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martedì 8 luglio 2014

Lettera al papa di Leon Degrelle

(trascrizione di: Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz, ed. sentinella d’Italia, Monfalcone 1979)


dall’esilio, 20 maggio 1979


a sua santità il papa
Giovanni Paolo II
Città del Vaticano


Beatissimo padre,
sono Leon Degrelle, il capo del Rexismo belga, prima della seconda Guerra mondiale, e, durante questa, il comandante dei volontari belgi del Fronte dell’est, combattenti nella 28° divisione delle Waffen SS “Wallonia”. Certamente questa non è una raccomandazione agli occhi della gente. Però io sono cattolico come Voi e mi ritengo, per questo fatto, autorizzato a scriverVi, come ad un fratello nella fede.
Ecco qui di che si tratta: la stampa annuncia che in occasione del vostro prossimo viaggio in Polonia tra il 2 ed il 12 giugno del 1979 la Santità vostra concelebrerà la Messa con tutti i vescovi polacchi nell’antico campo di concentramento di Auschwitz. Io Trovo, Ve lo dico sin d’ora, molto edificante che si preghi per i morti, quali che siano e dove che sia, perfino davanti a certi forni crematori fiammanti di mattoni refrattari immacolati.
Ma mi colgono certe apprensioni, malgrado tutto.
Vostra Santità è polacco. Questa condizione appare di continuo, ed è umano, nel Vostro comportamento pontificale. Se Vi impressionano fortemente vecchi risentimenti di patriota che partecipò attivamente nella sua gioventù ad un duro conflitto bellico, potreste restar tentato di prender partito, una volta divenuto Papa, in dispute temporali, che la storia non ha ancora sufficientemente chiarito.
Quali furono le precise responsabilità dei vari belligeranti nello scatenamento della II Guerra Mondiale? Quale fu la parte di certi provocatori? Il Vostro presidente del Consiglio dei Ministri, il colonnello Beck, che tutto il mondo sa esser stato un personaggio abbastanza sospetto, si comportò davvero nel 1939 con tutta la ponderazione desiderabile? Non respinse con troppa superbia certe possibilità d’intesa?
E dopo? La guerra fu veramente tal quale fu detto? Quali furono gli errori ed anche i crimini degli uni e degli altri? Si son soppesate con obiettività le intenzioni? Non si è svisato alla leggera o in mala fede, poiché la propaganda lo richiedeva, la dottrina dell’avversario attribuendogli certi progetti ed addossandogli certe azioni la cui realtà può esser soggetta a numerosi dubbi?
Benché la chiesa sia sempre stata meglio informata che nessun altro, attraverso duemila anni di circospezione essa ha evitato sempre le posizioni precipitose, ed a preferito giocare sempre su fatti provati, con calma, dopo che il tempo abbia separato il grano dal loglio, i furori e le passioni. Soprattutto, la Chiesa sempre si distinse per una estrema moderazione riguardo la II Guerra Mondiale. Si guardò sempre meticolosamente dal propagare le dicerie che correvano allora. Beatissimo padre, sul Vostro suola patrio – ad Auschwitz in particolare – impressionato, forse, da certe visioni parziali e partigiane del passato, andate Voi semplicemente a pregare?
Temo soprattutto, che le vostre preghiere, ed anche la Vostra sola presenza in quei luoghi, siano immediatamente svisate del loro senso profondo e siano utilizzate da propagandisti senza scrupoli che le faranno servire alle campagne di odio, a base di falsità, che avvelenano tutta la questione di Auschwitz da più di un quarto di secolo.
Si, falsità.
Dopo il 1945 – approfittando della psicosi collettiva che, sulla base di chiacchiere incontrollate, aveva sconvolto numerosi deportati della II guerra mondiale – la leggenda degli sterminii in massa di Auschwitz ha raggiunto il mondo intero.
Si son ripetute in migliaia di libri innumerevoli menzogne, con una rabbia ogni volta più ostinata. Le si son ristampate a colori, in film apocalittici che vituperano furiosamente non solo la verità e la verosimiglianza, ma anche il buonsenso, l’aritmetica più elementare e sin gli stessi fatti.
Voi, beatissimo Padre, foste, a quanto si dice, un resistente della II guerra mondiale, con i rischi fisici che comporta una lotta contraria alle leggi internazionali. Certe persone aggiungono che foste internato ad Auschwitz: come tanti altri, Voi da la siete tornato, giacché siete attualmente Papa, un Papa che, con ogni evidenza, non patì troppo il famoso gas Cyclon B. Vostra Santità, che è vissuta in quei luoghi, deve sapere, meglio di chiunque altro, che quelle rasature in massa di milioni di persone mai furono effettuate. Vostra Santità, come testimone d’eccezione, ha visto personalmente effettuare uno solo di questi massacri collettivi, tanto ripetuti di volta in volta da propagandisti settari?
Certamente, si soffrì ad Auschwitz. Anche da altre parti. Tutte le guerre sono crudeli. Le centinaia di donne e bambini atrocemente carbonizzati per ordine diretto dei capi di stato alleati, a Dresda, Amburgo, Hiroshima e Nagasaki, incontrarono sofferenze molto più orribili di quelle sopportate dai deportati politici o dai resistenti (insieme, il 25 per cento della popolazione complessiva dei campi), obiettori di coscienza, anormali sessuali o criminali comuni (il 75 per cento della popolazione concentrazionaria) che pativano, e a volte morivano, nei campi di concentramento del III Reich.
L’esaurimento li divorava. L’annientamento morale li eliminava la forza di resistenza delle anime meno temprate. Le crudeltà di certi guardiani snaturati tedeschi e, più in basso, non tedeschi, dei “Kapo” ed altri deportati convertiti in aguzzini dei loro compagni, si sommavano alla afflizione di una promiscuità innumerevole. Si può pensare che in certi campi ci fosse qualche maniaco che mettesse in atto esperimenti di morte inediti o fantasie mostruose in torture o assassinii.
Tuttavia, il calvario della maggior parte dei deportati sarebbe terminato felicemente il giorno tanto atteso dell’inizio della pace, se non si fosse abbattuta su di loro, verso le ultime settimane, la catastrofe delle epidemie sterminatrici, aggravate ancor più dai tremendi bombardamenti che distruggevano le linee ferroviarie e le strade, colavano a picco i barconi caricati di detenuti, come accadde a Lubecca. Queste operazioni aeree massicce distruggevano le reti elettriche, le condutture ed i serbatoi dell’acqua, troncavano ogni approvvigionamento, provocavano dovunque la fame, rendevano impossibile ogni trasporto di evacuati. I due terzi dei deportati morti nella II Guerra mondiale, perirono allora, vittime del tifo, della dissenteria, della fame, delle attese interminabili sulle tormentate vie di comunicazione. Le cifre ufficiali lo stabiliscono. A Dachau, per esempio, secondo le stesse statistiche del Comitato Internazionale, morirono nel Gennaio del 1944: 54 deportati, nel febbraio del 1944: 101; ma nel mese di gennaio del 1945 ne morirono 2.888 e nel febbraio del 1945 ne morirono 3.977. Sul totale di 35.613 deportati morti in questo campo dal 1940 al 1945, 19.296 morirono durante gli ultimi 7 mesi di ostilità e resta dimostrato che il terrorismo aereo alleato non aveva ormai alcuna utilità militare, poiché, la vittoria degli alleati, al principio del 1945, era già totalmente assicurata. E pertanto, ormai non era in alcun modo necessario questo terrorismo aereo alleato.
Senza questa folle e brutale distruzione alla cieca, migliaia di internati sarebbero sopravvissuti, in luogo di convertirsi – tra aprile e maggio del 1945 – in macabri oggetti da esposizione, attorno ai quali si agitavano frotte di necrofili della stampa e del cinema, avidi di fotografie e pellicole con angolature e campi lunghi sensazionali e d’un rendimento commerciale assicurato. Documenti visivi, accuratamente e previamente ritoccati, sovraccaricati, alterati e generatori di crescenti odii.
Questi mezzani dell’informazione avrebbero potuto, anche, prendere chilometri di fotografie simili di cadaveri di donne e bambini tedeschi, cento volte più numerosi, morti esattamente alla stessa maniera: di fame, di freddo, o mitragliati sopra i medesimi gelati vagoni scoperti e sulle medesime strade insanguinate. Ma queste fotografie, come quelle dell’immane distruzione delle città tedesche, che ci avrebbero mostrato seicentomila cadaveri, già, sarebbero guardati bene dal farle conoscere! Avrebbero potuto turbare gli animi e, soprattutto, attenuare gli odii. E la verità è che il tifo, la dissenteria, la fame, i continui mitragliamenti aerei colpivano indistintamente, nel 1945, tanto i deportati stranieri, quanto la popolazione civile del Reich, tutti coinvolti in abominii degni della fine del mondo.
Del resto, Beatissimo Padre, per quel che si rifece ad una formale volontà di genocidio, nessun documento ha potuto portare la minima prova ufficiale a sostegno, da più di 30 anni. Ma, specialmente, per quel che concerne la pretesa cremazione, ad Auschwitz, di milioni di ebrei in fantastiche camere a gas Cyclon B, le affermazioni lanciate e costantemente ripetute da tanti anni, con una campagna eccezionale, non resistono ad un esame scientifico serio.
