantile ebbe una parte di primissimo piano:i suoi marinai accettarono di buon animo tutti i rischi della guerra e del maltempo, la loro costanza e la loro lealtà contribuirono in notevolissima misura al successo della grande impresa. Il 19 giugno erano già a buon punto i due porti “Muiberry”, uno ad Arromanches e l’altro una quindicina di chilometri più a ovest, nel settore americano. L’oleodotto sottomarino (“Pluto") sarebbe entrato in attività più tardi, ma nel frattempo si stava apprestando Port-enBessin per farne la principale base per il rifornimento della benzina. Senonché proprio allora cominciò una burrasca durata ben quattro giorni, che impedi' quasi interamente lo sbarco degli uomini e dei materiali e arrecò gravi danni ai frangiflutti appena affondati. Parecchi galleggianti che non erano concepiti per simili condizioni si staccarono dagli ormeggi e andarono a infrangersi contro altri frangiflutti e contro le navi all’ancora. Il porto costruito nel settore americano fu distrutto e le parti di esso ancora utilizzabili vennero impiegate per riparare quello di Arromanches. La burrasca, di cui non si ricordava da ben quarant’anni nel mese di giugno, fu una vera calamità. Gli Alleati erano già in ritardo sul loro programma di scarico.Lo sfondamento ne fu ritardato nella stessa misura;il 23 giugno si trovavarono ad aver raggiunto soltanto la linea prevista per il giorno 11. Nell’ultima settimana di giugno le truppe britanniche stabilirono una testa di ponte al di là del fiume Odon, a sud di Caen. I loro tentativi di estenderla verso sud e verso est, oltre I’Orne, fallirono.
Il settore meridionale del fronte britannico fu attaccato per due volte da parecchie divisioni corazzate germaniche; dopo violenti combattimenti i tedeschi subirono una grave disfatta, con perdite assai forti a opera dell’aviazione e della potente artiglieria alleata.L’8 luglio un poderoso attacco contro Caen venne lanciato da nord e da nord-ovest.Preparò la strada il primo di quei bombardamenti tattici eseguiti dai bombardieri pesanti, che divennero da allora in poi un elemento caratteristica di ogni offensiva Alleata.Dopo che i bombardieri pesanti della RAF ebbero lanciato più di 2000 tonnellate di bombe sulle difese tedesche, all’alba la fanteria britannica, inevitabilmente ostacolata dai crateri dei proiettili e dalle macerie degli edifici distrutti, poté compiere una notevole avanzata Il 10 luglio tutti i quartieri di Caen situati sulla loro riva del fiume erano stati espugnati e Churchill potevo telegrafare a Montgomery:«Molte congratulazioni per la conquista di Caenx». Giunse l’ora del grande sfondamento americano operato agli ordini del generale Omar Bradley. Il 25luglio il VII corpo d’armata americano attaccò da Saint-Lò verso sud e il giorno successivo anche l’VIlI corpo d’armata schierato alla sua destra, intervenne nella battaglia. Il bombardamento effettuato dall’aviazione americana era stato micidiale, sgombrando cosi il cammino alla fanteria per buon tratto. Entrarono quindi in azione le forze corazzate, che spazzarono la strada sino al nodo strategico di Coutances. La ritirata, lungo quella costa della Normandia, era con ciò tagliata ai tedeschi, cosi' come l’intero sistema difensivo tedesco a ovest della Vire era in pericolo e in via di disfacimento. Le strade erano ingombre di truppe in ritirata cosi' che i bombardieri e i cacciabombardieri alleati poterono infierire su uomini e automezzi.L’avanzata alleata continuò. Avranches fu conquistata il 31 luglio e poco dopo venne aggirata l’insenatura che apriva la strada della penisola di Bretagna.