È strampalato immaginare e, soprattutto pretendere, che siano potute “gasare” ad Auschwitz 24.000 persone al giorno, a gruppi di 3.000, in una sala di 400 metri cubici ed anche meno; a 700 o 800 in locali di 25 metri quadrati, di 1,90 metri d’altezza, come si è preteso a proposito del campo di Belzoc: Voi, Santo Padre, riuscireste a far stare 700 o 800 persone nella Vostra camera da letto?
E 700 o 800 persone in 25 metri quadrati, fa 30 persone per ogni metro quadrato. Un metro quadrato, con 1,90 metri in altezza, è una cabina telefonica. Vostra Santità, sarebbe capace di stipare 30 persone in una cabina telefonica di Piazza San Pietro o del Seminario Maggiore di Varsavia? O in una semplice doccia?
Ma se il miracolo dei 30 corpi ritti come asparagi in una cabina telefonica o quello delle 800 persone accalcate nel Vostra camera si fosse realizzato, un secondo miracolo avrebbe dovuto essersi prodotto subito dopo, poiché le 3000 persone – l’equivalente di due reggimenti! – accatastate tanto fantasticamente nella stanza di Auschwitz, o le 700 o 800 persone ristrette a Belzoc in ragione di 30 occupanti per metro quadrato, sarebbero periti quasi all’istante, asfissiati per carenza di ossigeno! Non ci sarebbe stato bisogno di camere a gas! Tutti avrebbero cessato di respirare prima che si chiudessero le porte e si spargesse il gas nella stanza. E come si faceva quest’ultima cosa? Attraverso delle fenditure? Per mezzo di fori? Per mezzo di un camino? Sotto forma di aria calda? Con vapore? Facendolo diffondere sul pavimento? Ognuno la racconta diversa dall’altro! Il Cyclon B, non raggiungendo che dei cadaveri, non avrebbe rappresentato la minima utilità!
In tutti i modi, il cyclon B, è, come ogni persona interessata alla scienza può sapere, un gas di impiego pericoloso, infiammabile e aderente. Anche ventuno ore d’attesa sarebbero state necessarie, ed anzi indispensabili, prima che si fosse potuto ritirare il primo corpo della fantastica sala.
Solo dopo si sarebbero potuti estrarre – come si sono compiaciuti di raccontarci, con mille dettagli scabrosi – tutti i denti d’oro, tutte le impiombature – dove nascondevano, si dice diamanti – di ciascun lotto di seimila mascelle rigide – tremila persone! – contratte nella morte, o di 48.000 mascelle giornaliere, se si crede alle cifre ufficiali di 24.000 gasati quotidiani soltanto ad Auschwitz.
Beatissimo Padre, per quanto Santo sia Vostra Santità, Voi Vi sottoporrete al dentista, qualche volta, con maggiore o minore rassegnazione! Vi hanno estratto un dente? Due denti? Vi siete seduto in una poltrona da dentista con potenti riflettori, messi a fuoco sulle mascelle con strumenti perfezionati e con un paziente che si presta alle sue prescrizioni? Ebbene, l’estrazione, nelle migliori condizioni, richiede il suo tempo. Un quarto d’ora? Mezz’ora? Ad Auschwitz, secondo le leggende, ai cadaveri che giacevano al suolo, era necessario aprire, con molta difficoltà, le mascelle indurite, contratte e trattarle con strumenti necessariamente primitivi. Con otto operatori in tutto: è la cifra ufficiale. E poi dovevano esaminarli senza luce adatta, a livello del cemento, e non soltanto un punto malato della dentatura, ma le due intere mascelle! Strappare, vuotare, ripulire! Può farsi ciò in minor tempo che in casa dello specialista, perfettamente attrezzato?
Si degni la Santità Vostra di prendere un lapis. In ragione di un quarto d’ora per dentatura e, con otto individui a pieno rendimento nell’operazione, si potrebbe arrivare a 16 cadaveri trattati per ora, vale a dire 160 in una giornata di 10 ore senza un minuto di riposo. Pensi la Santità Vostra anche ad uno stacanovista delle dentature, e raddoppi il ritmo delle estrazioni, il che è per di più materialmente impossibile: questo porterebbe a 320. allora, Beatissimo Padre, come immaginare cremazioni di 3.000 ebrei per volta? E le giornate di 24.000 gasati con cyclon B, che rappresenterebbero 48.000 dentature da vuotare ovverosia 760.000 denti da esaminare in un giorno? Semplicemente attenendosi ai sei milioni di ebrei morti – alcuni hanno raddoppiato o triplicato la cifra, che la propaganda ci pone continuamente davanti agli occhi – questi estrattori di mascelle, avrebbero continuato, in piena attività, alcuni anni dopo la guerra.
Queste estrazioni, soltanto queste estrazioni, in dieci ore di lavoro ininterrotto, avrebbero assorbito un lavoro di 1.975 giornate di tutta la squadra di otto individui.
Ma, inoltre, queste estrazioni erano solo una formalità preliminare. Occorreva anche tagliare milioni di capigliature. Dopo, prima di passare i cadaveri al forno, si procedeva – secondo quanto tutti gli “storici” di Auschwitz affermano ex-cathedra – all’esame di tutti gli ani e di tutte le vagine, dal cui fondo si trattava di recuperare i diamanti e le “gioie” che avrebbero potuto esservi nascosti. Vi immaginate Voi ciò, Beatissimo Padre? Sei milioni di ani, tre o quattro milioni di matrici ripuliti a fondo, quando ci si è spiegato che, dopo i gasamenti in massa, i corpi grondavano di escrementi, di sangue femminile e di altre lordure! In questi organi sudici, le dita, le mani degli operatori, dovevano rivoltare tutto, scoprire i supposti diamanti nascosti, estrarli umidicci, lavarli, lavarsi, 24.000 volte al giorno (gli ani), 15 o 20.000 volte al giorno (le matrici). È una follia! Tutto ciò è da pazzi! E non parliamo delle attività complementari: fabbrica di concimi e fabbrica di saponi, delle quali il delirante professor Poliakov parla senza batter ciglio.
Queste operazioni di rasatura, di taglio di capelli, di estrazione di denti, di ripulitura di organi, effettuate sopra sei milioni di ebrei, o sette milioni, o su quindici milioni secondo il padre Riquet, o sopra venti milioni – vale a dire più di tutti gli ebrei esistenti allora nel mondo intero! – secondo il dizionario Larousse, continuerebbero ancora se si ammettessero come esatte le affermazioni “ufficiali” dei manipolatori della “storia” di Auschwitz! Allora si che avreste voi, Beatissimo Padre, di che tapparvi le narici davanti alle camere a Gas, e di che traspirare al calore dei forni di Auschwitz, nel corso della Vostra messa concelebrata!
Se si fosse moltiplicato il numero dei cadaveri reali e normali per dieci, o per venti, la truffa dei morti avrebbe potuto conservare un certo aspetto di verosimiglianza. Ma come abbiamo visto nel caso della rasatura di 700 o 800 persone per camera, al mentire eccessivo si accoppia il grottesco. Era necessaria l’insondabile ed appena immaginabile stupidità delle masse, perché simili assurdità abbiano potuto essere inventate, raccontate, diffuse ai quattro venti, filmate e CREDUTE.
“Io credo, dichiara bravamente un personaggio di “Olocausto”, “a tutto ciò che si racconta su di esso”!
Dichiarazione esemplare!
Allora, Beatissimo Padre, come immaginare un istante che in Auschwitz nell’ora della concelebrazione, mentre tutti i cuori, avvinti dall’amor di Dio e degli uomini, vanno partecipando al rinnovarsi del sacrificio, un sacerdote, un Papa, potrebbe nel momento in cui leva il calice verso il cielo, esser cosciente del fatto che sta coprendo sotto il suo manto uno spiegamento di un odio così bestiale e di menzogne così assurde, che stanno all’estremo opposto del patetico insegnamento di Cristo? No! Certamente no! Non è possibile! Il Vostro messaggio, a cento passi dalla falsa camera a gas di Auschwitz, non può esser altro che un messaggio di carità, di fraternità, come pure di verità, senza la quale ogni dottrina si annulla. Voi andate ad Auschwitz per pregare, commosso, in uno dei luoghi più alti della sofferenza umana le cui cause ed i cui responsabili saranno stabiliti veramente, obiettivamente, col tempo, per una storia serena, e non ricorrendo a testimoni ottenuti con la forza e a divagazioni di commedianti.
Il Papa sta al di sopra di tutto questo.
Sta a lato delle anime che soffrirono, di quelle che, nella sofferenza, si elevarono spiritualmente, poiché non esiste pena, ne calvario, ne agonia che non possa pervenire ad esser sublime. Per esempio, nei campi di battaglia della II guerra mondiale nella quale tanti milioni di soldati caddero tra orribili patimenti, e così pure nei campi di lavoro, in cui tanti morirono vittime di interesse che non comprendevano ma che li annichilivano; il sacrificio, il dolore fisico e morale, la terribile angustia, trasformarono migliaia di anime, che in circostanze normali si sarebbero perdute nella mediocrità, in gloriosi eserciti di eroi spirituali. Così fu ad Auschwitz. Fu così al Fronte dell’Est, negli anni di lotta e di immolazione di milioni di giovani europei che, dal 194 al 1945, fecero fronte eroicamente alla pressione del comunismo.
Sicuramente, attraverso tutta la storia degli uomini, si son commesse atrocità. Auschwitz, in tutti i modi, non sarà stato il primo caso, ne l’ultimo. Noi lo vediamo fin troppo nell’ora attuale, mentre son massacrati tante donne e bambini indifesi, spiaccicati nei campi palestinesi dall’aviazione d’Israele, applicante la legge del taglione sopra degli innocenti, in memoria dei quali non si canterà probabilmente mai una messa celebrata… Molte potenze hanno abusato molte volte del proprio potere. Molti popoli han perso la testa. Non uno in particolare bensì tutti. Accanto a cuori puri e disinteressati che offrirono la propria giovinezza a un ideale, la Germania ebbe, come tutto il mondo, la sua partita di esseri detestabili, colpevoli di inammissibili violenze. Ma quale paese non ha avuto i suoi?
La Francia della Rivoluzione Francese, non ha inventato il Terrore, la ghigliottina, gli affogamenti nella Loira? Napoleone non deportò, però mobilitò con la forza centinaia di migliaia di civili nei paesi occupati, inviati alla morte per la sua gloria! Cinquantun mila nientemeno che in Belgio! Vale a dire, più dei belgi che morirono nel corso della II guerra mondiale o nei campi di concentramento del III Reich. Più vicino a noi, un De Gaulle non presiedette, nel 1944-45, al massacro di decine di migliaia di avversari, battezzati come “collaborazionisti”? più recentemente ancora, in Indovina, in Algeria, la Francia non accatastò centinaia di migliaia di profughi, di ostaggi, di semplici civili arrestati in massa, in campi di concentramento estremamente duri e dove nemmeno mancarono i sadici? Un generale francese fece persino l’elogio pubblico della tortura.
E la Gran Bretagna, coi suoi bombardamenti di città libere come Copenhagen? Le sue esecuzioni dei cipays legati alle bocche dei cannoni, il suo schiacciamento dei boeri, i suoi campi di concentramento del Transvaal con migliaia di donne e bambini morti in una miseria indicibile? E Churchill, scatenante i suoi abominevoli bombardamenti terroristici sulla popolazione civile del Reich, la calcinazione a mezzo del fosforo nei rifugi, con l’annientamento in una sola notte di circa duecento mila donne e bambini nel gigantesco crematorio di Dresda? “Circa”, perché non si è potuto fare una stima approssimata altro che calcolando il peso delle ceneri.
E gli USA? Non hanno costruito la loro potenza grazie alla schiavizzazione di milioni di negri marcati al fuoco ardente come bestie e grazie allo sterminio quasi totale dei pellirosse proprietari delle terre bramate? Non sono stai loro nel 1945 a lanciare la bomba atomica? Ancor ieri, non hanno annoverato, fra le loro truppe del Vietnam, indiscutibili aguzzini?
E non insistiamo sulle decine di migliaia di vittime della tirannia dell’URSS e dei Gulag attuali, dei quali temo che non si dirà niente e che Voi mai visiterete come avete fatto col campo di Auschwitz, vuoto di ogni occupante da decine di anni.
Ad Auschwitz, nessuno lo negherà, la vita è stata dura, a volte molto crudele. Ma nei campi dei vincitori del 1945, i sadici e gli aguzzini prosperarono rapidamente e con pari abbondanza, ma con molte meno scuse, se si ammette che una guerra mondiale possa albergare qualche scusa…
Santo Padre, io non vorrei offuscare la gioia che Voi provate incontrandovi col vostro Paese. Ma attenzione! La Vostra patria valorosa, della quale Voi avete esaltato l’elevatezza morale col glorificare il suo ammirevole patrono San Stanislao, non ha conosciuto anch’essa le sue ori di crimini e di avvilimento? Nel momento in cui Voi andate a calcare il suolo polacco di Auschwitz che ricorda specialmente l’ultima tragedia ebraica, sarebbe poco decoroso – ad esser giusti – non ricordare altri ebrei innumerevoli morti anteriormente in tutto il Vostro territorio, in certi pogroms orribili: torturati, assassinati, perseguitati per secoli da Vostri stessi compatrioti. Questi non son stati sempre degli angeli, nonostante fossero così cattolici!
Io odo ancora il Nunzio Apostolico di Bruxelles, quegli che fu poi il cardinale Picara, anteriormente Nunzio a Varsavia, mentre mi raccontava, alla sua eccellente tavola, come i contadini polacchi crocifiggevano gli ebrei alle porte delle loro fattorie.
- “questi porci giudei!” esclamava, assai poco evangelicamente, l’untuoso prelato.
Queste parole furono pronunciate tali e quali, credetemi.
La Chiesa stessa, Beatissimo Padre, è stata sempre così benigna? Perfino in pieno secolo XVIII, essa bruciava ancora gli ebrei con gran pompa. In piena città di Madrid, in particolare. Ma essa li bruciava VIVI! L’Inquisizione non è stata un pacifico ovile. I massacri degli albigesi si perpetrarono sotto l’egida di San Tommaso d’Aquino. Gli assassinati della notte di San Bartolomeo causarono l’allegria del Papa, Vostro predecessore, che si alzò in piena notte per festeggiare, con un Te Deum entusiasta, tanto lieto avvenimento e ordinò persino di commemorarlo con una medaglia! E le trenta mila cosiddette streghe, piamente bruciate nel corso della Cristianità? Ancora nel secolo scorso, il papato ristabiliva anche a Roma il ghetto. In fondo, Beatissimo Padre, non valiamo molto, che siamo Papi o Ayatollah, parigini o prussiani, sovietici o nuovayorkesi. Non c’è da esser eccessivamente orgogliosi! Tutti noi siamo stati, nei nostri cattivi momenti, tanto selvaggi gli uni con gli altri. Questa equivalenza non giustifica niente ne nessuno. Essa incita, tuttavia, a non distribuire con troppa impetuosità o benevolenza le scomuniche o le assoluzioni.
Solo si respingerà la bestialità umana rispondendo all’odio con la fraternità. L’odio si disarma, come tutto si disarma, ma non offrendolo continuamente con salse ogni volta più piccanti. Ne incrementandolo ed esasperandolo, come nel caso di Auschwitz, a forza di folli esagerazioni, di menzogne e di false confessioni piene di flagranti contraddizioni, strappate con la tortura ed il terrore nelle prigioni sovietiche o americane, poiché tanto valevano le une quanto le altre nei tempi odiosi di Norimberga.
Alcuni avrebbero potuto pensare che i filibustieri dell’esibizionismo concentrazionario ed i falsari che fecero dell’affare dei “sei milioni” di ebrei la truffa finanziaria più redditizia del secolo, andassero a porre alla fine un termine a questo sfruttamento. Grazie a tutto l’apparato della grandiosa cerimonia religiosa che, alla Vostra presenza, verrà presentata tra i falsi decorati del campo di Auschwitz, in mezzo a un gigantesco baillame di televisione e stampa, si tenterà di tutto per trasformarVi in avallatore indiscusso di questi cheques dell’odio. Il Vostro nome vale il suo peso in oro, per tutti questi gangsters. Uscirà nel mondo intero, come se il primo Olocausto non fosse stato sufficiente, un Olocausto numero 2 che non sarà costato un milione di dollari come l’altro, giacché Vostra Santità avrà offerto incondizionatamente e gratuitamente, a degli indecenti scenografi, la più fastosa delle figurazioni.
L’Olocausto numero 1, qualunque sia stata la sua diffusione ed il suo impatto sugli sciocchi, non è stato altro che un gigantesco polpettone hollywoodiano, di una rara volgarità, e destinato prima di tutto a vuotare centinaia di milioni di portafogli di spettatori non avvertiti. Ma i danni non potrebbero essere altro che passeggeri; si dovrebbe ben presto notare che le stravaganze erano buffonesche, non avrebbero resistito all’esame coscienzioso di uno storico. Al contrario, il Vostro Olocausto, Beatissimo Padre, filmato in gran pompa ad Auschwitz, con un Papa in carne ed ossa, rivestito di tutta la maestà pontificale ed unto di veracità, in faccia ad un altare inviolabile, soprattutto nell’ora del Sacrificio, questo Olocausto numero 2 rischia di apparire agli occhi di una cristianità ingannata da manipolatori sacrileghi, come una conferma quasi divina di tutte le elucubrazioni montate da certi usurai pieni di odio.
Già la Vostra rievocazione davanti alle tombe polacche di Montecassino, di una guerra della quale – se si crede a quel che ha detto la stampa internazionale – la Santità Vostra non ha ritenuto che certi aspetti frammentari e partigiani, ha turbato molti fedeli. La vostra ostentata comparsa ad Auschwitz non può che turbarli ancor di più, Beatissimo Padre, poiché non v’è dubbio che Vi si va “strumentalizzare”. È tanto evidente che salta agli occhi. Certi filibustieri della stampa e dello schermo hanno deciso di farVi cadere, con la mitria in fronte, con la Vostra sottana bianca tutta nuova, in questa trappola di Auschwitz. Nonostante che questa cerimonia religiosa non possa rappresentare ai Vostri occhi, certamente, nell’ora della concelebrazione, altra cosa che un richiamo alla riconciliazione, ed in nessun modo un invito all’odio tra gli uomini.
Homo homini lupus, dicono i settari. Homo homini frate, dice ogni cristiano che non sia ipocrita. Siamo tutti fratelli, il deportato che soffre dietro il reticolato, il soldato coraggioso contratto sopra la sua mitragliatrice. Tutti quanti siamo sopravvissuti al 1945, Voi, il perseguitato divenuto Papa, io, il combattente divenuto perseguitato, e milioni di esseri umani che abbiamo vissuto in una maniera o nell’altra l’immensa tragedia della II guerra mondiale col nostro ideale, le nostre speranze, le nostre debolezze ed i nostri errori, dobbiamo perdonare, dobbiamo amare. La vita non ha altro senso. Dio non ha altro senso. Allora, davvero, che importa il resto? Il giorno in cui Voi celebriate la Messa in Auschwitz, malgrado le imprudenze spirituali che possano comportare talune prese di posizione di un Papa in certe controversie storiche non concluse, e a dispetto dei fanatici dell’odio che, senza indugio, cercano di sfruttare la spettacolarità del Vostro gesto, io unirà dal fondo del mio remoto esilio la mia preghiera alla Vostra.