I canadesi, agli ordini del generale Crerar, attaccarono contemporaneamente da Caen lungo la strada che portava a Falaise, ma l’attacco fu efficacemente contenuto da 4 divisioni corazzate tedesche. Montgomery, che ancora comandava l’intero fronte d’invasione, trasferi' perciò il peso dell’attacco britannico sull’altro fianco e ordinò alla 2à armata britannica, agli ordini del generale Dempsey, di attaccare nuovamente da Caumont verso Vire. Preceduto ancora una volta da un pesante bombardamento aereo, l’attacco cominciò il 30 luglio: Vire fu raggiunta alcuni giorni più tardi. La 3à armata americana, agli ordini del generale Patton, era stata intanto costituita ed era entrata in azione. Patton distaccò due divisioni corazzate e tre divisioni di fanteria per una doppia puntata verso ovest e verso sud, destinata a ripulire la penisola di Bretagna. Le truppe nemiche isolate si ritirarono immediatamente verso i porti fortificati in loro possesso. Il Movimento di resistenza francese, che nella zona contava 30.000 uomini, contribui' attivamente alle operazioni; la penisola fu rapidamente conquistata. Entro la fine della prima settimana d’agosto tutti i tedeschi sfuggiti alla cattura in tale settore, ossia i 45.000 uomini delle guarnigioni e i resti di quattro divisioni, erano stati costretti a ripiegare entro il perimetro delle difese dei porti di Saint-Malo, Lorient e Saint-Nazaire.Qui gli Alleati poterono bloccarli e lasciarli intristire, evitando cosi' le perdite non strettamente necessarie che operazioni immediate di attacco avrebbero richiesto. I danni provocati a Cherbourg erano enormi; dopo tale esperienza era certo che i porti della Bretagna, quando pure fossero stati rapidamente espugnati, avrebbero richiesto molto tempo prima di venir rimessi in efficienza. L’elevato rendimento del porto "Mulberry” di Arromanches, gli ancoraggi naturalmente protetti, insieme con l’imprevisto sviluppo dei porti minori della costa normanna, avevano diminuito l’urgenza della conquista dei porti bretoni, che tanto rilievo aveva avuto nei piani iniziali Alleati. Inoltre, procedendo le cose tanto favorevolmente,essi potevano contare d’impadronirsi entro breve tempo dei porti francesi, assai migliori, tra Le Havre e il confine belga. Brest, che era presidiata da una forte guarnigione agli ordini di un comandante intraprendente, costituiva però un pericolo da eliminare: si arrese il 19 settembre sotto l’incalzare di violenti attacchi lanciati da tre divisioni americane.
Mentre le forze tedesche di Bretagna venivano in tal modo respinte o isolate, il resto della 3à armata di Patton puntava verso est, iniziando quella manovra a “lungo ferro di cavallo” che doveva portarla al varco tra la Loira e Parigi, e poi, lungo la Senna, in direzione di Rouen. La città di Lavai fu conquistata il 6 agosto, Le Mans il giorno 9. Ben pochi tedeschi furono incontrati in questa vasta zona e la maggiore difficoltà fu quella di rifornire le truppe americane avanzanti, superando distanze sempre maggiori. Salvo che per limitate quantità di rifornimenti trasportate per via aerea, tutto doveva ancora arrivare dalle spiagge dove aveva avuto luogo il primo sbarco e raggiungere il fronte, passando per la Normandia occidentale attraverso Avranches. Avranches diventò pertanto una specie di “collo di bottiglia”, offrendo ai tedeschi l’occasione tentatrice di un attacco che dai dintorni di Falaise muovesse verso ovest. L’idea colpi la fantasia di Hitler, che subito ordinò che una colonna, forte del maggior numero di effettivi possibile, attaccasse Mortain, si aprisse il cammino sino ad Avranches e tagliasse in tal modo le comunicazioni di Patton. I comandanti tedeschi furono unanimi nel condannare il progetto: comprendendo che la battaglia per la Normandia era già perduta, desideravano impiegare le quattro divisioni della 15à armata, appena arrivate in linea, a nord, per effettuare un ordinato ripiegamento verso la Senna. Essi ritenevano che lanciare truppe fresche verso ovest equivalesse allo “sporgere la testa” da un finestrino con la certezza di farsela tagliare. Hitler insistette sul suo punto di vista e il 7 agosto cinque divisioni corazzate e due divisioni di fanteria lanciarono un violento attacco da oriente contro Mortain. Il colpo si abbatté contro un’unica divisione americana, ma essa tenne validamente il suo posto e tre altre divisioni corsero in suo aiuto. Dopo cinque giorni di aspri combattimenti e di bombardamenti intensissimi da parte dell’aviazione l’audace attacco fu nettamente respinto; come i generali tedeschi avevano predetto, l’intera sacca da Falaise a Mortain, piena zeppa di truppe tedesche, fu alla mercé di attacchi convergenti da tre direzioni.