Sono, Beatissimo Padre, filialmente il Vostro

LEON DEGRELLE

Olocausto e revisionismo 33 domande e risposte


Ciò che avreste (forse) sempre desiderato sapere, ma che i media concordemente tacciono

Il caso Faurisson non rappresenta la nascita del revisionismo olocaustico. Ne rappresenta, però, il momento di piena maturità. Da esso, da ciò che vi ha tenuto dietro, da Faurisson personalmente, gli studi revisionistici hanno ricevuto un impulso determinante. Ne è seguito un allargamento e un approfondimento delle ricerche. Il testo che facciamo seguire, e che risale al principio di quest'anno, fornisce un quadro complessivo dei risultati che oggi si debbono considerare acquisiti in ordine alla persecuzione antiebraica durante la seconda guerra mondiale.
Non abbiamo mai sottaciuto che revisionisti sono uomini di sinistra non meno che uomini di destra, e ancora oggi, senza dubbio, i secondi sono più dei primi. La cosa essenziale per nulla scontata è che le opzioni ideologiche restino esterne all'opera di ricerca, ad essere impegnati nella quale sono dei singoli. E', poi, naturale, e salutare, che ci si divida quanto all'uso politico che si fa dei risultati di quest'opera: non v'è nessun tratto di strada da percorrere insieme politicamente nessun tratto di strada che comporti l'uso di quei risultati.
Questo testo emana da ambienti di destra. Dobbiamo constatare che tale circostanza non ha inciso sull'obiettività dell'esposizione. V'è un passo, tuttavia, che da parte nostra richiede una messa a punto. Per il tema cui si riferisce, esso è inessenziale ai fini della completezza informativa del quadro; non senza fondate motivazioni, dunque, potremmo amputarlo e limitarci a indicare l'amputazione con i rituali tre pungini. Ma questo modo di procedere, pur legittimo, nel caso specifico ci lascerebbe con il dubbio di aver sottratto al lettore un elemento alla cui conoscenza egli ha diritto.
Ci riferiamo alla seconda parte della risposta alla trentaduesima domanda. Se la omettessimo, ci risparmieremmo non già un imbarazzo (non è di ciò che si tratta), ma una spiegazione necessariamente complessa, la quale, soprattutto, dovrebbe investire temi non aventi rapporto alcuno con il revisionismo olocaustico.
[128]
Quest'ultima considerazione è qui decisiva; e dunque preciseremo che se ci si pore, come noi ci poniamo, nell'ottica della lotta di classe, e prima di tutto della sua ripresa a chiusura di una corso storico disastroso per la classe operaia e per ogni possibilità di trasformazione socialista, noti si può non considerare contro l'irresponsabilità e le superstizioni solidaristiche in cui non può non crologiarsi il genus che oggi passa per essere "di sinistra" la prospettiva del multiculturalismo con un'inquietudine che non è per niente minore di quella con la quale guardano al fenomeno quegli "esprits d'orientation nationale" al cui novero non apparteniamo. Questa inquietudine è giustificata, in primo luogo, dal fatto che, creandosene le condizioni, la lotta tra le razze minaccerebbe obiettivamente di sostituirsi alla lotta di classe e, in un quadro storico il dato saliente del quale è la lunga assenza di quest'ultima, di prevenirne la possibilità di ricomparsa (cose di cui non si accorgeranno se non con il ritardo consueto coloro che in sede di analisi si permettono di confondere essere e dover essere); poi dal fatto che altrettanto obiettivamente i flussi migratori tendono a metter capo alla ricostituzione di un esercito lavorativo di riserva (in Italia, secondo Guido Bolaffi, lo fanno già) il cui sfruttamento a prezzo rinvilito non mancherebbe sul lungo periodo di ripercuotersi sulla composizione organica del capitale, nel senso di un rallentamento della discesa del saggio di profitto, anche se è del tutto probabile che la tendenza non si realizzi mai compiutamente.
Chiarita, anche se nel modo più sommario, la qual cosa, il campo resta libero a quei cotali che coglieranno il testo per blaterare di un nostro "scivolamento".


1. E' provato che i tedeschi abbiano ucciso sei milioni di ebrei ?
Nessuno contesta che tantissimi ebrei siano morti durante la seconda guerra mondiale a causa della loro deportazione nell'Europa dell'Est e delle condizioni inumane che in certi periodi si verificarono nei campi di concentramento. Niente dimostra, tuttavia, che. sia esistito (e sia stato eseguito) un piano per l'uccisione di chicchessia in ragione della sua razza. Né gli ebrei, né gli zingari sono stati sterminati in modo sistematico. Tutti coloro che morirono nei campi di concentramento, dai criminali di diritto comune ai resistenti e partigiani di varie nazionalità, ecc., conobbero lo stesso tragico destino.
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2. E' provato che Hitler fosse al corrente dell'Olocausto e che lui o Himmler abbiano dato un ordin!, in proposito?
Non esiste alcun ordine scritto esplicito. Tuttavia le autorità naziste si rendevano sicuramente conto che la deportazione degli ebrei all'Est era realizzata in condizioni tanto dure che gran parte degli ebrei dovevano lasciarvi la pelle.
3. Esistono ordini scritti per lo stermino degli ebrei?
Neanche uno. E' inimmaginabile che, nella Germania di quest'epoca, rigorosamente burocratica e gerarchizzata, un'azione di tali proporzioni sia stata compiuta senza una catena di ordini espliciti, scritti, chiari e dettagliati. Si pretende che parole come Sonderbehandlung, Umsiedlung, Arbeirseinsatz ed Endlösung equivalessero in codice a "sterminio". A nostro avviso, questa è una speculazione senza fondamento.
4. Un'operazione di tale ampiezza poteva restare segreta?
Impossibile. D'altronde, è chiaro che le pretese camere a gas da esecuzione avrebbero potuto essere notate da qualcuno. Si vedano Air Photo Evidence di John C. Ball e l'Album di Auschwitz di Serge Klarsfeld.
5. Perché gli ebrei non opposero resistenza o quasi?
Perché, apparentemente, nessuno aveva l'intenzione di sterminarli. Per vari motivi (essenzialmente di sicurezza), essi venivano raggruppati e poi deportati verso ghetti o campi dove erano costretti a lavorare in condizioni il più delle volte terribili.
6. E' dimostrato che non sono stati uccisi sei milioni di ebrei?
E' difficile dimostrare che una cosa non si è verificata. Ma i revisionisti hanno presentato, nel corso degli anni, innumerevoli argomenti di natura criminologica, demografica, analitica, logistica, tecnica e comparativa, dai quali scaturisce un'immagine ben diversa della sorte degli ebrei.
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7. Che cosa risulta alla Croce rossa internazionale sul preteso genocidio?
Una delegazione della CRI, che visitò Auschwitz nel settembre del 1944,31 dicembre 1983 la Croce rossa aveva compilato complessivamente 373.486 certificati relativi a tutti i decessi, di ebrei e non ebrei, nei campi tedeschi. Il numero degli ebrei morti in questi campi e fuori di essi non è ancora stato stabilito. segnalò specificamente nel proprio rapporto che i detenuti potevano ricevere pacchi di generi alimentari e che, dopo aver cercato di verificare le voci sulle pretese camere a gas, non era in grado di confermarle. Inoltre la CRI dispone di un Servizio internazionale di ricerche ad Arolsen, che centralizza tutti i dati a carattere individuale sui detenuti dei campi e che, su richiesta delle famiglie, rilascia informazioni o certificati di morte. Alla data del
8. Simon Wiesenthal ha dichiarato che "non ci sono stati campi di sterminio sul territorio tedesco" e che gli ebrei assassinati non sono sei, ma undici milioni?
Sì, nel numero di aprile del 1975 di "Books and Bookmen", ha confermato che le gassazioni ebbero luogo solo in Polonia e, sul settimanale belga-olandese "De Post" del 9 maggio 1982, ha parlato di undici milioni di morti ebrei.
9. Ciò nondimeno, Dachau si trova in Germania e dei veterani americani sostengono che vi era una camera a gas. Ci sono anche delle fotografie di delegati del Congresso americano che visitano questa camera a gas.
Si tratta di propaganda di guerra respinta oggi da tutti gli storici, compresi quelli antirevisionisti.
10. E' provato che ad Auschwitz vi siano state camere a gas da esecuzione?
No. Nel 1976 il professor Faurisson ha scoperto che la pretesa camera a gas del campo principale di Auschwitz, visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti, non è che un imbroglio. Nel
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1995, lo storico antirevisionista Erie Conan lo ha ammesso: "E' tutto falso" ("L'Express", 19 gennaio, p. 68).
11. Se Auschwitz non era un campo di sterminio, che cosa era?
Questo campo faceva parte di un grande complesso industriale dove si producevano particolarmente caucciù sintetico e benzina a partire dal carbone. Il campo dei detenuti serviva come riserva di manodopera, ma anche come Durchgangslager (campo di transito), dal quale gruppi di lavoro (Kommandos) erano inviati presso altri campi. Sarebbe anche servito da base per il trasferimento degli ebrei in Bielorussia (si veda Die 2. babylonische Gefangenschaft di Steffen Werner, Pfullingen, 1990).
Gli aerei da ricognizione americani fotografarono d'altronde questo importante complesso chimico a partire dal 1943. Sulla base dei loro clichés, John C. Ball, esperto canadese in foto aeree, ha scritto Air Photo Evidence, dal quale le tesi dei revisionisti ricevono una convincente conferma. Auschwitz tutto era fuorché il luogo ideale per commettere un genocidio al riparo da sguardi indiscreti.
12. Perché allora Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, ha confessato che nel campo sarebbero stati gassati due milioni e mezzo di ebrei?
Grazie al revisionista francese Robert Faurisson sappiamo oggi che Höss fece le sue ammissioni sotto tortura. Gli inquirenti britannici riferirono come avevano catturato Höss e lo avevano picchiato per giorni; all'apparenza, essi ne erano fieri. In seguito Höss fu consegnato ai polacchi, che lo impiccarono nel 1947. "Confessioni" ottenute in questo modo erano moneta corrente in Germania all'indomani della guerra.
13. C'è una differenza tra i campi di concentramento tedeschi e i campi di concentramento americani nei quali furono internati, durante la guerra, i cittadini americani di origine giapponese?
In principio, no. Anche i giapponesi furono considerati pericolosi per la sicurezza, come appartenenti ad un popolo contro il quale gli Stati Uniti erano in guerra. Tuttavia gli Stati Uniti erano
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lontani dal teatro del conflitto e non si trovavano in una situazione disperata come quella della Germania.
14. Quanti ebrei vivevano nei territori controllati dalla Germania?
Meno di quattro milioni.
15. Numerose fotografie mostrano montagne di scheletri. Anche in questo caso si tratta di una falsificazione?
In sé, i cumuli di cadaveri non dicono niente a proposito della causa delle morti. E' significativo, invece, che la maggior parte di questi cadaveri fossero scarnificati, ciò che suggerisce come causa del decesso il tifo. Le persone colpite da tifo diventano infatti scheletri viventi (si vedano le immagini che giungono dall'Africa). Dei corpi così scarnificati non potevano certamente appartenere a deportati appena arrivati, cioè in condizioni di salute ancora relativamente buone.
Ma è curioso che siano sempre le montagne di cadaveri filmate nel campo di Bergen-Belsen (Germania del Nord), dove nessuno ha mai preteso che esistessero camere a gas, che servano a illustrare le gassazioni... di Auschwitz! Tutti sanno che a Bergen-Belsen vi furono migliaia di morti (tra i quali Anna e Margot Frank) a seguito, agli inizi del 1945, di un'epidemia terribile di tifo che non fu possibile debellare. Dopo la liberazione del campo da parle dei britannici, il 15 aprile 1945, vi morirono ancora numerosissimi deportati, poiché i britannici commisero l'errore di mettere il campo sotto quarantena, cosicché i detenuti indeboliti e affamati ma non ancora colpiti dal morbo si ammalarono anch'essi e morirono nelle settimane successive.
Al momento dell'epidemia di tifo del 1942, Höss, comandante del campo di Auschwitz, aveva commesso lo stesso errore, con le stesse conseguenze.
Un'altra falsificazione ben nota è quella delle fotografie di GI's americani tra centinaia di cadaveri di detenuti disposti su lunghe file di fronte ad una fabbrica di Nordhausen. Questi detenuti non morirono per colpa dei tedeschi, ma sotto un bombardamento americano il 4 aprile del 1945. Un'azione del tutto superflua, per di più, poiché la sconfitta tedesca era sicura.
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Anche il celebre film proiettato al processo di Norimberga è un cocktail di immagini e di messe in scena realizzato dall'esperto Alfred Hitchcock.
Non per nulla ancora oggi ci si deve rivolgere a uno Spielberg, maestro nella fantascienza, quando si vuole spacciare la fiction per realtà (si vedano i punti 27 e 28).
16. Quale era le cause principali di decesso?
Seprattutto le epidemie di tifo, anche le condizioni di vita terribili e il trattamento spesso barbaro infitto ai detenuti dai Kapo (criminali di diritto comune, comunisti, ebrei).
17. Che cos'è il tifo?
Questa malattia si diffonde soprattutto quando molte persone sone costrette a vivere insieme in condizioni di scarsa igiene. Un esempio: il Ruanda nell'agosto del 1994. La malattia si trasmette attraverso le pulci.
18. Quale metodo di disinfestazione impiegavano i tedeschi?
Lo Zyklon B, marchio commerciale dell'acido cianidrico, era ed è ancora utilizzato per ogni intervento contro i pidocchi. La Germania ne era sprovvista, così come mancava di tante altre materie prime. Paradossalmente, si può affermare che, se i tedeschi avessero avuto a disposizione una quanItà maggiore di Zyklon B, sarebbe sopravvissuto un numero maggiore di detenuti. Inoltre, negli ultimi catastrofici mesi (avvicinamento dei fronti militari, bombardamenti continui, evacuazioni improvvise, milioni di rifugiati dall'Est, carestia), non potevano essere applicati i metodi nonnali di disinfestazione, così che in numerosi campi scoppiarono epidemie di tifo le cui immagini atroci sono note al mondo intero.
19. Lo Zyklon B poteva anche servire alla gassazione in massa di esseri umani?
No. 1 tedeschi avevano inoltre, vicino ad Auschwitz, nel complesso industriale chimico di Monowitz, riserve quasi inesauribili
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di prodotti più efficaci e meno cari. Negli Stati Uniti le camere a gas da esecuzione sono cabine capaci di contenere una o al massimo due persone; la preparazione, l'introduzione e l'estrazione del gas vi si svolgono in modo completamente diverso da quello delle pretese gassazioni di massa di Auschwitz. Il revisionista oggi più conosciuto, Robert Faurisson, è stato il solo e il primo a interrogarsi sulla possibilità materiale e chimica delle gassazioni. Nei suoi studi, egli è spesso tornato sull'argomento e ha specificamente dedicato al "problema delle camere a gas" una videocassetta nella quale espone il suo punto di vista in modo pacato e convincente. L'esperto americano di camere a gas Fred Leuchter (1988), il chimico tedesco Germar Rudolf (1991), che ha lavorato alla Max Planck Gesellschaft di Stuttgart, organismo di fama internazionale, e l'ingegnere austriaco Walter Lüftl (1992) hanno approfondito questo aspetto.
20. Et vero che lo ZyklonB lascia delle tracce? E' stata mai effettuata una perizia chimica?
Sì, vi sono già state varie perizie chimiche e, tutte, hannò dato direttamente o indirettamente ragione ai revisionisti. Anche la perizia del Museo nazionale di Auschwitz conferma le constatazioni di Fred Leuchter sull'assenza di ferriferrocianuro.
Per anni, il professore francese Robert Faurisson ha svolto ricerche in questo settore. Egli è stato il primo a esaminare in loco come funzioni per esempio una camera a gas americana ed è stato lui a scoprire i progerti dei crematori nel Museo di Auschwitz. Quando il revisionista tedesco-canadese Emst Zündel è stato processato, ha nominato Robert Faurisson come esperto della difesa. Insieme, essi hanno dato mandato allo specialista americano di camere a gas Fred Leuchter Jr. di esaminare i locali reputati camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek e di depositare una perizia. Il 25 febbraio 1988 si è mossa un'équipe che ha effettuato in loco delle constatazioni e delle misure e ha riportato 32 campioni (mattoni, malta, ecc.) per controllarvi la presenza di cianuro.
Il dottor James Roth, direttore degli Alha Analytical Laboratories di Ashland (Massachusetts) ha testimoniato al processo che si sono riscontrati 1050 mg/kg di cianuro nel campione n. 32 (proveniente da una camera a gas per la disinfestazione degli oggetti),