Più a sud, un corpo d’armata della 3 armata americana era stato dirottato verso nord attraverso Alencon in direzione di Argentan, dove giunse il 13 agosto. La 1à armata americana, agli ordini del generale Hodges, attaccò allora da Vire verso sud, mentre la 2a armata britannica puntava su Condé. L’armata canadese, di nuovo sostenuta da bombardieri pesanti, continuava intanto a premere lungo la strada da Caen a Falaise, e questa volta con miglior fortuna delle precedenti in quanto il 17 agosto raggiungeva il suo obiettivo.Lìaviazione alleata infieriva sulle forze tedesche che si affollavano entro la lunga e stretta sacca, infliggendo perdite sanguinosissime con le sue armi di bordo. I tedeschi resistettero accanitamente alle due imboccature della sacca, rispettivamente a Falaise e Argentan, e, dando la precedenza alle unità corazzate, cercarono di disimpegnare il maggior numero di uomini possibile.Il 17 agosto, però, persero il controllo della situazione e la battaglia si trasformò in una carneficina. La sacca si chiuse il 20 agosto; sebbene ormai una parte notevole delle truppe tedesche fosse riuscita a ripiegare verso est, non meno di otto divisioni tedesche furono annientate. Quella che era stata la sacca di Falaise si trasformò nella loro tomba. Von Kluge riferi a Hitler:«La superiorità aerea nemica è schiacciante e ostacola quasi tutti i nostri movimenti. Viceversa, ogni manovra del nemico è preparata e protetta dalla sua aviazione. Le perdite in uomini e materiali sono elevatissime. Il morale delle truppe, esposte incessantemente al micidiale fuoco nemico, ne ha molto sofferto». La 3à armata americana, oltre a ripulire la penisola bretone e a contribuire con la sua manovra a “breve ferro di cavallo” alla decisiva vittoria di Falaise, lanciò da Le Mans verso est e verso nord-est tre corpi d’armata. Il 17 agosto essi raggiungevano Orléans, Chartres e Dreux; di qui si spinsero verso nord, lungo la riva sinistra della Senna, incontro alle truppe britanniche avanzanti su Rouen. La 2à armata britannica aveva invece avuto qualche battuta d’arresto: aveva dovuto riorganizzarsi dopo la battaglia di Falaise e il nemico aveva avuto cosi modo d’imbastire la difesa di alcune posizioni di retroguardia. L’inseguimento venne tuttavia condotto con energia e tutti i tedeschi a sud della Senna furono presto costretti disperatamente a cercare di mettersi in salvo al di là del fiume, sotto l’incalzare di micidiali attacchi aerei. Nessuno dei ponti distrutti durante i bombardamenti aerei precedenti era stato riparato, ma funzionava nuovamente un sistema di traghetti abbastanza efficiente. Pochissimi automezzi poterono essere salvati: un numero ingentissimo di mezzi di trasporto venne abbandonato a sud di Rouen. Truppe come quelle che si mettevano in salvo con i traghetti non erano certo in condizione di resistere sull’altra riva del fiume. Eisenhower era deciso a evitare una battaglia per Parigi. Stalingrado e Varsavia avevano dimostrato gli orrori degli attacchi frontali e delle insurrezioni patriottiche; egli pertanto decise di accerchiare la capitale francese e di costringere la guarnigione tedesca ad arrendersi o sgombrare. Il 20 agosto il momento di agire arrivò. Patton aveva attraversato la Senna presso Mantes, mentre la sua ala destra aveva raggiunto Fontainebleau. Il Movimento di Resistenza francese era insorto; la polizia era in sciopero; la prefettura era nelle mani dei patrioti. Un ufficiale della Resistenza arrivò al Comando di Patton con notizie di eccezionale gravità, che il mattino del mercoledì 23 agosto vennero trasmesse a Eisenhower, a Le Mans. Da Patton dipendeva anche la 2a divisione corazzata francese, comandata dal generale Leclerc, che era sbarcata in Normandia il 1° agosto e aveva avuto una parte notevole nell’avanzata.