ma niente, o tracce insignificanti, negli altri 31 campioni. Ne deriva che gli impianti nei quali, stando a ciò che si è preteso finora, milioni di esseri umani sarebbero stati gassati con l'acido cianidrico, non sono mai stati di fatto in contatto con questo gas! E' stata la fine del mito delle camere a gas.
Nel 1990, dalle lapidi commemorative del Museo di Auschwitz è stato eliminato un testo che affermava che 4 milioni di esseri umani erano morti assassinati in questo campo.
Adesso gli storici tradizionali stanno riducendo questa cifra tutti gli anni; si è già passati da un milione e mezzo a 600.000-800.000 (J.-C. Pressac).
21. Numerosi sopravvissuti affermano che i corpi venivano ammucchiati e bruciati in fossati.
La procedura descritta da questi "testimoni" è tecnicamente impossibile (si veda il punto 25).
22. Perché c'erano forni crematori ad Aurchwitz?
E' sicuro che i crematori II e III servirono principalmente per incenerire dei cadaveri. Furono d'altronde concepiti e costruiti nell'inverno 1942-43 dopo le terribili epidemie dell'estate 1942. La regione era paludosa, con una falda acquifera molto superficiale, cosa che rendeva impossibile la sepoltura di tutti quei corpi.
23. Alcuni testimoni oculari affermano che questi crematori potevano incenerire un corpo in 10 minuti e che, a volte, molti corpi venivano inceneriti nella stessa muffola.
E' tecnicamente impossibile. I crematori sono installazioni tecniche con limiti molto precisi. Sui crematori di Auschwitz e di Birkenau, si dispone di una documentazione praticamente completa, poiché gli archivi della Bauleitung furono sequestrati dai sovietici.
Il revisionista italiano Carlo Mattogno ha studiato questo problema per anni con l'aiuto di due ingegneri e le sue conclusioni sono chiarissime. La capacità massima teorica per l'insieme dei crematori era di 1.248 corpi al giorno. I crematori II e III furono operativi per 971 giorni e i crematori IV e V per 359 giorni. Al massimo avrebbero potuto bruciare 300.000 corpi. Se si tiene conto dei tempi per la sostituzione dei materiali refrattari nei forni, i crematori poterono incenerire al massimo 162.000 corpi e, inoltre, le quantità di coke fornite non permettevano di incenerire se non i detenuti deceduti normalmente registrati (che vengono valutati all'incirca in 150 o 170.000). 1 calcoli sono anche confermati dal tempo necessario per incenerire un corpo, che prende da 60 a 80 minuti.
Nei crematori di oggi, si bruciano in media 3 o 5 corpi al giorno.
Infine, le cifre concordano con i 51 Totenbiicher (registri mortuari tenuti dall'amministrazione del campo), che coprono il periodo dall'agosto del 1941 al 1943 e contengono i dati relativi a 66.000 deceduti.
24. Come si spiega che vi siano state montagne di cadaveri proprio là dove esistevano dei crematori?
Nelle ultime settimane di guerra, questi crematori furono smantellati o non furono utilizzati a causa dell'assenza di parti di ricambio. Non si possono nemmeno escludere atti di sabotaggio. La propaganda di guerra ha approfittato largamente di questa situazione e di queste immagini.
25. Aerei da ricognizione alleati hanno scattato delle fotografie nel periodo in cui questi crematori avrebbero funzionato a pieno ritmo al pari delle camere a gas. Che cosa mostrano queste fotografie?
Non mostrano né pretese aperture attraverso le quali lo Zyklon B sarebbe stato introdotto, né feritoie per la ventilazione del gas letale, né riserve di carbone, né sistemi efficaci per il trasporto del carbone, né fosse nelle quali bruciare i cadaveri, né cumuli di cadaveri, né camini fumanti, né protezioni contro gli sguardi indiscreti, né file di detenuti in movimento verso i crematori o in attesa del loro turno; in realtà, queste fotografie non rivelano niente realtivamente a ciò che i "testimoni oculari" pretendono di aver visto! Di più, da esse scaturisce che non sono mai esistite le fosse gigantesche e profonde nelle quali, secondo numerosi testimoni, i cadaveri venivano bruciati quando i crematori erano fuori uso.