De Gaulle arrivò il giorno stesso e gli venne assicurato dal comandante supremo alleato che, quando fosse venuto il momento — cosi' come era stato concordato da tempo — le truppe di Leclerc sarebbero state le prime a entrare a Parigi. Quella sera stessa, la notizia di combattimenti per le vie della capitale decise Eisenhower ad agire: Leclerc ricevette l’ordine di marciare. Alle ore 19,15 il generale Bradley impartiva queste istruzioni al comandante francese, la cui divisione era allora dislocata nella zona di Argentan.L'ordine di operazioni, in data 23 agosto, comincia con le parole: «Mission: s’emparer de Paris...». Leclerc scrisse a De Gaulle: «Ho avuto l’impressione... di rivivere la situazione del 1940 rovesciata: completo disordine nelle file nemiche, le cui unità sono state colte completamente di sorpresa». Egli decise di agire con audacia, proponendosi di evitare — piuttosto che sforzarsi di ridurre — i concentramenti di forze tedesche. Il 24 agosto i primi reparti mossero verso il cuore della capitale da Rambouillet, dove erano arrivati dalla Normandia il giorno precedente. La colonna principale, comandata dal colonnello Billotte, figlio del comandante del I gruppo d’armate francese ucciso nel maggio 1940, parti da Orléans. Quella notte, un’avanguardia di carri armati raggiungeva la Porte d’Orléans e alle 9,22 precise faceva il suo ingresso nella piazza antistante l’Hòtel de Ville. Il grosso della divisione era pronto a entrare nella capitale il giorno successivo; nelle primissime ore del mattino seguente le colonne corazzate di Billotte occupavano le due rive della Senna di fronte alla Cité. Nel pomeriggio il quartier generale del comandante tedesco, generale von Choltitz, all’Hotel Meurice, venne circondato e Choltitz si arrese a un tenente francese che lo condusse da Billotte. Leclerc era nel frattempo arrivato e si era insediato alla stazione Montparnasse, da dove nel pomeriggio si trasferiva alla prefettura di polizia. Verso le ore 16 von Choltitz fu condotto alla sua presenza. Era questa la conclusione del lungo viaggio da Dunkerque al lago Ciad e di là di nuovo a Parigi. A voce bassa Leclerc manifestò il suo segreto pensiero: «Maintenant,ca y est», quindi si presentò in tedesco al generale vinto. Dopo una breve e secca discussione venne firmata la capitolazione della guarnigione tedesca; i capisaldi superstiti furono occupati, uno per uno, dalle forze della Resistenza e dalle truppe regolari. La città si abbandonò a una dimostrazione entusiastica. I prigionieri tedeschi furono sputacchiati, i collaborazionisti trascinati per le strade, mentre si acclamavano le truppe liberatrici. Nel bel mezzo di questa scena trionfale tanto attesa arrivò il generale De Gaulle, che alle ore 17 giunse in rue Sainte-Dominique e stabili il proprio Comando al Ministero della Guerra. Due ore più tardi faceva la sua prima apparizione all’Hòtel de Ville come capo della Francia Libera dinanzi al popolo in tripudio, in compagnia dei maggiori rappresentanti della Resistenza e dei generali Leclerc e Juin. Ci fu uno scoppio spontaneo di entusiasmo incontenibile. Nel pomeriggio del giorno successivo, 26 agosto, De Gaulle fece il suo ingresso solenne, percorrendo a piedi il tratto dai Champs Elysées alla Place de la Concorde e recandosi poi, con una colonna di automobili, sino a Notre-Dame. Dall’interno e dall’esterno della Cattedrale furono sparati alcuni colpi di fucile da parte di collaborazionisti nascosti. La folla si disperse, ma dopo un momento di panico la solenne celebrazione della liberazione di Parigi riprese regolarmente. Il 30 agosto le truppe Alleate attraversarono la Senna in parecchi punti. Le perdite tedesche erano state terribili: 400.000 uomini, metà dei quali prigionieri;1.300 carri armati; 20.000 automezzi, 25.000 cannoni da campagna. La 7à armata tedesca, e tutte le divisioni inviate in suo soccorso, erano state fatte a pezzi. Lo sfondamento alleato dalla testa di sbarco era stato ritardato dal maltempo e dalla erronea decisione di Hitler.

La guerra: Cassino


Il X corpo d’armata britannico aveva attirato sul suo fronte il grosso dei rinforzi nemici; si decise perciò di attaccare più a nord per occupare le alture che dominano Cassino e aggirare la posizione di fianco. L’avanzata ebbe un certo successo. Il II corpo d’armata americano attraversò il fiume Rapido a monte di Cassino, mentre le forze francesi che lo fiancheggiavano sulla destra occupavano Monte Castellone e Colle Majola. Da questo punto l’attacco si diresse verso sud, contro la collina del Monastero, che i tedeschi avevano fortificato e difendevano fanaticamente. Ai primi di febbraio, il Il corpo d’armata aveva ormai esaurito il suo slancio e il generale Alexander ritenne necessario inviare al fronte truppe fresche per ridare impeto all’attacco. In vista di ciò aveva già dato ordine che venisse costituito un corpo d’armata neozelandese, agli ordini del generale Freyberg, composto di tre divisioni sottratte all’8à armata operante nel settore adriatico. In realtà, questa armata che aveva tentato d’inchiodare il nemico sulle sue posizioni assumendo l’offensiva, aveva dovuto cedere non meno di cinque divisioni per sostenere gli aspri combattimenti del settore tirrenico; nei mesi successivi fu cosi' costretto a rimanere sulla difensiva.