Queste fosse a combustione sono un'invenzione per i seguenti motivi:
-- ad Auschwitz-Birkenau, regione paludosa, la falda acquifera è molto in superficie; ciò rendeva impossibile la combustione in fosse, che si sarebbero immediatamente riempite d'acqua;
-- la cremazione in fosse è tecnicamente impossibile a causa della mancanza di ossigeno, che impedisce di raggiungere la temperatura necessaria, collocata tra 500* e 800*; per contro, sarebbe stata possibile la cremazione su pire, a condizione di disporre di sufficiente combustibile; quasi tutti i testimoni parlano di fosse; non esiste documentazione relativa alla fornitura di combustibile sufficiente;
-- nelle fotografie aeree scattate nel periodo in questione non si vedono né fosse, né cremazioni di corpi (trasporti di combustibile e fumo);
-- l'esame al suolo e la fotografia aerea non rivelano in nessun luogo traccia di tali fosse (modifiche della struttura del suolo). Si vedano Air Photo Evidence e The Ball Report dell'esperto canadese John C. Ball.
26. I revisionisti sono in grado di dare una risposta ragionevole alla domanda: che fine hanno fatto dunque le comunità ebraiche scomparse (costituite o meno che fossero da sei milioni di persone)?
L'autore revisionista americano [in fatto tedesco] Walter Sanning ha svolto uno studio demografico (The Dissolution of Eastern European Jewry, Institute of Historical Review, Newport Beach, 1983; disponibile anche in tedesco presso le edizioni Grabert) affrontando il problema dettagliatamente. In primo luogo, bisogna dire che la cifra di sei milioni è fittizia e simbolica. In secondo luogo, non tutti gli ebrei furono deportati e molti tra loro riuscirono a nascondersi.
Proporzionalmente, furono deportati moltissimi ebrei olandesi, ma pochi ebrei francesi. Inoltre, in Belgio, in Francia e in Italia esitono ancora consistenti comunità ebraiche. Dopo la guerra, molti ebrei lasciarono l'Europa e scelsero Israele e gli Stati Uniti come luogo di destinazione. Gran parte degli ebrei polacchi e russi potè fuggire o fu deportata nella Russia centrale e asiatica.
Il Servizio internazionale di ricerche della Croce rossa ad Arolsen possiede milioni di documenti sui cLeportati, dai quali potrebbe scaturire una notevole chiarificazione su questo aspetto. Sfortunatamente, i suoi archivi sono inaccessibili agli studiosi. Perché? Si teme forse di far apparire un'altra realtà, che faccia crollare la teoria dei sei milioni? I Totenbücher di Auschwitz (si veda il punto 23), nascosti per quarant'anni a Mosca, sono ora depositati anch'essi ad Arolsen nelle casseforti dei Servizio di ricerche della Croce rossa. Così sono stati di nuovo sottratti al pubblico. Nessuno storico riceve il permesso di consultarli.
27. Il film Schindler's List è una storia vera?
Questo film è tratto da un libro con lo stesso titolo di Thomas Keneally. A pagina 3 dell'edizione originale inglese si legge: "Novel. This book is a work of fiction. Names, characters, places and incidents are either products of the author's imagination or are used fictiously. Any resemblance to actual events or locals or persons, living or dead, is entirely coincidential". Sul dorso del libro si legge anche: "Fiction/Judaic".
28. Amon Göth, che nel film di Spielberg comanda il campo di Plaszow, è esistito veramente?
Sì, ma era in realtà molto più vecchio. Spielberg ci presenta un nazista giovane e duro in stile hollywoodiano. Lo mostra al balcone della sua villa, in cima a una collina, mentre spara sui detenuti.
Di fatto, tutta la messa in scena di Spielberg è un imbrogilio, poiché l'abitazione di Göth si trovava ai piedi di una collina e dietro il campo e perciò non disponeva di nessuna vista su quest'ultimo. Su Plaszow la Vrij Historisch Onderzoek ha pubblicato un opuscolo contenente una trentina di fotografie autentiche, che ne danno un'inimagine molto diversa e più realistica.
La moglie di Schindler vive ancora in Argentina e, intervistata, ha fornito un ritratto di quest'uomo opposto a quello del film A suo avviso, si trattava di un "folle" che non si curava minimamente dei detenuti (se non per il loro denaro) ed è a lei che questi devono tutto, in quanto era lei ad occuparsi dell'approvvigionamento di generi alimentari, mentre Schindler era sempre assente. A seguito dell'intervista ci si chiede perfino se gli Schindler erano veramente tedeschi. Al momento dell'occupazione tedesca della
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Cecoslovacchia, essi fuggirono in Polonia. Perché? E quando i tedeschi occuparono la Polonia, SchindIer -- secondo il film di Spielberg -- ricevette una medaglia d'oro dal partito nazista.
29. Si dice che i revisionisti sono antisemiti o neonazisti.
E' solo per diffamarli e intirmidirli. Li si vuole anche stigmatizzare, visto che non è possibile confutarli. In ogni modo, 1 + 1 = 2, anche se a dirlo è un nazista. Il revisionismo non vuole negare o minimizzare i veri misfatti del nazionalsocialismo. Il revisionismo vuole separare la verità storica dalla propaganda di guerra.
30. Perché i punti di vista dei revisionisti non traspaiono mai dai media?
Chiedetelo a loro. Il motivo è senza dubbio che con il revisionismo essi perdono del tutto la faccia. Per decenni, senza la minima critica e senza un briciolo di buon senso, i media hanno disinformato l'opinione pubblica ricorrendo alle atrocità della propaganda di guerra. Inoltre, questo argomento è divenuto un dogma e un tabù che si può infrangere solo con uno straordinario coraggio. Nei prossimi decenni, ci si romperà la testa a forza di chiedersi come un numero così vasto di persone abbia potuto unire tanta stupidità a tanta vigliaccheria.
31. Che cosa succede a coloro che negano l'Olocausto?
Sono posti al bando dalla società.
32. Questa discussione è ancora attuale?
Combattere le menzogne è un dovere morale e civico. Un'informazione scorretta (anche in campo storico) porta a decisioni scorrette.
La versione classica dell'Olocausto è ancora utilizzata quotidianamente nel dibattito politico per togliere di mezzo gli avversari o per conservare dei diritti acquisiti. E' chiaro che colpiti sono soprattutto il popolo palestinese e il popolo tedesco. Ma, più in generale, lo sono tutti coloro che, di orientamento nazionale, respingono la società multiculturale come un'utopia perturbatrice dell'ambien:e naturale e del biotopo, e che vengono bollati correntemente come affetti da sindrome dell'Olocausto. E' sorprendente che i fautori della società multiculturale tirino fuori costantemente immagini e avvenimenti della seconda guerra mondiale, ma tacciano pudicamente su un fatto attuale come l'espulsione dei palestinesi dalla loro terra.
33. Quali sono gli autori revisionisti più importanti?
Paul Rassinier, Robert Faurisson, Arthur Butz, Thies Christophersen, Wilhelm Stäglich, Carlo Mattogno, Henri Roques, Udo Walendy, Jürgen Graf, Germar Rudolf, Walter Sanning, Mark Weber, John C. Ball, Emst Zündel, David Irving, Ingrid Weckert, Enrique Aynat, Serge Thion, Carlos Porter.
1997
VHO (Vrij Historisch Onderzoek), Antwerpen, Belgo
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Traduzione in Il Caso Faurisson e il revisionismo olocaustico, Graphos, 1997, pp.127-140.

Opere di Mattogno


Primo periodo (1985-1995)
• Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, nel quale dichiara falsa o falsificata la testimonianza di Kurt Gerstein sul processo di sterminio mediante il gas.
• La Risiera di San Sabba: Un falso grossolano. Per Mattogno le ricostruzioni attuali sul lager di San Sabba sono false o falsificate.
• Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista. È il primo studio sistematico di Mattogno, nel quale arriva alla conclusione per cui lo sterminio ebraico non ebbe mai luogo.
• Auschwitz: un caso di plagio.
• Auschwitz: due false testimonianze.
• Wellers e i “gasati” di Auschwitz.
• Auschwitz: le “confessioni” di Höss, in cui Mattogno dichiara falsa o falsificata dai carcerieri alleati e polacchi la testimonianza di Rudolf Höss, comandante di Auschwitz.
• “Medico ad Auschwitz”: Anatomia di un falso. In questo libro, Mattogno definisce falso testimone Miklós Nyiszli, ebreo deportato ad Auschwitz e membro del c.d. sonderkommando, adibito allo sterminio degli ebrei nelle camere a gas.
• Come si falsifica la storia: Saul Friedländer e il “rapporto” Gerstein. Per Mattogno, il libro dello storico Saul Friedländer su Kurt Gerstein è un testo di propaganda olocaustica.
• La Soluzione finale. Problemi e polemiche.
• Intervista sull'Olocausto.
Secondo periodo (dal 1995)
• Auschwitz: la prima gasazione (traduzione francese: Auschwitz: le premier gasage; traduzione americana: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality), in cui Mattogno si propone di dimostrare l'inesistenza della prima gasazione avvenuta nel campo di sterminio di Auschwitz.
• Auschwitz: Fine di una leggenda (traduzioni americane: Auschwitz: The End of a Legend. A Critique of J.C.Pressac e Auschwitz: The End of a Legend in Germar Rudolf (a cura di), Auschwitz: Plain Facts. A Response to Jean-Claude Pressac; traduzione tedesca: Auschwitz: Das Ende einer Legende in Auschwitz: Nackte Fakten. Eine Erwiderung an Jean-Claude Pressac), in cui mediante la critica di un'opera di Jean-Claude Pressac si arriva alla conclusione per la quale ad Auschwitz non ebbero mai luogo delle gasazioni.
• La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz” (traduzione americana: The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz).
• “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato (traduzione tedesca: Sonderbehandlung in Auschwitz. Entstehung und Bedeutung eines Begriffes; traduzione americana: Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term), nella quale Mattogno sostiene che i termini indicati come relativi allo sterminio si sarebbero invece riferiti a normali pratiche del campo.
• The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History In quest'opera Mattogno nega la veridicità o addirittura l'esistenza stessa di alcune costruzioni all'interno del lager di Auschwitz nelle quali ebbero luogo delle gasazioni.
• Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing, nella quale si dichiarano false o falsificate tutte le testimonianze concernenti le gasazioni condotte a termine nella camera mortuaria del crematorio I di Auschwitz.
• Auschwitz: Open Air Incinerations in cui, sulla base della propria interpretazione di fotografie aeree americane, Mattogno nega le gasazioni di ebrei ungheresi del maggio-luglio 1944.
• Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di propaganda, in cui si propone di ricostruire la genesi delle notizie concernenti le camere a gas presso il movimento di resistenza del campo di Auschwitz, confrontandole con le attuali ricostruzioni storiografiche.
• Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia (traduzione americana: Bełżec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research, and History; traduzione tedesca: Bełżec Propaganda, Zeugenaussagen, archäologische Untersuchungen, historische Fakten; traduzione francese: Belzec à travers la propagande, les témoignages, les enquêtes archéologiques et les documents historiques), nella quale si nega che a Bełżec ci fosse un campo di sterminio.
• Genesi e funzioni del campo di Birkenau, nel quale si nega che Birkenau fosse un campo di sterminio.
• Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti, nel quale si critica l'opera dello storico Raul Hilberg.
In collaborazione con il filologo svizzero Jürgen Graf, suo amico, Mattogno ha inoltre pubblicato:
• KL Majdanek. Eine historische und technische Studie (edizione americana: Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study), nel quale si nega l'esistenza di un campo di sterminio a Majdanek.
• KL Stutthof. Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nationalsocialista (edizione tedesca: Das Konzentrationslager Stutthof und seine Funktion in der nationalsozialistischen Judenpolitik; edizione americana: Concentration Camp Stutthof and its Function in National Socialist Jewish Policy).
• Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager? (edizione americana: Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?), nel quale si nega l'esistenza di un campo di sterminio a Treblinka.
Scritti polemici [modifica]
• Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico.
• L' “irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad... Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty.
• Olocausto: dilettanti a convegno.
• Olocausto: dilettanti nel web.
• Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”.
• Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”.