Il secondo attacco in forze contro Cassino cominciò il 15 febbraio con il bombardamento dell’abbazia.L’altura, sulla quale si trova il monastero, domina la confluenza dei fiumi Rapido e Liri ed era perciò il perno dell’intero sistema difensivo tedesco. Essa aveva già dimostrato di essere un ostacolo formidabile e potentemente fortificato. I suoi fianchi scoscesi, spazzati dal fuoco delle artiglierie, erano dominati dal famoso edificio che nei secoli precedenti era stato più volte saccheggiato, distrutto e ricostruito. Si discusse a quell’epoca lungamente sull’opportunità o meno di distruggerlo ancora una volta. Nel monastero non erano alloggiate truppe tedesche, ma le fortificazioni nemiche si trovavano nelle immediate adiacenze dell’edificio. L’abbazia dominava l’intero campo di battaglia e il generale Freyberg, quale comandante del corpo d’armata interessato, desiderava naturalmente che essa venisse pesantemente bombardata dall’aria prima di lanciare all’assalto le fanterie. Il comandante d’armata, generale Mark Clark, chiese a malincuore (e ottenne) il permesso di bombardare l’abbazia al generale Alexander, che accettò di assumersi tale responsabilità.
Pertanto, il 15 febbraio, dopo che i monaci erano stati tempestivamente avvertiti, furono lasciate cadere sull’abbazia oltre 450 tonnellate di bombe, che provocarono danni gravissimi: ancora rimangono in piedi le grandi mura perimetrali e il cancello. Il risultato non fu quello sperato: i tedeschi erano ormai pienamente giustificati nel servirsi in tutti i modi possibili delle macerie dell’edificio. Ciò offri loro ancora maggiori possibilità di difendersi di quando l’abbazia era intatta. Il compito di passare all’attacco toccò alla 4à divisione indiana, che aveva da poco sostituito gli americani sulle colline a nord del monastero. Nelle due notti successive essa cercò vanamente d’impadronirsi di una cima che si trovava tra le sue posizioni e il colle dell’abbazia. Nella notte del 18 febbraio essa fece un terzo tentativo: nel combattimento disperato tutti i gli uomini che giunsero in vetta rimasero uccisi.Più tardi, nella stessa notte, una brigata lasciò da parte la cima e puntò direttamente verso l’abbazia, ma incontrò poco più avanti un burrone nascosto, tutto cosparso di mine e dominato dalle mitragliatrici nemiche appostate a brevissima distanza: qui la brigata venne fermata dopo aver subito gravissime perdite.
Mentre questi aspri combattimenti infuriavano sulle alture, in basso la divisione neozelandese riusciva ad attraversare il fiume Rapido, immediatamente a sud della cittadina di Cassino; prima però che la testa di ponte venisse consolidata, fu costretta a ripiegare da un contrattacco nemico con carri armati. La puntata contro Cassino era fallita. All’inizio di marzo, il maltempo provocò una sosta generale nelle operazioni. Il quinto elemento di Napoleone — il fango — bloccò entrambi gli avversari.Le forze Alleate non riuscirono a sfondare il fronte principale a Cassino, cosi' come i tedeschi avevano fallito il tentativo di gettarli in mare ad Anzio. Quanto a effettivi, la situazione era poco brillante per gli uni e per gli altri.Gli Alleati disponevamo allora in Italia di 20 divisioni, ma sia gli americani sia i francesi avevano subito perdite gravissime.I tedeshi avevano a sud di Roma 18 o 19 divisioni, oltre ad altre 5 nell’Italia settentrionale, ma esse pure erano stanche e logorate. Non potevano ormai più sperare le forze Alleate di rompere l’accerchiamento dalla testa di sbarco, nè vi era alcuna prospettiva di un congiungimento a breve scadenza tra i due settori sino a che il fronte di Cassino non fosse stato sfondato. A tal fine occorreva anzitutto consolidare effettivamente la testa di sbarco, sostituendone e rafforzandone le unità, e riempiendo i depositi cosi da poter resistere a un virtuale assedio e alimentare poi, al momento opportuno, una sortita in forze. Il tempo stringeva: la maggior parte dei mezzi da sbarco doveva infatti partire verso la metà del mese per l’Inghilterra in vista dell’ “Overlord".Il loro trasferimento era stato opportunamente differito sino a questo momento, ma ormai non era più possibile un ulteriore rinvio. La marina si impegnò a fondo nell’impresa, ottenendo risultati mirabili. Il tonnellaggio medio giornalmente sbarcato, che era stato nei primi giorni di 3000 tonnellate, risultò più che raddoppiato negli ultimi dieci giorni di marzo.Churchill segui questi progressi con la massima attenzione. Il 12 marzo fece le seguenti domande: «Qual'e' la forza attualmente presente sulla testa di sbarco? Quanti automezzi sono stati sinora sbarcati? A quanto ammontano le riserve, cal colate in giorni, di viveri e di munizioni e qual' è l’ipotesi dalla quale si parte per il calcolo?».
Il generale Alexander rispose che la forza pre sente ammontava a 90.200 soldati americani 35.500 britannici. Erano stati sbarcati quasi 25.000 automezzi di ogni genere. Forniva poi esaurienti particolari circa le riserve di viveri di munizioni e di carburante. Le riserve non erano ingenti, ma continuavano ad aumentare Alcuni giorni più tardi cominciò una violenta eruzione del Vesuvio. Per alcuni giorni il traffico sugli aeroporti attorno a Napoli fu parzialmente interrotto; continuò però l’attività portuale. Il 24 marzo, in un rapporto al comandante in capo delle operazioni marittime, si affermava: «Le banchine del porto di Napoli stanno ora scaricando al ritmo di 12 milioni di tonnellate all’anno, mentre il Vesuvio si ritiene stia lavorando al ritmo di 30 milioni di tonnellate al giorno.Non possiamo non ammirare questa impresa degli dei». Dopo un imponente bombardamento, nel quale furono lanciate quasi 1000 tonnellate di bombe e 1200 tonnellate di proiettili, la fanteria britannica passò all’attacco.«Mi sembrava inconcepibile» dichiarò Alexander«che dei soldati potessero rimanere vivi dopo un simile terribile martellamento durato per Otto ore». Ma in realtà molti rimasero vivi. La divisione tedesca di paracadutisti, probabilmente la migliore unità di tutto l’esercito germanico, combatté disperatamente tra mucchi di macerie contro neozelandesi e indiani. Al cader della notte la maggior parte della cittadina era nelle mani degli Alleati, mentre la 4à divisione indiana, avanzando da nord, aveva fatto ugualmente buoni progressi, tanto che il giorno successivo si trovava ad aver percorso i due terzi del tratto che la separava dal colle dell’abbazia. A questo punto le sorti della battaglia si volsero contro le forze Alleate.I lori carri armati non potevano attraversare gli ampi crateri scavati dalle bombe e tener dietro alla fanteria che attaccava; quasi due giorni trascorsero prima che potessero prestare man forte. Intanto i tedeschi avevano fatto affluire rinforzi e il tempo si era volto al brutto con tempeste e piogge.Gli attacchi degli ango-americani guadagnarono terreno, ma il successo iniziale non si ripeté; e il nemico poté resistere alla durissima lotta.
La battaglia tra le rovine di Cassino continuò sino al 23 marzo, con aspri attacchi e non meno aspri contrattacchi.Tra questo fronte e quello di Anzio vennero immobilizzate nell’Italia centrale una ventina di ottime divisioni tedesche: parecchie di esse avrebbero potuto trasferirsi in Francia. Prima di poter sferrare un nuovo attacco contro la linea Gustav con qualche speranza di successo le truppe Alleate avevano bisogno di riposo e di riorganizzazione. Gran parte dell’8a armata doveva essere trasferita dal settore adriatico e ben due armate dovevano essere concentrate per la prossima offensiva: la 8a (britannica) sul fronte di Cassino, la 5a (ame- ricana) sul basso Garigliano. Per questi movimenti il generale Alexander aveva bisogno di circa due mesi. Il raggruppamento delle loro forze in Italia ebbe luogo nel massimo segreto: tutto il possibile fu fatto per nascondere i movimenti ai tedeschi e per trarli in inganno.Quando il raggruppamento fu completo il generale Clark, comandante della 5a armata, si trovò ad avere oltre 7 divisioni, di cui quattro francesi, schierate sul fronte dal Tirreno al fiume Liri; da questo punto il fronte, che continuava oltre Cassino tra i monti appenninici, era tenuto dall’8a armata, ora agli ordini del generale Leese, con forze equivalenti a circa 12 divisioni Altre sei erano state ammassate sulla testa di ponte di Anzio, pronte a balzar fuori al momento opportuno; sul settore