Il rapporto Leuchter




RAPPORTO LEUCHTER: IL COME E IL PERCHE’

Di Fred Leuchter (1989)

Relazione presentata al 9° Convegno revisionista internazionale dell'Institute for Historical Review

Introduzione

Il 1988 è stato un anno molto istruttivo e, nello stesso tempo, inquietante. Sono rimasto sgomento nell’apprendere che molto di quello che mi era stato insegnato a scuola sulla storia del ventesimo secolo e sulla seconda guerra mondiale era un mito, se non una menzogna. Sono rimasto dapprima sbalordito; poi irritato; infine consapevole: il mito dell’Olocausto era morto.

Come tutti i bambini americani nati durante e dopo la seconda guerra mondiale, mi era stato insegnato il genocidio perpetrato dai nazisti contro gli ebrei. Al tempo in cui frequentavo il college, non avevo ragione per non credere agli insegnamenti che mi erano stati impartiti, tranne che avevo qualche problema a credere alle cifre dei morti, il cui totale, così ci veniva detto, superava i sei milioni di persone. Ma mi fermavo qui. Credevo nel genocidio nazista. Non avevo ragione per non credervi.

Circa ventiquattro anni dopo, un ingegnere molto credente stava seduto alla sua scrivania lavorando in un nevoso pomeriggio di Gennaio del 1988, quando il telefono squillò. Questo ingegnere molto credente stava per ricevere una scioccante lezione di storia, che lo avrebbe portato a mettere in discussione la menzogna - vecchia di cinquant’anni - dell’Olocausto, nonché l’applicazione di questa menzogna a generazioni di bambini. “Salve, sono Robert Faurisson” – e questo ingegnere molto credente avrebbe smesso di credere.

Antefatto

Nei nove anni appena trascorsi ho lavorato con la maggior parte, se non tutti, degli stati degli Stati Uniti che prevedono la condanna a morte. Progetto e realizzo attrezzature di esecuzione di tutti i tipi, incluse sedie elettriche, attrezzature per iniezioni letali, impiccagioni e camere a gas. Sono stato consulente – od ho fornito attrezzature – della maggior parte degli stati interessati, e del governo federale. A causa della mia collaborazione in questa veste con tali stati, sono stato raccomandato ai difensori di Zündel come esperto di camere a gas da Warden Bill Armontrout, del penitenziario di stato del Missouri. Dopo aver parlato al telefono in quel freddo pomeriggio di Gennaio, mi incontrai due volte a Boston con Robert Faurisson e, come risultato di questi incontri, venni convocato a Toronto per incontrarmi con Ernst Zündel, con l’avvocato Douglas Christie, e con il resto dello staff molto qualificato di Zündel. Faurisson aveva affermato tredici anni fa che un esperto di camere a gas dovrebbe essere in grado di valutare le presunte camere a gas in Polonia e di riferire sulla loro efficacia, che i revisionisti sapevano già essere impraticabile.

Il fine-settimana di S. Valentino trovò me e Carolyn – mia moglie da due settimane – a Toronto. Seguirono due giorni di lunghe riunioni, durante le quali mi vennero mostrate delle foto delle presunte camere a gas tedesche in Polonia, oltre a documenti tedeschi e a foto aeree scattate dagli Alleati. Il mio esame di questo materiale mi portò a domandarmi se queste presunte camere a gas erano davvero degli impianti di esecuzione. Mi venne chiesto se ero disponibile ad andare in Polonia, a condurre lì un sopralluogo e una perizia, e a mettere per iscritto le mie valutazioni su queste presunte camere a gas omicide, alcune delle quali situate in luoghi che non avevo mai sentito nominare.

Dopo averci pensato, accettai e mi preparai a partire per la Polonia, aspettando il momento in cui vi fosse la minor quantità possibile di neve. Dissi anche che, sebbene le foto e i documenti mostratimi sembravano confermare l’opinione che questi luoghi non erano in realtà dei veri impianti di gasazione, mi riservavo il giudizio conclusivo dopo il mio sopralluogo, e se avessi accertato che queste strutture erano, o avrebbero potuto essere, delle camere a gas omicide, lo avrei scritto nel mio rapporto. Il rapporto finale avrebbe dovuto essere sottoposto come prova dai difensori di Zündel nel suo processo penale pendente a Toronto, e mi sarei dovuto preparare per testimoniare sotto giuramento.

La preparazione del viaggio richiedeva che portassi con me delle semplici borse, dei giornali per documentarmi, e degli strumenti di lavoro. Poiché ci saremmo trovati in un paese comunista avrei dovuto fare attenzione con gli strumenti. Molti pochi turisti portano con sé martelli, scalpelli, trapani, e fettucce per prendere misure mentre viaggiano. Li nascosi nella fodera della mia borsa da viaggio e sperai per il meglio. Inoltre, avevo mappe della Polonia, della Cecoslovacchia, e dell’Austria, in caso di imprevisti malaugurati. Infine, dei doni per convincere gli addetti del museo a fornirci copie di documenti d’archivio.

Il nostro gruppo

Sono stato fortunato ad avere un gruppo di professionisti competente e affidabile: mia moglie Carolyn, assistente generale; Howard Miller, disegnatore; Jürgen Neumann, operatore; Tijudar Rudolf, interprete. Tutti sapevano che, nel caso fossimo stati colti in flagrante, il governo polacco avrebbe disapprovato la nostra attività e il nostro scopo, soprattutto il prelievo di campioni forensi da santuari e monumenti nazionali [come viene tuttora considerato il campo di Auschwitz].

E poi, i due membri promotori del nostro gruppo, Ernst Zündel e Robert Faurisson, che per ovvie ragioni non ci potevano accompagnare di persona, ma che nondimeno furono spiritualmente compartecipi della nostra spedizione.

Il viaggio

Il 25 Febbraio 1988 partimmo per la Polonia. Neumann e Rudolf, il contingente canadese, si unirono a me e ai restanti membri del gruppo a Francoforte. Ritornammo a casa il 3 Marzo successivo.

Arrivammo a Cracovia nel tardo pomeriggio e passammo la nostra prima notte all’Hotel Orbis. Lì consumammo il primo dei nostri tre pasti soddisfacenti in Polonia. Il giorno seguente andammo ad Auschwitz. Arrivammo nell’albergo di Auschwitz e fummo accolti dall’odore di disinfettante allo zolfo, un odore che non sentivo da molti anni. L’albergo a quanto pare è stato ricavato dalla residenza degli ufficiali del campo. Pranzammo nella sala da pranzo dell’albergo, un locale stile tavola calda. Questo fu il nostro primo pasto con pietanze sconosciute: zuppa di amido e altre cose.

Facemmo un giro di ricognizione del campo, che si concluse nella fioca luce del pomeriggio polacco, con diverse raffiche di neve, un fatto normale. La nostra prima sera non cenammo, poiché non trovammo un posto per mangiare dopo il tramonto.

Auschwitz e Birkenau

Il giorno seguente iniziammo il nostro lavoro nella presunta camera a gas di Auschwitz. Sfortunatamente non riuscimmo a concludere molto a causa delle continue interruzioni provocate dai giri turistici, ufficiali e non ufficiali, della domenica. Carolyn stava di guardia ad un ingresso e Tijudar all’altro, avvisandoci delle persone che stavano per arrivare. Era troppo pericoloso prendere campioni e filmare [la scena], così verso mezzogiorno andammo a Birkenau.

A Birkenau iniziammo una camminata di quattro ore in mezzo all’umido freddo polacco e a raffiche di neve così intense che non riuscivamo quasi a vederci l’un l’altro. Sfortunatamente non pensavamo di passare così tanto tempo camminando per il campo e, poiché i veicoli non erano permessi all’interno del campo, lasciammo Carolyn in macchina. Essendoci dimenticati di lasciarle le chiavi della vettura, ella quasi si congelò nel freddo pomeriggio polacco. Visitammo le baracche, i crematori II, III, IV e V, la sauna e le presunte fosse di cremazione. Prendemmo dei campioni, documentammo la nostra attività con la macchina da presa e con delle foto, e facemmo dei disegni di questi impianti, documentando attentamente le ubicazioni di tutti i campioni presi. Dovemmo forzare l’edificio della sauna, poiché era chiuso a chiave.