adriatico erano schierate forze pari ad appena 3 divisioni. In complesso gli Alleati schieravano oltre 28 divisioni. Di fronte a esse c’erano 23 divisioni tedesche; ma le finte, tra cui la minaccia di uno sbarco a Civitavecchia (il porto marittimo di Roma), avevano disorientato cosi bene Kesselring che le sue forze si trovavano assai sparse. Tra Cassino e il mare, dove sarebbero stati sferrati i colpi più violenti, le forze tedesche avevano schierate appena quattro divisioni, mentre le riserve erano sparpagliate e lontane.L'attacco Alleato arrivò inaspettato: sul fronte opposto a quello britannico i tedeschi stavano procedendo alla sostituzione di alcune unità e uno dei loro comandanti d’armata si apprestava ad andare in licenza. La grande offensiva cominciò alle 11 pomeridiane di quello stesso giorno, allorché le artiglierie delle due armate anglo-americane, che contavano ben 2000 bocche da fuoco, aprirono un violentissimo bombardamento, reso ancora più massiccio all’alba dall’intervento dell’aviazione tattica al completo. A nord di Cassino il corpo d’armata polacco tentò di aggirare l’abbazia, muovendo dalle alture che erano state teatro dei loro precedenti insuccessi, ma fu arrestato e respinto.
Il XIII corpo d’armata britannico, alla cui testa operavano la 4a divisione britannica e la 8a divisione indiana, riusci a costituire piccole teste di ponte oltre il Rapido, ma dovette poi combattere duramente per tenerle. Sul fronte della 5a armata i francesi avanzarono rapidamente verso monte Faitto, ma nel settore lungo la costa il Il corpo d’armata americano urtò in una fierissima resistenza e dovette conquistare il terreno metro per metro. Dopo 36 ore di aspri combattimenti i tedeschi cominciarono a cedere. Il corpo d’armata francese espugnò monte Maio e il generale Juin spinse rapidamente la sua divisione motorizzata lungo il corso del Garigliano per occupare S. Ambrogio e S. Apollinare, rastrellando in tal modo tutta la riva occidentale del fiume. Il XIII corpo d’armata penetrò più profondamente nelle forti difese nemiche oltre il Rapido e il 14 maggio, avendo come rincalzo la 78a divisione, cominciò a guadagnare terreno. I francesi si spinsero in avanti nuovamente, risalendo la valle dell’Ausente e occupando Ausonia; quindi il generale Juin lanciò i suoi marocchini oltre le montagne prive di sentieri a occidente di Ausonia. Gli americani riuscivano intanto a occupare S. Maria Infante, per il cui possesso avevano combattuto cosi a lungo. Le due divisioni tedesche che, in quel settore, avevano dovuto subire l’attacco di sei divisioni della 5a armata, ebbero perdite spaventose sicché tutto il fianco destro dello schieramento germanico a sud del Liri cominciò a sfaldarsi. Nonostante il crollo del fianco verso il mare, i tedeschi a nord del Liti si aggrapparono disperatamente agli ultimi baluardi della linea Gustav, ma furono progressivamente sopraffatti. Il giorno 15 maggio il XIII corpo d’armata raggiunse la strada Cassino Pignataro e il generale Leese portò in linea il corpo d’armata canadese per esser pronto a sfruttare il successo. Il giorno successivo, la 78a divisione sfondò le difese nemiche con una puntata in direzione nord-ovest che la condusse sino alla strada statale n. 6; il giorno 17 i polacchi attaccarono a nord dell’abbazia e questa volta riuscirono a occupare le alture a nord-ovest di essa, che dominavano la grande arteria di comunicazione. La mattina del 18 maggio la cittadina di Cassino venne finalmente rastrellata dalla 4divisione britannica, mentre i polacchi issavano trionfalmente il loro stendardo bianco e rosso sulle rovine del monastero.
Sebbene non fossero stati i primi a entrarvi, tuttavia essi si comportarono con grande onore in questo loro primo importante combattimento in Italia. Più tardi, agli ordini dell’energico generale Anders, altro superstite dei campi di concentramento russi, si guadagneranno parecchi allori durante la lunga avanzata sino al Po. Il XIII corpo d’armata era pure avanzato lungo tutto il fronte ed era giunto alle porte di Aquino, mentre il corpo d’armata canadese progrediva più a sud. Sull’altra riva del Liri i francesi avevano raggiunto Esperia e puntavano decisamente su Pico. Il corpo d’armata americano, che aveva occupato Formia, si comportava pure magnificamente. Kesselring continuava a far affluire tutti i rinforzi via via disponibili: essi arrivavano in piccole formazioni, appena in tempo per essere gettati nella lotta con cui il loro comandante tentava di arginare la marea montante dell’avanzata alleata. L’8a armata doveva ancora sfondare la linea Adolfo Hitler, che correva da Pontecorvo ad Aquino spingendosi sino a Piedimonte, ma era ormai certo che i tedeschi sarebbero stati presto costretti a una ritirata generale. Il pensiero dei comandanti si concentrava perciò in quei giorni su due punti: scelta del momento e direzione di una eventuale azione di sfondamento da parte delle forze ammassate nella testa di sbarco di Anzio; possibilità di una decisa resistenza tedesca a sud di Roma, appoggiata ai Colli Albani e alla località di Valmontone, situata sulla grande strada n. 6. Il generale Truscott seppe sfruttare prontamente lo sfondamento operato a Cisterna. Su ordine del generale Clark, egli spinse tre divisioni, una delle quali corazzata, verso Velletri e i Colli Albani; una sola divisione, la 3a americana, fu invece avviata su Valmontone, dove essa avrebbe dovuto tagliare la principale via di ritirata alle truppe nemiche dislocate più a sud. Ciò era in contrasto con le istruzioni date da Alexander, che considerava Valmontone il principale obiettivo. Ma la divisione Hermann Gòring ed elementi di altre grandi unità tedesche, sebbene ritardati dai violenti attacchi aerei giunsero a Valmontone per primi. L’unica divisione americana avviata verso quella località dal generale Clark fu arrestata a breve distanza dalla meta e cosi' la via della ritirata rimase aperta.
Fu questa una circostanza davvero incresciosa. A sud il nemico era in piena ritirata e l’aviazione alleata faceva tutto il possibile per ostacolarne i movimenti e impedirne i concentramenti. Tenaci formazioni di retroguardie nemiche bloccavano di quando in quando le avanguardie britanniche lanciate all’inseguimento; in tal modo la ritirata non degenerò mai in una rotta. Il Il corpo d’armata americano avanzò su Priverno, quello francese su Ceccano; intanto il corpo d’armata canadese e il XIII corpo d’armata britannico risalivano la valle del Liri sino a Frosinone e il X corpo puntava su Avezzano. Le tre divisioni americane lanciate dalla breccia di Anzio verso Velletri e i Colli Albani furono poi rafforzate da una quarta, la 36a divisione, ma urtarono in una tenacissima resistenza e per tre giorni non riuscirono a guadagnare terreno. Si preparavano per rinnovare l’attacco contro Valmontone, dove Kesselring stava concentrando tutte le riserve atte all’impiego che aveva potuto racimolare, quando una mossa della 36a divisione americana sconcertò l’avversario. Tale unità combatteva duramente da vari giorni sulle pendici sud-occidentali dei colli Albani; la notte del 30 maggio il suo comandante si accorse che i tedeschi avevano lasciato sguarnita una posizione dominante. La fanteria statunitense avanzò allora a ranghi serrati e in breve se ne impadroni'; nel giro di ventiquattro ore l’intera 36a divisione era saldamente attestata sulle nuove posizioni. In tal modo l’ultima linea difensiva tedesca a sud di Roma era sfondata. Il successo della 36a divisione americana non diede frutti immediati. Il nemico si aggrappò disperatamente sia ai Colli Albani sia alla posizione di Valmontone, sebbene la ritirata della maggior parte delle sue truppe fosse stata ora avviata verso nord in direzione di Avezzano e di Arsoli, sotto la pressione del X e del XIII corpo d’armata britannico e degli aerei dell’ aviazione tattica.Il terreno montuoso agli Alleati impedi' di usare le loreo ingenti forze corazzate, che avrebbero potuto altrimenti essere impiegate con grande vantaggio. Il 2 giugno il Il corpo d’armata americano conquistò Valmontone e si spinse verso ovest. La notte di quello stesso giorno la resistenza germanica crollò e il VI corpo d’armata americano dai Colli Albani puntò su Roma, avendo alla sua sinistra la 1à e la 5à divisione britannica. Il Il corpo d’armata americano, che guidava l’avanzata con lieve vantaggio, trovò quasi tutti i ponti intatti;cosi', alle 19,15 del 4 giugno, l’Avanguardia dell’88a divisione americana entrava in piazza Venezia, cuore della capitale.