Nel crematorio II, discesi nel fondo della presunta camera a gas, un luogo umido e sotterraneo mai visitato da nessuno in quasi cinquant’anni, poiché l’edificio era stato ridotto in macerie, probabilmente da un gruppo di guastatori dell’esercito tedesco. Fortunatamente c’erano meno sorveglianti e un minore flusso turistico, cosa che rese le condizioni di lavoro decisamente migliori di quanto lo erano state in precedenza ad Auschwitz.

Essendo stati resi edotti dalla mancata cena della sera prima, ci ritrovammo per mangiare alla stazione dei bus, il solo vero ristorante di Auschwitz. Ritornammo in albergo per la notte.

Il giorno seguente, di lunedì, cominciammo di nuovo il nostro lavoro ad Auschwitz, essendo diminuito il traffico domenicale. Riuscimmo ad avere i nostri campioni, i filmati e la documentazione. Riuscimmo anche ad ottenere i progetti architettonici delle presunte camere a gas, e fummo in grado di accertare i cambiamenti strutturali relativi al periodo storico in questione. Verificammo anche l’esistenza del chiusino sifonato presente durante il periodo di utilizzo della presunta camera a gas. Dopo aver finito con Auschwitz tornammo a Birkenau per prelevare dei campioni nell’impianto di disinfestazione n°1. Sfortunatamente l’edificio era chiuso a chiave e dovemmo di nuovo forzarlo per avere accesso alla camera di disinfestazione. Di nuovo mangiammo alla stazione dei bus, e ci ritirammo per tempo in albergo.

La mattina del martedì, mentre aspettavamo il tentativo infruttuoso di Tijudar di ottenere un barattolo di Zyklon B, Jürgen ed io registrammo dei video sul campo. Ci trasferimmo dall’albergo di Auschwitz in un ostello nelle vicinanze, ottenendo delle stanze che si erano liberate. Mangiammo alla stazione dei bus e ci ritirammo per tempo.

Il mercoledì mattina consumammo una prima colazione molto piacevole a base di prosciutto, formaggio e pane (il nostro secondo pasto soddisfacente in Polonia) e iniziammo il nostro viaggio in direzione di Lublino per esaminare Majdanek. Dopo uno sguardo finale ad Auschwitz, partimmo in macchina per Majdanek.

Lublino (Majdanek)

Diverse ore più tardi, arrivammo a Majdanek, visitammo il museo, le presunte camere a gas ricostruite e il crematorio. Visitammo infine i reparti di disinfestazione 1 e 2 ed esaminammo i locali. Era estremamente difficile lavorare lì, in quanto c’era un guardiano che faceva giri d’ispezione ogni dieci o quindici minuti. Le presunte camere a gas erano sbarrate da cancelli e non erano accessibili per un’ispezione dettagliata da parte del pubblico normale. Era necessario che oltrepassassi questi cancelli entrando in zone proibite. Di nuovo Carolyn e Tijudar stettero di guardia mentre prendevo le misure e compivo un esame dettagliato di queste zone. Per poco non venimmo sorpresi: fui costretto a saltare il cancello, e stavo ancora per aria e nel mezzo del salto quando entrò il guardiano. Fortunatamente, era più interessato a Jürgen e alla sua macchina da presa per osservarmi prima che tornassi a terra.

Il ritorno

Il campo chiuse nel primo pomeriggio e il guardiano ci disse in modo piuttosto aggressivo di andarcene. Alle tre eravamo in viaggio per Varsavia, un viaggio che avrebbe richiesto cinque ore di pioggia e neve. La nostra prenotazione dell’albergo era saltata ma fortunatamente, con l’aiuto di un addetto d’ambasciata, riuscimmo a trovare delle camere in un altro albergo.

Quella sera consumammo il nostro terzo pasto soddisfacente in Polonia e andammo a letto per prepararci al nostro viaggio di ritorno del giovedì successivo. Il mattino seguente facemmo colazione e andammo all’aeroporto per il nostro viaggio di ritorno.

Ci imbarcammo sull’aereo della compagnia aerea polacca dopo aver superato il controllo doganale…la mia valigia conteneva venti libbre dei campioni proibiti, dei quali nessuno fortunatamente venne scoperto. Non respirai con facilità fino a quando non superammo il controllo dei passaporti a Francoforte. Il nostro gruppo si divise a Francoforte, per intraprendere i viaggi di ritorno rispettivamente negli Stati Uniti e in Canada. Dopo il nostro ritorno, consegnai i campioni forensi al laboratorio per i test in Massachussets. Dopo aver ricevuto i risultati, preparai il mio rapporto, unendo la mia conoscenza degli impianti e delle procedure di esecuzione con il gas con la ricerca che avevo condotto nei crematori e nelle fabbriche di alambicchi negli Stati Uniti. Credo che conosciate bene i risultati della mia ricerca.

Dopo aver ultimato il rapporto, testimoniai a Toronto – ma questa è un’altra storia, da raccontare un’altra volta.

I risultati

Le camere a gas

I risultati pubblicati nel Rapporto Leuchter sono la cosa importante. Affermo in modo categorico che nessuno dei locali esaminati ad Auschwitz, Birkenau o Lublino avrebbero potuto consentire, o di fatto consentirono, delle esecuzioni multiple mediante utilizzo di acido cianidrico, monossido di carbonio, o di qualsiasi altro gas letale, sia in teoria che di fatto. Anche assumendo dei margini molto ampi relativi all’utilizzo massimo delle presunte camere a gas, fino a ipotizzare 1693 vittime alla settimana, e supponendo che questi locali potessero consentire delle esecuzioni mediante gas, sarebbero stati necessari sessantotto (68) anni per uccidere il numero presunto di 6 milioni di persone. Questo significa che il Terzo Reich avrebbe dovuto durare almeno settantacinque (75) anni. Presentare questi locali come se fossero stati in grado di consentire delle esecuzioni di massa, o anche multiple, o persino singole, è assurdo e nello stesso tempo offensivo per ogni individuo di questo pianeta. Inoltre, quelli che promuovono questa menzogna sono colpevoli sia di negligenza che di irresponsabilità, per non aver indagato tali locali in precedenza, e per non aver accertato la verità, prima di indottrinare il mondo con quello che può essere considerato come il più grande stratagemma propagandistico della storia.

I crematori

Di uguale importanza sono gli errori degli sterminazionisti relativi ai crematori. Se questi crematori avessero operato con un margine teorico di massimo rendimento giornaliero, senza nessun tempo morto e a ritmo costante (una situazione impossibile), e accettando la cifra di almeno sei milioni di vittime, il Terzo Reich sarebbe dovuto durare almeno quarantadue (42) anni, poiché sarebbero stati necessari trentacinque (35) anni per cremare, ad un ritmo impossibile, questi sei milioni di persone.

Nessuno, anche con il più grande sforzo dell’immaginazione, potrebbe presumere, o tantomeno credere, che il Terzo Reich sia durato settantacinque (75) o anche quarantadue (42) anni, e ci vorrebbero far credere che sei milioni di persone sono state sterminate con attrezzature che non erano in grado di funzionare, e in un tempo inferiore di oltre sette volte al tempo minimo teorico!

I campioni forensi

Dai siti visitati sono stati prelevati dei campioni. Un campione di riferimento è stato asportato dall’impianto di disinfestazione n°1 di Birkenau. E’ stato ritenuto che a causa dell’alto contenuto di ferro dei materiali degli edifici in questo campo la presenza di gas al cianuro di idrogeno avrebbe provocato la formazione di un composto denominato ferro-cianuro ferrico, come evidenziato dalle macchie di blu di Prussia sui muri degli impianti di disinfestazione. Un’analisi dettagliata dei 32 campioni presi nei complessi di Auschwitz-Birkenau ha mostrato 1,050 milligrammi per chilo di cianuro e 6,170 milligrammi per chilo di ferro. Tracce più elevate di ferro sono state trovate in tutte le presunte camere a gas ma nessuna traccia significativa di cianuro. Questo sarebbe impossibile se questi siti fossero stati davvero esposti all’acido cianidrico, poiché le presunte camere a gas vennero presuntamente esposte a quantità molto più elevate di gas degli impianti di disinfestazione. Perciò, le analisi chimiche confermano il fatto che questi locali non vennero mai utilizzati come camere a gas.

La costruzione

La costruzione di questi locali dimostra ulteriormente che non vennero mai utilizzati come camere a gas. Nessuno di questi locali era a chiusura ermetica o era provvisto di guarnizioni. Non era stato previsto nessun dispositivo per prevenire la condensazione del gas sui muri, sul pavimento o sul soffitto. Non era stato previsto nessun dispositivo per estrarre la mistura di aria e gas da questi edifici. Non era stato previsto neppure alcun dispositivo per introdurre o per distribuire il gas nella stanza. Non c’era un’illuminazione munita di dispositivo anti-esplosione e non venne approntata nessuna misura per impedire che il gas entrasse nei crematori, anche se il gas [presunto] è altamente esplosivo. Nessuna misura venne approntata per proteggere il personale addetto dall’esposizione al gas, o per proteggere altre persone non addette dalla detta esposizione. In particolare, ad Auschwitz il chiusino del pavimento della presunta camera a gas era connesso direttamente al sistema di scarico dell’acqua piovana del campo. A Majdanek, il passaggio pedonale attorno alle presunte camere a gas avrebbe raccolto le infiltrazioni del gas e sarebbe diventato una trappola mortale per il personale del campo. Non c’è mai stato nessun camino per l’evacuazione del gas. L’acido cianidrico è un gas estremamente letale e da nessuna parte c’è mai stato alcun dispositivo di protezione. I locali erano troppo piccoli per ospitare più di una piccola frazione del numero di vittime presunto. Detto in modo chiaro e semplice, questi locali non avrebbero potuto funzionare come camere a gas.

Conclusione

Dopo un attento esame dei presunti impianti di esecuzione in Polonia, e dei relativi crematori, la sola conclusione che può essere tratta da una persona razionale e responsabile è l’assurdità della nozione che questi locali potevano funzionare, o che funzionarono in realtà, come camere a gas di esecuzione.
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